All’inferno e ritorno – Oman 2009

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24 Agosto. Sur – la Casa Del Diavolo – Sur

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Oggi tocca alla zona a ovest di Sur.
Stolti noi che pensavamo, una volta raggiunta la costa, di essere accarezzati dalla fresca brezza del mare. La brezza c’è ma è come quella che esce dal forno di casa quando tiri fuori la teglia con il pollo arrosto. E i polli siamo noi.

Però, sarà l’abitudine, sarà la consapevolezza di essere sfuggiti all’abbraccio mortale del Rub’ al-Khali, viaggiamo abbastanza spediti e decisi.
Da Sur in direzione Muscat c’è l’unico tratto autostradale di tutto l’Oman.
Moto scariche, vento in poppa e strada libera.. 130 km/h con la catena montuosa dell’Hajar a sinistra e il Mare Arabico a destra.
C’è uno che con una scopa in mano è intento a togliere la sabbia dall’autostrada. Ormai non ci stupiamo più di niente.

L’ennesimo punto Gps indica una delle più belle doline carsiche del Paese. La chiamano la Casa Del Diavolo.
Arriviamo precisi sul punto indicato ma intorno ci sono solo sassi e polvere. Trotterelliamo un po’ nei dintorni finché non troviamo il sito.
Parcheggiamo le moto e andiamo a rompere i coglioni al custode che è raccolto in preghiera. Ci apre il cancello e se ne ritorna di corsa dentro casa.
Noi avanziamo verso la Casa del Diavolo senza timori reverenziali. L’inferno già lo conosciamo e non ci fa paura. Ci mettiamo in costume e scendiamo nell’antro a cercare il padrone di casa.

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Bagno memorabile in un’acqua color smeraldo a 27 metri dalla superficie. Se non fosse per le decine di “pesciolini cattivi!!” (cit. Daniela) che ci assaltano per morderci la pelle carbonizzata dal sole e per la temperatura da pentola a pressione, ci si potrebbe passare una giornata.

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Risaliamo in superficie e incontriamo 4 italiani che sono lì con un viaggio organizzato e l’autista che li attende in macchina fuori dal sito.
Ci regalano il loro pranzo che accettiamo senza tanti complimenti.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo all’imbocco del Wadi Tiwi e del Wadi ash Shab nei pressi della bella spiaggia di Fins.
Io e il Moro sia ormai talmente calati nei personaggi locali che pure nelle foto ci confondiamo con loro.

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Appena ci accorgiamo che il cervello fuso comincia a colare fuori dalle orecchie riprendiamo le moto e ce ne torniamo nel frigo dell’albergo prima che sia troppo tardi.

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Con il buio e con prudenza, rimettiamo il naso fuori e ci addentriamo nei meandri di un souq non particolarmente interessante.
Al ritorno facciamo un figurone con i passanti aggiustando sul marciapiede la catena alla bicicletta di un bambino poi ci fermiamo in un coffee shop dove il secondo giro di “solemani” (tè alla menta) ci viene offerto dal preside di una scuola del posto e mentre il Moro stringe amicizia con un playboy locale che smozzica qualche parola d’italiano, assistiamo impotenti alla orribile e truculenta penitenza alla quale è costretto l’uomo che sta perdendo a carte nel gruppo accanto a noi…

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5 Commenti

  1. batarista:

    bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))

  2. gemsx:

    moro sei un mito….
    daniela, reference point for the two ugly mugs!!
    triplo, no comment!

  3. dabi1978:

    senza parole… Complimenti ;)

  4. Paro:

    Dopo esserci stato in aereo e nave pensavo proprio che andare in moto in Oman sarebbe stato pura pazzia… Invece no! Grandissimo report di un viaggio spettacolare. Complimenti vivissimi!!!

  5. triplo:

    Caro Paro….. è pura pazzia, fidati.

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