15 Agosto
Nizwa – Massiccio del Jebel Shams (N 23° 12.235’ E 057° 12.114’)


Partiamo di buon mattino. I due talebani non sentono ragioni. A malapena riesco a strappare dieci minuti di sonno in più dalle sveglie da caserma hitleriana.
Pochi km d’asfalto per poi dare un senso ai tasselli montati e inerpicarsi sul massiccio del Jebel Shams la dorsale che da nord ovest a sud est taglia la zona costiera di Muscat dal deserto del Rub’ al-Khali.
Montagne scure e brulle stagliate contro un cielo bianco come un lenzuolo. Incontriamo la deviazione per Al Hotta Caves, le grotte naturali più importanti del Paese.
La Lonely, rapidamente consultata, è scettica sull’apertura estiva del sito.
Smentire la Lonely è ormai diventato un punto d’onore e così rapido scambio d’occhiate con il Moroboschi e si gira per andare a verificare.
Con sorpresa arriviamo al sito. Il cancello è aperto e parcheggiamo le moto. Neanche il tempo di scendere che arriva una moto da enduro con targa omanita; il tizio in sella parcheggia e si dirige all’interno della struttura dopo una derapata sul brecciolino che ne denuncia però una provenienza diversa.
Quando Daniela entra per chiedere informazioni in inglese sulla possibilità di visitare le grotte, il tizio di prima la saluta in perfetto italiano.
Te credo, è italiano! Si chiama Aldo, è di Torino ed è il direttore del sito.

Ci offre 4 caffè. Sarebbero tre ma uno, grazie al gesticolare del Moroboschi, finisce su maglietta e pantaloni di Daniela.
Aldo ci racconta dei suoi lavori precedenti in Oman, dello stile di vita e delle docce alle 5 di mattina per cercare un minimo di refrigerio in quanto in Oman, ci spaventa, esistono solo due stagioni….”l’estate e l’INFERNO” …e noi: “…in che stagione saremmo adesso? “Estate” ci sibila sogghignando….


Poi ci affida alla guida e insieme ad una famigliola locale ci addentriamo nella galleria che conduce alle Hotta Caves.
Scenario suggestivo, temperatura che scende, ma umidità che sale a livelli stratosferici tanto che la guida ci avverte che se qualcuno ha problemi di salute dal semplice giradito al peacemaker è meglio non si inoltri all’interno delle caverne e se ne rimanga lì ad aspettare.
Quasi quasi vorrei rimanere lì sulla panchina ad attendere il loro ritorno ma una bimbetta omanita parte sgambettando e per non sfigurare le andiamo dietro.
Racconti di ragni rossi grossi come pugni, pipistrelli assetati di sangue, pesci ciechi ma carnivori non fermano i tre Sporchienduristi che riemergono baldanzosi alla luce abbagliante del sole dopo un’oretta passata nel bagno turco delle Hotta Caves.
Salutiamo Aldo e ci diamo appuntamento tra una decina di giorni a Muscat, dove, dice, si metterà in contatto con l’Ambasciatore S.E. Dr. Capitani per confermargli che in Oman ci siamo arrivati e che per il momento, pare, siamo ancora vivi.


Ci arrampichiamo sul Jebel Shams dopo aver fatto rifornimento al villaggio di acqua e scatolette necessarie alla sopravvivenza al campo avanzato in quota che abbiamo intenzione di organizzare, attratti anche dalla prospettiva che ad oltre 2.000 metri la temperatura possa essere accettabile…….
Una quarantina di km di sterrato portano fino quasi alla cima di 3.010 metri.
La cima è però irraggiungibile …un primo cancello aperto con il posto di controllo vuoto invita gli sporchienduristi ad inoltrarsi verso la vetta ma poco oltre un cancello chiuso, filo spinato e un mezzo militare parcheggiato, frenano la corsa… inchiodiamo le moto davanti al cancello e dalla casermetta esce un graduato in mimetica….ci guarda sospettoso…parte il solito teatrino fino a che la sentinella, sfiancata, non ci apre il cancello…”Foto?”.. ”Non me lo chiedere nemmeno”…risponde…”è zona militare”.
Esce un’altra sentinella e ci offrono caffè e dolci e ci fanno vedere le foto e le riprese invernali del Jebel Shams con la …NEVE!!!
Pare incredibile adesso che qui possa nevicare. Dopo una mezz’oretta sono costretti a toglierci la scatola di dolci che gli abbiamo quasi finito e allora salutiamo e riprendiamo le moto.



Altri km di sterrato al cospetto di scenari e panorami mozzafiato fino al plateaux principale del Shams a 1.973 metri di quota dove spavaldi ancoriamo la tenda con pietre e corde alla dura roccia e per maggior sicurezza anche alle moto in modo che il vento non la faccia precipitare nel vuoto fino al fondo del Canyon d’Arabia posto mille metri più sotto.
Mangiamo fagioli omaniti in scatola alla luce delle torce tascabili e ci mettiamo a contemplare una stellata incredibile con il vuoto a pochi metri di distanza da noi, le luci di Nizwa che s’intravedono in lontananza in fondo all’abisso roccioso e le stelle cadenti che per un momento ci fanno dimenticare la sofferenza per arrivare fin lì e la preoccupazione per l’indomani, quando affronteremo gli oltre 900 km del Quarto Vuoto, il patibolo rovente che ci aspetta a fauci spalancate…”Hic sunt leones…”.





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5 Commenti
bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))
moro sei un mito….
daniela, reference point for the two ugly mugs!!
triplo, no comment!
senza parole… Complimenti ;)
Dopo esserci stato in aereo e nave pensavo proprio che andare in moto in Oman sarebbe stato pura pazzia… Invece no! Grandissimo report di un viaggio spettacolare. Complimenti vivissimi!!!
Caro Paro….. è pura pazzia, fidati.