Iran in moto: XIII^ puntata

24 agosto: Yazd – Abyaneh – Kashan

Il sommesso e leggero bussare alla porta di legno massiccio della stanza mi fa riemergere dai dolci sogni della notte persiana di Yazd.

Passi ovattati e veloci. Le parole di Daniela: “…moteshakkeram, Elaheh…grazie…khodà-àfez…addio…

Sono le 06,30 di quella che sarà certamente una splendida giornata iraniana, l’ennesima. Daniela rientra in stanza con il portafoglio e un piattino colmo di fichi colti nel giardino e portati da Elaheh.

Mi giro sereno nel letto e le emozioni vissute fino a quel momento prendono il sopravvento sui quotidiani pensieri legati alla parte logistica del viaggio, all’olio consumato, alle catene da ingrassare, alla speranza e necessità che non si rompa niente, che i fisici e le menti reggano la fatica e che tutto questo delicato equilibrio rimanga tale.

Mi assale un po’ di tristezza. Certo la nostalgia, la voglia di riabbracciare quelli rimasti a casa e raccontare tutte le emozioni fin qui vissute è forte, ma è altrettanto forte la percezione di essere arrivati così lontano e di non poter proseguire oltre, e le parole degli iraniani fuori dell’albergo: “Now you Pakistan? India?”

non fanno che acuire questa percezione di qualcosa che comunque e nonostante tutto, rimarrà incompiuto probabilmente per sempre…

Ci salutiamo con il personale dell’albergo ed anche stavolta gli abbracci e i baci, le strette di mano e gli inchini si sprecano, così come le foto educatamente richieste a cavallo delle moto.

Seguiamo le indicazioni per l’autostrada Yazd-Teheran.

Al casello, l’addetto ci squadra, perplesso sulla tariffa da applicare…moto così loro non ne vedono, sembriamo camion ma abbiamo solo due ruote, ci sono mercanzie caricate sopra ma non c’è l’asinello davanti…ci fa segno di proseguire senza pagare il pedaggio.

130 km/h, direzione Abyaneh, paesino abbarbicato sulle montagne, citato da tutte le guide come perla dell’Iran, ennesimo sito dichiarato patrimonio dell’umanità in questo fantastico Paese.

La strada che prima taglia l’altopiano ai margini del Dasht–e Kevir e poi s’inerpica sui monti, è costellata da postazioni militari.

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Mitragliere e cannoni puntati verso il cielo. Qui, pare che ci siano le installazioni per il programma nucleare iraniano. Inequivocabili cartelli sparsi dappertutto invitano a non scattare fotografie… sacchetti di sabbia, reticolati e torri d’avvistamento inducono l’oculato e prudente Sporcoendurista a tirare dritto tenendo bene in vista le mani sul manubrio. A Daniela suggerisco di alzare le mani in segno di resa per evitare qualsiasi fraintendimento con gli artiglieri iraniani.

Ma….!!!!??? …

’azzo sta facendo il Moro?

Si è fermato!!!!

NOOOOO!!!!!

Sta fotografando il cartello che dice di NON FOTOGRAFARE!!!

84rid

Accelero, lo supero e cerco di allontanarmi il più possibile da lui prima che arrivi l’onda d’urto dell’esplosione…3…2…1….???????…..

BRRROOOOM!!!!! Mi supera allegramente smarmittato come niente fosse… gli faccio cenno toccandomi il casco che è un pazzo e proseguiamo.

(Successivamente mi dirà di non aver capito perché fosse vietato fotografare….!!!)

Soldati da una postazione antiaerea ci salutano. Più avanti ci accostiamo per riposarci ma da un altro trinceramento ci fanno cenno di non fermarci e proseguire….insomma con la questione della foto, secondo me, siccome non c’hanno visto o hanno fatto finta di niente, ce la siamo scampata bella.

Arriviamo ad Abyaneh praticamente liquefatti. Il metro scarso di ombra prodotta da un muro di paglia e fango color ruggine ci accoglie ospitale e silenzioso. L’acqua nelle borracce termiche è fetida e bollente ma la beviamo ugualmente avidi. Guardo gli altri due e vedo due facce cotte dal sole e abbastanza provate ma risolute e convinte.

Ad un mio lievissimo dubbio, risponde pronto Moroboschi con la frase che diverrà il motivo conduttore del resto del viaggio e che citeremo almeno un altro paio di drammatiche volte:

“Quando cominci a chiederti chi te lo ha fatto fare, vuol dire che il viaggio è riuscito”

Ci spostiamo sotto delle frasche dove altre persone stanno facendo pic-nic.
Ci offrono cibo e bevande, ricambiamo con sigari italiani e il solito chiacchiericcio.
Dopodiché ci intrufoliamo nelle viuzze di Abyaneh dove non gira quasi nessuno.

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Peccato che ci sia della spazzatura accumulata nei sottoscala e negli accessi alle cantine. Mi riprometto di scrivere una vibrante nota di protesta all’ufficio del turismo iraniano per questa intollerabile situazione non appena tornato a casa. Poi mi dico che, tutto sommato, con tutto quello che sembrava dovesse succederci in Iran, un po’ di sana mondezza ci può anche stare.

Riprendiamo la strada e nel tardo pomeriggio entriamo spavaldi a Kashan dove ci attende la consueta stesa dei panni, il solito bazar, lo struscio serale e la spasmodica ricerca in taxi degli adesivi iraniani da appiccicare sulle moto.

…ma la stanchezza comincia a farsi sentire ed ogni posto è buono per riposare.

persia5 2008 026rid

quattordicesima puntata>>>

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  1. By Iran 2008 on 15/02/2010 at 7:20 am
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