22 Agosto. Al Duqm – tentativo imbarco Masirah – Ibra: 572 km
La colazione è nel container di fronte dove facciamo la piacevole conoscenza con Francisco Alfonso. E’ un indiano che da 23 anni lavora in Oman. Va a trovare la famiglia in India una volta l’anno. Fa una tenerezza infinita. Gli facciamo un sacco di domande sulla sua vita e sulla sua famiglia in India e lui felice di tanta curiosità ci rifocilla a dovere con succhi di frutta, tè, pane tostato e una favolosa marmellata d’ananas.
Vento forte e di traverso, proseguiamo spediti. Siamo in dubbio se tentare lo sbarco sulla selvaggia isola di Masirah, regno di tartarughe e di cannibali. Si narra infatti che tutto l’equipaggio di un brigantino inglese naufragato sull’isola sia stato divorato dagli abitanti stufi del solito brodo di tartaruga. Ad un benzinaio dei surfers spagnoli ci dicono che l’isola è piena di italiani…Già c’avevamo poca voglia…arriviamo all’imbarco dopo decine di km di saline e lagune. Per motivi di sicurezza imbarcano solo una cisterna di carburante e viste le condizioni del mare, della cisterna e della chiatta, non è che ci disperiamo più di tanto… anzi. Ci consultiamo velocemente e considerati anche i giorni che ci rimangono decidiamo di rinunciare all’invasione di Masirah e puntare decisi verso Sur.
Il sole tramonta mentre arriviamo al bivio per Ibra. Ad Ibra mancano pochi km per Sur, invece, ancora più di 150. Mai guidare al buio! Uno sguardo e deviamo per Ibra. Hotel bello scalcinato ma con un ristorantino convenzionato da leccarsi le dita.
23 Agosto. Ibra – Sur: 160 + 279 km
I 160 km che ci separano da Sur ce li maciniamo velocemente, d’altronde non sono nemmeno le sette di mattina. Così come velocemente troviamo un buon albergo proprio al centro di Sur. Il concetto di “centro” nelle città omanite non esiste. In realtà anche il concetto di “città”, a parte Muscat e , forse, Salalah è molto lontano da come lo intendiamo noi. E’ difficile da spiegare. Sarà che non esistono palazzi antichi o monumenti o vestigia del passato a parte i fortini portoghesi tutti ristrutturati di recente e tutti uguali, cioè tutto quello che da noi è al centro della vita di un agglomerato urbano. In Oman è tutto un “centro” che al tempo stesso, però, non esiste.
Ci riposiamo un paio d’ore con il timore che nel frattempo il condizionatore voli fuori dal muro e poi usciamo per esplorare tutta la parte ad est di Sur, la punta più a est dell’Oman e protesa verso il sub continente indiano…dall’altra parte l’Iran il Pakistan e l’India…la zona è protetta in quanto vi nidificano le Caretta-Caretta. Ci spalmiamo solitari al mare per un bagno rigeneratore e, dopo aver chiesto gentilmente a dei ragazzi omaniti comparsi improvvisamente (guarda caso proprio nel momento in cui Daniela si stava rivestendo) di allontanarsi, ci rimettiamo in moto. Nonostante la crema fattore 50 e le varie protezioni individuali più o meno efficaci adottate, ci prendiamo una bella “incocciata”.
Gli sbalzi di temperatura sono notevoli: basta doppiare una punta tra Ras al Hadd e Ras al Jinz che da 45° si passa a 35°. Il vento soffia forte e fresco e ci rianimiamo un po’ tanto che, cammina cammina e guarda qui e guarda là, ci facciamo prendere la mano e facciamo 280 km per non vedere nemmeno una tartaruga. Il panorama però, con le onde oceaniche che s’infrangono sulle scogliere, è decisamente entusiasmante.
Al rientro a Sur ci facciamo indicare un buon ristorante… breve conciliabolo tra un omanita e un giordano e ci indicano “Ziki” il ristorante indiano. Ci accomodiamo nella sala riservata alle “famiglie” e finalmente ci concediamo una cena con i fiocchi.
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5 Commenti
bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))
moro sei un mito….
daniela, reference point for the two ugly mugs!!
triplo, no comment!
senza parole… Complimenti ;)
Dopo esserci stato in aereo e nave pensavo proprio che andare in moto in Oman sarebbe stato pura pazzia… Invece no! Grandissimo report di un viaggio spettacolare. Complimenti vivissimi!!!
Caro Paro….. è pura pazzia, fidati.