Iran in moto: I^ puntata

Sabato, 09 agosto: Roma – Brindisi

Quest’anno ho deciso di non farmi prendere dalla solita ansia quindi cerco di convincermi da qualche mese che il giorno della partenza è “domani” in modo da diluire scientificamente lo stress, con tutto ciò che ne deriva, nell’arco di più giorni. Ovviamente il mio intestino non abbocca al tranello e si vendica la mattina della partenza liberandosi del suo fardello e facendoci arrivare con 5 intollerabili minuti di ritardo all’appuntamento con il Moroboschi.

Sta sorgendo il sole ma l’Ermetico è già lì con Alessia, l’Africa e un altro tipo di bagaglio… non verranno con noi, hanno un altro bel viaggio da affrontare, di quelli che parti in due e torni in tre per capirci.
Moroboschi è il solito kamikaze invasato. Gli somministriamo qualche boccetta di lexotan nel cappuccino e lo settiamo su una velocità congrua, programmando il suo mezzo cervello rimasto (l’altra metà già parla persiano e non riusciamo più a trovare Ctrl Alt Esc) per le soste e gli appuntamenti che via via si snoccioleranno per raccattare quei baraccati dell’”Operatione Troia” lungo tutto lo stivale fino a Brindisi, dove ci attende a bocca spalancata la motonave CESME.

Cosa significa partire? Leggo sul vocabolario Moroboschi-Italiano… partire: ingranare la prima e lasciare la frizione. Bene. Chiudo il vocabolario, ingrano la prima (giù) e lascio la frizione. Destinazione Persepolis, Repubblica Islamica dell’Iran e Stato Canaglia per eccellenza.

I primi due baraccati (Gemsx e Smucinella) dell’”Operatione Troia” si fanno trovare all’appuntamento. Gemsx c’ha ancora lo spazzolino incastrato tra i denti ma non voleva fare brutta figura con noi “sponsorizzati”.

Proseguiamo per recuperare Giancarlo e Girolamo nella peggior area di servizio della galassia. Sembra Calcutta Nord.
Entrano tutti e non esce nessuno, come se facessero giocare il Napoli per la finale di coppa campioni dentro un ascensore rotto. Una bolgia.

In più una bolla di onde radio impazzite impedisce pure la possibilità di usare i cellulari e al posto del sudore comincia ad uscire una schiuma giallastra e acida. Autostrade d’Italia ci aveva gentilmente informati che il 9 agosto sarebbe stata una giornata da bollino nero, ma per strada non passa una macchina, stanno tutte lì pigiate dentro l’area di servizio Capua Nord.


Probabilmente Giancarlo e Girolamo saranno pure arrivati puntuali all’entrata dell’area di servizio ma prima di raggiungerci vicino ai cessi impiegano un’ora e tre quarti. Salutiamo tutti quelli che rimangono nell’area di servizio e a colpi di machete e lanciafiamme ci facciamo largo e riprendiamo l’autostrada.

Adesso tocca a Palì, area di servizio Canne (una mera coincidenza) della Battaglia. Sentiamo il marmittone di Palì arrivare che quasi abbiamo pensato di montare la tenda per la pennichella pomeridiana.
Farnetica di esodo biblico, sembra il pulcino ballerino e ripartiamo prima che svenga in preda alle allucinazioni.
Tra Bari e Brindisi decidiamo di concederci una pausa in riva al mare ma finiamo in un mondezzaio. I più, sentendosi a loro agio tra i rifiuti, vorrebbero restare per serbare un bel ricordo dell’Italia ma poi spronati da Daniela guadagniamo una bella spiaggetta con annesso frigorifero pieno di birre.
Chiamiamo Talino per salutarci…”Dove siete?”… “Boh…”…guardiamo in giro….il cartello recita a caratteri cubitali: “CALA FETENTE“…”Tali’, siamo a Cala Fetente…”.

Talino, da Sporcoendurista quale è, conosce perfettamente il posto e ci raggiunge in mezz’ora. Dopo aver sbracato il frigorifero si riparte allegri e alleggeriti delle millemila cazzate sparate in quel brevissimo lasso di tempo.

Ululiamo fino al porto di Brindisi dove, dopo aver perso quasi metà ciurma (Moroboschi e Palì impegnati a non leggere i cartelli con scritto “PORTO” in 267 lingue compresa la loro, cioè il disegnino con la nave) e aver espletato correttamente e in maniera esemplare tutte le formalità doganali sotto lo sguardo vigile e attento di Girolamo,

andiamo all’arrembaggio prima del supermercato (Moroboschi si perde per la seconda volta e qui comincio ad interrogarmi sulla validità della scelta del compagno di viaggio) e poi del bastimento che ci vedrà protagonisti assoluti per almeno 40 ore di navigazione a base di mortadella, vino e Palì.

A bordo, con il paggetto Girolamo che ci porge le fedi comprate per l’occasione, Moroboschi ministro di dio e Palì all’organo (ha detto commosso di essere sempre stato affascinato dalle canne), celebriamo il matrimonio tra me e Daniela.

Luigi poi in Iran diventerà cugino di Daniela: tali artifici ci permetteranno di uscire elegantemente da varie situazioni imbarazzanti.

seconda puntata>>>

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