20 Agosto. Salalah – Thumrayt – Marmul – Shalim – Sharbithat
e un punto affacciato sull’Oceano indiano (N 17° 53.769 – E 055° 42.013)
Abbiamo un centinaio di km prima di dover prendere una decisione.
Una di quelle decisioni che possono cambiare un viaggio trasformandolo in uníavventura.
Tra circa 100 km a Thumrayt c’è una deviazione. Se continuiamo dritti riprendiamo la strada dell’andata, riattraversiamo líinferno e dopo 1.000 km, se non moriamo di caldo nel frattempo, riemergiamo dallíaltra parte.
Se giriamo a destra, in direzione Marmul ci addentriamo nei campi petroliferi dopodichè bisognerà seguire una fantomatica pista per Shalim che porta sul mare e lì provare a vedere se esiste una strada costiera.
Google Maps consultato a Roma prima della partenza non pare fiducioso.
Ma lo Sporcoendurista se non trova la strada non si scoraggia e se serve… LA TRACCIA.

All’ultimo benzinaio utile prima dell’ignoto, fraternizziamo con un paio di famiglie omanite di ritorno dalle vacanze a Salalah, foto, scambio di indirizzi, giretti sulla moto con i bambini e spillette italo-omanite barattate.
Poco prima di salutarci il capo famiglia entra nel negozio e riesce con una scatola di cioccolatini… mi sa che non si rende conto del caldo che fa.



Dopo una ventina di km già ci siamo persi nel dedalo di piste che formano un reticolo tra le varie stazioni di pompaggio dell’oro nero.
Per fortuna il Moro ferma un pick-up e si fa dare la giusta direzione. Oltre 150 km di piste dove ho modo di dimostrare la grande dimestichezza nella guida veloce su sterrati.
Mi accascio abbastanza onorevolmente su un sabbione improvviso.
A Daniela per fortuna rimane uno stivale incastrato tra moto e sabbia e così rimango fuori portata dalle sberle.





In 150 km non incontriamo nessuno eccetto due pick-up e un camion che, incrociandoci, ci salutano e ci danno indicazioni. Abbastanza provati arriviamo sul mare.
Mare… insomma… E’ l’Oceano indiano.
Spiaggia a perdita d’occhio ma non siamo soli… migliaia di granchi grossi come palle da tennis corrono liberi e felici sulla spiaggia. Uno spettacolo.





La strada finisce contro una montagna che síinfila a picco nel mare perciò prendiamo la tenda e la montiamo sulla spiaggia.
Tracce di pneumatici da fuoristrada ci consigliano di costruire una specie di campo minato intorno alla tenda per evitare di essere inavvertitamente travolti durante la notte da qualche escursionista meccanizzato: raccogliamo pietre, rami, tavole di legno e erigiamo una palizzata circolare tipo Fort Apache.
Notte tranquilla, cullato dal ruggito delle onde oceaniche che si abbattono sulla spiaggia illuminata da una scenografica mezzaluna, e dai concilianti ronfi di Daniela e Moroboschi.
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5 Commenti
bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))
moro sei un mito….
daniela, reference point for the two ugly mugs!!
triplo, no comment!
senza parole… Complimenti ;)
Dopo esserci stato in aereo e nave pensavo proprio che andare in moto in Oman sarebbe stato pura pazzia… Invece no! Grandissimo report di un viaggio spettacolare. Complimenti vivissimi!!!
Caro Paro….. è pura pazzia, fidati.