5 settembre: Kas – Daylan
E’ una bella giornata di sole, mi affaccio al balcone della Yusuf Pansion che dà sulla baia di Kas solcata da una piacevole brezza mattutina e da numerosi battelli greci che fanno la spola con Megisti per sbarcare qui la gente diretta al mercato settimanale.
Giù al porto, sui pennoni delle barche ormeggiate, le bandiere greche e turche garriscono affiancate: una cosa impensabile fino a 15 anni fa.
Abbasso lo sguardo per dare un’occhiata alle moto parcheggiate in strada e per poco non mi prende un colpo. Riesco a vedere solo il parafango della mia moto che luccica al sole.
Mi precipito giù e Yusuf, il padrone, mi accoglie con un gran sorriso e una pezzetta “ancora calda” tra le mani, facendomi capire che è lui l’autore della “lucidata”.
Lui pensa di averci fatto un favore senza sapere che se mi avesse abbozzato il serbatoio l’avrei quasi presa meglio. Sto per strozzarlo ma mi fermo in tempo quando capisco che si è limitato fortunatamente al solo parafango. Partiamo con tutte e due le moto orgogliosamente sporche ma con i parafanghi oscenamente tirati a lucido da Yusuf.
Proseguiamo verso Casa su strade bellissime, che seguono pignole e minuziose la costa frastagliata, con a sinistra il mare turchese e all’orizzonte Rodi e le altre isole greche.
Sulla mappa attaccata al serbatoio Moroboschi ha segnato un punto. Ci infiliamo in una strada che pur non promettendo, almeno a prima vista, niente di buono o particolarmente eccitante, conduce a questo fantomatico luogo sottolineato in giallo dal Moroboschi: Daylan.
Passo i primi 15 km di questa strada che si perde in mezzo a sterpaglia cotta dal sole e insignificanti panorami, chiedendomi cosa abbia spinto Moroboschi a sottolineare in giallo fosforescente questa parte di Turchia senza nemmeno ricordarsene il motivo…
Però è proprio questa improvvisazione, questo non sapere bene cosa fare nei dettagli che mi fa amare profondamente questo tipo di viaggio: è l’andare a vedere cosa c’è “oltre”, è la curiosità di puntare gli occhi, il cuore e l’anima dall’altra parte che poi, magari, ti fa scoprire qualcosa di inaspettato e fantastico.
Arriviamo in un grazioso villaggio tutto ordinato e pulito, con grandi vasi di fiori, bougainvillea, palme ed eucalipti che ornano marciapiedi, aiuole, case e giardini. Ad un incrocio un turco in ciabatte su un’Africa Twin, richiama a gesti la nostra attenzione e ci fa segno di seguirlo. Come fai a non fidarti di uno in ciabatte su un’Africa Twin? Mentre lo seguiamo verso non sappiamo dove, mi riviene in mente il turco su una moto identica incontrato a Bodrum nel 2006… Ci fermiamo davanti ad un albergo. Ecco, ti pareva, che furbacchione – penso tra me e me – è un procacciatore di clienti per l’albergo…vabbé, mica siamo costretti a rimanere qui se non ci piace……entriamo nel giardino dell’albergo ( www.myramotel.com ) scortati da Osman, così si chiama l’africano turco, mentre ci si fa incontro un capellone biondo a torso nudo e calzoncini che si presenta gioviale con il nome di Javid, padrone della struttura e, pure lui come Osman, motociclista provetto, gran fico e gran viaggiatore. Socializziamo in fretta con i due, uno ex militare e l’altro (il capellone biondo) ex ingegnere della Microsoft ad Istanbul. La cosa stupefacente è che, ci dicono, in Turchia in pensione si va dopo circa vent’anni di servizio, quindi ci troviamo di fronte due giovanotti gagliardi e tosti di poco più di 40 anni ma già…..pensionati!
Ci fanno accomodare ad un tavolino del giardino che dà proprio su un fiume, sull’altra sponda un canneto poi una montagna e………GIGANTESCHE TOMBE LICIE SCOLPITE SULLA PARETE ROCCIOSA! Un colpo d’occhio spettacolare.
Mentre ammiriamo estasiati questo posto fantastico con Javid che ci racconta sapientemente i miti e le leggende dell’antica Kaunos, arriva un cameriere che ci serve il pranzo. Sazi, chiediamo a Javid il conto ma ci dice che il pranzo è offerto da lui, insistiamo, insiste pure lui e alla fine del tira e molla cediamo alla sua gentilezza.
Ci chiede di rimanere a dormire lì in maniera tale da avere più tempo per apprezzare la bellezza di Daylan e di tutta la laguna circostante.
Ecco dove voleva arrivare! Ci vuole appioppare una stanza! Vabbè, il posto è bello, dai, rimaniamo…aspetta, prima chiediamo quanto vogliono per questa stanza….
NIENTE! COME “NIENTE” ?????
“Siete miei ospiti!” chiude la questione Javid.
Lasciamo i bagagli e con Osman che ci fa da guida, visitiamo la laguna e poi giù fino al mare, dove c’è una spiaggia attrezzata e gestita dal governo.
Osman fa un molle cenno al guardiano ed entriamo senza pagare una lira. Parcheggiamo, usufruiamo degli spogliatoi e ci buttiamo, ancora un po’ stupiti dagli accadimenti delle ultime ore, sulla sabbia tiepida della spiaggia di Iztuzu.
Osman ci saluta perché deve andare a casa a mettere qualcosa sotto i denti….sta seguendo il Ramadan più per la dieta che per reale fervore religioso e ci diamo appuntamento per la sera perché vuole portarci a cena al ristorante di un suo amico.
Ci sdraiamo baciati dagli ultimi raggi di sole del pomeriggio e poi, prima che si faccia troppo tardi per l’appuntamento con Osman, ed anche perché la spiaggia chiude per permettere alle Caretta-caretta di venire a deporre le uova, riprendiamo le moto per tornare in albergo.
SORPRESA!!!! Il Moro ha l’anteriore bucato! Sono contento, finalmente abbiamo la possibilità di cimentarci maschiamente con leve cacciacopertoni, camere d’aria e pompette di Decathlon!!!!
Tutte cianfrusaglie che ci siamo portati appresso fino a questo momento inutilmente…ma è arrivato il nostro e il loro momento di gloria!
Però prima di tutto proviamo a rigonfiarla e a tornare al paese…magari c’è un gommista, probabilmente meno glorioso ma sicuramente più veloce!
Detto fatto.
Il Moro, freddo come un sicario esquimese, spara una capsula di CO2 dritta nelle flosce viscere della vile e traditrice vescica e ripartiamo. Ad un benzinaio ci fermiamo, facciamo il solito mercato sudamericano e ce ne andiamo con il copertone anteriore mezzo storto ma gonfio.
Cena eccellente dall’amico di Osman, (finalmente riusciamo a pagare) visita ai parenti sparsi per il paese, poi pub, musica, birra Efes e raki, baci a Osman e alla moglie, ritorno da Javid…..giramento di testa e crollo repentino sul letto mentre le luci si accendono ad illuminare fiabescamente le tombe licie davanti alla nostra stanza.

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