Iran in moto: IX^ puntata

20 agosto: Persepoli

ALL’ALBA! ALL’ALBA!!!!!
I due esaltati che viaggiano con me vogliono alzarsi prima che sorga il sole e coprire i circa 60 km che separano Shiraz da Persepoli per cogliere il sorgere del sole tra le rovine di quella che fu la capitale dell’impero persiano di Dario e Serse. Per fortuna ci avvertono che il sito apre sì all’alba, ma all’alba iraniana che è intorno alle 9. Meno male va, posso dormire un po’ di più.

Addì 20 Agosto dell’anno del Signore 2008, ore 08,00 (le 05,30 in Italia). Sul filo dei 110 km orari due moto avanzano baldanzose verso Persepoli.

Parcheggiamo all’inizio di un viale immenso lastricato in marmo che porta all’entrata principale del sito. Soliti salamelecchi con il parcheggiatore, biglietti pagati, formulario compilato (che bello leggere tutte le nazionalità dei turisti che lo hanno compilato prima di noi: Canada, Spagna, Rep. Ceca, Giappone, Nuova Zelanda….
e poi scriviamo “Daniela, Luigi, Fabrizio, nazionalità: Italia”.

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Borracce d’acqua riempite con la solita pozione magica che magari non serve a niente ma fa tanto “adventure”, cappelli, occhiali da sole e crema solare fattore 50. Ci apprestiamo ad entrare in Persepoli, accarezzando le stesse colonne di quella che fu una delle capitali più famose e splendenti dell’antichità e calpestando la stessa polvere calcata 2300 anni fa dalle falangi macedoni che la incendiarono e ridussero in rovina.

Mi chino e raccolgo una manciata di questa terra carica di Storia per riportarla a casa.

Passiamo a bocca aperta attraverso l’imponente Porta delle Nazioni dopo essere saliti lungo le scalinate ai lati delle mura ciclopiche. Le scale erano studiate in modo tale che con i loro bassi e ampi gradini non intralciassero l’elegante e solenne incedere dei dignitari di corte. Dalla collina sovrastante si può godere della vista d’insieme della residenza imperiale con la possibilità di coglierne la maestosità tanto da far esclamare a Moroboschi: “Versailles era lo sgabuzzino di Persepoli!”

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sgabuzzino

Tutto era stato costruito in funzione di impressionare visitatori e dignitari stranieri esaltando la gloria dei re persiani con spazi enormi, colonne altissime e marmi neri. La cosa straordinaria è come, nonostante distruzioni, saccheggi e il passare del tempo, mantenga ancora oggi questo fascino fiero e solenne.

Fraternizziamo, come ormai ci capita ovunque e in qualsiasi situazione, con gli iraniani in visita al sito: loro fotografano noi, noi fotografiamo loro e poi ci fotografiamo tutti insieme.

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Stremati dal gran caldo arranchiamo verso le moto per dirigerci su Naqsh-e Rostam, il sito dove sono sepolti quattro re della dinastia Achemenide. Il sito si trova a circa tre km da Persepoli ma ci perdiamo ignobilmente e ne facciamo almeno trenta prima di recuperare la giusta rotta. Sarà per il gran caldo o forse per l’arsura unita ad un ingiustificato ottimismo che mi affaccio nel gabbiotto del guardiano e con un affabile sorriso chiedo, cercando di superare il frastuono della radio, del televisore e del condizionatore accesi, se è possibile entrare e parcheggiare le moto sotto le tombe. Il guardiano lascia il pranzo, spegne radio, tv e condizionatore, si fa ripetere la domanda sicuro di non aver capito bene, poi mi guarda come se fossi uno squilibrato e mi dice con dolcezza: “E’ vietato”.

Saliamo a piedi. Lo spettacolo nella sua selvaggia maestosità è semplicemente superbo. Le quattro tombe scavate nella parete rocciosa a diversi metri dal suolo vengono attribuite a Dario I, Artaserse I, Serse I e Dario II.

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Torniamo spensierati verso Shiraz. Talmente spensierati che su nastri d’asfalto deserti superiamo abbondantemente i limiti di velocità. Ci ferma la polizia munita di tele-laser. Chiedono i passaporti ma li abbiamo lasciati in albergo a Shiraz…ci chiedono se siamo inglesi, poi tedeschi poi francesi….siamo italiani….italiani? CAMPIONI DEL MONDO!!!! Moroboschi snocciola tutte le formazioni dell’Italia dal 1934 ad oggi e ci mette sempre in mezzo Francesco Totti…FUNZIONA! OK! Ciao-ciao e andate piano.

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Arriviamo a Shiraz e la attraversiamo tutta per andare a visitare le famose Torri del Silenzio, delle basse colline dove sulla sommità i seguaci dello zoroastrismo esponevano i corpi dei defunti. Pare che a quel punto i corvi ne decidessero la rettitudine, e di conseguenza il loro destino ultraterreno, beccando per primo l’occhio sinistro o l’occhio destro. Osserviamo dal basso in alto le collinette desolate e arse dal sole implacabile del primo pomeriggio iraniano e desistiamo dall’arrampicata che potrebbe rivelarsi fatale anche senza corvi. Riguadagniamo l’albergo e la meritata prima pennichella pomeridiana della vacanza.

Dopo tanti tentennamenti tiriamo finalmente fuori le magliette con il simbolo iraniano di “Allah” stampato dietro. Non siamo molto sicuri dell’accoglienza che riceveranno queste magliette e, principalmente, noi che le indossiamo. Prima della partenza, a magliette già stampate, ci sono stati pareri contrastanti in uno spettro che andava dal “Vi useranno come scudi umani nelle centrali atomiche” al “Vi fucileranno sul posto, contro un muro con l’effige di Khomeini”.

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Quindi é con un po’ di timore che portiamo fuori le nostre magliette a passeggio nella calda serata di Shiraz ma ormai a Persepolis siamo andati e succeda quel che succeda.

Di fronte al primo che mi dovesse chiedere conto e ragione di questo simbolo islamico indossato da un infedele, sono pronto a gettarmi in ginocchio e a chiedere perdono.
E puntualmente accade: mi ferma uno in mezzo al marciapiede e mi chiede se sono musulmano visto che indosso un simbolo islamico.
Momento di tensione….“Ecco”, penso, “qui a Shiraz si conclude non solo la mia vacanza in Iran, ma la mia stessa esistenza terrena….”

“No” gli rispondo secco sperando intimamente di chiudere lì la discussione.
“Sei protestante?”
insiste….
“No”
gli rispondo di nuovo sempre più preoccupato…
“Sei allora Zoroastriano?”

Eh????ZOROASTRIANO???? Di nuovo scandisco un sempre più flebile “..no..” mentre comincio a fare il conto alla rovescia che porta alla mia inevitabile morte.
Attimi di gelo…
“ARE YOU…CATHOLIC?”….

“…yeeee……yeeee…..yes…”
mi esce tremolante dalle labbra già secche e con il sapore della paura appiccicato sopra.
“Oh, you are catholic.”

E lo ripete ad altri nel frattempo convenuti per assistere a quello che io credo sia un processo pubblico in piazza con successivo linciaggio.
Sto già porgendo i polsi per le manette quando quello mi saluta cordialmente, mi fa gli auguri per una buona permanenza in Iran, si gira e se ne va.

Mentre lentamente mi ricomincia a scorrere il sangue nelle vene, mi accorgo che in una macelleria c’è appeso un quadro raffigurante la madonna con il bambino e capisco a che livello sia arrivato il lavaggio del cervello che ci fanno quotidianamente a casa nostra.

Proseguiamo tranquillamente verso il centro mentre non smetto di rimuginare anche con un leggero disappunto sul fatto di ritrovarmi in classifica, e nonostante tutti gli sforzi fatti, addirittura dopo gli zoroastriani dei quali, con tutto il rispetto, a male pena ne supponevo l’esistenza.

Arriviamo alla moschea del Venerdì nel momento migliore. Il posto è deserto e silenziosissimo. La luce del tramonto che filtra attraverso le vetrate regala un’atmosfera fiabesca e contemplativa. Fuori un simpatico vecchietto ci spiega la presenza su tutti i muri della moschea di tanti mattoni in legno. Si mette a traballare accompagnando il movimento con un suono cupo dalla bocca. Finalmente capiamo! Quei mattoni in legno sparsi nella struttura servono da “ammortizzatori” durante i terremoti. La moschea è del 1281, l’Iran è un Paese fortemente sismico, la moschea è ancora perfettamente in piedi, quindi i mattoni di legno hanno funzionato!

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Per cena decidiamo di seguire il consiglio della Lonely Planet e andiamo a mangiare al ristornate Ali Baba che si rivelerà uno dei peggiori posti nei quali abbiamo mangiato con in più la pretesa del “ristorantone”. La famosa guida continua a rivelarsi, almeno nei consigli per mangiare e dormire, e per quanto riguarda la nostra esperienza, una vera bufala.

Attraversiamo il viale rischiando di morire almeno un centinaio di volte e ci lanciamo a pesce sul sospirato materasso.

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decima puntata>>>

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