Tutto giallo, tutto marrone, non siamo sicurissimi della strada e fermiamo un camioncino.
Uno degli occupanti deve essere un cartografo o un satellite russo perché ci disegna su un foglio di carta mezzo Iran e la strada precisa al metro. Proseguiamo ormai sicuri finché improvvisamente in mezzo al deserto una chiazza blu intenso.E’ Takht-e Soleiman (trono di Salomone).
Il posto è veramente suggestivo, parcheggiamo le moto sotto le mura di questa sorgente fortificata e luogo sacro agli zoroastriani e in un attimo si forma il capannello di gente intorno a noi. Passiamo il tempo intorno alla sorgente scattando foto e chiacchierando con una famiglia zoroastriana di Teheran.
Si riparte in direzione Hamadan e qui scatta la trappola iraniana.
Al primo benzinaio ci rifiutano e ci mandano al successivo distributore (era tutto calcolato). Facciamo benzina ma ci passiamo mezz’ora tra chiacchiere e foto ricordo.
Davanti al benzinaio c’è un kebbabaro che ci ispira erroneamente fiducia e ci accomodiamo.
Arriva un baffone iraniano e rapisce Daniela, io c’ho troppa fame per preoccuparmi e attendo, sbavando, il panino ripieno annaffiato dall’ottima Zam-Zam locale.
Dopo un po’ sparisce pure Moroboschi.
Meglio: arrivano tre panini e sono solo… mi frego le mani e attacco il primo… ma ecco riapparire i due rapiti con in mano uno scatolone pieno di pasticcini e dolci…saranno due kg abbondanti e nonostante le insistenze non sono riusciti a pagarli.
Commentiamo sottovoce questo strano atteggiamento degli iraniani che sicuramente avranno in mente qualche tranello… finiamo di mangiare e chiediamo il conto: “Esab?” ” Na esab, …esab Nadir” ci risponde il “ristoratore”
… e mo’ chi cavolo è Nadir? Nadir è il pasticcere di prima, mi dicono stupefatti Daniela e Luigi. Qui sento puzza di bruciato…
Moroboschi è livido di rabbia, stringe i pugni e sibila tra i denti: “Bastardi!!!! Ci vogliono mettere in difficoltà… lo fanno apposta…. ci vogliono far sentire delle merde”
Decidiamo che è arrivato finalmente il momento di fargli vedere di che pasta sono fatti gli italiani e sfoderiamo l’arma segreta nascosta nel bauletto: la maglietta azzurra con scritto sopra “ITALIA”.
La baciamo e con quella in mano irrompiamo urlando “VIVA L’ITALIA!” nel negozio di Nadir.
Il combattimento che ne segue è breve ma intenso: strette di mano, baci, abbracci e foto con la famiglia di questa vile canaglia.
Riprendiamo di corsa le moto e scappiamo dal negozio… dopo pochi secondi dagli specchietti vediamo una macchina verde al nostro inseguimento… con il cuore in gola acceleriamo ma non riusciamo a seminarla…
e in un attimo ci piomba addosso, ci sorpassa e ci inchioda davanti costringendoci a fermarci sul bordo della strada.
ne esce Nadir con in mano due buste di caramelle con la miccia già accesa…porca zozza, non c’è possibilità di contrattaccare in nessun modo…c’abbiamo tutti e tre gli occhi umidi di commozione mista a umiliazione.
Moroboschi auspica un intervento militare di Bush per porre fine a questi comportamenti aggressivi messi in opera dagli iraniani nel più completo disprezzo del diritto internazionale.
Comunque il risultato finale è: Iran batte Italia 3 a 1.
Entriamo ad Hamadan, c’è un casino bestiale; per cercare un albergo ci fermiamo vicino Imam Khomeini square (ogni città iraniana ne ha una).
Lasciamo Moroboschi a guardia delle moto e con Daniela entriamo in un albergo… tutto pieno, pare ci sia la festa del settimo Imam…
usciamo dall’albergo e ci prende un colpo!
Moroboschi è circondato da circa duecento persone.
Lui è in piedi sulla moto che si guarda intorno, sembra l’assedio di Fort Alamo. Ci facciamo largo tra la calca per andare a dargli coraggiosamente manforte mentre le persone che ci circondano diventano quattrocento… la strada e il traffico sono completamente bloccati, arriva la polizia che cerca di ristabilire la circolazione allontanando la folla… alcuni fanno finta di telefonare invece ci scattano di nascosto le fotografie, altri più temerari ci chiedono da dove veniamo, quanto costa la moto e che velocità massima raggiunge…
Moroboschi, sborone, fa segno “duecento” con le mani per impressionarli… finalmente la polizia ci libera dall’accerchiamento e ripartiamo, ma ci ferma dopo venti metri proprio dentro la piazza mentre la gente di prima ricomincia a radunarsi intorno.
Compaiono le prime telecamere.
Un milite con la faccia per niente amichevole ci guarda con gli occhi a fessura. Penso che mo’ ce lo fanno a strisce per disturbo della quiete pubblica, intralcio alla circolazione, manifestazione non autorizzata e adunata sediziosa… saranno almeno 25 anni di galera… si avvicina minaccioso e strilla:“UERE ARE IU CAMING FROM?” gli ristrillo con tutto il fiato che c’ho in gola “ITALIEEEEE!!!!” e mentre il Moro ci aggiunge un sonoro: “BUFFOOOON! CANNAVAROOOOO!!!” il poliziotto ci fa segno di andare.
Non è possibile, non è possibile, e rido dentro al casco.
Troviamo un albergo, ci laviamo, cambiamo e ci ributtiamo per strada. Sermoni improvvisati, una marea di gente, altoparlanti che sparano preghiere e petardi verso il cielo… ci rimorchiano due ragazzi che chiameremo con due nomi di fantasia Mogi & Pagi, per preservare la loro privacy, ci fanno fare il giro della città a piedi abbindolandoci con il miraggio di portarci a mangiare in un posto tradizionale… invece vogliono solo chiacchierare con noi però poi, sotto la reale minaccia di ucciderli se non ci portano in un posto dove si mangia, si piegano, e dopo un’ora e mezza passata a camminare, finalmente ci accontentano.
Si parla di un po’ di tutto compreso il fatto che si sono francamente rotti un po’ le palle del regime degli Ayatollah.
Iran in moto: V^ puntata
16 agosto: Miandoab – Takht-e Soleiman – Hamadan
Tutto giallo, tutto marrone, non siamo sicurissimi della strada e fermiamo un camioncino.
Uno degli occupanti deve essere un cartografo o un satellite russo perché ci disegna su un foglio di carta mezzo Iran e la strada precisa al metro. Proseguiamo ormai sicuri finché improvvisamente in mezzo al deserto una chiazza blu intenso.E’ Takht-e Soleiman (trono di Salomone).
Il posto è veramente suggestivo, parcheggiamo le moto sotto le mura di questa sorgente fortificata e luogo sacro agli zoroastriani e in un attimo si forma il capannello di gente intorno a noi. Passiamo il tempo intorno alla sorgente scattando foto e chiacchierando con una famiglia zoroastriana di Teheran.
Si riparte in direzione Hamadan e qui scatta la trappola iraniana.
Al primo benzinaio ci rifiutano e ci mandano al successivo distributore (era tutto calcolato). Facciamo benzina ma ci passiamo mezz’ora tra chiacchiere e foto ricordo.
Davanti al benzinaio c’è un kebbabaro che ci ispira erroneamente fiducia e ci accomodiamo.
Arriva un baffone iraniano e rapisce Daniela, io c’ho troppa fame per preoccuparmi e attendo, sbavando, il panino ripieno annaffiato dall’ottima Zam-Zam locale.
Dopo un po’ sparisce pure Moroboschi.
Meglio: arrivano tre panini e sono solo… mi frego le mani e attacco il primo… ma ecco riapparire i due rapiti con in mano uno scatolone pieno di pasticcini e dolci…saranno due kg abbondanti e nonostante le insistenze non sono riusciti a pagarli.
Commentiamo sottovoce questo strano atteggiamento degli iraniani che sicuramente avranno in mente qualche tranello… finiamo di mangiare e chiediamo il conto:
“Esab?” ”
Na esab, …esab Nadir” ci risponde il “ristoratore”
… e mo’ chi cavolo è Nadir? Nadir è il pasticcere di prima, mi dicono stupefatti Daniela e Luigi. Qui sento puzza di bruciato…
Moroboschi è livido di rabbia, stringe i pugni e sibila tra i denti: “Bastardi!!!! Ci vogliono mettere in difficoltà… lo fanno apposta…. ci vogliono far sentire delle merde”
Decidiamo che è arrivato finalmente il momento di fargli vedere di che pasta sono fatti gli italiani e sfoderiamo l’arma segreta nascosta nel bauletto: la maglietta azzurra con scritto sopra “ITALIA”.
La baciamo e con quella in mano irrompiamo urlando “VIVA L’ITALIA!” nel negozio di Nadir.
Il combattimento che ne segue è breve ma intenso: strette di mano, baci, abbracci e foto con la famiglia di questa vile canaglia.
Riprendiamo di corsa le moto e scappiamo dal negozio… dopo pochi secondi dagli specchietti vediamo una macchina verde al nostro inseguimento… con il cuore in gola acceleriamo ma non riusciamo a seminarla…
e in un attimo ci piomba addosso, ci sorpassa e ci inchioda davanti costringendoci a fermarci sul bordo della strada.
ne esce Nadir con in mano due buste di caramelle con la miccia già accesa…porca zozza, non c’è possibilità di contrattaccare in nessun modo…c’abbiamo tutti e tre gli occhi umidi di commozione mista a umiliazione.
Moroboschi auspica un intervento militare di Bush per porre fine a questi comportamenti aggressivi messi in opera dagli iraniani nel più completo disprezzo del diritto internazionale.
Comunque il risultato finale è: Iran batte Italia 3 a 1.
Entriamo ad Hamadan, c’è un casino bestiale; per cercare un albergo ci fermiamo vicino Imam Khomeini square (ogni città iraniana ne ha una).
Lasciamo Moroboschi a guardia delle moto e con Daniela entriamo in un albergo… tutto pieno, pare ci sia la festa del settimo Imam…
usciamo dall’albergo e ci prende un colpo!
Moroboschi è circondato da circa duecento persone.
Lui è in piedi sulla moto che si guarda intorno, sembra l’assedio di Fort Alamo. Ci facciamo largo tra la calca per andare a dargli coraggiosamente manforte mentre le persone che ci circondano diventano quattrocento… la strada e il traffico sono completamente bloccati, arriva la polizia che cerca di ristabilire la circolazione allontanando la folla… alcuni fanno finta di telefonare invece ci scattano di nascosto le fotografie, altri più temerari ci chiedono da dove veniamo, quanto costa la moto e che velocità massima raggiunge…
Moroboschi, sborone, fa segno “duecento” con le mani per impressionarli… finalmente la polizia ci libera dall’accerchiamento e ripartiamo, ma ci ferma dopo venti metri proprio dentro la piazza mentre la gente di prima ricomincia a radunarsi intorno.
Compaiono le prime telecamere.
Un milite con la faccia per niente amichevole ci guarda con gli occhi a fessura. Penso che mo’ ce lo fanno a strisce per disturbo della quiete pubblica, intralcio alla circolazione, manifestazione non autorizzata e adunata sediziosa… saranno almeno 25 anni di galera… si avvicina minaccioso e strilla:“UERE ARE IU CAMING FROM?” gli ristrillo con tutto il fiato che c’ho in gola “ITALIEEEEE!!!!” e mentre il Moro ci aggiunge un sonoro: “BUFFOOOON! CANNAVAROOOOO!!!” il poliziotto ci fa segno di andare.
Non è possibile, non è possibile, e rido dentro al casco.
Troviamo un albergo, ci laviamo, cambiamo e ci ributtiamo per strada. Sermoni improvvisati, una marea di gente, altoparlanti che sparano preghiere e petardi verso il cielo… ci rimorchiano due ragazzi che chiameremo con due nomi di fantasia Mogi & Pagi, per preservare la loro privacy, ci fanno fare il giro della città a piedi abbindolandoci con il miraggio di portarci a mangiare in un posto tradizionale… invece vogliono solo chiacchierare con noi però poi, sotto la reale minaccia di ucciderli se non ci portano in un posto dove si mangia, si piegano, e dopo un’ora e mezza passata a camminare, finalmente ci accontentano.
Si parla di un po’ di tutto compreso il fatto che si sono francamente rotti un po’ le palle del regime degli Ayatollah.
Ci riaccompagnano in albergo e ci salutiamo.
sesta puntata>>>