Iran in moto: VIII^ puntata

19 agosto: Esfahan – Pasargade – Shiraz

Ci svegliamo presto. Vogliamo provare ad entrare di soppiatto in moto nella piazza per fare qualche foto impostaci dagli “sponsors” quando ancora Esfahan sonnecchia.

Il problema è che qui alle nove di mattina sonnecchiano un po’ tutti compreso il cuoco dell’albergo e non possiamo assolutamente rinunciare alle cipolle, alle uova, ai cetrioli e ai pomodori della colazione iraniana… ormai abbiamo le nostre abitudini e se non inzuppiamo le olive nel tè non carburiamo e ci gira la testa tutto il giorno.

Imbocchiamo nella piazza in perfetta configurazione da viaggio, facciamo le foto aspettandoci da un momento all’altro una raffica di kalashnikov che ci seghi in due, e ripartiamo in direzione Shiraz tra lo stupore dei pochi pedoni insonnoliti.

a spasso per le strade di Esfahan

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Altre montagne bruciate dal sole, altri panorami, si comincia ad intuire la vastità di questa nazione.

Non so quanti km abbiamo fatto fino a qui ma l’importante è “spezzare il fiato” e ormai ci possiamo pure addormentare sulla moto o inserire il pilota automatico.

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In mezzo al nulla ci sorpassa una macchina, capisco dallo sguardo serio e concentrato del conducente e dalla puzza di bruciato che emana dallo scappamento che per farlo ha spremuto veramente tutto quello che il motore poteva dargli…
Si sbracciano e fanno inequivocabili cenni di fermarci. Ci fermiamo.

Scendono dalla macchina con già in mano dei bicchieri di tè fumanti. Comunichiamo attraverso i soliti sorrisi e i soliti gesti, comuni alla brava gente di tutto il mondo, e sembra di capirsi come se ci si conoscesse da tempo, senza barriere linguistiche e culturali.

Si fermano altre persone che stando in mezzo a un deserto, ancora oggi non ho capito da dove siano uscite.
A Daniela mettono subito in braccio un bimbetto (non sarà l’unica volta durante il viaggio) e questo credo che per loro sia la dimostrazione massima di amicizia e fiducia.

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Vanno alla macchina e ritornano con le mani piene di pesche. Facciamo fatica a trovare spazio nelle borse della moto per tutto questa frutta che ci stanno regalando.

Ci salutiamo con abbracci, baci e l’invito ad andarli a trovare a casa loro a Shiraz.

Ripartiamo. Fa caldo ma c’ho un leggero brivido lungo la spina dorsale, i peli delle braccia dritti e un fastidioso appannamento alla vista.

Il nostro prossimo obiettivo è la Piana di Pasargade quella che fu la capitale dell’impero achemenide a partire dal 550 a.C. circa e dove nel bel mezzo spicca la Tomba di Ciro il Grande.

Il monolite si staglia bianco e solitario su una pianura piatta e immensa, spazzata da piccoli tornado di sabbia.
Un’incisione sulla pietra all’interno della tomba pare che recitasse:

“Passeggero, io sono Ciro. Ho dato l’impero ai Persiani e ho regnato sull’Asia. Non invidiarmi dunque questa tomba”.

Si narra sia stata proprio questa semplice frase a trattenere la furia di Alessandro Magno deciso a distruggere tutte le vestigia dell’impero persiano.

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Siamo gli unici stranieri, ci togliamo giacche e caschi e gironzoliamo solitari in moto per il sito archeologico cantando a squarciagola “Vacanze romane”.

E’ bello accorgersi di come, al raggiungimento di determinate mete, sognate da mesi ed evocate quasi come luoghi magici, tutta la fatica, i dubbi e i timori scompaiano, lasciando il posto ad una gioia infantile e contagiosa.

Siamo a 1.900 metri di altezza ma fa un caldo che la metà basta.

Ci fermiamo nei pressi del sito e da veri turisti imbocchiamo nel cortile di un ristorante “ufficiale”.

Stiamo parcheggiando le moto cercando di metterle il più possibile all’ombra, quando ci si avvicina un ragazzo che in uno stentato e curioso italiano comincia a parlarci…

Insomma, per essere un iraniano lo parla abbastanza bene!
E te credo! Dopo dieci minuti di difficile conversazione riusciamo a capire che è italiano, originario di Cellino San Marco, il paese di Al Bano!

Si chiama Luciano, è simpaticissimo, è emigrato in Germania con la sua famiglia che aveva due anni, lavora in una vetreria, si è sposato una ragazza iraniana conosciuta lì ed è in Iran in vacanza insieme ad altri amici iraniani e tedeschi.

Facciamo il solito casino italico lasciando stupiti e divertiti iraniani e tedeschi e ci promettiamo, come si fa sempre in maniera ottimistica in queste situazioni, di rivederci appena possibile.

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Un po’ distratto dall’allegro incontro con Luciano e company, vado in bagno e entro in quello femminile…
prima ancora che le donne dentro riescano a realizzare la presenza di un barbaro sporco e sudato nel loro bagno sono già schizzato fuori.

Sveglia Fabri’: bay = uomini…bayan = DONNE!!!!

Ci strafoghiamo al ristorante poi satolli e rinfrancati inforchiamo le Africa: destinazione Shiraz, città di poeti e di artisti e punto più lontano del nostro viaggio.

Ci tuffiamo come pescecani famelici nel traffico di Shiraz. Ormai c’abbiamo una certa confidenza con il caos delle città mediorientali e i “vaffa” e i “limortaccivostra” lasciano il posto a sguardi di sfida e guida aggressiva tra dissuasori alti mezzo metro e tombini scoperchiati.

Albergo abbastanza fico con extra bed (che si rivelerà un materasso buttato per terra davanti al bagno che per andarci bisognerà scavalcarlo), bucato steso sul filo dei panni appeso tra lampadario e chiave dell’armadio e via di nuovo per strada a passeggio.

Sulla piazza centrale di Shiraz mentre Luigi e Daniela vengono accalappiati da un iraniano che gli comincia a parlare di tutto, compreso il sistema giudiziario iraniano (fa piacere sentire che se in Iran ti beccano con una pistola anche scarica ti danno seduta stante sette anni di galera che, fatte le dovute proporzioni, dovrebbero equivalere immagino a circa una settantina passati nelle nostre prigioni), io mi butto in mezzo ad una partitella di pallone cominciando a riprendere confidenza con la sfera… cosa che mi tornerà utilissima nei giorni successivi.

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Un po’ sudaticcio e dopo aver fatto delle foto notturne al castello di Shiraz con la sua famosa torre pendente che manco gli esperti pisani sono riusciti a consolidare, seguo un po’ rintronato Luigi e Daniela che si riavviano verso l’albergo.

Domani è il grande giorno. Domani assaltiamo Persepoli.

nona puntata>>>

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