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	<title>Sporcoendurista. la passione per l&#039;enduro, la passione per il viaggiare in moto. &#187; Viaggi</title>
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	<description>la passione per l&#039;enduro, la passione per il viaggiare in moto</description>
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		<title>Emozioni balcaniche: dalla Toscana a Sarajevo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 09:33:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il primo report di viaggio di Cecco ed Eminenz ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4650" title="apertura cecco" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/08/apertura-cecco.jpg" alt="apertura cecco" width="755" height="503" /></p>
<h4>PROLOGO</h4>
<p>L&#8217;anno scorso sull&#8217;aereo di  ritorno da Berlino lo dissi: “il prossimo anno in vacanza andiamo in  moto! Mi sono scocciato di partire dal punto A per arrivare al punto B senza vedere tutto quello che sta nel mezzo!”<br />
Naturalmente come sempre tra il dire e il fare c&#8217;è di mezzo il mare e anche quest&#8217;anno per paranoie stupide ho rischiato di ripetere la storia dell&#8217;anno scorso finché tutte le serate passate su google maps e qualche consulenza con alcuni Sporchi hanno portato i loro frutti.<br />
Vado nei Balcani ho pensato&#8230;<br />
Le proposte fatte agli amici a riguardo non hanno riscosso successo, Elena  era un po&#8217; impaurita e considerando che al massimo fin&#8217;ora in due non abbiamo fatto più di 200km gli potevo dare anche ragione.<br />
Vabè, andrò da solo. Programmai un viaggetto che partiva da Bar e risaliva fino all&#8217;Italia ma Elena vedendomi così convinto iniziò a pensarci  seriamente. Dopo qualche giorno mise da parte le sue paure e si propose come compagna di viaggio, io contentissimo accettai e rividi  l&#8217;itinerario in modo da renderlo un po&#8217; più facile.<br />
Traghetto da Ancona a Split passare da Mostar, Sarajevo, Ostrog e costa montenegrina per arrivare a Bar e riprendere via mare la direzione di Ancona.<br />
Una settimana e non troppi chilometri mi sembrano un buon compromesso per il primo viaggio.<br />
Prenotiamo i traghetti, iniziano i preparativi e io sono già eccitatissimo: le serate passate con cartine, guide e il pc davanti per trovare  informazioni saranno indimenticabili&#8230;già stavo viaggiando!</p>
<h4>IL VIAGGIO</h4>
<p>E&#8217; arrivato il 4 agosto, moto stracarica (anche troppo) e via verso Ancona!<br />
Dopo  un viaggio tranquillissimo e senza traffico arriviamo al porto in  larghissimo anticipo ma mi accorgo che alla moto vibra pesantemente il  manubrio a basse velocità, non mi preoccupo più di tanto e cerco di  pensare a una possibile soluzione.<br />
L&#8217;attesa è lunga, facciamo pranzo con delle scatolette portate da casa, un giornalista locale viene a intervistarmi sui pro e contro della segnaletica del porto e conosciamo William, un vespista che dopo essersi girato buona parte del centro-nord d&#8217;Italia è diretto verso Split per poi risalire dalla Croazia e ritornare a Biella dove ha casa.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkGgW9DyvI/AAAAAAAAAF0/OV_MgWumuJs/s640/DSCF2220.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkGhtZJ2HI/AAAAAAAAAGE/bNx-eFSDJME/s640/DSCF2223.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Tra una chiacchera e l&#8217;altra arriva finalmente l&#8217;ora d&#8217;imbarco, ci  avviciniamo al molo e il mitico 3_g passa a fare un salutino, mi ha  fatto molto piacere. Nel mentre Elena fa amicizia con una coppia di Torino anche loro in moto, saranno nel traghetto con noi. Sono simpatici e ci tengono anche compagnia per un po&#8217;: lei a ciabattare con Elena e lui con me a consultare la cartina.<br />
Chiamo Triplo per chiedere un consiglio sulla vibrazione della moto e mi consiglia di ammorbidire il precarico delle forcelle.<br />
Si fa buio e ci conquistiamo un angolino dove dormire, io non proprio  convinto del posto mi metto a studiare la mappa del traghetto per vedere se trovo un posto migliore, mi giro e Elena dorme già, morale della  favola non ho dormito &#8216;na cippa ma ero rilassatissimo e piano piano attendo l&#8217;alba. Esco, approfitto della levataccia per fare due foto al sole che sorge dietro i Balcani, est!</p>
<p><img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUQFuMWFBI/AAAAAAAAAGw/zdnubvEGEk0/s640/DSCF2230.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Usciamo dal traghetto, con calma ci sistemiamo per partire, alleggerisco un po&#8217; il precarico delle forcelle e sgonfio leggermente l&#8217;anteriore. Sembra funzionare, vibra sempre ma molto meno.<br />
Direzione Mostar! Che spettacolo!<br />
Dopo qualche decina di km di autostrada prendiamo una stradina che con un paesaggio un po&#8217; monotono (alberi e sassi) ci porta fino alla frontiera bosniaca.<br />
Io che solo all&#8217;estero mi comporto come se non fossi italiano, mi metto in coda che è lughissima quando mi spunta un benzinaio e mi suggerisce con aria convincente di passare avanti. Gli do retta e arrivo davanti al poliziotto, Elena gli fa vedere i documenti e lui ci fa gesto di passare con un&#8217;aria un po&#8217; schifata, sembrava più un vaccagare che un welcome.<br />
Il traffico bosniaco è lento, i limiti sono  bassi e ogni 10 km c&#8217;è la polizia, ogni tanto spunta qualche shumacher della situazione che fa sorpassi da eroe con coreografiche fumate nere e di solito hanno una golf anni 80.<br />
Il gps ci porta proprio in centro a Mostar e seguendo la direzione che indicava un personaggio bosniaco che saltato fuori dal bar mi viene incontro blaterando in  tedesco, io gli dico che sono italiano e allora comincia a comunicarmi con gesti e suoni. Il tipo ha ragione! Dopo cento metri mi fermo, io faccio la guardia alla moto e Elena va a cercare dove dormire, dopo 10  minuti torna sorridente: ha trovato una camera da una signora, ci fa dormire per 2 notti per 40 euro e abbiamo un bel cancellone per far stare la moto al sicuro. La sensazione che si percepisce è di sicurezza  ma notando come la moto risquotesse successo tra la gente locale mi  sentivo più sicuro con la tenerella al chiuso.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUQGE_s05I/AAAAAAAAAB0/s3Y6JsaS-qw/s640/DSCF2231.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkGi07rCTI/AAAAAAAAADs/psWDoxTrIkY/s640/DSCF2254.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Ci riposiamo un po&#8217; e verso le 15 usciamo a fare i turisti, giriamo  l&#8217;angolo e ci accorgiamo che il ponte vecchio (stari most) è proprio lì a  pochi passi dalla camera.<br />
Mostar è stupenda, tutti quei minareti e il centro storico molto curato pieno di ristorantini, negozi di souvenir e di artigianato locale la rendono davvero unica. Ci sono tanti turisti  di tante nazionalità e anche diversi italiani, molti erano lì per la  vicinanza da Medjugorie.<br />
La scelta di stare anche il giorno seguente ha fatto sì che ci siamo visti tutto quello che c&#8217;era da vedere in tutta tranquillità complice anche il fatto che le cose interessanti da vedere siano tutte concentrate in poco spazio.<br />
Si alternano edifici  ristrutturati con molto gusto ad altri completamente distrutti, ma l&#8217;aria che si respira è quella di un felice borghetto.<br />
Io sono quasi  diventato dipendente da ?evap?i?i e caffé turco. Faccio anche una gaffe chiedendo in un ristorante a gestione musulmana una birra.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUQGVAKEII/AAAAAAAAAB4/47Ak464I52Q/s640/DSCF2237.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUR-bERghI/AAAAAAAAACM/WdiWxMcpKck/s640/DSCF2282.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkJig940lI/AAAAAAAAAEE/8zZyvlESSeY/s640/DSCF2270.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>7 agosto, la tabella di marcia dice Sarajevo. Ricarichiamo la moto e  salutiamo la signora della camera&#8230; gli diamo anche un&#8217;umile mancia, se  la meritava, è sempre stata gentile e affettuosa.<br />
I chilometri sono pochi (130 se non sbaglio), ma il passo lento ci ha fatto mettere un po&#8217; di tempo.<br />
Arrivati in città ci troviamo in uno stradone con tanti semafori, qualcuno, per vedere da vicino la moto, rischia di ammazzarti ma si scorre abbastanza  bene.<br />
Mi fermo, scende Elena, scendo io&#8230; ma Elena dov&#8217;è? Era già partita a cercare un alloggio. Dopo un quarto d&#8217;ora torna, ha trovato  una pensione a 20 euro per notte ma siamo in Piazza dei piccioni e con  posto quasi sicuro per la moto. Anche qui faremo sosta per 2 notti.<br />
Abbiamo anche un minareto sopra la testa e ogni tanto si sentiva il Muezzin che ci ricordava l&#8217;atmosfera che si sentiva fuori: qui l&#8217;influenza  musulmana si sente molto e ne siamo stati piacevolmente avvolti per  tutta la durata del soggiorno.<br />
Ovunque c&#8217;è odore di carne alla brace che a tratti si mischia al fumo proveniente dalle fumerie e degli incensi.<br />
Altri due giorni a turisteggiare e a fare delle gran mangiate.<br />
Sarajevo ha un fascino particolare, anche qui si trovano ovunque i segni lasciati dalla guerra, la biblioteca è uno di questi che ancor di più mette l&#8217;amaro in bocca se si pensa alla sua triste storia.<br />
La gente è piacevolmente animata e se non fosse per queste cicatrici quasi ti dimentichi quello che hanno passato.<br />
Sarajevo mi mancherai.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh3.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUR-0RewuI/AAAAAAAAACQ/KyUW-OrSKj4/s640/DSCF2287.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUSAVH5JII/AAAAAAAAAFc/P8n_X5RMLZg/s640/DSCF2352.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh3.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUR_9L2QqI/AAAAAAAAAFU/zlFiCKlXQWo/s640/DSCF2374.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkM6vENBgI/AAAAAAAAAEk/vUPbwa8p4zU/s640/DSCF2350.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Il 9 agosto sveglia prestissimo, c&#8217;è la tappa più lunga che poi in verità si è quasi raddoppiata.<br />
L&#8217;obbiettivo era quello di arrivare ad Ostrog e fermarsi a dormire se non fosse che arrivati lì ci siamo accorti che a parte il monastero non c&#8217;era un cavolo e quindi abbiamo deciso di continuare fino a Cetinje. É stata una tappa molto intensa ma una volta trovato alloggio e essersi rilassati abbiamo dovuto riconoscere che è stata anche la più bella.<br />
Il traffico di Sarajevo a quell&#8217;ora era tranquillo, abbiamo trovato anche  un pullman dei carabinieri e due fuoristrada degli sminatori segno che  ancora lì c&#8217;è del lavoro.<br />
La strada che porta al confine montenegrino la facciamo con un nebbione assurdo e dopo aver attraversato paeselli che nel mio immaginario mi ricordavano la Russia ci ritroviamo in una stradina strettissima, a tratti asfaltata a tratti sterrata, dove c&#8217;era ogni tipo di animale da fattoria che attraversava, dalle galline ai tori passando per le pecore. In un punto come ponte c&#8217;erano tavole di legno messe alla menopeggio.<br />
Arriviamo alla parte di frontiera bosniaca ci fermano, mi chiedono la carta verde e io mi ricordo che era nel punto più nascosto dei bagagli, il poliziotto vede che inizio a sbaraccare per trovarla e con una pacca sulla spalla mi fa capire che non importa.<br />
Attraversiamo un ponte di ferro con doghe in legno mancanti da brivido giriamo una curva ed eccoti la frontiera montenegrina, qui invece pretendono la carta verde e quindi mi tocca disfare i bagagli.<br />
Welcome in Montenegro! Passiamo e dopo pochi chilometri sembra di essere in paradiso, la nebbia della partenza ormai ce la siamo lasciati alle spalle e ci ritroviamo immersi in una natura spettacolare.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGRJvlZVSpI/AAAAAAAAABg/SVg0vHbMwUs/s640/DSCF2379.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkPQs-p3KI/AAAAAAAAAGc/J-zxg_ck5S4/s640/DSCF2396.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="505" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Cizv2kK_uPw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="505" src="http://www.youtube.com/v/Cizv2kK_uPw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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<p>Piccola sosta caffè e direzione Ostrog. Negli ultimi 10 km prima di arrivare al monastero mi sono fatto la cagata sotto più grande della mia giovane carriera motociclistica: una serpentina strettissima con l&#8217;asfalto spaccato che creava scalini alti 10 cm con un dirupo di non so quante  centinaia di metri senza nessuna protezione, anzi delle volte c&#8217;erano  veri e propri scivoli di cemento. A moto stracarica quando dovevo farmi  da parte per fare spazio alle macchine o i pullman che venivano in senso contrario ho veramente sudato freddo.<br />
Il pensiero di ridover fare quella strada in discesa e sapendo che ancora a Cetinje mancava un bel po&#8217; hanno fatto sì che la sosta al monastero sia stata velocissima, per  entrare dentro c&#8217;era una coda chilometrica e abbiamo rinunciato.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUUZdNa78I/AAAAAAAAACs/K4TOK5sRu9k/s640/DSCF2404.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p><!-- m --></p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUUq7NIyRI/AAAAAAAAAFg/JLYRjhh2RRE/s640/DSCF2410.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Ripartiamo alla volta di Cetinje con un caldo atroce e arrivati ci mettiamo a cercare un posto dove dormire. Chiedendo alla gente sembra che ci sia solo un “Grand Hotel”, non fa al caso nostro e al centro informazioni turistiche ci trovano un appartamentino per 30 euro a notte. Accettiamo! Il proprietario viene a prenderci direttamente lì e ci scorta fino a destinazione.<br />
Arriviamo e noto subito che la moto non passa dalla porticina per arrivare al cortiletto dove dovrebbe passare la notte, smonto borse paramani e bilancieri e con l&#8217;aiuto del tipo ce la faccio a farcela passare.<br />
L&#8217;appartamento è piccolissimo e accogliente e il proprietario è un personaggio troppo divertente, viene a trovarci e ci regala anche delle susine. Fuma una sigaretta dopo un&#8217;altra e tra una chiacchera e un&#8217;altra mi disegna la mappa della costa montenegrina nell&#8217;agenda.<br />
Siamo stanchissimi, usciamo per fare cena e andiamo a letto presto.<br />
Cetinje, che una volta era la capitale del Montenegro è piccola e c&#8217;era  un&#8217;atmosfera calmissima, proprio quello che ci voleva dopo una giornata  così.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGRJGkEjsFI/AAAAAAAAABY/cDLmZe4tdls/s640/DSCF2431.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
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<p>Ormai siamo al 10 agosto, rimonto la moto e partiamo per la costa, malsana idea.<br />
Scendiamo fino a Budva, il paesaggio è splendido ma c&#8217;è un casino assurdo, qualche incrocio è una roulette russa, le macchine ti passano da tutte le parti e ogni 5 chilometri ne fai 15 di coda.<br />
Saliamo fino a Kotor poi riscendiamo a Sveti Stefan dove troviamo un ragazzo italiano su Bmw che faceva un bel giro per i Balcani per poi prendere la direzione di Istanbul.<br />
Altri chilometri di code e arriviamo a Bar che è già pomeriggio.<br />
Bar fa schifo, quindi penso di andare a cercare alloggio a Bar vecchia  (Stari Bar). Il paesino non è un gran che ma sembra più ospitale della  città nuova, solita scena di Elena che scende a cercare un letto ma a  questo giro la vedo tornare seria: c&#8217;è solo un posto dove dormire ed è  una cantina.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh3.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGRJNPRqcjI/AAAAAAAAABc/jTStQKPEqy8/s640/DSCF2440.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><!-- m --></p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUU-fRVNPI/AAAAAAAAAFo/z4D3Krca27M/s640/DSCF2449.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><!-- m --></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="505" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CW5h7RXuHE0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="505" src="http://www.youtube.com/v/CW5h7RXuHE0?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><!-- m --></p>
<p>Riprendiamo per Bar ma ci sono solo strutture che io chiamerei dormitori per turisti serbi.<br />
Sfiniti dal trasferimento traumatico ci accontentiamo e con amarezza diamo 20 euro per uno al gestore.<br />
La sera ceniamo in un ristorantino non male e con personale molto gentile e simpatico per poi andare di corsa a letto.<br />
L&#8217;indomani il simpaticone del proprietario del dormitorio ci viene a bussare alle 8 per farci sloggiare e il traghetto lo abbiamo alle 16.30. Ormai tristi per l&#8217;imminente ritorno a casa ce ne andiamo a coda bassa verso il porto dove, tra un caffè e una passeggiata, passiamo la giornata.<br />
Saliamo nella bettola che ci deve portare fino ad Ancona, per fortuna vengo avvicinato da un biker tedesco (che però era in macchina) che mi fa scorrere un po&#8217; il tempo.<br />
Solita notte in bianco.</p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUVZRelmBI/AAAAAAAAADA/1ErkG8GC7-o/s640/DSCF2460.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><!-- m --></p>
<p><!-- m --><img class="alignnone" src="http://lh3.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGUVaHNx3QI/AAAAAAAAADU/KQcuyZAQCKo/s640/DSCF2462.JPG" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><!-- m --></p>
<p>Lentamente arriva l&#8217;ora di sbarcare, solite manovre per ricaricare la moto e ci accorgiamo che tutti hanno già passato la dogana, hanno chiuso i cancelli e noi siamo chiusi in territorio internazionale.<br />
Usciamo da una uscita di servizio, aspettiamo un poliziotto e si riparte verso casa.<br />
Il viaggio Ancona-Colle l&#8217;ho preso con una certa fretta, avevo sonno ed  ero tutto incriccato per aver dormito in posizioni assurde che non  vedevo l&#8217;ora di arrivare a casa.<br />
La prossima volta almeno al ritorno prendiamo la cuccetta.</p>
<h4>CONCLUSIONI</h4>
<p>Questa cosa, che sembrava cosi difficile fino al momento di fare il passo più  lungo, cioè comprare i biglietti dei traghetti, si è rivelata QUASI una passeggiata; abbiamo fatto tutto con molta calma apprezzando ogni  singolo minuto del viaggio.<br />
E&#8217; stata la nostra prima esperienza a riguardo e la voglia di ripartire si fa sentire già da ora.<br />
Anche il rimorso di non essere stati fuori per qualche giorno in più si fa  sentire, ma al momento della decisione non era facile riuscire a pensare  che tutto potesse andare per il meglio.<br />
La moto è stata un gioiellino e anche stracarica non mi ha dato mai l&#8217;impressione di essere affaticata. In alcune situazioni la sua impostazione enduristica mi ha aiutato molto e il suo consumo onesto mi ha fatto spendere veramente poco per la benzina.<br />
Elena è stata davvero mitica, c&#8217;è stata  un&#8217;ottima sintonia tra di noi. Da subito mi ha aiutato a fare tutte le procedure carica-scarica tipiche del viaggio in moto e addirittura pretendeva di rimettere a posto i bagagli da sola mentre io me ne stavo spaparanzato sul letto. Mi ha anche stupito quando di sua spontanea  volontà ha iniziato a fare foto e video dalla moto in movimento.</p>
<p>Dopo tre anni di patente e dopo uno con un&#8217;endurona ho finalmente smesso di stare solo a sognare guardando i viaggi degli altri e spero che questo report smuova altri possibili viaggiatori.<br />
Le emozioni che da la moto in queste situazioni non le da nessun altro mezzo di trasporto e aggiunge quel pizzico di avventura che rende il viaggio ancora più affascinante.<br />
Basta solo darsi dei limiti magari iniziando con una cosa semplice come ho fatto io.</p>
<p>Vorrei  ringraziare tutti gli Sporchi che direttamente e indirettamente mi  hanno stimolato così tanto da farmi “smuovere”, la gente che ho  conosciuto nel viaggio, i bosniaci  e i montenegrini che ci hanno sempre  fatto sentire a casa (a parte il gestore del dormitorio).</p>
<p>A Fabrizio e Daniela.</p>
<p>Cecco											<span><br />
</span></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 456px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">http://lh6.ggpht.com/_mEoZXtua6no/TGkGgW9DyvI/AAAAAAAAAF0/OV_MgWumuJs/s640/DSCF2220.JPG</div>

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		<title>Cambogia 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moroboschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Cambogia]]></category>

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		<description><![CDATA[Capodanno in Cambogia, il report a puntate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3888" title="capodanno in cambogia in moto" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/cambogiaflagbig.jpg" alt="capodanno in cambogia in moto" width="755" height="300" /></p>
<h4>Prima puntata. Roma &#8211; Phon Penh</h4>
<p><a title="Prima puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-1puntata/" target="_self">Scorrazziamo zizagando sul mappamondo con un<strong> Roma-Pechino-Bangkok-Phon Penh</strong> tutto d’un fiato e senza chiudere occhio.<br />
Appena atterrati, dopo ore di volo, affittiamo al volo due moto e via, verso Siem Reap.</a></p>
<h4>Seconda Puntata. I Templi di Angkor</h4>
<p><a title="seconda puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-2puntata/" target="_self">Qui l’uomo sfida Madre Natura per bellezza e grandezza.<br />
Lei gelosa, invidiosa più che per l’affronto da parte dell’uomo, per il fatto che forse questo vi sia riuscito, si riprende tutto.</a></p>
<h4>Terza puntata. Il Tonle Sap e la campagna.</h4>
<p><a title="Terza puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-3puntata/" target="_self">Lungo le rive del Tonle Sap fino ai villaggi galleggianti.</a></p>
<h4>Quarta puntata. The Last Lost</h4>
<p><a title="Quarta puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-4puntata/" target="_self">Proviamo ad arrivare a Stung Treng, ma davanti c&#8217;è una giungla fittissima.<br />
Il rischio di perdersi è alto, e infatti.</a></p>
<h4>Quinta puntata. Ombre nelle tenebre.</h4>
<p><a title="Quinta puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-5puntata/" target="_self">Gli angeli esistono, e hanno gli occhi a mandorla.</a></p>
<h4>Sesta puntata. The new deal.</h4>
<p><a title="Sesta puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-6puntata/" target="_self">Dalla palafitta, passando per Kampong Thom, costeggiando il Mekong, fino a Kratrie.</a></p>
<h4>Settima puntata. Finalmente nel Ratanakiri.</h4>
<p><a title="Settima puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-7puntata/" target="_self">Da Katrie a Ban Lung, la capitale del Ratanakiri.</a></p>
<h4>Ottava puntata. Inizia il rientro.</h4>
<p><a title="Ottava puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-8puntata/" target="_self">Rientriamo, o almeno, ci proviamo.</a></p>
<h4>Nona. Sihanoukville e Phon Penh.</h4>
<p><a title="Nona puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-9puntata/" target="_self">Un giro sulle splendite spiagge cambogiante, e poi tra mercati e musei della capitale.</a></p>
<h4>Decima. Si ritorna a casa.</h4>
<p><a title="Decima puntata" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/cambogia2010-10puntata/" target="_self">Si ritorna a casa. Ultima puntata e ringraziamenti.</a></p>

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		<title>Oman 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 19:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moroboschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Oman]]></category>

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		<description><![CDATA[La preparazione, il report a puntate di Triplo, i pensieri del Moro e il video di DDDaniela. 
Il nostro viaggio in Oman ed Emirati Arabi 2009.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>All’inferno e ritorno.</h4>
<p><strong><a title="All'inferno e ritorno" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggi/oman-2009-1-puntata/" target="_self">Nice weather, Sauk e Nescafìììì in moto tra Emirati Arabi e Oman.<br />
</a></strong></p>
<p>Il report a puntate di Triplo. Un&#8217;altra fantastica avventura, che ha visto i nostri impegnati tra deserti e montagne, fino alle onde del mar arabico. Passando dai 50 gradi del Rub al Khali ai 22 di Salalah, per concludere con il forno di Dubai.</p>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggi/oman-2009-1-puntata"><img class="alignnone size-full wp-image-2871" title="il report di triplo. oman 2009" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/09/triplo-oman-2009.jpg" alt="il report di triplo. oman 2009" width="625" height="270" /></a></p>
<h4>Un puzzle di miraggi.</h4>
<p><strong><a title="Un puzzle di miraggi" href="http://www.sporcoendurista.it/viaggi/un-puzzle-di-miraggi/" target="_self">Ricordi, foto ed emozioni, pezzi di un puzzle senza soluzione.</a></strong></p>
<p>A prenderli singolarmente, ricordi, foto ed emozioni,<br />
sono pezzi di un puzzle senza soluzione, tasselli diversi, incongruenti, incompatibili<br />
che già da subito si fa fatica ad unirli per iniziare a ricomporre l’immagine di copertina.</p>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggi/un-puzzle-di-miraggi/"><img class="alignnone size-full wp-image-2872" title="moroboschi in oman 2009" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/09/moroboschi-oman-2009.jpg" alt="moroboschi in oman 2009" width="625" height="250" /></a></p>
<h4>Un video di DDDaniela.</h4>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="625" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GjqNgaJvsok&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="625" height="344" src="http://www.youtube.com/v/GjqNgaJvsok&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h4>All&#8217;orizzonte l&#8217; Oman. La preparazione.</h4>
<p><strong><a title="La preparzione al viaggio in Oman" href="../viaggiare/oman-2009/" target="_self">Ma chi diavolo è stato?</a></strong></p>
<p>Proprio dove “la Via della Seta” incrocia “la Via dell’Incenso”, esiste un luogo dove l’Africa, e l’Oriente si toccano. Ecco la preparazione a questo viaggio.</p>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/oman-2009/"><img class="alignnone size-full wp-image-2874" title="preparazione al viaggio in oman 2009" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/09/preparazione-oman-2009.jpg" alt="preparazione al viaggio in oman 2009" width="625" height="250" /></a></p>

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		<title>Turchia 2009</title>
		<link>http://www.sporcoendurista.it/viaggi/turchia2009/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 19:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Danilo e Licia in Turchia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/turchia2009.jpg" alt="turchia2009" title="turchia2009" width="755" height="300" class="alignnone size-full wp-image-3883" /></p>
<h4>Report Turcomanno</h4>
<p>Partecipanti: Danilo, Licia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3451" title="danilopamukkale" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/danilopamukkale.jpg" alt="danilopamukkale" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3449" title="marecirali" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/marecirali.jpg" alt="marecirali" width="625" height="469" /></p>
<p>Mezzo: Honda Transalp XL600V ‘98 viola/grigia<br />
Destinazione: Istanbul, Pamukkale, antica Licia<br />
Periodo: 03/23 luglio 2009<br />
Km percorsi: 4200<br />
Traghetti:  andata Ancona/Igoumenitsa<br />
ritorno Bodrum/Kos Kos/Pireo Patrasso/Ancona</p>
<h4>3 luglio: Maniago/Ancona km 447.</h4>
<p>ore 08.45, eccoci qua! Si parte da <strong>Maniago (PN)</strong> con 45 minuti di ritardo rispetto all’orario deciso ma tant’è: siamo in vacanza&#8230; Meta odierna<strong> Ancona,</strong> per l’imbarco sull’Europa Palace della Minoan Lines. Le previsioni danno qualche acquazzone nella zona di Mestre ma a parte qualche nube c’è sole e caldo, tanto caldo, troooppo caldo ;-) Non abbiamo fretta e quindi scegliamo la direttrice Mestre-Ravenna sulla ss Romea, quindi autostrada da Cesena ad Ancona. La Romea è, stranamente, abbastanza scorrevole. Dopo tre soste tecniche (caffè/benzina/toilette/benzina/panini/caffè) alle 14.30 circa siamo ad Ancona, finalmente bermuda&amp;maglietta!!! Un po’ di coda per ritirare il biglietto ed alle 17.30 ci stacchiamo dalla banchina destinazione Igoumenitsa. Ceniamo al self service della nave e solo dopo cominciamo a cercare un posto dove accamparci per la notte tra materassini coperte cuscini e gente sdraiata in ogni angolo della nave, troppo tardi: i posti migliori sono già intasati e ci tocca stare tra due sedie sotto un faro alogeno che più volte nella notte ho avuto la tentazione di prendere a martellate….</p>
<h4>4 luglio: Igoumenitsa/Kavala km 475.</h4>
<p>ore 06.30 sbarchiamo in terra greca. Fa già caldo, andiamo a rilassarci nella caletta dove ogni volta che sbarchiamo qui cominciano le nostre vacanze. L’abbiamo scoperta per caso e da allora è una tappa obbligata dei nostri viaggi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3619" title="CalettaIgoumenitsa" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/CalettaIgoumenitsa.jpg" alt="CalettaIgoumenitsa" width="625" height="469" /></p>
<p>Dopo una pennichella sul materassino (in nave ho dormito poco) ed un buon bagno ristoratore mi dedico all’ingrassaggio della catena mentre Licia si crogiola al sole. Ok, si parte! Dopo un bel pieno di benzina l’obiettivo ora è fare un po’ di strada verso la Turchia e trovare un alloggio prima di notte, il tutto senza fretta, siamo in vacanza&#8230;. Ci fermiamo per il pranzo a <strong>Ioannina</strong> nella prima taverna appena usciti dall’autostrada (Mussaka polpette verdura &amp; birre tot. 20,00 euro). Si riparte mentre all’orizzonte le montagne che dovremo attraversare non promettono niente di buono, infatti sarà necessario mettere le tue antipioggia per un acquazzone che non dà nessun refrigerio ma rompe solo i maroni&#8230; L’attraversamento autostradale di questa parte di Grecia è, a parte un paio di scorci, abbastanza noioso. Panorama ripetitivo ed autostrada non trafficata al limite del colpo di sonno&#8230; Pausa x caffé freddo a <strong>Salonicco</strong> e dopo un’occhiata alla cartina decidiamo di arrivare a <strong>Kavala</strong> e fermarci lì per la notte. Altro temporale (oggi è la giornata..) ed eccoci a Kavala: cittadina sul mare, molto turistica, alberghi tutti pieni ma recuperiamo una stanza in albergo per 45 euro senza aria condizionata e colazione: sarà il più caro ed il peggiore di tutto il viaggio!!!</p>
<h4>5 luglio: Kavala/Istanbul km 467</h4>
<p>partenza alle 8.00, ci fermiamo ad <strong>Alexandropoli</strong> per la colazione in una deliziosa pasticceria, è domenica e tutte le signore del paese sembra si siano date appuntamento qui, facciamo la fila ma ne vale la pena. Pieno di benza e via, arriviamo al confine dove c’è un po’ di coda ma credevo peggio, poche moto tra cui una compagnia di BMWisti tedeschi smanettoni che fanno un po’ di gimcana. Vista la temperatura ed il sole a picco anch’io mi porto un po’ avanti nella fila. Tra un ufficio e l’altro perderemo non più di un’ora, compreso il cambio della guardia greca con due Euzoni che si fanno tutto il ponte del confine a piedi bloccando il traffico in entrambi i sensi&#8230; Finalmente TURCHIA!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3446" title="CartelloTurchia" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/CartelloTurchia.jpg" alt="CartelloTurchia" width="625" height="469" /></p>
<p>Proseguiamo senza intoppi fino a <strong>Tekirdag</strong>, dopo aver passato la città scendiamo in riva al <strong>Mar di Marmara </strong>per un bagno ristoratore ed un paio di panini conditi dall’ottima birra Efes. Si riparte direzione <strong>Istanbul</strong> e dopo un po’ di km ci becchiamo l’ennesimo temporale con temperatura  tropicale ed ascelle bollite&#8230; Viaggiamo costantemente con l’asfalto che al contatto con l’acqua si è coperto di una schiuma bianca che le macchine sollevano sulla mia visiera… :-(<br />
Decido di proseguire lungo la costa del Marmara senza prendere l’autostrada: ERRORE!! oggi è domenica ed il traffico delle città satellite di Istanbul è infernale. Dopo l’ennesimo zig zag tra le macchine in coda cambio idea. Basta, abbiamo perso già troppo tempo sulla statale, ora saliamo in autostrada. Ora si viaggia bene ed arriviamo all’ultimo casello dove paghiamo il pedaggio, usciamo e….. Dove siamo??? Mi guardo in giro e vedo un motociclista turco fermo che sta telefonando, aspetto che finisca e chiedo lumi: mi dice di seguire l’indicazione <strong>Aksaray</strong> ed una volta arrivato lì chiedere per <strong>Sultanahmet</strong>. Bene! Arrivo in Aksaray square, vedo un’indicazione Topkapi e via&#8230;. in direzione opposta!!! Mi rendo conto che qualcosa non va, chiedo al cameriere di un ristorante il quale ci fa fare retrofront e ricomincia la ricerca. Qui l’esperienza nell’orienteering mi fa fare di testa mia: giù dritto fino a trovare il mare e Kennedy Caddesi, quindi via verso est fino ad un sottopasso della ferrovia, su a sinistra ed ecco l’Hotel Buhara consigliato da Routard. Scegliamo una stanza piccola ma con bagno/doccia privato, ci chiedono 40 euro a notte con colazione (e che colazione: in terrazza con vista sul Bosforo!!), siamo a 200 metri in linea d’aria dalla Moschea Blu&#8230; Presa!!! Scarichiamo la moto, doccia veloce ed alle 16.45 siamo già a gironzolare per la città. Per cena seguiamo i consigli della Routard ed azzecchiamo il posto (ristorante Magnaura) mangiando bene in un bell’ambiente a due passi dall’albergo. (70 lire il conto finale).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3628" title="hotelbuharaistambul" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/hotelbuharaistambul.jpg" alt="hotelbuharaistambul" width="625" height="469" /></p>
<h4>5-6-7 luglio: Istanbul</h4>
<p>Ci siamo fermati solo due giorni e mezzo, è stata una toccata e fuga che sicuramente lascia spazio ad un’altra visita. Tante le cose da vedere, da fare, i sapori e gli odori da gustare. Non descrivo le bellezze e la storia che tutti i manuali e le guide riportano dettagliatamente, dico solo che merita andarci. Noi abbiamo visitato la Moschea Blu, Santa Sofia, il palazzo del Topkapi, il Gran Bazar, il Bazar Egiziano, la New Mosque, abbiamo fatto un giro in battello sul Bosforo, siamo andati un po’ a zonzo senza meta… Insomma:bella!!! La sera prima di partire chiedo il conto all’albergo e con faccia stupita dico: 40 euro a notte??? Ma mi avevate detto 40 lire turche a notte!!! (non era vero ma ci ho provato ;-)…), il ragazzo alla reception si scusa, dice che c’è stato un errore, alla fine propone: troviamoci a metà strada, 30 euro a notte e chiuso l’incidente… Ok, affare fatto!!!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3574" title="istanbulstazioneorientexpress" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/istanbulstazioneorientexpress.jpg" alt="istanbulstazioneorientexpress" width="625" height="469" /></p>
<h4>8 luglio: Istanbul/Kuçukkuyu km 372</h4>
<p>Sorpresa mattutina: un’auto ha parcheggiato proprio davanti alla moto, per uscire devo fare mille manovre sotto ad una impalcatura edile e graffio il parafango davanti… grazie mister testadiminkia!!! Si parte, decidiamo di costeggiare il Mar di Marmara dal lato Nord, direzione <strong>Canakkale</strong>. Dopo <strong>Tekirdag</strong> c’è una bella strada costiera segnata sulla cartina come panoramica, ci consente di saltare un po’ di noiosa statale interna. Bene: via spediti fino a <strong>Kumbag</strong>, dopodichè la strada si inerpica in un parco con tanto di custode e sbarra e…. non è asfaltata!!! Ci godiamo così una trentina di km di sterrata comunque scorrevole, con tratti tra pascoli e viste panoramiche sul mare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3633" title="sterratomardimarmara" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/sterratomardimarmara.jpg" alt="sterratomardimarmara" width="625" height="469" /></p>
<p>Traghettiamo per <strong>Canakkale</strong> da <strong>Eceabat</strong>, c’è un traghetto ogni ora, costo per 2 persone + moto= 8 lire turche. Ci fermiamo sulla strada panoramica a fare qualche foto con <strong>lo stretto dei Dardanelli </strong>sullo sfondo… e già che ci siamo completiamo la sosta con una merenda/cena in un ristorante sulla strada (11 lire per birra+verdure varie). Proseguiamo per <strong>Troia</strong> ma arriviamo alle 18.30, il sito chiude alle 19.00 e non ha senso entrare per vederne solo una piccola parte, è tardi e ripartiamo per trovare un albergo prima che faccia buio. Arriviamo a <strong>Kuçukkuyu</strong> giusto in tempo per fare il bagno al tramonto, poi ci fermiamo all’hotel Hera (30 euro senza colazione), albergo pulito ed elegante. Passiamo la serata in relax nei tavolini che danno sul porto e passeggiando lungo la darsena, bel posto.</p>
<h4>9 luglio: Kuçukkuyu/Ortaklar km 330</h4>
<p>Colazione in un bar attiguo all’albergo (4 lire) e poi partiamo per le rovine di <strong>Pergamo</strong>. Fa caldo e mi fermo spesso per bere, arriviamo alle rovine e finiamo la visita che è mezzogiorno e mezzo!!! Proseguiamo in direzione Ku?adasi dove vogliamo prenotare il rientro in traghetto verso la Grecia. A sud di <strong>Izmir</strong> ci fermiamo in un burger king lungo l’autostrada per pranzare e cercare un po’ di refrigerio… il caldo è feroce. Giunti al porto di Ku?adasi troviamo un’agenzia dove l’impiegata molto disponibile ci spiega che da lì il 21 luglio non è possibile traghettare con la moto, volendo c’è un traghetto da Cesme o da Bodrum ma non si possono prenotare più di una settimana in anticipo…. La ringraziamo e ci avviamo alla ricerca di una spiaggia tranquilla per ritemprarci e magari fermarsi per la notte. Errore: Ku?adasi è un posto paragonabile a Rimini, solo a <strong>Bodrum</strong> troveremo più casino… Una decina di km più a sud facciamo il bagno e stiamo un po’ in spiaggia, il posto non ci piace e decidiamo quindi di avviarci sulla via di Pamukkale. Ci fermiamo a sera nell’unico Hotel di Ortaklar (40 lire senza colazione), ceniamo nel ristorante attiguo dove faremo anche colazione domattina (cena 14 lire, colazione 3 lire). Posto tranquillo, albergo decoroso e pulito. La particolarità del ristorante è che tutti quelli che si fermano a cenare si ritrovano con il lavaggio auto compreso: c’è un solerte ragazzotto che aspetta poi i clienti all’uscita con un sorriso a 32 karati in attesa della giusta mancia….</p>
<h4>10 luglio: Ortaklar/Pamukkale km 171</h4>
<p>Sveglia alle 8.00, colazione e via. Siamo a <strong>Pamukkale</strong> prima di mezzogiorno, troviamo sistemazione all’Hotel Pamukkale, proprio sotto alla “collina bianca” che ho sempre sognato di vedere… Siamo stanchi per cui dopo una bella doccia pranziamo in Hotel e ci concediamo un po’ di relax in piscina. Verso le 16.30 ci avviamo per la visita alle terme ed alle rovine di Hierapolis. Il sito per la parte delle rovine ci è piaciuto, sono restato in parte deluso dalla parte naturale: nelle foto pubblicitarie ho sempre visto gente a bagno nelle pozze naturali calcaree ma…. non è più possibile perché l’acqua che sgorga dalla sorgente termale è stata deviata per altri scopi (piscine degli alberghi) così le pozze sono asciutte.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3573" title="pamukkale" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/pamukkale.jpg" alt="pamukkale" width="625" height="469" /></p>
<p>Rientriamo in albergo e mentre Licia approfitta della piscina io tiro ed ingrasso la catena. Purtroppo c’è una maglia grippata che fa casino, l’importante è che non ci lasci a piedi…  Ceniamo in albergo dove ci siamo trovati veramente bene, grazie alla gentilezza della Signora che fa tutto, dalle pulizie alla cucina, e parla anche un po’ di italiano. Camera doppia con aria condizionata e colazione 45 lire, pranzo cena e lavaggio biancheria 80lire.</p>
<h4>11 luglio: Pamukkale/çirali km 395</h4>
<p>Oggi partiamo per la Licia! Direzione <strong>Antalya</strong>, viaggiamo nell’interno lungo una strada che a tratti riserva degli scorci veramente interessanti, montagna con vegetazione particolare molto bella da vedere, ci fermiamo lungo la strada e Licia scatta un po’ di foto mentre io mi imbosco sotto l’unico alberello a bordostrada per ripararmi dal calore del sole e bere acqua a garganella.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3631" title="direzioneAntalya" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/direzioneAntalya.jpg" alt="direzioneAntalya" width="625" height="469" /></p>
<p>Anche oggi, nonostante si attraversi una zona montuosa, fa caldo ed è molto umido. Poco dopo sosta benzina: il benzinaio, senza parlare neanche una parola di inglese, ci invita a sederci e bere il suo çay. Accettiamo di buon grado e gli offriamo dei biscotti che assaggia volentieri. Non sarà l’unica volta e troveremo ancora persone semplici ed ospitali lungo il viaggio. Proseguiamo verso sud-ovest, passiamo Antalya senza fermarci e facciamo tappa in un paesino sulla costa, pranzo in una piccola trattoria sulla strada (polpette riso verdure efes e nescafè 15,00 lire) e via verso la meta di oggi. Giunti a çirali cerchiamo alloggio in una delle pensioni consigliate dalla Routard, i prezzi nelle prime due sono alti (100 e 150 lire a notte con colazione) ed alla fine ci fermiamo nella meno cara, la Blue Paradise Pension.<br />
<a title="http://www.blueparadisecirali.com/index.html" href="http://www.blueparadisecirali.com/index.html" target="_blank"> http://www.blueparadisecirali.com/index.html</a><br />
Prendiamo una camera (grande, 4 posti letto) con bagno a 60 lire a notte compresa la colazione. Le camere sono immerse in un giardino veramente bello curato da Mehmet, il proprietario, che insieme ai figli ed alla moglie gestisce questo splendido posto. Niente da dire, il nome è veramente azzeccato!!!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3613" title="ciraliblueparadisepension" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/ciraliblueparadisepension.jpg" alt="ciraliblueparadisepension" width="625" height="469" /></p>
<h4>12/13/14 luglio:  Cirali e dintorni</h4>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3614" title="spiaggiacirali" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/spiaggiacirali.jpg" alt="spiaggiacirali" width="625" height="469" /></p>
<p>Finalmente relax! Ci fermiamo per tre giorni di mare in questo angolo di paradiso, la spiaggia è a 100 metri dalla camera, l’acqua è stupenda, la moglie di Mehmet cucina da Dio!! Ogni mattina a colazione almeno due tipi di marmellata diversa sempre fatta in casa…. Che bontà!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3615" title="Colazioneblueparadise" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/Colazioneblueparadise.jpg" alt="Colazioneblueparadise" width="625" height="469" /></p>
<p>Da qui ci muoviamo per visitare i siti a un tiro di schioppo: <strong>Olympos</strong> (da evitare la domenica), <strong>Adrasan</strong> (stupenda località nella baia subito a sud di cirali, poco sfruttata dal turismo), le <strong>Chimerae</strong> (fenomeno naturale di fuochi spontanei dovuti a gas che fuoriesce dal terreno sulla montagna appena sopra cirali, consigliato andarci di sera con scarpe da ginnastica. Si arriva fino al parcheggio sotto la montagna per poi salire a piedi. Ingresso alla salita 3 lire a testa. Spettacolo!!)</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3608" title="olimpos-treehouses" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/olimpos-treehouses.jpg" alt="olimpos-treehouses" width="625" height="469" /></p>
<h4>15 luglio: Cirali/Uçagiz km 92</h4>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3616" title="albacirali" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/albacirali.jpg" alt="albacirali" width="625" height="469" /></p>
<p>A malincuore lasciamo <strong>Cirali</strong> con l’intenzione di tornarci ancora, partiamo in direzione ovest, si sale perché la zona qui è montuosa e la strada principale entra un po’ all’interno. Lungo la strada si possono vedere in alto sulle pareti rocciose alcune tombe Licie appartenenti a necropoli meno note e non segnalate dalle guide. Giunti all’imboccatura della <strong>valle di Finike</strong> restiamo colpiti dal colore della vallata sotto di noi: è bianca! Scendendo ed avvicinandoci capiamo il perché: è una zona totalmente dedita alla coltivazione in serra e quello che si vede dall’alto arrivando è appunto la bianca distesa delle serre coperte da teli di nylon che si estendono a vista d’occhio. Passiamo Finike, ora la strada si snoda lungo la costa regalando degli scorci da cartolina. Arriviamo a <strong>Uçagiz</strong>, scendiamo fino al piccolo piazzale sul porto, qui prendiamo a destra una stradina (l’unica) che finisce proprio di fronte all’ultima pensione del paese, pension Babaveli, che dà direttamente sul mare. Prendiamo una stanza con bagno ed aria condizionata a 60 lire e mentre stiamo ancora scaricando i bagagli dalla moto un tipo ci chiede se vogliamo noleggiare una barca per la giornata intera al costo di 100 lire. Fare la gita sui barconi comuni costa 25 lire a testa per due ore mentre il marinaio ottomano ci prospetta l’intera giornata a disposizione: trattiamo un po’ ed alla fine la prendiamo per 80 lire. Si parte alla volta di <strong>Kekova</strong>, appena fuori dalla baia di Uçagiz c’è un paesino raggiungibile solo dal mare, dove c’è la tomba Licia semisommersa che campeggia su tutte le cartoline della zona, ci passiamo davanti poi arriviamo all’isola di Kekova con le rovine sommerse, bagno in una caletta e rientro ad Uçagiz per pranzo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" title="inbarcaUcagiz" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/inbarcaUcagiz.jpg" alt="inbarcaUcagiz" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3635" title="inbarca" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/inbarca.jpg" alt="inbarca" width="625" height="469" /></p>
<p>Capitan Nostromo ci aspetta in porto mentre pranziamo al ristorante, verso le 16.00 torniamo fuori, andiamo a fare il bagno nel paesino visto al mattino con l’intenzione di raggiungere la tomba a nuoto ma il fondale è basso, non si riesce a nuotare ed è pieno di ricci, Rinunciamo e ci dirigiamo verso un’altra caletta dell’isola di Kekova. Altro bagno e a malincuore rientriamo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3565" title="kekova" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/kekova.jpg" alt="kekova" width="625" height="469" /></p>
<p>Dopo una bella doccia proviamo un altro ristorante sempre sul molo, interessante perché ha un buffet self service e con 10 lire ci si può servire a piacimento senza limiti. Prima di andare a nanna ci colleghiamo a internet da un bar posto all’ingresso del paese e prenotiamo il rientro via nave dall’<strong>isola di Kos (Grecia) al Pireo</strong> per la sera del 21: le ferie stanno finendo ? !!!</p>
<h4>16 luglio: Uçagiz/Myra/Kas/Gelemis (Patara) km 126</h4>
<p>Dopo un’abbondante colazione sulla terrazza della pensione compriamo qualche braccialetto ed un paio di parei dalla signora che gestisce la pension e che fa questi lavoretti per arrotondare, così siamo a posto con i regalini da portare  casa. Prima destinazione della giornata è <strong>la necropoli di Myra</strong> che si trova a <strong>Demre</strong>, torniamo indietro sulla strada di ieri per una decina di kilometri ed arriviamo all’ingresso delle rovine. Parcheggiamo la moto dietro ad un chiosco di bibite gestito da un ragazzo che con sguardo ammirato ci dice “Honda Transalp the best”…? dopo la visita compreremo lì un paio di bottiglie d’acqua… Le rovine sono molto belle, penso siano le più imponenti in questo genere e meritano il prezzo del biglietto. Dopo due spremute d’arancia a testa (anche oggi fa caldo…) partiamo per <strong>Patara</strong>, nostra destinazione finale per oggi, passando per <strong>Kas</strong>. Bellissimo il panorama che si vede arrivando dall’alto sulla penisola di Kas e sulle ultime isole greche, proprio di fronte a Kas c’è <strong>Castellorizzo</strong>, l’isola dove hanno girato il film Mediterraneo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3552" title="castellorizzo1" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/castellorizzo1.jpg" alt="castellorizzo1" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3554" title="castellorizzo2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/castellorizzo21.jpg" alt="castellorizzo2" width="625" height="469" /></p>
<p>Scendiamo in paese e ci fermiamo a pranzo in una trattoria/pizzeria che dà sul mare vicino alla stazione degli autobus (autobus per modo di dire, qui la dimensione standard degli autobus è quella di un furgone Ducato, nemmeno granvolume). Ben rifocillati decidiamo di fare il giro della penisola, arriviamo fino in fondo per poi tornare indietro e fermarci per bagno e pennichella nel punto più stretto, dove il mare lascia giusto lo spazio per la strada ed un paio di spiaggette con un’acqua limpidissima frequentate da gente del luogo e pochi turisti (c’è un’Africa Twin targata Ancona ma del proprietario non c’è traccia…). Ripartiamo lungo una strada sinuosa che si snoda lungo la costa, un tratto veramente bello dove ci sono delle spiagge che invogliano ad altre soste. Arriviamo a Patara (sulla cartina è indicato il nome Gelemis ma a me piace di più il nome antico che è anche il nome della spiaggia) e ci piazziamo al Delfin hotel, dove ci offrono una camera doppia con aria condizionata e colazione a 60 lire a notte (volendo risparmiare qualcosa lo stesso proprietario gestisce la pensione St.Nicholas a 400 metri dall’Hotel dove la doppia costa 40 lire). Dopo una mega doccia ed un’ora di “ammollo” nella piscina dell’Hotello andiamo a cena al ristorante St. Nicholas dell’omonima pensione (cucina senza infamia e senza lode, 36,00 lire).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3561" title="pataratramonto" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/pataratramonto.jpg" alt="pataratramonto" width="625" height="469" /></p>
<h4>16-17-18 luglio: Patara e dintorni</h4>
<p>Colazione in Hotel, via verso la spiaggia e le rovine. In pratica il sito archeologico si trova subito dietro alle dune che delimitano la spiaggia. Questa ha un unico accesso nel punto più ad est e si estende verso ovest per 15 km. Per accedere a spiaggia e rovine si paga un biglietto unico (5 lire a testa).</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3563" title="patararovine" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/patararovine.jpg" alt="patararovine" width="625" height="469" /></p>
<p>Se si vuole andare in spiaggia più volte (noi ci siamo fermati tre giorni), bisogna essere residenti a Patara ed avvisare subito il guardiano che provvederà a convalidare il biglietto rendendolo valido per una settimana, altrimenti si  paga ogni volta. Le rovine sono interessanti e relativamente “giovani” come scoperta, infatti gli archeologi stanno lavorando per portare alla luce molti reperti che sono ancora nascosti dalla sabbia. Si può girare con la moto tra uno scavo e l’altro, bello il teatro e le terme romane. Varie tombe licie sono sparse tra le dune. La spiaggia è sfruttata dal turismo e un po’ affollata nella parte iniziale. Ci hanno colpito le donne in “burkini”, il nuovo bikini-burka con cui fanno il bagno e prendono(sigh) il sole le donne musulmane…</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3557" title="burkiniOludenyz" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/burkiniOludenyz.jpg" alt="burkiniOludenyz" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3558" title="ancoraburkini" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/ancoraburkini.jpg" alt="ancoraburkini" width="625" height="469" /></p>
<p>pomeriggio in piscina, alle 17.00 scopriamo la piacevole usanza di offrire agli ospiti dell’hotel cay e torta fatta in casa dalla moglie del proprietario :-P . Nei giorni successivi, facendo base a Patara abbiamo visitato le rovine di Xanthos e Letoon. Xanthos: antica capitale della Licia, domina dalla collina la cittadina di <strong>Kinik</strong> e la valle del <strong>fiume Xanthos</strong>, anche questa disseminata di serre. Indubbiamente il sito più esteso tra quelli da noi visitati, da vedere. <strong>Letoon</strong>: ingresso troppo costoso per quello che attualmente offre. Ci sono solo le rovine di tre templi, Apollo Artemide e Leto, nemmeno ben conservate…</p>
<h4>19 luglio: Patara/Olüdeniz/Dalyan km 116</h4>
<p>Di buon mattino si parte per <strong>Dalyan</strong>, in programma abbiamo anche un passaggio ad <strong>Olüdeniz</strong>, descritta come una delle spiagge più belle della Turchia. Arrivati in zona ad un semaforo ci affianca un motociclista su BMWmilleddue. Sorriso, solito “where are you from?”  e dopo aver detto che viene da istambul riparte…. col rosso!!!  O_O  Ed era pure senza targa….. resto basito, appena arriva il più rassicurante verde parto anch’io, si vede che qui usano così. Siamo vicini alla meta, il traffico si intensifica, si vede la spiaggia: è bella anche se più sfruttata dal turismo di massa rispetto alle precedenti da noi frequentate. Si paga un ingresso che comprende il parcheggio della moto. La spiaggia ha una forma a penisola e racchiude una laguna interna detta “Blue lagoon”, dopo aver visto il colore dell’acqua io e Licia l’abbiamo ribattezzata “Brown lagoon”, il che è tutto dire…..La parte verso il mare aperto è bella, il settore centrale è abbastanza vivibile mentre la zona di  punta è  più “riminizzata”. Ce la prendiamo comoda tanto Dalyan è vicina e stiamo in spiaggia fino a pomeriggio inoltrato, pranzo in uno dei ristobar della spiaggia a 19,00 lire e tanti bagni. Arriviamo prima di sera a Dalyan, cerchiamo e troviamo il <a title="Myramotel" href="http://www.myramotel.com/" target="_blank"><strong>Myramotel</strong></a> che era descritto da Triplo nel report del suo viaggio in Iran dello scorso anno, e qui abbiamo la brutta sorpresa di trovarlo chiuso: Javid, il proprietario, è ancora convalescente per i postumi di una caduta in moto (è stato investito da un automobilista che poi se l’è data a gambe), quindi quest’anno non ha aperto al pubblico perché non può lavorare. Appena gli parlo degli sporchi che sono passati da lui l’anno scorso però insiste affinchè ci fermiamo ospiti da lui per la notte (you are friend of my friends, so, you are my friend…). Ci sistema in una stanza e facciamo conoscenza di un motociclista di Istanbul (avevo visto la BMW800 parcheggiata), anche lui ospite di Javid. Non gli ho chiesto per delicatezza se anche la BMW turca ha fatto tutti i richiami per la sua cavalcatura… ? L’hotel si trova su un ansa del fiume proprio di fronte alla <strong>necropoli di Kaunos</strong>, notevole! Facciamo il bagno in pratica nel cortile dell’hotel, ceniamo in un ristorante vicino (salasso: 115 lire!!!) e dopo cena stiamo a chiaccherare con loro con la vista della necropoli illuminata giusto davanti a noi accompagnata da alcune splendide stelle cadenti fuori stagione.</p>
<h4>20 luglio: Dalyan/Bodrum km 172</h4>
<p>Il programma prevedeva che da Dalyan ci recassimo a <strong>Bodrum</strong> via Mugla, seguendo la strada all’interno. Su consiglio di Javid invece ci dirigiamo verso la penisola di Datça con l’intento di fare un giro a <strong>Kiz Kumu, Selimiye e Bozburum</strong>, poi arrivare sulla punta estrema della penisola e pernottare sul mare traghettando domattina per Bodrum. Direzione Marmaris quindi, passiamo la città e troviamo il mare, anche qui veramente bello, ci sono un sacco di calette con un’acqua blu pulitissima. Fa caldissimo e decidiamo per lo stop immediato per un tuffo refrigerante in acqua, sulla strada passano gruppi di Land Rover scoperte cariche di turisti e con lo stereo a palla che in fila indiana portano questi pirla in giro per pranzo (??). Troviamo anche noi una bettola lungo la strada, ottima cucina e pochi soldi (16 lire) per un pranzo onesto. Proseguiamo verso <strong>Datça</strong> e la strada cambia, è bella, asfaltata bene, si inerpica sulla montagna che divide il mare in un susseguirsi di curve divertenti, con scorci e panorami veramente belli. Un po’ fastidioso il vento che, mi dicono, qui imperversa tutto l’anno. Prima di andare a cercare da dormire sulla punta della penisola mi viene l’idea di verificare gli orari dei traghetti per Bodrum di domattina: con dispiacere apprendiamo che il primo che parte (09.30) arriva a Bodrum tardi e non ci consentirebbe di prendere quello che va all’isola greca di Kos (da Bodrum alle 10.00)! A malincuore ci vediamo costretti a salire sull’ultimo della giornata (17.30), che ci porta a Bodrum in 1h e mezza di traversata con vento fortissimo e mare mosso. Pazienza, segnamo la penisola come una delle mete per l’anno prossimo. A Bodrum le pensioni consigliate dalla Routard sono già piene, giriamo un’ora e mezza senza trovare posto finchè ci rassegnamo a prendere una camera all’Hotel Albatros (50 lire senza colazione) che dà sul porto e su una serie di bar con musica a palla fino alle 3 del mattino….per fortuna che ho il sonno pesante!!!! Ceniamo sul porto nel ristorante che si trova proprio alla fine della passeggiata appena dopo il cancello della dogana che faremo domattina per andare in Grecia. Deludente e caro (66 lire) . Andiamo a dormire con la sensazione triste che la vacanza è finita nel posto peggiore, cioè una città sul mare ormai divenuta meta di turismo di massa che non ha lo spirito che si trova nei paesi più isolati lungo la costa.</p>
<h4>21 luglio: Bodrum/Kos &#8211; Kos/Pireo</h4>
<p>Sveglia per caricare la moto e ci avviamo mestamente alla dogana. Ci restano solo 3 lire, le usiamo per due cay che sorseggiamo in attesa dell’espletamento delle pratiche per uscire dalla Turchia (un’ora circa). Il traghetto è piccolo e non mi fanno caricare la moto fino a che non sono saliti tutti i passeggeri.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3622" title="imbarcobodrum" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/imbarcobodrum.jpg" alt="imbarcobodrum" width="625" height="469" /></p>
<p>C’è mare un po’ mosso e mezz’oretta dopo la partenza viene a cercarmi un motociclista di Bologna, conosciuto durante l’attesa per l’imbarco, preoccupato per il rollio del traghetto che fa danzare pericolosamente le moto sul cavalletto laterale. Trascorro così il resto della traversata in piedi accanto a Lisa che effettivamente un paio di volte raggiunge il limite del ribaltamento. Arriviamo a Kos! Dogana anche qui, ci fanno passare due uffici ma sono abbastanza veloci. Il traghetto per il Pireo parte stasera alle 21.00, abbiamo tutta la giornata per farci un giro e dare un’occhiata all’isola. Facciamo bankomat in euro, colazione e via direzione <strong>Tigaki</strong>. Ci fermiamo sulla spiaggia per un bagno fra le onde di un mare piuttosto mosso, quindi ci spariamo un’insalata greca in una delle innumerevoli taverne disseminate lungo il viale principale… come? criterio per la scelta del locale? Semplice, l’unico che aveva di fronte un albero per mettere all’ombra la moto!!! ;-) Ci dirigiamo verso Nord lungo una strada che costeggia il mare. Arrivati a <strong>Mastichari</strong> decidiamo di attraversare l’isola in direzione sud per vedere l’altro versante, quello che dà proprio sulla penisola di Datça. Scendiamo a <strong>Kardamena</strong> e ci fermiamo anche qui sulla spiaggia. C’è una mare splendido, calmo e trasparente. Si sta benissimo e non ci spostiamo più fino all’ora di recarci in porto per prendere il traghetto. Questo arriva con una mezz’ora di ritardo sull’orario previsto e ne approfittiamo per fare un po’ di spesa per non rimpinguare le casse del ristorante della nave. Ci imbarchiamo e salutiamo da qui la costa della Turchia che è proprio di fronte: arrivederci all’anno prossimo!!!</p>
<h4>22 luglio: Pireo/Patrasso km 237</h4>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3568" title="pireoall'alba" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/pireoallalba1.jpg" alt="pireoall'alba" width="625" height="469" /></p>
<p>Sbarchiamo al Pireo alle 6.00 del mattino, tiriamo via dritti fino a <strong>Corinto</strong>, dove usciamo dall’autostrada per fare colazione. Da qui proseguiamo lungo la costa fino ad un paese dove una spiaggia di sassi piatti e ben modellati con alcuni alberi ombreggianti ci invita ad una pennichella ristoratrice (in traghetto non abbiamo dormito granchè). Un po’ di relax, un paio di bagni, una lavatina alla moto sotto la doccia e poi si riparte, destinazione…..taverna!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3625" title="tavernasulmare-grecia" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/tavernasulmare-grecia.jpg" alt="tavernasulmare-grecia" width="625" height="469" /></p>
<p>Ultima insalata greca della vacanza condita da due ottime birre ed un caffè freddo, si riparte ad andatura da bradipo  visto che <strong>Patrasso</strong> è vicina e non abbiamo fretta. Arriviamo in anticipo, facciamo i biglietti e riusciamo a saltare l’ingresso al porto (complice una segnaletica un po’ imprecisa), ci facciamo un buon quarto d’ora di giretti cercando di entrare dal cancello giusto. Eccoci, finalmente ci imbarchiamo e prendiamo possesso della cabina che ci accompagnerà ad Ancona. Partenza in orario, gironzoliamo per la nave fino all’ora di cena, quindi self service e poi tutti a nanna!</p>
<h4>23 luglio: Ancona/Casa km 448</h4>
<p>Arriviamo in porto in perfetto orario, scendiamo dalla nave e ci accoglie un caldo afoso che dà fastidio più che in Grecia. La strada è la stessa salvo una c****o di deviazione che ci fa fare un giro stranissimo per prendere l’autostrada, via dritti fino all’uscita di Cesena Nord dove ci attende il nostro solito chiosco delle piadine per l’immancabile merenda/cena, quindi su per la Romea e poi l’ultimo pezzo di autostrada Mestre/Pordenone tutto a 140/150kmh perché ormai siamo arrivati! Ore 20.00, metto la moto sul cavalletto e penso… ciao Turchia, ci manchi già…</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3549" title="Arrivatiacasa" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2010/01/Arrivatiacasa.jpg" alt="Arrivatiacasa" width="625" height="391" /></p>
<p>Batarista</p>

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		<title>Iran 2008</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 23:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[La Regina di Saba, Aladino e Ali Baba da Roma a Persepolis.
Report tragi-comico di un viaggio in moto in Iran.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3893" title="iranflagbig" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/07/iranflagbig.jpg" alt="iranflagbig" width="755" height="300" /></p>
<h4>Le prime parole del Moro</h4>
<p>Undicimila km e più di un mese in viaggio<br />
eppure mi sembra di esser stato fermo, immobile.</p>
<p>Seduto comodamente in sella, a guardarmi paesaggi che squarciano orizzonti lontanissimi.<br />
<a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-2008-moro/">contina al leggere &gt;&gt;&gt;</a></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3896" title="il report di triplo" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/07/reportirantriolo.jpg" alt="il report di triplo" width="755" height="300" /></p>
<h4>Il report a puntate di Triplo. Prologo &#8211; Epilogo.</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-prologo/" target="_self">Teheran, 12 Settembre 1387 (2008)</a></p>
<h4>Prima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-1/" target="_self">Sabato, 09 agosto: Roma – Brindisi</a></p>
<h4>Seconda puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-2-puntata/" target="_self">11 Agosto: Cesme – Kula (240 km)<br />
12 Agosto: Kula – Yozgat (671 km)<br />
13 Agosto: Yozgat – Tercan (565 km)</a></p>
<h4>Terza puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-3-puntata/">14 Agosto: Tercan (TR) – Maku (IR) (425 km)</a></p>
<h4>Quarta puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-4-puntata/">15 Agosto Maku – Kandovan – Miandoab</a></p>
<h4>Quinta puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-5-puntata/">16 Agosto: Miandoab – Takht-e Soleiman &#8211; Hamadan</a></p>
<h4>Sesta puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-6-puntata/">17 Agosto Hamadan – Esfahan</a></p>
<h4>Settima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-7-puntata/">18 Agosto Esfahan</a></p>
<h4>Ottava puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-8-puntata/">19 Agosto Esfahan – Pasargade – Shiraz</a></p>
<h4>Nona puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-9-puntata/">20 Agosto – Persepoli</a></p>
<h4>Decima puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-10-puntata/">21 Agosto – Shiraz</a></p>
<h4>Undicesima puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-11-puntata/">22 Agosto Shiraz – Yazd (442 km)</a></p>
<h4>Dodicesima puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-12-puntata/">23 Agosto Yazd – Chak-Chak – Yazd (140 km)</a></p>
<h4>Tredicesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-13-puntata/">24 Agosto Yazd &#8211; Abyaneh &#8211; Kashan</a></p>
<h4>Quattordicesima puntata</h4>
<p><a href="../viaggi/iran-in-moto-14-puntata/">25 Agosto Kashan-Qom-Teheran-Qazvin</a></p>
<h4>Quindicesima puntata</h4>
<p><a href="../wp-content/uploads/2009/07/iran-in-moto-15-h.jpg" rel="lightbox[844]">26 agosto Qazvin – Rasht – Masuleh &#8211; La Tenda Rossa (N37 40 52.6 E48 28 41.0)</a></p>
<h4>Sedicesima puntata</h4>
<p><a href="../viaggiare/iran-in-moto-16-puntata/">27 agosto La Tenda Rossa &#8211; Orumiyeh</a></p>
<h4>Diciasettesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-17-puntata/">28 Agosto Orumiyeh (IR) – Van (TR)</a></p>
<h4>Diciottesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-18-puntata/">29 Agosto: Van &#8211; Tatvan – Nemrut – Diyarbakir (km 557)</a></p>
<h4>Diciannovesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-19-puntata/">30 Agosto: Diyarbakir – Katha (Parco Nazionale del Nemrut Dagi)</a></p>
<h4>Ventesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-20-puntata/">31 Agosto – 01 Settembre: Katha – Silifke (598 km)</a></p>
<h4>Ventunesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-21-puntata/"> 02 Settembre – 04 Settembre: Silifke – Kas (580 km)</a></p>
<h4>Ventiduesima puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-22-puntata/">5 Settembre: Kas &#8211; Daylan</a></p>
<h4>Ventitreesima  puntata</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-23-puntata/">06 / 08 Settembre: Daylan – Spiaggia di Altinkum (Cesme)<br />
09 / 10 Settembre: Cesme – Mar Mediterraneo Orientale &#8211; Brindisi – Roma</a></p>
<h4>Epilogo e Ringraziamenti</h4>
<p><a href="http://www.sporcoendurista.it/viaggiare/iran-in-moto-epilogo-e-ringraziamenti/">Epilogo e ringraziamenti.</a></p>

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		<title>Tunisia 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 18:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moroboschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[4 giorni di ferie, pochi, pochissimi per partire. 4 giorni di ferie, che comunque mi vengono concessi solo all'ultimo minuto.
Una telefonata a Fede: che famo? 'ndo annamo? Tunisia? Ok!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tunisia last minute</p>
<p>4 giorni di ferie, pochi, pochissimi per partire.<br />
4 giorni di ferie, che comunque mi vengono concessi solo all&#8217;ultimo minuto.<br />
Una telefonata a Fede: che famo? &#8216;ndo annamo? Tunisia? Ok!</p>
<p>In meno di un attimo prepariamo il bagagliame (ridotto all&#8217;osso), comperiamo i biglietti <strong>Civitavecchia-Tunisi</strong> per l&#8217;andata e per il ritorno Tunisi-Salerno al prezzo di 230e con la Grimaldi.<br />
Recuperiamo un po&#8217; di info grazie ad amici e internet (un grazie speciale va a <a href="http://www.sahara.it" target="_blank">sahara.it</a>) e via, si parte.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-1.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Salutiamo Roma supertrafficatissima e superindaffaratissima nelle ultime ore che precedono il cenone di natale e senza sosta ci beviamo Roma-Civitavecchia tutti imbacuccati, il freddo punge.<br />
Arrivati al porto consumiamo il nostro di cenone: un kebab, qualche fritto misto e birra.<br />
Ultimo brindisi al nostro viaggetto e poi all&#8217;imbarco dove ci dicono: &#8220;<em>ammazza, 800 tunisini e 2 italiani, Auguri!</em>&#8221;<br />
Solo dopo afferro quello strano tono con cui gli addetti all&#8217;imbarco c&#8217;hanno fatto gli auguri.<br />
A bordo è un inferno:<br />
sacchi a pelo, coperte, lettini volanti, cartoni, a occupare ogni centimetro quadro.<br />
bambini che urlano, donne che cialano, uomini che chicchierano, e lo speaker che gracchia dall&#8217;altoparlante.<br />
puzze di piedi, ascelle e fiatelle speziate a rubare ogni molecola d&#8217;aria.<br />
Vabbè&#8230; ci adattiamo, i nostri stivali da enduro non sono da meno e con eruttazioni e flatulenze (scritte così sembra che puzzino di meno, ma non è così) riusciamo a ritagliarci un po&#8217; di spazio.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-2.jpg" alt="" /></p>
<h4>Il 25 dicembre, Natale!</h4>
<p>Sbarchiamo, la classica caciara del controllo passaporti e della compilazione moduli ci porta via una mezz&#8217;oretta. Facciamo il pieno alle moto, saltiamo in sella e puntiamo a <strong>Sud</strong>. Il buio e il freddo ci fermano a <strong>Sousse</strong>.<br />
Chiediamo indicazioni: albergo? hotel?<br />
Ci indicano una strada, la imbocchiamo e in meno di 10 metri si trasforma in un budello contorto di vicoli, viuzze, incroci, rampe di scale&#8230; svoltiamo a destra, poi a sinistra, sembra che qui ci siamo già passati, no forse, ma&#8230; ok, ci siamo persi.<br />
Ma il dramma è che siamo in piena medina.<br />
A culo ne veniamo fuori, proprio dal lato della moschea dove riusciamo a trovare un confortevole albergo.<br />
Parcheggiamo le moto nella hall, e usciamo in cerca di cibo. Un giro per apprezzare la bellezza del centro di Sousse e poi a nanna.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-3.jpg" alt="" width="600" height="700" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-4.jpg" alt="" width="600" height="600" /></p>
<h4>Il 26 dicembre.</h4>
<p>Tuttasfalto fino a <strong>Tataouine</strong> dove cerchiamo di farci dare i permessi per scendere a Sud.<br />
Oggi è venerdì e gli uffici sono chiusi, bene.. torniamo domani, e approfittiamo per perderci su sterre che si infilano su per le colline sassose, immobili ci gustiamo un tramonto di un arancio che brucia le nuvole.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-5.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-6.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Il 27 ci presentiamo di buon&#8217;ora, ma i permessi ci vengono negati, cerchiamo di fare la scenetta italiana montando su un teatrino, tutti si divertono, ridono, ma i permessi non ce li danno lo stesso.<br />
Vabbè non fa niente, carichiamo le moto e riproggettiamo l&#8217;itineraro. Andiamo a <strong>Chenini</strong> e poi a <strong>Ksar Ghilane</strong>.<br />
La pista è sterrata, abbastanza buona e battuta, qua e là qualche crepa e un po&#8217; di pietre, comunque riusciamo a tenere un buon passo, procediamo spediti, arrampicandoci su qualche collinetta da cui ammirare il panorama circostante.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-7.jpg" alt="" width="600" height="600" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-8.jpg" alt="" width="600" height="600" /></p>
<p>Man mano che ci avviciniamo a Ksar Ghilane qualche lingua di sabbia ricopre la pista. E&#8217; la prima sabbia tunisina che tocco, prima avevo assaggiato solo quella libica. Prenderci confidenza non è per niente facile.<br />
Tarda mattinata e mancano appena 5 km a Ksar Ghilane. Per non arrivare troppo presto a destinazione rischiando di annoiarci, decido di bucare l&#8217;anteriore.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-9.jpg" alt="" width="600" height="450" /><br />
Perdiamo un po&#8217; di tempo per ripararla, due chiacchiere e ripartiamo, arriviamo, mangiamo e ci sitemiamo in tenda. Scarichiamo le moto e leggeri ci dirigiamo al fortino.<br />
E qui imparo quanto possano essere infami ste dunette tunisine dove raggiungere la velocità che tiene a galla i 230kg dell&#8217;Africa twin è un&#8217;impresa.<br />
Dal fortino si ha una veduta a 360° di questo mare frastagliato di sabbia, un leggero vento spettina le creste delle dune, facendo scivolare un tappeto trasparente di granelli di sabbia, rendendo fluido questo paesaggio immobile.<br />
Rientriamo e ceniamo al campeggio&#8230; solo dopo il classico bagno nella pozza.. a dire il vero ne abbiamo approfittato per lavarci.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-10.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-11.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-12.jpg" alt="" /></p>
<h4>Douz.</h4>
<p>La mattina successiva puntiamo <strong>Douz</strong>, seguendo la pista principale che in più di qualche tratta è affogata nella sabbia.<br />
Notiamo una cosa.. ci sono talmente tanti caffè che sembra d&#8217;essere in tangenziale. Obbligatoria la sosta la mitico <strong>&#8220;Cafe du desert&#8221;</strong>.<br />
Da lì a Douz è un attimo, ci sistemiamo in un alberghetto un po&#8217; fatiscente solo dopo una piccola e simpatica trattativa sul prezzo. E come sempre scarichiamo le moto e partiamo per il &#8220;non so dove&#8221;.<br />
Superiamo il palmeto e all&#8217;improvviso ci fermiamo&#8230;<br />
di fronte gradinate gremite all&#8217;inverosimile da centinaia di persone, bandiere, beduini, jeep&#8230;<br />
Ahhh ecco! Oggi è l&#8217;ultimo giorno del<strong> festival del Sahara di Douz</strong>.<br />
Passiamo qualche oretta a bordo campo a guardare sfilare dromedari in parata e cavalli al galoppo.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-13.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-14.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-15.jpg" alt="" /></p>
<h4>29 dicembre Douz &#8211; Tozeur.</h4>
<p>Qualche km di asfalto e poi ci buttiamo a sinistra subito prima del <strong>Chott el Jerid</strong>.<br />
Strada battuta con fondo liscio che permette di &#8220;distrarsi&#8221; un po&#8217; a guardare il paesaggio che ci scorre addosso.<br />
A destra il lago salato, una distesa di sale senza fine di un bianco illuminato che acceca la vista.<br />
A sinistra invece qualche conformazione rocciaosa che si innalza dal piattume circostante.<br />
I tasselli delle ruote &#8220;sembra&#8221; reggano bene su questo fondo, procediamo tranquillamente.<br />
Ho scritto sembra, perchè una chiazza marrone che sembrava essere semplice terra si rivela invece una lastra di micidiale fango sguisciante, e non appena il mio anteriore lo sfiora <em>&#8220;Sfiusf!&#8221;</em> (suono della moto che scivola sul fango)<br />
Uno &#8220;<em>Sfiusf!&#8221;</em> di qualche decina di metri, anzi due<em> &#8220;Sfiusf!&#8221;</em> perchè Fede che mi seguiva a ruota non ha fatto nemmeno in tempo a frenare.<br />
Passiamo una bella mezz&#8217;oretta a ridere e a cercare di tirar su le moto che scivolano come anguille.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-16.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-17.jpg" alt="" /></p>
<p>Riprendiamo con più cautela la strada, valutando per bene il cambiamento di colore del terreno.<br />
A <strong>Nefta</strong> ci rifocilliamo e ripartiamo per il set di &#8220;Star War&#8221; ad <strong>Al Mukaymin</strong> (dovrebbe chiamarsi così).<br />
Piccola escursione a piedi nel sito e in moto sulle dune circostanti, stavolta un po&#8217; più alte di quelle trovate attorno a Ksar Ghilane e Douz.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-18.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-19.jpg" alt="" /></p>
<p>S&#8217;è fatta una certa, è ora di andare, via a <strong>Tozeur</strong>. Alloggiamo un una stanza senza lucchetto, le moto in giardino aperto e noi tranquillamente a passeggiare per Tozeur. Il proprietario del campeggio (?!) ha detto che quella era la sua <em>&#8220;piccola Svizzera&#8221;</em>, vabbè ci fidiamo.<br />
A Tozeur ci regaliamo un Hammam. Rigenerante!</p>
<h4>Tozeur &#8211; Oasi di montagna &#8211; Kairouan</h4>
<p>Ci arrampichiamo su per la <strong>pista Rommel</strong>, fino ai suoi 700metri di altezza, da cui si ammira uno splendido panorama su questo canyon e sul Chott che delimita l&#8217;orizzonte. Il fondo è cementato, solo prima della cima c&#8217;è qualche ciottolo, ma nulla di preoccupante.<br />
Dalla pista Rommel arriviamo alle<strong> Oasi di montagna</strong>, ci fermiamo a <strong>Chebica</strong>, parcheggiamo le moto sul piazzale e scendiamo a piedi fino alla sorgente di acqua calda.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-20.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-21.jpg" alt="" /></p>
<p>Bene, il nostro viaggetto è finito, ripuntiamo a Nord, verso <strong>Tunisi</strong>.<br />
A Tunisi passiamo il capodanno, visitiamo<strong> il museo du Bardo</strong> che consiglio vivamente (c&#8217;è la più ricca collezione di mosaici del mondo romano).<br />
Una passeggiata nella medina e poi una visita al volo alla bella <strong>Sidi bu Said</strong>, dove ci lasciamo crogiolare al sole tunisiamo per qualche ora prima di imbarcarci per Salerno.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-22.jpg" alt="" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sporcoendurista.it/img/tunisia2008/tunisia2009-23.jpg" alt="" /></p>

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		<title>Libia 2008</title>
		<link>http://www.sporcoendurista.it/viaggi/libia-2008/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 11:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moroboschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[una Terra che vale un Sistema Solare. Le parole del Moro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3903" title="libia-h" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-h.jpg" alt="libia-h" width="755" height="300" /></p>
<h4>Gran Jamahiria Adv. Stracolmo di emozioni.</h4>
<p>Come un bicchiere riempito troppo che dal bancone devo portare al tavolo.<br />
Così torno a casa, cercando di non far cadere nemmeno una goccia delle emozioni provate in questi 20 giorni.<br />
Attento ad ogni scossone, ad ogni movimento brusco, ad ogni strattone che ricevo durante il rientro, tragico, a Roma.<br />
Con gli occhi concentrati su quel bicchiere stracolmo, nemmeno mi accorgo che dalla sella della moto, sono seduto ora sulla sedia davanti al portatile. Il click del mouse scorre le foto, tutte, anche quelle degli altri che a secchiate di acqua gelata mi schiaffeggiano la faccia ricordandomi ogni nanosecondo della <strong>mia Africa</strong>.</p>
<p>Dare un senso cronologico a questa esperienza non è facile. Ogni singolo ricordo è fuso con gli altri che come pece mi impasta il cervello.<br />
Riporto qualche pensiero trascritto a parole, nei momenti di pausa, sui fogli della moleskine.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-977" title="libia-2008" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-1.jpg" alt="libia-2008" width="625" height="435" /></p>
<h4>I preparativi.</h4>
<p>Stiamo incontrando parecchie difficoltà nell&#8217;organizzazione. Già prima della partenza ci sono grossi problemi da affrontare: visti e permessi prima di tutto, poi preparazione mezzi, preparazione fisica, reperire attrezzatura necessaria.<br />
Non è facile nemmeno organizzare un percorso tenendo conto di tutti i possibili imprevisti, anche se certamente non riusciremo a prevedere tutto (siamo 7 moto, e ci sono migliaia di km di fuoristrada da affrontare) ma il bello è anche questo.<br />
L&#8217;importante partire.</p>
<p>Il bello del viaggio, di questo viaggio, è che sarà fortemente influenzato sia nella misura tempo, che nella misura spazio, dalla <strong>Libia</strong>.<br />
Abbiamo solo dei punti e dei luoghi in cui vorremmo passare e che vorremmo visitare.<br />
In mezzo tra un punto e l&#8217;altro, tra un luogo e l&#8217;altro, la fantasia della sabbia, la durezza delle pietre, la serenità delle oasi, modelleranno il nostro percorso, decideranno i nostri tempi. Plasmeranno la nostra anima.</p>
<p>Avrò il piacere di guidare lì con: Max, Valeria, Federico, Andrea, Palì e Chicco.<br />
Siamo in piena fase preparativi, con notti insonni nei garage a smanettare sulle moto, e occhi esterrefatti al monitor a guardare foto e reperire informazioni varie, via vai tra ambasciate e questure.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-978" title="libia-2008-1a" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-1a.jpg" alt="libia-2008-1a" width="625" height="469" /></p>
<h4>Ci siamo quasi. Hic sunt leones!</h4>
<p>Un mese per preparare tutto, e non è stato facile.<br />
Corse frentiche tra ambasciate, questure, uffici e agenzie. Controlla tutti i documenti, scannerrizza, invia, ricontrolla, manca questo, nooo, ancora, dai sbrigati.</p>
<p>Manca poco.<br />
Nottate gelide in garage semibui, con l&#8217;alito che scalda le mani, a riavvitare l&#8217;ultimo bullone. Nottate di pizza e birra, birre che trillano all&#8217;ennesimo brindisi <em>&#8220;alla Libia, al nostro viaggio&#8221;</em>.</p>
<p>Matita in bocca, guida sottomano, cartina a terra e noi dall&#8217;alto a sognare, a toglierci già la sabbia dalla faccia. Occhi lucidi e sorrisi che luccicano, non ci crediamo ancora. Si parte.</p>
<p>Dal 21 dicembre al 7 gennaio. 5000 km tra sassi, sabbia, piste e dune.<br />
5 africa twin 750, una bmw 650, un DR650se.</p>
<p>Della spedizione faranno parte:<br />
un archeologo che ci guidera&#8217; nelle meraviglie del deserto dell&#8217;Akacus,<br />
una ricercatrice dell&#8217;Universita&#8217; La Sapienza di Roma<br />
due responsabili del sito sporcoendurista.it<br />
due meccanici Honda specializzati in viaggi africani<br />
un esperto di avventure in terra d&#8217;Africa.</p>
<p>Che tradotto in parole potabili: Fede, Vale, Moro, Max, Palì, Chicco e Andrea.</p>
<p>Ci seguiranno per tutto il viaggio 2 pickup, con guida libica, poliziotto armato (obbligatori) che ci faranno da supporto e porteranno i bagagli, cibo, benzina, pezzi di ricambio e gomme di scorta oltre a tutta l&#8217;attrezzatura <em>tecnico scientifica</em> e prepareranno i campi nel deserto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-979" title="libia-2008" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-1b.jpg" alt="libia-2008" width="625" height="469" /></p>
<h4>una Terra che vale un Sistema Solare</h4>
<p>guidare sulle piste pietrose di Marte, di Urano<br />
navigare sulle dune di sabbia di Giove, di Saturno<br />
fermarsi ad ammirare panorami di infinita bellezza sugli altopiani di Plutone<br />
puntare a sud, verso le falesie di Venere<br />
fermarsi ad ascoltare il vento freddo sui laghi salati di Mercurio.<br />
Questa è la Libia.</p>
<p>L&#8217;essenza dell&#8217;infinito, la purezza del vuoto, la vastità del nulla, sono impersonificati dagli elementi naturali<br />
Il deserto, le montagne, la sabbia, le pietre, le stelle emozionano a pelle,<br />
bruciano come tagli profondi a carne viva.</p>
<p>Un viaggio durato un giorno, un solo giorno<br />
il giorno più lungo della mia vita,<br />
fatto di 20 albe e tramonti<br />
di notti stellate da far fatica a vedere il buio<br />
di cieli smisurati senza orizzonti.</p>
<p>Rimane questa pastosa sensazione di angoscia.<br />
Cosa mi manca ora, qui?<br />
Niente, non mi manca nulla.<br />
Mi accorgo invece, che mi manca proprio il Nulla, il Niente.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-980" title="libia-2008" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-1c.jpg" alt="libia-2008" width="625" height="469" /></p>
<h4>RomaSalernoPalermoTunisi</h4>
<p>Appuntamento all&#8217;autogrill Frascati ovest. alle 14.00.<br />
iniziamo male. Tranne Chicco e Fede, che arrivano nel range di accettazione, gli altri si presentano con un ritardo che va dalla mezz&#8217;ora, all&#8217;irritante 1 ora e 16 minuti di Vale e Max.<br />
La nenia delle scuse, il mio perdono, un caffè, il pieno e via. Sono le 16.35, finalmente si parte. Siamo carichi noi, e anche le moto che si fanno largo tra le lamiere e le luci rosse incolonnate istericamente nell&#8217;esodo di questo venerdì prenatalizio.<br />
Mezza Italia è al volante, l&#8217;altra metà sul sedile passeggero  (questa sarà una delle tappe più dure dell&#8217;intero viaggio: uscire da Roma).</p>
<p>Fa freddo, ci si ferma per qualcosa di caldo e per coprirci con pile e antipioggia.<br />
Salerno è vicina. Ci aspettano Max e Giovanni (<a href="http://www.africatwincampania.it" target="_blank">www.africatwincampania.it</a>) che sono venuti a salutarci. Piacevole scambiare 2 chiacchiere tra pizza e birra, anzi birre, pure troppe&#8230; tanto da rendere complicato centrare il portellone della nave durante le operazioni di imbarco.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-981" title="libia-2008-2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-2.jpg" alt="libia-2008-2" width="625" height="833" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-982" title="libia-2008-3" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-3.jpg" alt="libia-2008-3" width="625" height="469" /></p>
<p>Mare, mare e ancora mare, a bordo c&#8217;è chi c&#8217;è già stato, chi ci va per la prima volta, e c&#8217;è anche chi se la canta, raccontando leggende metropolitane africane. Vabbè, il mal d&#8217;africa ad alcuni fa veramente mal.<br />
Ore di navigazione passano dolci attorno ai tavoli, parlando, guardando cartine, consigliandoci sugli itinerari, sull&#8217;attrezzatura, aiutandoci nella compilazione dei moduli.<br />
5 ore di sosta nel porto di Palermo ci permettono di gustarci al volo un gelato, una brioche e una 40ina di arancini. Con le panze piene risaliamo a bordo, prossima tappa Tunisi.</p>
<h4>23 febbario 2007, ore 10.00 Africa</h4>
<p>Incredulo, quasi a disagio a guidare sui primi metri di asfalto africano. Africa: da quanto la sognavo?<br />
Sdoganiamo in 30 minuti, salutiamo Talino, Daniele, Giorgio e tutti gli altri. ci si vede al rientro, lacio drom.<br />
Primi km di Africa, bisogna adattarsi alla guida locale, abbastanza folkloristica e colorata, con sorpassi e manovre vietate anche nel wrestling. Dopo 540 km, stanchi e infreddoliti, arriviamo a <strong>Ben guardane</strong>.<br />
Paese postatomico di confine. Apparentemente deserto, ma nei vicoli qui tutti trafficano di tutto, a qualsiasi ora, senza sosta.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-983" title="libia-2008-6" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-6.jpg" alt="libia-2008-6" width="625" height="469" /></p>
<h4>Frontiera</h4>
<p>Amo queste frontiere, dove la confusione regna sovrana.<br />
Pastori, contrabbandieri, camionisti, guardie, impiegati e poi noi.<br />
Pecore, camion, fuoristrada, camper, carretti e poi le nostre moto.<br />
Consigli, dritte, suggerimenti per saltare la fila. Gli uffici sparsi alla rinfusa, senza insegne e con le più improbabili persone all&#8217;interno. Tutti che parlano, imprecano e non sai a chi dare retta. Alla fine con 6 ore ce la sbrighiamo.<br />
Visto, timbro sul passaporto e targa araba. Siamo in Libia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-988" title="libia-2008-5" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-5.jpg" alt="libia-2008-5" width="625" height="469" /></p>
<h4>Il primo pieno non si scorda mai.</h4>
<p>Sosta al primo benzinaio in Libia. Pompe e struttura non sono molto accoglienti, potrebbero benissimo fare da sfondo ad una delle scene di Mad Max.<br />
Ci sta aspettando Omar, una delle nostre guide. Carichiamo tutto il bagagliame sul pick-up di appoggio e facciamo il pieno.<br />
5 Africa Twin, un GS650, e un DR650 = 93 litri di benza.</p>
<p>Chiedo al benzinaio quant&#8217;è?<br />
Lui mi indica i numeretti del distributore, bene.<br />
Prendo la calcolatrice e faccio il calcolo, converto i Dinari in Euro.<br />
No, forse mi sono sbagliato, riprovo, chiedo aiuto a non so chi, con il cellulare rifacciamo il calcolo. Impossibile, s&#8217;è sbagliato, no impossibile!<br />
Gli faccio notare che probabile c&#8217;è un errore&#8230;. 93 litri di benza non possono costare 7 euro!<br />
Ma lui mi conferma il prezzo, 93 litri = 7 euro&#8230; viene voglia di berla la benzina!</p>
<h4>Ghadames</h4>
<p>Visitata 2 volte:<br />
Alle 2 di notte, sotto una luna lampione che illuminava di un bianco tiepido i vicoletti della città vecchia. Spettrale e tetra, il silenzio che avvolge come nebbia tutto. La città è disabitata, non c&#8217;è nessuno, ma non abbiamo il coraggio di avventurarci al suo interno, ci limitiamo a percorrere le strade principali, aiutati dalle torce. Parliamo sottovoce, ma più che per non disturbare, è la paura che ci fa abbassare il tono di voce.<br />
La seconda vistita la facciamo di giorno, con una guida locale.<br />
Mohamed parla benissimo l&#8217;italiano, coniugando congiuntivi e imperfetti irregolari da metterci in imbarazzo. Grazie a lui riusciamo ad avventurarci negli angoli più nascosti, a conoscere chi ancora lavora nella città vecchia, a vedere la piccola moschea e la fontana della Giumenta.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-984" title="libia-2008-8" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-8.jpg" alt="libia-2008-8" width="625" height="469" /></p>
<h4>360° di nulla tutt&#8217;attorno</h4>
<p>Siamo soli, poche volte mi sono sentito così &#8220;lontano&#8221;. da tutto.<br />
Sono giorni che non incontriamo nessuno. Nessuno. A parte pietre e sassi, e qualche cespuglio secco sembra non esserci altro. Nonostante la natura abbia a disposizione solo questi 3 elementi, riesce lo stesso a dipingere scenari di una bellezza irreale, e si fa difficoltà a credere a ciò che si vede.<br />
Il paesaggio non è mai monotono: risaliamo fiumi in secca, il letto è una pista stretta di sabbia che serpeggia attraverso le sponde di pietra nera, si sale su fino a sbucare su altipiani che terminano con falesie a piombo su laghi salati.</p>
<p>Stiamo costeggiano le montagne di sabbia del <strong>Murzuk</strong>. Le dune raggiungono altezze impensabili, si estendono per km, una catena montuosa di sabbia.<br />
Di fronte un piattone immenso senza fine, guidiamo per ore senza riferimenti, per fortuna ci sono Mohamed, Omar e gli altri. Da soli saremmo spacciati, basta fare un giro su se stessi che si perde l&#8217;orientamento.<br />
Il freccione del Gps punta verso <strong>Djerma</strong>, ma fa paura alzare gli occhi e guardare che la nostra direzione è verso il nulla più assoluto.<br />
Tutt&#8217;attorno non c&#8217;è niente, 360° di nulla ci circondano, non abbiamo riferimenti.<br />
Qui è difficile controllare la velocità, e senza accorgersene ci si ritrova a 130 km/h.<br />
Né alberi, nessuna pietra, per centinaia di km, non c&#8217;è nulla. Nulla si muove e, nonostante la velocità, sembra essere fermi, senza punti di riferimento, con davanti un orizzonte lontano.<br />
E&#8217; così (s)coinvolgente guidare qui che non ci si accorge della stanchezza, che puntuale, nelle prime ore del pomeriggio, arriva di colpo, e basta un piccolo errore, una piccola distrazione, una duna presa male, un cespuglio che scarta l&#8217;anteriore, un dosso che scompone la moto, e si rischia la vita.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-985" title="libia-2008-4" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-4.jpg" alt="libia-2008-4" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-986" title="libia-2008-9" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-9.jpg" alt="libia-2008-9" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-987" title="libia-2008-10" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-10.jpg" alt="libia-2008-10" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-991" title="libia-2008-7" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-7.jpg" alt="libia-2008-7" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-992" title="libia-2008-11" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-11.jpg" alt="libia-2008-11" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-993" title="libia-2008-12" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2008/02/libia-2008-12.jpg" alt="libia-2008-12" width="625" height="469" /></p>
<h4>Ritorno</h4>
<p>Gli occhi fissi al soffitto. Sono stanchissimo, mi fanno male dei muscoli che non pensavo di avere, mi scricchiolano tutte le ossa. La doccia calda ha lavato via giorni di sudore a spingere la moto nella sabbia, a rialzare quella di chi cadeva. Una doccia calda a scaldarmi dopo giorni di freddo inteso (-3 sull&#8217;<strong>altipiano di Aboha</strong>), dopo giorni di sacco a pelo e tenda, e brina la mattina con i vestiti e la pettorina ghiacciati che addosso si appiccica come la carta dei ghiaccioli.<br />
Dopo 15 giorni eccomi finalmente su un letto. La mente a mollo in un torrente di ricordi.<br />
Non dormo, nonostante la stanchezza, non chiudo occhio. Domani rientriamo.<br />
Si ritorna a casa.</p>

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		<title>ESTate 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 23:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio di Giorgio e Lilly nelle capitali dell'Est]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Ungheria</h4>
<p>Viaggio di Giorgio e Lilly nelle capitali dell&#8217;Est</p>
<h4>Prologo: sabato 4 agosto 2007</h4>
<p>Tutto è pronto.<br />
Il viaggio pianificato da tempo, i bagagli fatti e il gatto, che ha capito che si parte, nascosto sotto il letto. Lo mettiamo di peso nella sua enorme gabbietta e carichiamo tutto sulla macchina di Lilly.<br />
Alle 9.30 si parte!<br />
Qualche timore c’è perché la tv dice che questo è il fatidico week end da BOLLINO NERO!!!! (leggere come la zingara diceva: “la luna nera!”). Io vado avanti con la moto “leggera” dandomi appuntamento con Lilly a Varena (TN), in Val di Fiemme, dove i miei genitori hanno preso una casa e dove molleremo il gatto…<br />
Sono “solo” 665 km, mannaggia la pupazza! Dopo un’ora mi fermo per fare benzina, controllo il cellulare e….l’apocalisse! Diverse chiamate di Lilly e un messaggio inquietante: “sto a Settebagni e forse ho fuso il motore”. Cominciamo bene! E meno male che avevo portato la macchina dal meccanico per farla controllare! Sono stato più di un’ora fermo alla stazione di servizio mentre Lilly trovava un meccanico che scopriva che si era staccato, a causa della ruggine, un tubo di metallo che portava l’acqua dal radiatore al motore svuotandolo tutto. Dopo vari tentativi di tappare il buco non rimane che tornare a casa con il carro attrezzi e prendere la mia macchina. Proseguo per un centinaio di km e mi fermo nuovamente per sentire le novità. Il carro attrezzi sta scaricando la macchina sotto casa, Lilly sposta i bagagli e il gatto sull’altra macchina e, finalmente, parte! Solo che nel frattempo si sono fatte le 13 e incombe il BOLLINO NERO! La nostra preoccupazione è l’autostrada del Brennero che, in agosto, è presa d’assalto dai “crucchi” che vanno sul lago di Garda. Ogni ora mi fermo per sgranchirmi le gambe e noto che nelle stazioni di servizio non c’è quasi nessuno, niente file per il caffè, niente file per il bagno, niente file per fare benzina. Sento Lilly e mi dice le stesse cose……vedrai, mi dico, stanno tutti in fila tra Verona e Trento, come sempre, perché oggi è il giorno del BOLLINO NERO! A Modena il primo display sull’autostrada del Brennero dice che la fila c’è da Verona a Trento Nord, quello dopo dice che la fila si è accorciata da Rovereto a Trento Sud. Intanto io vado avanti e fila non ne trovo, il traffico è intenso ma scorrevole e, finalmente, alle 19 arrivo a Varena. Lilly arriva 2 ore dopo e non ha trovato neanche il traffico intenso. E il BOLLINO NERO? Boh? Ma lo fanno apposta a fare terrorismo psicologico? Quell’anno che siamo stati le ore fermi a giocare a pallone tra le macchine, non c’era nessun bollino…</p>
<h4>Martedì 7 agosto</h4>
<p>Dopo due giorni di riposo si parte per le vacanze “vere”. Caricati i bagagli e salutati amici e parenti, gatto compreso, andiamo a prendere l’autostrada fino a Bressanone e ci facciamo tutta la Val Pusteria. Dopo un rapido pranzo a Dobbiaco ci avviciniamo alla frontiera: dalla parte italiana non c’è nessuno a controllare i documenti, da quella austriaca…pure! Procediamo verso Lienz e, poi, verso il ghiacciaio del Grossglockner, nostra prima tappa del viaggio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2033" title="Grossglockner 2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Grossglockner-2.JPG" alt="Grossglockner 2" width="625" height="469" /></p>
<p>Sotto un cielo sempre più nero arriviamo a Heiligenblut dove inizia la Grossglocknerstrasse, dove scopriamo che si paga! Per la modica cifra di 18 € (a veicolo) ci danno un libricino (in tedesco!) con le tutte le informazioni utili (sì, vabbè, ma so’ in tedesco!), un adesivo, prontamente attaccato sul bauletto, e un depliant in italiano con il riassunto del libricino. Sono in tutto 48 km di curve e tornanti in un paesaggio splendido che facciamo sotto una pioggerellina insistente che si trasforma piano piano in un bel diluvio con i fiocchi! Da sotto vediamo la Quota Kaiser Franz Josef, a 2369 m, punto panoramico sul ghiacciaio, e la strada che dovremo fare…..non ce la faremo mai! E invece la strada va su dolcemente, le curve e i tornanti sono molto ampi e non ho nessuna difficoltà. Arrivati alla famosa Quota dell’Imperatore troviamo un parcheggio riservato alle moto con armadietti dove possiamo depositare i caschi, le tute anti pioggia e la borsa da serbatoio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2030" title="Grossglockner 1" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Grossglockner-11.JPG" alt="Grossglockner 1" width="625" height="469" /></p>
<p>Ci affacciamo alla terrazza panoramica e constatiamo che del famoso ghiacciaio rimane ben poco e, quindi, decidiamo di non spendere gli 8,40 euro (a testa) necessari per scendere e risalire con la funicolare a cremagliera. Le leggende narrano che un tempo si arrivava fin dentro al ghiacciaio mentre ora bisogna camminare per un centinaio di metri per raggiungerlo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2032" title="Grossglockner 3" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Grossglockner-3.JPG" alt="Grossglockner 3" width="469" height="625" /></p>
<p>Visto che la pioggerellina non accenna a diminuire e, anzi, aumenta ci incamminiamo in cerca di un alloggio. La strada scende un bel po’ e poi risale fino al valico a 2504 m, raggiunto sotto un diluvio torrenziale, riscende e risale fino al Fuscher Torl, la “più bella terrazza panoramica per scattare fotografie del versante nord” (cit. depliant) a 2428 m. Piove a secchiate, che cacchio di foto vuoi fare, porca trota! Finalmente arriviamo a valle sani e salvi dopo una serie infinita di tornanti immersi nel verde e in quasi totale solitudine poiché i pochi motociclisti incontrati si erano tutti fermati sotto ripari di fortuna. Pavidi! E’ pieno di cartelli con scritto “zimmer frei” e “bikers wilkommen” e questo ci fa sentire ottimisti. Infatti il primo a cui chiedo una camera è pieno! Ma, molto gentilmente, si offre di telefonare ad un albergo lì vicino per chiedere se ha posto. Siamo fortunati, ci sono camere libere. Ci sistemiamo all’hotel Post di Fusch an der Grossglocknerstrasse, un paese mooolto più piccolo del suo nome! Naturalmente non piove più e ci facciamo una passeggiata per cercare un posto per cenare. C’è soltanto un altro albergo con annesso ristorante: sull’insegna c’è un legionario romano, siamo a casa! Dopo cena subito a nanna, dopotutto oggi ho fatto più di 300 km.</p>
<h4>Mercoledì 8 agosto</h4>
<p>Con tutta calma partiamo, accompagnati dalla solita pioggia, e raggiungiamo Salisburgo all’ora di pranzo. Grazie all’ufficio turistico, troviamo subito un albergo vicino alla stazione. Per raggiungerlo, però, impieghiamo molto tempo perché ci troviamo imbottigliati nel traffico dell’ora di punta: sembra di stare sul lungotevere nel periodo di compere natalizie solo che qui sono tutti in fila ordinatissima. Finalmente raggiungiamo l’albergo, depositiamo in camera armi e bagagli e ci dirigiamo verso il centro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2040" title="Salisburgo-panorama" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Salisburgo-panorama.JPG" alt="Salisburgo-panorama" width="625" height="416" /></p>
<p>Pranziamo con un’enorme fetta di torta e un cappuccino e cominciamo a gironzolare per le vie del centro dirigendoci verso la Cattedrale che, però, non ci è piaciuta molto. Saliamo alla famosissima fortezza (Hohensalzburg) con la funicolare a cremagliera. Ci aggiriamo nei vicoli medievali all’interno del castello e ammiriamo il panorama dal bastione principale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2042" title="Salisburgo-Castello" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Salisburgo-Castello.JPG" alt="Salisburgo-Castello" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2041" title="Salisburgo-Castello 2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Salisburgo-Castello-2.JPG" alt="Salisburgo-Castello 2" width="625" height="416" /></p>
<p>Per entrare nel palazzo, adibito a museo, c’è una fila interminabile e desistiamo. Scendiamo verso il fiume e, dopo averlo attraversato, ci dirigiamo verso il castello Mirabell dove facciamo qualche foto ai bei giardini fioriti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2039" title="Salisburgo 1" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Salisburgo-1.JPG" alt="Salisburgo 1" width="625" height="416" /></p>
<p>Visto che piove e s’è fatta una certa, torniamo in albergo e ceniamo nell’annesso ristorante, che non delude le nostre aspettative.</p>
<h4>Giovedì 9 agosto</h4>
<p>Anche oggi partiamo con la pioggia. Prendiamo l’autostrada fino a Linz e, poi, la statale per Freistadt e il confine con la Repubblica Ceca. Le strade sono tenute in maniera impeccabile e i paesini che attraversiamo sembrano finti per quanto sono puliti e ordinati. Arrivati al confine i controlli sono scrupolosissimi: gli austriaci nemmeno ci guardano e i cechi ci fanno passare solo vedendo da lontano le nostre carte di identità….non mi sono neanche fermato! Dopo la precisione teutonica la differenza con le strade ceche si nota, ma in generale le condizioni delle strade sono buone. Ci dirigiamo verso Cesky Krumlov, una delle più belle città della Repubblica Ceca dichiarata patrimonio dell’UNESCO.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2044" title="Ceski Krumlov" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Ceski-Krumlov.JPG" alt="Ceski Krumlov" width="625" height="469" /></p>
<p>Qui bisogna fare una piccola parentesi e parlare della guida che avevo comprato. Ho trovato una guida sulla Repubblica Ceca e sulla Slovacchia (Rough Guides), comoda perché in volume unico però, leggendola prima della partenza, l’ho soprannominata “Guida Calderoli”. Ecco un esempio, proprio su Cesky Krumlov: “…ma oggi l’enorme crescita del turismo fa sì che anche in questo borgo, come a Praga, il dedalo di viuzze del centro possa diventare spiacevolmente affollato di gitanti, compresi gli onnipresenti giovani con lo zaino” (!!!) Secondo la guida, poi, nell’alta stagione c’è “una quantità spaventosa di gente” e trovare alloggio è difficilissimo se non pagando cifre esorbitanti. E altre amenità simili. Confortati da queste belle notizie arriviamo al centro storico del paese, situato in un’ansa della Moldava e, al primo alberghetto che adocchiamo, troviamo la camera con prima colazione alla cifra “esorbitante” di 26 € a testa compreso di posto moto coperto e videosorvegliato! Nel frattempo che depositiamo i bagagli, esce il sole che ci fa apprezzare appieno la bellezza di questo borgo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2045" title="Ceski Krumlov-la Moldava" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Ceski-Krumlov-la-Moldava.JPG" alt="Ceski Krumlov-la Moldava" width="625" height="469" /></p>
<p>Giriamo incantati per i vicoli della città vecchia (stare mesto) dominata da una collinetta dove c’è il Krumlovsky zamek (castello). Il ponte che attraversa il fossato è affollato di gente che fotografa alcuni orsi dall’aria triste, lo superiamo e saliamo sulla torre dove si vede tutta la città. Poi giriamo nei cortili del castello ma non possiamo visitarlo perché alle 17 chiude…naturalmente la “Guida Calderoli” dice che si può visitarlo fino alle 18! La sera, con le luci dei vari locali sulle rive della Moldava, sembra di stare in un presepe!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2046" title="Ceski Krumlov by night" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Ceski-Krumlov-by-night1.JPG" alt="Ceski Krumlov by night" width="625" height="469" /></p>
<h4>Venerdì 10 agosto</h4>
<p>Tanto per cambiare piove! La nostra prima tappa è Ceske Budejovice, sulla strada per Praga, una ventina di chilometri a nord di Cesky Krumlov.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2007" title="Ceske Budejovice" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Ceske-Budejovice.JPG" alt="Ceske Budejovice" width="625" height="416" /></p>
<p>La cittadina, che vanta una delle piazze più grandi d’Europa, non ci entusiasma molto e, dopo un breve giro, ripartiamo per Praga. C’è molto traffico, piove, tira vento e incontriamo anche un breve tratto con la nebbia, per fare 150 km ci abbiamo impiegato quasi tre ore! Finalmente arriviamo a Praga, seguiamo le indicazioni per il centro e quando, con metodo scientifico (ad culum!), reputiamo di essere vicini al centro, mi fermo al primo albergo con garage. Non c’è posto ma alla reception mi dicono che a 50 m da lì c’è un altro albergo che ha camere libere. Arrivato all’albergo mi preparo la mia solita frase in inglese ma la ragazza della reception parla l’italiano meglio di me! Come al supermercato ci offre un 3&#215;2 oltre alla sauna, idromassaggio e 15’ di internet gratis al giorno. Sistemiamo la moto nel garage, posiamo i bagagli e andiamo verso la stare mesto che dista dall’albergo solo un quarto d’ora a piedi. Arriviamo alla piazza Venceslao, poi alla piazza della Città Vecchia dove parte la Karlova, la via che porta al famoso ponte Carlo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2008" title="Praga-Ponte Carlo" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-Ponte-Carlo.JPG" alt="Praga-Ponte Carlo" width="625" height="416" /></p>
<p>Ricomincia a piovere di brutto e ci rifugiamo in un bar dove perdiamo tempo bevendo birra (qui non costa niente!). Cena in un ristorante tipico e poi a nanna.</p>
<h4>Sabato 11 agosto</h4>
<p>La mattina viene dedicata alla visita dello Hrad, il castello che domina la città. Prendiamo la metro e, quindi, arriviamo all’entrata posteriore, passiamo sotto la porta e un vicolo ci porta al terzo cortile dove c’è la bellissima cattedrale gotica di San Vito.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2036" title="Praga-Cattedrale" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-Cattegrale.JPG" alt="Praga-Cattedrale" width="416" height="625" /></p>
<p>C’è una fila lunghissima per entrare e decidiamo di ritornarci più tardi. Passiamo per il secondo cortile e arriviamo al primo dove c’è una folla enorme in attesa del cambio della guardia, che viene effettuato tutti i giorni a mezzogiorno. Mancano solo 20 minuti e decidiamo di aspettare. Finita la manfrina, con tanto di banda affacciata alla finestra e soldato-sosia di Moloch, visitiamo la cattedrale di S. Vito, l’Antico Palazzo Reale, la basilica di S. Giorgio, il Vicolo d’oro e la Torre delle polveri.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2037" title="Praga-Torre delle polveri" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-Torre-delle-polveri.JPG" alt="Praga-Torre delle polveri" width="416" height="625" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2038" title="Praga-monumento a Kafka" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-monumento-a-Kafka.JPG" alt="Praga-monumento a Kafka" width="416" height="625" /></p>
<p>Dopo una mattinata di sole, poteva mancare la pioggia? Neanche per idea! Ci siamo fatti una mezz’ora sotto la Torre delle polveri in attesa che spiovesse e poi ci siamo diretti verso Mala Strana, il Quartiere Piccolo di Praga situato sotto il castello. Siamo scesi fino al Ponte Carlo, lo abbiamo attraversato e siamo andati a Josefov, dove una volta c’era il ghetto ebraico. Che scarpinata!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2009" title="Praga-intervallo" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-intervallo.JPG" alt="Praga-intervallo" width="625" height="416" /></p>
<p>DOMENICA 12 AGOSTO</p>
<p>La mattina la dedichiamo alla Stare Mesto (Città Vechia) che abbiamo sempre visto di passaggio. Nella Piazza della Città vecchia c’è la chiesa di Tyn e il municipio con la torre dell’orologio, dove c’è una folla enorme a naso in su. Ci avviciniamo anche noi e veniamo a scoprire che ogni ora c’è “lo spettacolo”. Sopra all’orologio ci sono due piccole finestre che si aprono e gli Apostoli si inchinano verso il pubblico, mentre sui pinnacoli sottostanti ci sono quattro figure allegoriche, rappresentanti le minacce della città, come si pensava nel Medio Evo: la Morte, che tiene la clessidra e suona una campana, l’Ebreo con le sue borse di denaro, la Vanità, che si specchia e un Turco col turbante che scuote la testa.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2010" title="Praga-Municipio orologio astronomico" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Praga-Municipio-orologio-astronomico.JPG" alt="Praga-Municipio orologio astronomico" width="416" height="625" /></p>
<p>Continuiamo a girare per le stradine ma, gira e gira, si va afinire sempre sulla Karlova e sul Ponte Carlo. Ne approfittiamo anche per comprare qualche cartolina, qualche souvenir e la cosa più importante di tutte: l’adesivo da mettere sul bauletto della moto!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2013" title="Ce so stato e ci ho le prove" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Ce-so-stato-e-ci-ho-le-prove.JPG" alt="Ce so stato e ci ho le prove" width="625" height="416" /></p>
<p>Dopo pranzo esce finalmente il sole, attraversiamo la Moldava e passiamo il pomeriggio passeggiando in un parco di Mala Strana. La Moldava, che a Cesky Krumlov era un bel torrente dalle acque apparentemente pulite, a Praga è un fiume largo ma molto sporco con un intenso viavai di ogni tipo di imbarcazioni…c’è perfino una nave vichinga! Dopo cena torniamo al Ponte Carlo dove, complice la bellissima serata, ci godiamo la vista dello Hrad tutto illuminato.</p>
<h4>Lunedì 13 agosto</h4>
<p>Lasciamo Praga sotto un sole caldo e andiamo a prendere l’autostrada per Brno. Ci hanno detto che la polizia controlla soprattutto le macchine straniere per vedere se hanno comprato la targhetta adesiva necessaria per usare l’autostrada, quindi mi fermo al primo autogrill e faccio la bellissima scoperta: le moto non pagano! (proprio come in Italia!) Incontriamo così poche moto che ci si saluta anche dalla corsia opposta! Finalmente uno spostamento senza pioggia, volendo fa pure troppo caldo! Con il solito metodo “ad culum” troviamo alloggio a due passi dal centro che è piccolo e quasi tutto isola pedonale. Bella la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e la piazza principale (Namesti Svobody) molto ampia, con palazzi antichi….tranne uno: spicca tra gli antichi edifici un palazzo tutto vetro e cemento che è veramente un cazzotto in un occhio!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2015" title="Brno" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Brno.JPG" alt="Brno" width="625" height="416" /></p>
<p>Brno è la città delle (mie) scoperte: infatti scopro che a pochi chilometri c’è un paese che si chiama Slavkov, meglio conosciuto come Austerlitz, e, appena fuori del centro storico c’è la fortezza dello Spielberg su una collinetta nascosta dalla fitta vegetazione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2020" title="Brno-Spielberg 2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Brno-Spielberg-2.JPG" alt="Brno-Spielberg 2" width="416" height="625" /></p>
<p>Ci inerpichiamo nel parco circostante e arriviamo davanti al monumento raffigurante la lupa che allatta i gemelli….no, no non sono il dx e il sx! Questo monumento è stato eretto in memoria dei molti italiani che qui morirono, incarcerati perché parteciparono alle rivolte del Risorgimento.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2017" title="Brno-Spielberg" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Brno-Spielberg.JPG" alt="Brno-Spielberg" width="416" height="625" /></p>
<p>Lo Spielberg si guadagnò la reputazione di prigione tra le più terribili dell’impero asburgico tanto che fu chiuso nel 1855, grazie anche a Silvio Pellico, il più famoso dei suoi “ospiti”. Entriamo a visitarlo: le celle sono quasi tutte vuote ma alcune ricostruzioni con manichini e il freddo che fa ci confermano la reputazione che si era guadagnata all’epoca.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2019" title="Brno-Spielberg 3" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Brno-Spielberg-3.JPG" alt="Brno-Spielberg 3" width="625" height="469" /></p>
<p>Ceniamo in una steak house nella piazza principale “allietati” da un barbone con chitarra che si spara due ore filate di una lagna mostruosa che finisce nello stesso istante in cui ce ne andiamo. Che fortuna!</p>
<h4>Martedì 14 agosto</h4>
<p>Oggi facciamo lo spostamento più corto di tutto il viaggio: 130 km di autostrada fino a Bratislava.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2021" title="Bratislava 1" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-1.JPG" alt="Bratislava 1" width="625" height="416" /></p>
<p>Arrivati in città seguiamo le indicazioni di alcuni alberghi che spariscono all’improvviso, finchè, in una stradina leggo un cartello: “apartament free”. Scendo a chiedere e mi fa vedere un appartamento megagalattico con vista sulla città (siamo nel quartiere “in”) ad un prezzo accettabile e lo prendiamo al volo. Parcheggiata la moto nel giardino, custodito da tre ferocissimi yorkshire che abbaiano in continuazione, e depositati i bagagli scendiamo in città. Qui giochiamo in casa perché la mia amica slovacca è tornata a casa per le ferie e, infatti, ci fa da guida per tutto il centro storico. Tra le cose curiose c’è la chiesa azzurra chiamata così perché dipinta di azzurro (ma va?) sia dentro che fuori e alcune statue di bronzo sparse per la città: la più curiosa è quella di un tizio che esce da un tombino e c’è anche il cartello stradale che avverte del pericolo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2022" title="Bratislava 3" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-3.JPG" alt="Bratislava 3" width="416" height="625" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2023" title="Bratislava 2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-2.JPG" alt="Bratislava 2" width="625" height="416" /></p>
<h4>Mercoledì 15 agosto</h4>
<p>La nostra amica oggi non può accompagnarci ma ci ha organizzato la giornata: la mattina andiamo al castello (Hrad) e il pomeriggio a Devin un borgo a 9 km da Bratislava.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2052" title="Devin" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Devin.JPG" alt="Devin" width="625" height="469" /></p>
<p>Al castello ci andiamo a piedi perché sta vicino al nostro alloggio e poi la passeggiata è piacevole su questo viale alberato perché fa già caldo. Gironzoliamo nei cortili del castello, facendo amicizia con un gatto del luogo, e godendoci il panorama.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2024" title="Bratislava-Castello" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-Castello.JPG" alt="Bratislava-Castello" width="625" height="416" /></p>
<p>Essendo su una collina si vede tutta la città, il Danubio e il quartiere al di là del fiume con i suoi brutti palazzoni. Secondo la guida si dovrebbe vedere all’orizzonte “il punto in cui si incontrano tre nazioni, l’Austria, la Slovacchia e l’Ungheria”.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2025" title="Bratislava-il Danubio" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-il-Danubio.JPG" alt="Bratislava-il Danubio" width="625" height="416" /></p>
<p>Nonostante gli sforzi non riusciamo ad individuarlo….ma non ci potevano mettere un segno?! Ormai pratici dei mezzi pubblici, prendiamo il filobus e andiamo ai magazzini Tesco dove facciamo la spesa e torniamo all’appartamento per pranzare. Dopo pranzo andiamo alla fermata dell’autobus che ci porterà a Devin sulla confluenza del fiume Morava con il Danubio. Arriviamo alle 16.30 giusto in tempo per scoprire che le rovine del castello hanno appena chiuso! Non ci resta che passeggiare intorno alla rupe dove sorge il castello, lungo le rive dei due fiumi, fare qualche foto e, tanto per fare una cosa nuova, berci una birra che male non fa! Torniamo a Bratislava e andiamo ai magazzini Tesco per incontrarci con la nostra amica per andare a cena. Meno male che stiamo con lei così possiamo assaggiare alcuni piatti tipici slovacchi che, forse, da soli non avremmo preso.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2026" title="Bratislava-Opera" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Bratislava-Opera.JPG" alt="Bratislava-Opera" width="625" height="416" /></p>
<h4>Giovedì 16 agosto</h4>
<p>Lasciamo Bratislava e ci dirigiamo a sud, verso Budapest. Al confine mi fermo ad una baracchetta dove c’è un cambio e si comprano le targhette per l’autostrada. L’inizio non è dei più incoraggianti: la tizia parla solo tedesco e ungherese. Le faccio vedere il casco e capisco che, per quattro giorni, devo pagare 7 euro. Le do 50 euro e le faccio capire che il resto lo voglio in fiorini. La tipa mi da i soldi e la targhetta e mi dice qualcosa in tedesco dove le uniche parole che capisco sono “deutsch motor”. Evidentemente la guardo con una faccia strana e, scocciata, mi ripete la frase all’infinito come se cambiasse qualcosa! Alla fine mi viene in mente Cannavaro che alza la coppa del Mondo e, quasi urlando, le dico “italian!!” Finalmente soddisfatta mi dà la ricevuta con su scritto “Italy”….forse era solo una statistica sui veicoli in entrata!?! Ci incamminiamo su questa autostrada ungherese che, per una ventina di chilometri, è una strada ad una corsia e senza nemmeno un guardrail. Gli ungheresi guidano come pazzi (cioè come noi!) e superano i camion anche se c’è la doppia striscia continua: già mi vedo spiaccicato su di una macchina e guardo se a destra ci sono vie di fuga! Arriviamo indenni all’autostrada “normale” e ci fermiamo in una stazione di servizio. Ci sono molte macchine con targa italiana, spagnola, tedesca ma guidata da certi ceffi! Ci fermiamo giusto il tempo necessario per andare in bagno e ripartiamo per fermarci qualche chilometro dopo a causa di un megaingorgo. Andiamo avanti a passo di lumaca per un chilometro, sotto un sole cocente, fino alla classica strettoia per lavori. Oltretutto c’è un tamponamento e si va a senso unico alternato. In un centinaio di chilometri vediamo tre incidenti, due dei quali con macchine con le ruote all’insù. La prima impressione dell’Ungheria non è per niente buona! Arrivati a Budapest troviamo un ufficio informazioni per i turisti e chiediamo un albergo. C’è un ragazzo gentilissimo, che parla anche l’italiano, mi fa vedere i depliant degli alberghi e poi telefona: al primo non c’è posto. Mi fa vedere un altro depliant, dico che va bene, telefona e non c’è posto. Andiamo bene! All’ennesima risposta negativa gli dico di telefonare senza farmi vedere il depliant! Finalmente trova una stanza presso un b&amp;b e la titolare ci viene a prendere con la macchina. Mentre aspettiamo la signora, cominciamo a parlare di moto: lui ha una enduro 50 cc. della Yamaha, ma non ci ha mai viaggiato (davvero?) e mi chiede quanto tempo abbiamo impiegato da Roma. Gli ho fatto un riassunto del nostro viaggio fatto e quello da fare. Ci sconsiglia di passare dal lago Balaton perché affollatissimo e “non bello per gli italiani, il lago di Garda è meglio”. Arrivata la signora salutiamo e andiamo a “casa”. La casa è in una zona periferica di Budapest, con il giardino, dove ci metto la “bambina”, ed è vicina ad una fermata dell’autobus che porta in centro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2051" title="Budapest-Parlamento 2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Budapest-Parlamento-21.JPG" alt="Budapest-Parlamento 2" width="625" height="469" /></p>
<p>Andiamo subito e visitiamo Pest, dall’altra parte del Danubio rispetto al nostro alloggio. Il 20 agosto è festa nazionale e la città si sta preparando: la signora del b&amp;b ci consiglia di andare a vedere la prova generale della sfilata militare che si svolgerà alle 19. Ce ne ricorderemo solo quando aerei ed elicotteri militari ci passeranno sulla testa! Nonostante un’aria un po’ trasandata, è una bella città e le brutte impressioni della mattina spariscono.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2047" title="Budapest-Castello" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Budapest-Castello.JPG" alt="Budapest-Castello" width="625" height="416" /></p>
<h4>Venerdì 17 agosto</h4>
<p>Oggi restiamo a Buda e ci inerpichiamo sulla collina dove sorge la Cittadella. Per fortuna il sentiero è in mezzo agli alberi, perché fa molto caldo. Dalla Cittadella c’è una vista panoramica su tutta la città, divisa dal “bel Danubio blu”…..grigio rende più l’idea! Scendiamo e andiamo verso un’altra collinetta, più bassa, dove c’è la Fortezza (Varhegy). Proprio oggi inizia una fiera di artigianato locale e i cortili sono pieni di bancarelle che vendono di tutto: merletti, ceramiche, oggetti in legno o ferro, cesti di vimini e prodotti alimentari. Purtroppo non posso comprarmi un “vero” arco tartaro (!) perché non ho posto sulla moto! Scendiamo verso il fiume, lo attraversiamo sul Ponte delle Catene e cerchiamo un posto fresco per pranzare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2048" title="Budapest-Ponte delle Catene" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Budapest-Ponte-delle-Catene.JPG" alt="Budapest-Ponte delle Catene" width="625" height="416" /></p>
<p>Vabbè, mi vergogno ma lo devo confessare: abbiamo preso un’insalata e un gelato da McDonald!! Devo dire, però, che per tutto il viaggio ci sono stati utili….quante pipì gli abbiamo lasciato! Dopo il “lauto” pasto la stanchezza e il caldo hanno lasciato il segno: mi sono trascinato sui gomiti fino al parco civico (Varosliget) e mi sono accasciato su una panchina! Lilly si è fatta un giro e ogni tanto mi portava una bottiglietta d’acqua o un gelato. Dopo un paio di ore abbiamo ripreso la metro e siamo andati sulla Vaci Utca, la via dello struscio turistico, ma, soprattutto, sede del famigerato ristorante “Fatal”! Prima di partire me lo ha consigliato un amico e il nome è appropriato! Si mangia bene ma le porzioni sono veramente enormi, soprattutto quelle a base di carne….avete presente Obelix e i cinghiali? Accanto a noi c’erano sei tedeschi grandi e grossi che hanno fatto gli sboroni e poi hanno lasciato quasi tutto! Naturalmente noi non ci siamo fatti parlare dietro: spazzolato tutto! Satolli e barcollanti siamo andati a nanna.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2050" title="Budapest-parlamento" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/10/Budapest-parlamento.JPG" alt="Budapest-parlamento" width="625" height="469" /></p>
<h4>Sabato 18 agosto</h4>
<p>Ci dirigiamo verso il lago Balaton con l’intenzione di decidere al momento se dormire in zona o proseguire. Sull’autostrada c’è un traffico intenso e, a volte, si sta proprio fermi. Mi viene in mente che è sabato e, forse, anche gli ungheresi fanno la gita fuori porta. Dopo 100 chilometri usciamo dall’autostrada a Balatonaliga per dirigerci a Balatonfured, sulla riva nord del lago. I primi abitanti della zona dovevano avere una fantasia fervida, visto che ci sono una trentina di paesi che si chiamano Balaton-qualcosa! Il lago è lungo 77 km, è largo dai 3 ai 14 km ed è profondo al massimo 12,40 m. Inizialmente la nostra intenzione è quella di fare la statale a nord del lago e riprendere l’autostrada (che passa a sud) alla fine. Appena usciti dall’autostrada inizia una fila pazzesca e, per fare i 30 km fino a Baltonfured, ci mettiamo più di un’ora! E siamo appena all’inizio del lago! Ci fermiamo per pranzare e decidiamo di tornare indietro per riprendere l’autostrada. Non c’è praticamente nessuno e in meno di mezzora siamo di nuovo sull’autostrada. La cartina dice che l’autostrada arriva fino al confine con la Croazia…non è vero! Letenye, l’ultimo paese ungherese prima del confine, sembra allontanarsi anziché avvicinarsi. La strada affianca i vari cantieri dell’autostrada in costruzione, poi, all’improvviso, diventa di nuovo autostrada. Mancano pochissimi km al confine e un cartello indica un’uscita per Letenye, mentre, continuando, si va verso Lubiana. Dovendo andare a Postumia, vado dritto. Grande cacchiata! La strada va a nord per una trentina di km e poi si entra in Slovenia ma in direzione Maribor, che ci farebbe allungare di un casino! Se andavamo per Letenye, invece, ci facevamo 30 km di Croazia e poi entravamo in Slovenia facendo un tragitto più o meno rettilineo. Smoccolando giro in direzione sud, entriamo in Croazia e andiamo a prendere la strada che volevamo fare all’inizio. In meno di un’ora ci facciamo tre frontiere e, qui, i documenti li hanno controllati tutti! Anzi un croato ci ha anche preso in giro perché ha messo la mano con due dita aperte sulle fotografie e ha controllato gli occhi! ‘Fanculo, se volevi vedere le nostre facce, potevi dirlo! Vabbè, siamo in Slovenia ma sembra di stare in Svizzera: paesini puliti e ordinati, turisti zero, insomma un paradiso. Si è fatto un po’ tardi e cerchiamo un albergo. Passiamo vari paesi e non ce n’è neanche uno finchè non arriviamo a Ormoz dove c’è un albergo, una pizzeria, una chiesa e quattro case. Entro nell’albergo e sparo la solita tiritera in inglese. La signora alla reception mi guarda e dice: “Zimmer? Schlafen?” Alla mia faccia allibita fa il gesto internazionale di dormire e ripete “Schlafen?”. Risposta: “Ja, ein zimmer, ein nacht!” E il mio tedesco è finito! Siamo “fortunati”, ha una camera libera….ad essere onesti ha tutto l’albergo libero! Entriamo nella camera e ci aspettiamo di trovare Tito in persona ad accoglierci! Tutto, ragnatele comprese, è rimasto come allora! Per una notte va bene, ci diciamo e usciamo per la cena. C’è solo quella pizzeria e, quindi, non abbiamo alternative. La pizza non è un granchè ma il posto è molto bello perché la pizzeria si trova accanto ad una piscina con tutto il prato intorno. Ce ne andiamo subito a dormire perché oggi abbiamo fatto quasi 400 km. Pia illusione! Fa caldo, dormiamo con la finestra aperta e uno stormo di zanzare fameliche ci massacra! Inoltre è sabato e i villici si divertono a qualche festa chissà dove con musica ad alto volume! Tutta la discografia dei Pooh locali cantata a squarciagola fino alle 4! Intanto, anche le zanzare facevano festa sulla nostra pelle (è proprio il caso di dirlo!). Vinti dalla stanchezza, stavamo quasi per addormentarci ma…</p>
<h4>Domenica 19 agosto</h4>
<p>Ore 6: SDEDEDEN, SDEDEDEN, SDEDEDEN! Come in tutti i paesi, la domenica si va a messa. E le campane suonano per almeno un quarto d’ora! Dopo aver bestemmiato da S. Abaco a S. Zuzzurellone andiamo a fare colazione: sono quasi le 7 e già dalle 6 si potrebbe fare. Scendiamo nella sala ristorante e c’è la signora delle pulizie che sta lavando il pavimento. Entra in cucina ed esce una tizia che ci guarda con aria interrogativa. Le dico, in inglese, quello che vogliamo per colazione e quella rientra in cucina smoccolando qualcosa in sloveno. Dopo un po’ arriva il portiere che ci chiede, in italiano, cosa volevamo per colazione. Fatta colazione, pagata la stanza e ingrassata la catena, si parte: sono le 8.04 ed è record assoluto! Solitamente non si partiva prima delle 9.30… Prendiamo l’autostrada e ci dirigiamo verso Lubiana e, poi, Postumia. Ogni 30 km circa c’è la barriera per pagare, ci fermiamo quattro volte e ogni volta paghiamo 1,55 €. Da Lubiana in poi è come da noi, si prende il biglietto all’entrata e si paga all’uscita. Arriviamo alle grotte di Postumia e cerchiamo una stanza all’albergo che sta proprio lì, a 100 m dall’ingresso. Andiamo subito a visitarle. Si prende un trenino che passa in gallerie a volte grandi, a volte bassissime, tanto da aver paura di sbattere la testa, ma che spettacolo! Dopo 5 km si scende e inizia la visita vera e propria. Si cammina per un chilometro circa in grotte altissime piene di stalattiti e stalagmiti, alcune sembrano lenzuola, colorate di rosso oppure bianche: una meraviglia! Si riprende il trenino e siamo fuori…al caldo! Ormai si sono fatte le 15, mangiamo qualcosa e poi ci facciamo giusto un riposino: due ore filate! Dopo la quella che passerà alla storia come la “notte infernale a Ormoz”, ci voleva proprio! Ci ha svegliato la pioggia, mannaggia la pupazza! Ceniamo presto e alle 20.45 mi piazzo davanti alla tv: c’è la Supercoppa italiana tra l’Inter e la Magggica&#8230;ma questa è un’altra storia.</p>
<h4>Lunedì 20 agosto</h4>
<p>Il tempo è incerto e siamo indecisi se andare a Bled e, poi, rientrare in Italia o rientrare subito passando da Trieste. Decidiamo per questa seconda ipotesi che si rivela la migliore: da Trieste a Varena (da dove eravamo partiti due settimane fa) ce la facciamo sotto la pioggia. Passiamo per Codroipo, Pordenone, Vittorio Veneto, Belluno, Agordo e il passo del S. Pellegrino. Fare la strada che va al passo con la moto stracarica, pendenza del 18% e sotto la pioggia non è una passeggiata! Verso le 17 siamo a casa, dopo aver fatto 2.242 km in 14 giorni, stanchi ma felici. Ci riposiamo i successivi 5 giorni e domenica 26 agosto siamo tornati a casa a Roma. La “bambina” ha fatto, tutto compreso, 3.744 km senza fiatare…</p>
<p>Giorgio&amp;Lilly</p>

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		<title>Sretan put! Girotondo balcanico 2007</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2007 15:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>triplo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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		<category><![CDATA[Serbia]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio in moto attraverso i balcani. croazia-bosnia-serbia-kosovo-montenegro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Croazia, Bosnia, Rep. Srpska, Serbia, Kosovo, Montenegro</h4>
<p align="justify">
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3344rid.JPG" alt="IMG_3344rid" title="IMG_3344rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2283" /></p>
<p>Se siete appassionati di camion di tutte le marche specie di quelli più inquinanti i balcani potrebbero interessarvi; se in più siete curiosi di scoprire i vari appostamenti della polizia per multarvi allora precipitatevi in agenzia e prenotate il traghetto.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3124rid.JPG" alt="IMG_3124rid" title="IMG_3124rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2271" /></p>
<h4>La partenza</h4>
<p align="justify">Quest’anno il viaggio è stato deciso da Daniela: io, ancora scosso dai 6.500 km dell’anno scorso, avrei optato tranquillamente per la paciosa e ridente provincia di Rieti mentre lei, con un perentorio &#8220;Andiamo a conoscere luoghi e genti diverse!&#8221;, mi ha risvegliato dall’apatia e fatto pendere l’ago della bilancia per i meno tranquilli balcani. Una volta detto e deciso (sabato 19 agosto) c’era poco da fare: la moto era ancora pronta e si stava prendendo un aperitivo in garage dopo la passeggiata in Sicilia, e i panni appena puliti e asciugati stavano ancora sopra il comò. Cinque minuti e Daniela aveva &#8220;organizzato&#8221; il viaggio: &#8220;….mmmmh….allora….ANDIAMO QUI, QUI E QUI!&#8221;, totale 3.000 km., niente, un sospiro. La notte la passo a consultare mappe e siti internet e poi in bianco a letto a pensare di stare a fare una cavolata. Domenica mattina arriva, a rasserenare il mio animo un po’ pauroso, la telefonata di Max: viene pure lui con Valeria e due moto, ma ci raggiungeranno al porto che hanno delle cose da sbrigare…che dico? Dico che sono felicissimo e adesso, finalmente motivato e sereno, posso cominciare ad impacchettare tutto. Prenotazioni zero ma antipioggia pronte e infatti sull’adriatica prendiamo un temporale. In scioltezza arriviamo al porto di Inancona dove faccio il biglietto in attesa che ci raggiungano gli altri due temerari. Compriamo pizza e panini per tutti per affrontare la traversata ma poco dopo arriva una telefonata di Max………..qui mi devo interrompere in quanto Max mi ha espressamente vietato di raccontare i fatti, ma la mia onestà intellettuale, la mia purezza d’animo e il rispetto che nutro nei confronti di Voi, miei quattro lettori, mi impone, come minimo, di elencare un ventaglio di versioni dalle quali poi Voi potrete scegliere quella che più Vi piace e che se poi risulterà combaciare con la realtà Vi darà diritto a tre lezioni gratuite di &#8220;smollicamento&#8221; da parte di Max con prova pratica alla fine del corso.</p>
<p align="justify">Ordunque le versioni:</p>
<p align="justify">a) la pioggia incontrata sulla strada ha investito in proporzioni gigantesche anche la coppia Max-Valeria che in preda ai flutti è stata tratta in salvo dall’arca di Noè, comandata da un babbuino, come unica coppia umana;</p>
<p align="justify">b) un gatto lanciato in corsa da un pullman di turisti ceceni musulmani in viaggio per un’udienza papale privata, si è infilato nel casco di Max rimanendo impigliato nei suoi capelli;</p>
<p align="justify">c) Valeria ha scoperto che gli occhi di Max non sono celesti ma che l’abbindolante colore che fa stramazzare le donne a terra, altro non è che un volgare trucco dato da due altrettanto volgari lenti a contatto colorate;</p>
<p align="justify">d) si è rotta l’Africa Twin;</p>
<p align="justify">e) io e Max litighiamo perché gli ho preso un panino con dentro roba che non gli piace;</p>
<p align="justify">f) c’era stato un misandestending e invece di &#8220;Serbia&#8221; avevano capito &#8220;Cervia&#8221;;</p>
<p align="justify">g) Valeria ha dimenticato la patente a casa (ma non un sacco a pelo da spedizione artica), si decide di chiamare l’ottimo Palì che si dovrebbe portare a casa la moto di Valeria così, mentre noi facciamo il trasbordo dei bagagli sulla moto di Max, Valeria va ad imbucare alle poste una cosa importantissima, poi (e sono le 20,30 e il traghetto parte alle 21,00) Max corre a fare i biglietti ma Valeria non ha la carta d’identità valida per l’espatrio ma fortunatamente c’ha il passaporto però senza marca, &#8220;Niente paura!&#8221; dice Max, &#8220;Io ne ho due&#8221; e, pagati 129 euro di biglietti, si precipita al posto di polizia per il controllo finale (ore 20,50) ma torna con una faccia da funerale perché il suo passaporto, mentre corre da un posto all’altro, è scaduto, e intanto a noi ci viene da piangere e Palì muore dal ridere e ci prende per il culo: &#8221; Seeeeeee gli sporchienduristi!!!!!&#8221;.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Si lo so che l’ultima versione è troppo inverosimile per essere vera, però cercavo di allungare la pappa e non rendere troppo facile la risposta, fatto sta che con la morte nel cuore io e Daniela a capo chino prendiamo la nave da soli…..no, non siamo soli: la nave è colma di pellegrini diretti a Medjugorje che tra un alleluia e un altro, strilli, canti, discoteca, e il solito materassino bucato, ci fanno passare una notte infernale. Amen.</p>
<p align="justify">Ringalluzziti sbarchiamo a Spalato (Split), sul piazzale un ragazzo con una vecchia AT è fermo; &#8220;Hai i cavetti?&#8221; I cavetti? Ti pare che uno in moto si porta i cavetti? &#8220;Certo che ce li ho!&#8221; Ma purtroppo basta una spintarella e riparte. Sretan put (buon viaggio) pure a te.</p>
<p align="justify">Cambiamo il minimo indispensabile, facciamo colazione e partiamo in direzione della frontiera; prima tappa Banja Luka, capitale della Repubblica Srpska –Bosnia settentrionale.</p>
<p align="justify">Qui è d’obbligo una precisazione: la Bosnia-Herzegovina (BiH) come unica entità nazionale è un’utopia creata a tavolino con gli accordi di Dayton del 1995. La stessa bandiera, in cui il triangolo giallo in campo blu che rappresenta la forma geometrica del Paese e le tre etnie fondamentali che la compongono (serbi-croati-bosniaci), è stata disegnata e imposta dall’esterno.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3156rid.JPG" alt="IMG_3156rid" title="IMG_3156rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2267" /></p>
<p>Ma che le cose in Bosnia-Herzegovina alla prova dei fatti siano diverse, si capisce subito dopo aver varcato la frontiera con la Croazia. Tutti i paesi e i villaggi che si incontrano nella prima fascia a ridosso del confine e a volte anche più all’interno, espongono su pennoni, lungo le strade, sulle case e dipinte sui muri le bandiere croate. Qualche rara moschea rivela la presenza di una immagino timida comunità musulmana. A mano a mano che ci si addentra in Bosnia le cose cambiano: le moschee prevalgono, spariscono le bandiere croate e si attraversa la Bosnia che non ti aspetti: boschi, fiumi, verdi colline e montagne, l’aria è così pura che &#8220;pizzica nel naso&#8221;, si susseguono paesini di montagna con i tetti spioventi dai quali dietro spunta, a sorpresa, un minareto.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3111rid.JPG" alt="IMG_3111rid" title="IMG_3111rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2268" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2132" title="F1000003rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1000003rid.JPG" alt="F1000003rid" width="625" height="418" /></p>
<p>Purtroppo cominciamo a notare anche parecchie case sforacchiate dai proiettili o bruciate e lungo la strada piccolissimi cimiteri o tombe singole e capiamo che non sono in memoria di morti in incidenti stradali.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3164rid.JPG" alt="IMG_3164rid" title="IMG_3164rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2272" /></p>
<p>Si entra nella Repubblica Srpska, un’entità omogenea dal punto di vista etnico (schiacciante maggioranza serba) e di nuovo e in maniera repentina il panorama cambia: ricompaiono cattedrali e chiese ortodosse e sono il nazionalismo e le bandiere serbe (sulle quali campeggia il motto &#8220;Solo la Serbia Salverà i Serbi&#8221;) a farla da padrone.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3128rid.JPG" alt="IMG_3128rid" title="IMG_3128rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2270" /></p>
<p> </p>
<h4>Banja Luka</h4>
<p align="justify">Arriviamo a Banja Luka e troviamo alloggio in un pulitissimo ed elegante albergo dove ci offrono da bere; Daniela chiede furba un tè caldo io, scemo, e con una lingua ridotta come una felpa di pile, uno freddo. A lei portano il classico tè fumante a me un bicchiere di acqua di rubinetto fredda con a mollo una bustina di tè….aspetto che il gestore si giri e svuoto tutto il bicchiere dentro un vaso di fiori che appassiscono immediatamente. Rimango con una sete terribile ma i batteri balcanici non avranno mai il mio scalpo.</p>
<p align="justify">Ci dirigiamo in ciabatte nel centro di Banja Luka e qui veniamo coinvolti in uno struscio notevole.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3149rid.JPG" alt="IMG_3149rid" title="IMG_3149rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2269" /></p>
<p>Non mi posso dilungare troppo sulla bellezza delle ragazze slave per non urtare la suscettibilità e la gelosia di Moroboschi. Il mattino dopo ripartiamo, il tempo è nuvoloso e la temperatura è gradevole, usciamo dalla Bosnia ed entriamo in Croazia per prendere la direttrice Zagabria-Belgrado. La frontiera mostra evidenti e tristi i segni del conflitto: le case lungo la frontiera sono crivellate di proiettili e ampie zone sono minate e delimitate da nastri rossi; cartelli e buon senso consigliano di non abbandonare le strade principali.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2133" title="F1000005rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1000005rid.JPG" alt="F1000005rid" width="625" height="418" /></p>
<p>Al casello Daniela dà il meglio di se stessa: sarà il caldo, ma alla domanda del casellante: &#8220;Deutsch?&#8221; lei risponde: &#8220;Noi no Deutsch, noi Kune!&#8221; disegnando lì per lì sulle carte geografiche d’Europa un nuovo stato sovrano, Kunia con capitale Kuna che assomiglia stranamente alla moneta croata. Quello la prende per scema, io ingrano la prima e piegato in due dalle risate imbocco l’autostrada per Novi Sad.</p>
<h4>Novi Sad</h4>
<p align="justify">L’autostrada corre veloce inseguita dal termometro che comincia a salire in maniera preoccupante. Arriviamo alla frontiera serba con più di 42 gradi. Entriamo in relativa scioltezza mentre dall’altra parte in uscita si intravede una fila di tir lunga km. Obiettivo Novi Sad, attraverso il parco nazionale di Fruska Gora l’unico parco nazionale coltivato a…granturco! Procediamo a 3000 giri, 60 km/h come del resto per gran parte del viaggio e mi sto chiedendo dove siano le famigerate pattuglie di polizia serba, quando ecco pararsi in mezzo alla strada un poliziotto. C’ha tutto l’occorrente per incutere timore: berretto, paletta, pistola e, cosa pericolosissima, c’ha sicuramente caldo. Vado talmente piano che mi fermo ancora prima di raggiungerlo e do qualche pedata per arrivare fino alla paletta. Ci guarda fortemente perplesso, chiede i passaporti, la carta verde, il libretto di circolazione, la patente, la tessera sanitaria, quella del tram, un biglietto usato del cinema e lo scontrino della Lidl. Non bastano! Insiste sui &#8220;kubica&#8221; della moto che sono incompatibili con la mia patente &#8220;B&#8221; presa nel 1985. Mi balena l’idea di convincerlo che l’Africa Twin sia un 50cc ma guardo la pistola e desisto. Sbatte nervosamente i documenti in mano poi guarda la targa e legge &#8220;Roma&#8221;. Mi fa: &#8220;Roma? Lazio?&#8221; Ho pochi secondi per decidere il mio destino in Serbia che è incredibilmente affidato alle simpatie calcistiche di un poliziotto serbo dai denti marci, Daniela mi dà una gomitata e mi dice sottovoce: &#8220;Digli Roma&#8221; ma al cuore non si comanda e con il timore di essere fucilato sul posto grido con orgoglio: &#8220;LAZIO!!!!!&#8221;. Il poliziotto mi urla in faccia: &#8220;Dejan Stankovic!&#8221; Lo vorrei baciare, mi ridà i documenti e mi fa cenno di proseguire. Sono contento e incavolato al tempo stesso: possibile che la Motorizzazione Civile non preveda per i possessori della vecchia patente una pecetta adesiva per renderla conforme al resto d’Europa? Boh….</p>
<p align="justify">Attraversiamo il ponte sul Danubio con le sue spiagge affollate di bagnanti mentre due chiatte lo attraversano lentamente e ci ritroviamo al centro della seconda città della Serbia: Novi Sad. Discutiamo con un cafonissimo albergatore e ripieghiamo sull’albergo vicino non pentendoci della scelta. Doccia veloce e passeggiata nel centro di quella che è una vera bomboniera serba.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3194rid.JPG" alt="IMG_3194rid" title="IMG_3194rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2287" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3199rid.JPG" alt="IMG_3199rid" title="IMG_3199rid" width="469" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2288" /></p>
<p>Mangiamo benissimo in una trattoria dove cominciamo ad assaggiare le specialità balcaniche con soddisfazione. Ci svegliamo l’indomani e proseguiamo nel ciabattamento turistico poi ci rimettiamo in marcia direzione Belgrado.</p>
<h4>Beograd</h4>
<p align="justify">Entriamo a Belgrado dalla via principale e immediatamente ci arriva un pugno nello stomaco: interi palazzi sventrati, anneriti, crollati, bocche sdentate che una volta erano finestre ci guardano dai lati della strada.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2130" title="F1000030rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1000030rid.JPG" alt="F1000030rid" width="625" height="418" /></p>
<p>Comprendiamo il significato di bombardamento selettivo. Peccato che le schegge di una bomba intelligente diretta su un palazzo governativo non siano poi tanto intelligenti e vadano per conto loro a sfondare anche i palazzi vicini con la gente dentro. Siamo stremati da un caldo feroce. Il traffico è quello di una grande città all’ora di punta e quindi, scartato il primo albergo a 135 euro, ripieghiamo velocemente sul più economico Bristol a 40 euro che se manca di aria condizionata, sia leggermente fatiscente e carente di altri essenziali dettagli per consentire un ottimo soggiorno è dotato di un sicuro ricovero per la moto e di un impiegato di una gentilezza commovente. Ci dà una mappa della città e ci indica i principali luoghi da visitare compresi i palazzi bombardati e quando il suo dito ci arriva sopra commenta amaro: &#8220;Ora siamo in Europa, ora abbiamo la democrazia&#8221;. Ci aspettano 6 ore di camminata a piedi per Belgrado in un caldo torrido.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3230rid.JPG" alt="IMG_3230rid" title="IMG_3230rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2274" /></p>
<p>Visitiamo la fortezza e i giardini, poi ci dedichiamo alla grande isola pedonale, a seguire la zona governativa con i suoi spettrali palazzi: non si potrebbe fotografare ma con un minimo di attenzione e con la complicità di un poliziotto che ci indica il punto non coperto dalle telecamere di controllo, scattiamo delle foto.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3250rid1.JPG" alt="IMG_3250rid" title="IMG_3250rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2275" /></p>
<p>Poi mentre si scatena un diluvio che invece di abbassare la temperatura la innalza a livelli tropicali, ci dirigiamo verso la cattedrale di Svetog Save poi con un’altra scarpinata e con difficoltà troviamo la via Skadarlija e il tanto decantato ma un po’ deludente quartiere bohemien. Sui gomiti ci trasciniamo in albergo talmente stanchi che il gran caldo e il flusso ininterrotto di tir sotto la finestra hanno l’effetto di un definitivo sonnifero.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1000037rid1.JPG" alt="F1000037rid" title="F1000037rid" width="419" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2291" /></p>
<h4>Kosovo/Kosova </h4>
<p align="justify">Lasciamo Belgrado per affrontare quella che sarà la giornata più terrificante della mia vita motociclistica 300 km. In un caldo soffocante, con la voglia di strapparti tutta la roba di dosso. Il giubbetto sembra fuso sulla pelle, l’asfalto tremola e il termometro arriva a 46,5°, c’ho le allucinazioni e infatti attraverso lo specchietto vedo il casco di Daniela ma mi sembra di avere un pappagallo colorato appoggiato sulla spalla. Comincio ad avvertire una leggera vibrazione anomala proveniente dal poderoso bicilindrico Honda. Beh, quasi 120.000 km. sarebbe pure giusto, ma non qui ti prego, ti prego, ti prego resisti, quando torniamo a casa ti metto a riposo ma non mollare adesso, per favore. Passiamo Nis ma non ci fermiamo; con questo caldo sarebbe impossibile solo scendere dalla moto, ci si è incollata alle chiappe. Ci avviciniamo inesorabilmente al confine con il Kosovo: che facciamo? Lasciamo perdere e ripieghiamo in Montenegro? La scelta è difficile, scorrono i cartelli con l’indicazione di Sofia e Skopie rispettivamente in Bulgaria e in Macedonia. Mi perdo in fantasticherie e allucinazioni ondeggianti tra Marco Polo, Paperino e &#8220;Chi l’ha visto?&#8221; e ci ritroviamo diretti verso la misteriosa e temibile frontiera serbo-kosovara. Ci addentriamo tra le montagne serbe e ad un incrocio senza nessuna segnalazione, ci affianca una macchina con targa italiana: &#8220;Avete bisogno di aiuto?&#8221; La donna parla bene l’italiano, l’uomo al volante un po’ meno, uno sguardo rapido al sedile dietro e due bambini sorridono…mi fido… &#8220;Dove siete diretti? Pristina? Venite con noi che vi offriamo da bere!&#8221; E così ci ritroviamo sotto una pergola di un bar in uno sperduto paesino serbo al confine kosovaro seduti al tavolino con una famigliola serba. Chiacchieriamo per più di un’ora. Loro sono grati all’Italia per averli accolti nel momento peggiore della loro vita; rimaniamo colpiti dai sacrifici che hanno dovuto affrontare in piena guerra per cercare di dare un futuro e un’esistenza dignitosa a loro stessi e ai loro figli. Lavorano in Italia e adesso i figli li hanno raggiunti dopo tre anni di completa separazione dal padre e un anno e mezzo dalla madre, studiano in Italia e sono perfettamente integrati. Tornano qui per le loro vacanze. Quando &#8220;Sergio&#8221; mi dice: &#8220;Grazie Italia&#8221; ammetto di aver a stento trattenuto qualche lacrima. Con semplicità e onestà mi racconta di non aver mai avuto in 15 anni di lavoro nessun tipo di problema con le persone di etnia albanese. Dice che la povera gente non ha mai voluto la guerra e che in quella zona, sconvolta dalla pulizia etnica, la pacifica convivenza tra le varie etnie era la regola. &#8220;La guerra la vogliono i politici e la fa la povera gente&#8221; dichiara con la tristezza di chi ha dovuto abbandonare il proprio paese per non morire di fame o ammazzato. Ci salutiamo abbracciandoci e baciandoci e dopo un’ultima strombazzata di clacson affrontiamo i rimanenti ripidi km, disseminati di sbarramenti anti-carro, che ci separano dalla frontiera. Arriviamo in cima ad una cresta al posto di frontiera serbo. C’è una baracca da cui esce un poliziotto serbo che urla e si sbraccia che mi sono fermato forse troppo vicino. Poi esce un poliziotto cicciottello, a gesti ci dice di riposarci all’ombra e mentre controlla i documenti ci offre da bere un bicchiere di coca cola. A venti metri c’è il Kosovo. Passiamo indenni e ci becchiamo un bel &#8220;Welcome to Kosovo&#8221;. Passaporti controllati ma non timbrati, al posto del timbro ci viene rilasciato un lasciapassare delle Nazioni Unite, e mentre faccio l’assicurazione sento Daniela che cerca di spiegare a dei deficienti di italiani che se entrano in Kosovo non potranno più uscire percorrendo la stessa strada. Il conducente è un presuntuoso e si domanda il perché non può fare come gli pare. Daniela desiste, speriamo che al ritorno gli sparino. Scendiamo giù in folle perché siamo un po’ a secco, spero di trovare presto un benzinaio e mi accorgo che il rumore dal motore è sempre più forte. Entriamo a Pristina. Fa effetto entrare in una città come Pristina.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3276rid.JPG" alt="IMG_3276rid" title="IMG_3276rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2277" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3327rid.JPG" alt="IMG_3327rid" title="IMG_3327rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2276" /></p>
<p>Dopo averne lette e sentite tante su questa città, cerco di catturare e mettere da parte più sensazioni possibili: gli odori, la gente, i rumori, le immagini. Spero di arrivare presto in centro ed incrociare qualche militare italiano….presto accontentato: mi blocco in mezzo alla strada al fianco di un &#8220;Defender&#8221; pieno di carabinieri. Blocchiamo il traffico ma nessuno si sogna di suonare per dirci di spostarci. Sorrisi, strette di mano dal finestrino, &#8220;Tutto tranquillo ragazzi non vi preoccupate&#8221;. Proseguono, incrocio altre due camionette dei CC. Li seguo, si fermano a bordo strada, sono di pattuglia, ci guardano sbalorditi ma ci hanno preso per matti. Uno ci chiede se abbiamo sbagliato strada o se ci siamo andati apposta, poi legge la scritta sulla maglietta e si mette a ridere. Clima sereno, sorrisi e quella tensione che avevo addosso dall’entrata in Kosovo si dissolve insieme alle ossa della mano quando me la stringono per salutarci e noto che Daniela, sebbene guardinga nel dare la mano, è più tranquilla. Rimaniamo a chiacchierare davanti al &#8220;Defender&#8221; con due carabinieri mentre gli altri, mitra in mano proseguono per la ronda. &#8220;Tutto tranquillo rega’?&#8221; &#8220;Sì, tranquillo, ma stai solo attento alla moto, qui è pieno di moto italiane ma non le guidano gli italiani…&#8221; A posto, adesso sì che sono tranquillo.</p>
<p align="justify">Finiscono il pattugliamento e ci scortano fino ad un albergo che ci consigliano, saluti e un &#8220;Ci si vede in giro&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3278rid.JPG" alt="IMG_3278rid" title="IMG_3278rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2279" /></p>
<p>Ceniamo al centro di Pristina praticamente sopra alla moto; il primo ristorante l’ho scartato perché poliziotti kosovari mi avevano intimato di togliere, per motivi di sicurezza, la moto da lì davanti. Mi muovo con discreta padronanza nella notte kosovara e riguadagno l’albergo stramazzando a letto dopo essermi assicurato che chiudano la moto in un garage. Mattinata dedicata ai sette musei, le tre pinacoteche e gli innumerevoli e affascinanti monumenti di Pristina…..seeeeeeeeeee…, 10 minuti, qualche foto e già siamo in direzione di Prizren. Lungo la direttrice Pristina-Prizren è un via vai di mezzi blindati della KFOR, corazzati austriaci e tedeschi con le bandiere al vento sfrecciano sulla strada o sono fermi ai posti di blocco. Che la situazione sia piuttosto serena si capisce anche dal fatto che non indossano né elmetti né giubbetti antiproiettile. Gioco a darmi la mano con un bambino kosovaro che si sporge dalla macchina e ride felice. Daniela prende alla lettera i consigli appresi su internet di non fotografare installazioni militari e nonostante le mie insistenze non scatta nemmeno una foto.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3294rid.JPG" alt="IMG_3294rid" title="IMG_3294rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2280" /></p>
<p>Non la perdonerò mai. Incrociamo un funerale con trattore anni ’50 in testa e un carretto trainato dai cavalli con una bara aperta sul pianale. Fa un caldo bestiale e istintivamente trattengo il respiro. Prizren, al contrario di Pristina, è proprio un bel posto!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2124" title="F1030034rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1030034rid2.JPG" alt="F1030034rid" width="625" height="418" /></p>
<p>In mezzo alla cittadina si staglia la moschea di Sinan Pasha che vanta il minareto più alto di tutti i balcani con intorno la chiesa cattolica e quella greco ortodossa; ci sono i militari tedeschi della KFOR con le loro camionette, bevono birra in uno degli innumerevoli locali con tavolini all’aperto. Incontriamo dei simpatici pugliesi che grazie ad un’iniziativa dell’università della terza età italiana e l’università di Pristina, stanno conducendo degli studi sulle origini albanesi di molte popolazioni pugliesi. Ci offrono da assaggiare la boza, tipica bevanda albanese fatta con acqua e mais fermentato: assaggio…lì per lì una schifezza micidiale poi il secondo sorso si lascia apprezzare meglio.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1030031rid.JPG" alt="F1030031rid" title="F1030031rid" width="419" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2163" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1030030rid.JPG" alt="F1030030rid" title="F1030030rid" width="419" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2164" /></p>
<p>Vengo intervistato dalla TV kosovara che mi chiede di tradurre in italiano un cartello, messo a fianco di un letto con un manichino sotto le coperte, che recita: &#8220;Non svegliatemi a meno che non sia arrivata l’indipendenza&#8221; non vorrei espormi troppo ma la faccia da combattente dell’UCK di uno della troupe mi convince a dare il mio modesto contributo.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3312rid1.JPG" alt="IMG_3312rid" title="IMG_3312rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2165" /></p>
<p>Ci fracichiamo i giubbotti alla fontana della piazza e lasciamo quindi Prizren per Pec o meglio, come consigliato da un carabiniere, Peja (in albanese). Dopo una cinquantina di km. da una laterale sbucano i NOSTRI. Fanti italiani. Qualche sgommata coatta che fa sempre effetto, un po’ di polverone coreografico e si fermano per approntare un posto di blocco. Soliti saluti &#8220;Ma ‘ndo annate!&#8221; &#8220;Sì, tranquillo, ma con alcuni bisogna stare attenti&#8221; In effetti l’atmosfera a Pec è leggerissimamente più tesa che negli altri posti. Anche i militari italiani sono più guardinghi, non credono che siamo turisti consapevoli e sono indecisi se annoverarci tra i giornalisti, i pazzi o tutt’e due. Proseguiamo e fermo un’altra camionetta, il conducente mi guarda tra il perplesso e il diffidente finché non capiscono che siamo italiani, strani, ma italiani. Ci indicano la strada per il monastero del patriarca di Pec. </p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3322rid.JPG" alt="IMG_3322rid" title="IMG_3322rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2281" /></p>
<p>Il Patriarcato è controllato H24 dai bersaglieri per evitare che qualche albanese lo metta a ferro e fuoco per vendetta. Si narra che qui il patriarca abbia benedetto le milizie serbe impegnate nella pulizia etnica. Arriviamo al ceck point dei bersaglieri e ci richiedono se siamo giornalisti…no, non siamo giornalisti…e che state facendo qui? I turisti….i turisti? Secondo me alcuni di loro, veramente allucinati da 5 mesi a Pec, vorrebbero fucilarci sul posto…ma come, invece di andarvene in vacanza in qualche bel posto di mare in Italia, siete venuti in Kosovo? Mah….</p>
<p align="justify">La radio gracchia le nostre generalità per il secondo ceck point…&#8221;CRRRR…CRRRR….posto di controllo Alfa….passo….avanti Alfa….ci sono due pazz…ehm…due turisti che vorrebbero visitare il monastero….CRRRR…..affermativo….&#8221;. Ci ritirano il passaporto e ci fanno un &#8220;pass&#8221; militare. Chiedo autorizzazione per fare foto: Negativo passo. Alzano la sbarra rossa e bianca e procediamo verso il secondo controllo…Dai Danie’, scatta le foto di nascosto! Madeche, nemmeno a parlarne lei è ligia al regolamento militare e minaccia corte marziale e impiccagione.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3324rid1.JPG" alt="IMG_3324rid" title="IMG_3324rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2166" /></p>
<p align="justify">Ci ferma una bersagliera alta un metro e mezzo con l’AR 70/90 imbracciato ma pure senza quello la tratterei sempre con estrema cortesia. Scambiamo due chiacchiere e ci fa entrare dal portone del patriarcato. Dentro c’è un giardino curatissimo e la chiesa è veramente molto bella e piena di soldati tedeschi in visita. Uscendo chiediamo alla bersagliera una foto….Negativo passo….torniamo alla sbarra. La bersagliera, spiona, se l’è cantata con il maresciallo sulla questione della foto, chiedo allora di fare una foto lì e stavolta finalmente mi rispondono in maniera diversa: negativo punto e basta. Però ci offrono una bottiglia di acqua minerale italiana. Ma che vi bevete l’acqua minerale loro? Ma che siete matti? Mi sa di sì, ma non per l’acqua. Pec non lascia molto spazio all’idea di passare lì la notte e quindi decidiamo seduta stante di riguadagnare un po’ di tranquillità passando la frontiera con il Montenegro che già conosciamo per ospitalità e relax. Sorpasso una camionetta di carabinieri e saluto…ma pare non basti. Ci suonano e con perentori gesti delle mani ci ordinano di accostare: &#8220;Dove andate?&#8221; &#8220;In Montenegro!&#8221; &#8220;Venite, facciamo la stessa strada!&#8221; PEPPEREPE’ e si riparte verso la frontiera CON LA SCORTA!</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3331rid.JPG" alt="IMG_3331rid" title="IMG_3331rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2278" /></p>
<p>I militi kosovari sgranano gli occhi: mai visti due motociclisti italiani scortati fino a su da una jeep dei carabinieri. Maledizione! Ci ritirano il permesso delle Nazioni Unite…niente da fare, nemmeno una foto. Strette di mano ai carabinieri che ci chiedono di salutare rispettivamente Massa Carrara e l’Aquila e piombiamo con un sospirone di sollievo in Montenegro.</p>
<h4>Montenegro</h4>
<p align="justify">La moto fa sempre più rumore e mentre passiamo in mezzo ai boschi montenegrini comincio, più rilassato, a pensare alle possibili cause del rumore: catena di distribuzione? Forse, ma c’ho solo 120.000 km è un’Africa Twin mica un KTM….ad un certo punto l’illuminazione. Vedo una pecora sul bordo della strada, l’associo ai burini e immediatamente mi compaiono le facce dei gemelli, scarto a priori quella del Sinistro che tanto spara solo musica salsera a tutto volume, e mi rimane beffarda quella del Destro…..ILLUMINAZIONE!!!!! CANDELA LENTA! Forse è solo una bastardissima candela lenta come fu per la moto del Destro. Arriviamo in un bel motel e smonto la moto come pinocchio. Infatti: candela lenta. Stringo e rimonto tutto facendo un gran figurone con i camionisti montenegrini che si erano fermati a guardare e commentare. Ceniamo, dormiamo come ghiri, facciamo colazione con 35 euro in due compreso un euro e mezzo di mancia. Bello il Montenegro. Ripassiamo per Virpazar e andiamo a salutare il dottor Dean conosciuto nel nostro precedente viaggio. Ci accoglie meravigliato e felice, ci dice di fermarci a dormire e a mangiare da lui ma ormai c’abbiamo una tale voglia di mare che ci cominciano ad uscire le bolle e così, con la promessa che lo andremo a trovare a bordo della nave da crociera dove lavora non appena attraccherà a Civitavecchia, mi metto dietro un furgoncino che procede ad una giusta velocità verso Podgorica. Con questa &#8220;protezione&#8221; arriviamo sani e salvi fino alla capitale, scongiurando frontali lungo questa strada che è peggio di una roulette russa come testimoniato dalle troppe tombe lungo il ciglio della strada, che, rispetto a tre anni fa, sono aumentate.</p>
<p align="justify">Finalmente arriviamo a Sveti Stefan un isolotto in mezzo al mare unito alla terraferma da uno strettissimo istmo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2122" title="F1030027rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1030027rid1.JPG" alt="F1030027rid" width="625" height="418" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1030026rid.JPG" alt="F1030026rid" title="F1030026rid" width="625" height="419" class="alignnone size-full wp-image-2162" /></p>
<p>Il paesino è di una bellezza straordinaria ma purtroppo, come dettoci da Dean con amarezza e disappunto, pare sia stato venduto in blocco ad una società di Singapore che ne vuole fare la Montecarlo dell’adriatico…all’ingresso del paese c’è un cancello sbarrato con un guardiano che impedisce l’accesso…..una vera vergogna. Conosciamo la costa montenegrina a menadito e così per evitare di passare qualche giorno di mare in posti già conosciuti facciamo un altro piccolo sforzo e attraversiamo la frontiera croata e ci spalmiamo a Molunat.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2126" title="F1030017rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1030017rid.JPG" alt="F1030017rid" width="625" height="418" /></p>
<p>Due giorni di ozio completo in un paesino di 10 case affacciato su una baia spettacolare, in un appartamento sul mare con accesso privato e sdraio, ci restituiscono le forze e la voglia per proseguire il giro e concluderlo con le ultime tappe.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2127" title="F1030008rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1030008rid.JPG" alt="F1030008rid" width="625" height="418" /></p>
<h4>Mostar</h4>
<p align="justify">Riprendiamo un po’ a malincuore la moto ma l’obiettivo è di quelli stimolanti: Sarajevo.</p>
<p align="justify">Procediamo spediti superando Dubrovnik e poi le frontiere croato/bosniaca-bosniaco/croata: due frontiere in 13 km. Il &#8220;puzzle&#8221; balcanico qui rasenta il ridicolo. Bivio per Mostar seguendo il corso della Neretva, poi un’altra incasinatissima e lentissima frontiera croato/bosniaca con un caldo pazzesco, piena di camion e pulmann di pellegrini diretti a Medjugorje.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1020015rid.JPG" alt="F1020015rid" title="F1020015rid" width="625" height="419" class="alignnone size-full wp-image-2157" /></p>
<p>Poi finalmente c’è Mostar, secondo me la città simbolo di questa follia che è stata la guerra nella ex Yugoslavia. Dimostra come l’uomo possa distruggere in un attimo secoli di storia per poi, dove ci sono volontà e mezzi, riuscire a ricucire, almeno apparentemente, delle ferite che sembravano ormai definitive. Il famoso ponte di Mostar (Stari Most, Ponte Vecchio) dal quale la città prende il nome e non il contrario, simbolo ideale di congiunzioni tra cristiani e musulmani, distrutto a cannonate e precipitato nel fiume sottostante il 9 novembre 1993 è stato ripescato e riassemblato come un gigantesco &#8220;Lego&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1020020rid.JPG" alt="F1020020rid" title="F1020020rid" width="419" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2158" /></p>
<p>Certo, la patina di antico che lo avvolgeva e il più profondo significato scolpito secoli fa da operai e scalpellini musulmani e cristiani è scomparso, ma speriamo che gli diano il tempo di riformarsi al suono delle campane da una parte e il canto dei muezzin dall’altra in quello che, con buona volontà, speriamo sia un lungo ed ininterrotto periodo di pace.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2129" title="F1020016rid" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/F1020016rid.JPG" alt="F1020016rid" width="625" height="418" /></p>
<h4>Sarajevo</h4>
<p>Manca poco a Sarajevo solo 130 km. Ci arriviamo a metà pomeriggio. Sarajevo è adagiata in una stretta valle ed il centro storico è situato, per chi arriva da Mostar, proprio dall’altra parte, verso le montagne; quindi per arrivarci dobbiamo percorrere una decina di km di un vialone con palazzi e case moderne, ma mai nulla di troppo opprimente, anzi la vista può liberamente spaziare a destra e sinistra.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/tram-a-sarajevorid.JPG" alt="tram a sarajevorid" title="tram a sarajevorid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2155" /></p>
<p>Appena si arriva al centro, che come detto non sta al centro, sembra di essere caduti dentro un paesino di montagna; tutto intorno i pendii delle montagne sono ricoperti di casette con i tetti spioventi e, se non fosse per i minareti, sembrerebbe di stare (quasi) a Selva di Val Gardena. Il già discreto &#8220;struscio&#8221; si moltiplica con l’approssimarsi della sera. L’isola pedonale si anima di gente che passeggia e mangia gelati in un clima di serenità e compostezza, che a giudicare dalle fotografie del periodo di guerra, gli abitanti di Sarajevo non avevano perso nemmeno quando andavano a fare la fila per l’acqua sotto il fuoco dei cecchini e i tiri d’artiglieria.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1020006rid.JPG" alt="F1020006rid" title="F1020006rid" width="419" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2160" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1020011rid.JPG" alt="F1020011rid" title="F1020011rid" width="625" height="419" class="alignnone size-full wp-image-2159" /></p>
<p>Mangiamo con 10 euro in un ristorantino nascosto in un vicolo che, satolli e veramente soddisfatti (il cibo migliore da quando siamo in giro), scopriremo essere lo stesso dove mangiò Clinton durante la sua visita in città. La cosa ovviamente riempie di orgoglio la proprietaria anche se adesso Clinton passerà in secondo piano dopo la straordinaria e onorevole visita di due sporchienduristi.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3553rid.JPG" alt="IMG_3553rid" title="IMG_3553rid" width="469" height="625" class="alignnone size-full wp-image-2285" /></p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/IMG_3583rid.JPG" alt="IMG_3583rid" title="IMG_3583rid" width="625" height="469" class="alignnone size-full wp-image-2284" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">L’indomani percorriamo altri 300 km di Bosnia centrale facendo caso a come, a fianco di case distrutte dalla guerra, si stiano ricostruendo nuove case, per lo più con intonaci dipinti a colori sgargianti: verde, rosso, arancione e celeste; probabilmente una reazione alle tante nefandezze fatte e subite negli anni passati. Solitari ripassiamo una frontiera, e siamo alla numero 10, per l’appuntamento con la solita bagnarola che ci riporterà insieme a tante esperienze, immagini e speranze, in Italia.</p>
<p><img src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2007/09/F1010010rid.JPG" alt="F1010010rid" title="F1010010rid" width="625" height="419" class="alignnone size-full wp-image-2156" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Fine.</p>

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		<title>Turchia e Siria in moto</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Sep 2006 15:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>triplo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[ La Compagnia dell'Anello Mediorientale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Turchia e Siria: La Compagnia dell&#8217;Anello Mediorientale</h4>
<p>Gennaio 2006: con Moroboschi cominciamo a fantasticare di un viaggio.<br />
Lui dice: &#8220;<strong>Marocco</strong>&#8221; , io &#8220;<strong>Siria</strong>&#8220;… faccio valere l’anzianità e con puerili bugie sulle temperature più basse rilevate d’estate in Siria, mi aggiudico il round.</p>
<p>Una sera poi a casa mia, complice qualche bicchiere di vino di troppo e gli imminenti lavori di ristrutturazione, cominciamo a &#8220;disegnare&#8221; il tragitto direttamente sulla parete di casa…</p>
<p>Ormai il più è fatto. L’Ermetico non viene neanche interpellato, tanto lui e Emanuela hanno bisogno di due sole cose per partire: lei un libro e lui il gps… poi dove si va si va.</p>
<p>Raccogliamo notizie, visti, patente internazionale, mi faccio prendere dall’euforia e mi faccio fare pure il certificato di battesimo… ad aprile prenotiamo il traghetto, partenza sabato 19 agosto 2006 ore 23,00 dal porto di <strong>Brindisi </strong>destinazione <strong>Cesme </strong>in Turchia.<br />
Poi mamma il 28 luglio cade uscendo da un ascensore e si rompe il femore. Avrà bisogno di trasfusioni, e qui lo sporco cuore darà il meglio di sé: 17 sacche di sangue arriveranno all’ospedale, donato dagli Sporchi e dai loro amici.<br />
Sarà lei stessa dopo l’intervento ad insistere affinché si parta lo stesso.<br />
E’ il 17 Agosto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-769" title="turchia-siria-1" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-1.jpg" alt="turchia-siria-1" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-770" title="turchia-siria-2" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-2.jpg" alt="turchia-siria-2" width="625" height="625" /></p>
<h4>Sabato 19 Agosto 2006</h4>
<p>All’appuntamento sotto la morotana arriviamo in leggerissimo anticipo rispetto all’orario previsto.<br />
Sono le 7,40 a.m.. L’appuntamento è per le 9.00 fortunatamente sempre a.m.<br />
Non ho dormito. Come sempre. Che parta per il supermercato sotto casa o per la Siria, il mio fisico reagisce sempre allo stesso modo: notte insonne e cacca lenta: che vorrà di’? Boh, forse sono ansioso.</p>
<p>Citofono a Luigi e gli dico che con Daniela andiamo a farci un giro verso la Siria. Torniamo. Scende Luigi che già sembra un hezbollah e poco dopo arriva Elheme, e nei suoi occhi ancora in pantofole, leggo la tristezza di non poter partire insieme a noi: ci raggiungerà in aereo tra una settimana ad <strong>Antalya</strong>. Ecco gli Ermetici con un ingiustificato e irritante ritardo di circa 40 secondi. A sorpresa arriva rombante, e come al solito bellissimo, il Magico che ci scorterà fino al GRA, scattando le prime foto di questo indimenticabile viaggio.</p>
<p>A Brindisi cominciano le sorprese. Ci chiedono di pagare le spese per i diritti portuali, Facciamo i simpaticoni, abbiamo pagato tutto all’agenzia di Roma… anche loro sono simpatici ma o cacciamo fuori 210 euro o niente nave…<br />
&#8220;<em>..ah, guardate che al ritorno ne dovrete pagare altri 240…&#8221;</em><br />
Cominciamo bene. Avvertiamo Elheme, mandiamo fax a Roma, dovrà cominciare ad allenarsi per litigare…</p>
<p>Divorati dalle zanzare brindisine corriamo a fare la spesa per affrontare le 32 ore di navigazione.<br />
Tonno, carne in scatola, frutta, pomodori, formaggi succhi di frutta… siamo furbi noi sporchienduristi, non ci faremo certo spennare dal ristorante della nave. Ci guardiamo! Ammazza che &#8220;dritti&#8221; che siamo, a noi non ci fregano mica!</p>
<p>Un’Africa Twin, un prototipo Canaroracing ed un Custom prendono posto nella stiva della Captain Zaman… nave turca, bandiera panamense e personale di servizio russo… sembra un incrociatore di &#8220;Guerre Stellari&#8221;, la figura dell’Ermetico &#8220;Darth Fener&#8221; che gironzola sui ponti dà un tocco di realismo in più.<br />
Mare liscio, sembra olio…olio? Si, si, di olio ne abbiamo portati 5 litri, speriamo basti. Nave semi vuota, in una cabina l’Odalisca, il Kamikaze ed io, nell’altra Emanuela e Daniela. Pranzo.<br />
Ci accomodiamo sul ponte. Orgogliosi tiriamo fuori le nostre razioni &#8220;K&#8221;. La gente ci guarda perplessa e si allontana… annuso il formaggio e poi i piedi di Luigi… ancora non puzzano o almeno non abbastanza da giustificare questo fuggi-fuggi intorno a noi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-771" title="turchia-siria-3" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-3.jpg" alt="turchia-siria-3" width="625" height="625" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-773" title="turchia-siria-4" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-4.jpg" alt="turchia-siria-4" width="625" height="381" /></p>
<p>Solo poco prima di andare a letto la seconda notte, e per colpa di Clara e Pablo che fanno i giramondo in bicicletta, scopriamo le vette della nostra furbizia e la strana solitudine che ci circondava in prossimità degli orari dei pasti: IL RISTORANTE ERA COMPRESO NEL PREZZO.<br />
Non ci lasciamo travolgere dallo sconforto e, recuperate Daniela ed Emanuela già con un piede fuori bordo, cominciamo a fare i conti: 247 euro e siamo appena partiti. Se continua così…</p>
<h4>Lunedì 21 agosto 2006</h4>
<p>Porto di Cesme. Sbarchiamo velocemente. Formalità doganali.<br />
Sole impietoso. La macchina turca di fronte a noi viene spinta da una donna tutta infagottata mentre il marito al volante beve una lattina e legge il giornale… le ragazze guardano indignate mentre noi vorremmo farci fare un autografo dall’uomo. La Turchia: Paese delle opportunità.<br />
Salutiamo Clara e Pablo e gli finanziamo parte del viaggio acquistandogli tre bamboline di pezza… comincio a guardare con occhi diversi Emanuela e Daniela… quanto varranno? Anche Emanuela e Daniela guardano… Pablo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-772" title="turchia-siria-5" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-5.jpg" alt="turchia-siria-5" width="625" height="625" /></p>
<p>Partiamo verso est. Termometro sui 43° fissi. Umidità non misurabile ma ho due trote vive sotto le ascelle. La Canaroracing e la motoermetica tremolano nella calura e nelle vibrazioni degli scarichi aperti. Casco, giubbotto e protezioni varie fanno il resto.<br />
Cerco un cenno di Daniela che alza il pollice verso l’alto… mi comunica che sta bene… no, mi sta dicendo che la temperatura è salita di un altro grado 44°. Di questo passo, penso, sarà difficile non solo arrivare in Siria ma anche andare a prendere Elheme ad Antalya.</p>
<p><strong>Efeso</strong>: entriamo in un campeggio in riva al mare; ci chiede 50 Euro, io faccio lo &#8220;gnorri&#8221; e gli allungo deciso 50 lire turche, la metà; rapida occhiata tra compari e decidono di accettare (tanto già ci stanno straguadagnando). Piantiamo solo due tende: in una gli ermetici e nell’altra Daniela, Moromoscio (?) ed io. Piazzo Daniela in mezzo, non mi fido a dormire vicino al Moroboschi!</p>
<p>Visitiamo Efeso: pochi turisti, clima sereno ma soldati armati di guardia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-776" title="turchia-siria-6" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-6.jpg" alt="turchia-siria-6" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-777" title="turchia-siria-7" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-7.jpg" alt="turchia-siria-7" width="625" height="415" /></p>
<p>Al ristorante del campeggio spazzoliamo tutto nonostante Luigi sia terrorizzato dalle raccomandazioni su cosa mangiare e su cosa non mangiare. Gli ermetici mangiano tutto e rosicchiano pure le zampe del tavolo, Daniela comincia a fare i conti con le sue allergie alimentari, poi vorrebbe rivoluzionare la sua matematica gastrica. Io, pavido, la convinco a rinunciare e di buona lena cominciamo a sfoltire il pollaio turco.</p>
<h4>22 Agosto 2006</h4>
<p>Notte afosa. I materassini gonfiabili sembrano cosparsi di colla per topi. Colazione, e mentre ripartiamo il &#8220;Baffo&#8221; del ristorante ci restituisce, scusandosi, parte dei soldi per un errato calcolo sul prezzo della colazione. Facciamo gli &#8220;sboroni&#8221; e gliene lasciamo la metà di mancia.<br />
Purtroppo, con l’arrivo di Elheme che si unisce alle altre due &#8220;pulciare&#8221;, termineremo di dilapidare allegramente in mance la cassa comune!</p>
<p>Cincischiamo lungo la costa in attesa del 25 agosto. Passiamo una caotica <strong>Bodrum</strong> dove incontriamo un leccatissimo africano turco.<br />
Strada facendo esplode la prima delle tre bombolette gonfia e ripara. Poliziotti turchi ci offrono da bere. Andiamo via, troppo casino…<br />
Adriano accosta, motore spento… Sostituiamo al volo la pompa della benzina con quella preziosa fornitaci dal Magico.<br />
Proseguiamo per un campeggio indicato sulla cartina. Arriviamo….bellissimo! Optiamo per un bungalow. Tutti e 5 dentro la stessa grande stanza. Moroboschi per esigenze pubblicitarie decide di dormire per terra. A cena nel campeggio in riva al mare, gestito da una inglese che sembra la copia più antipatica di miss Marple, attendiamo un’ora che ci portino la cena. A stento tratteniamo gli Ermetici da insani progetti omicidi. Il posto comunque è talmente bello che decidiamo di rimanere due notti, passando il giorno dopo nell’esplorazione della penisola.</p>
<h4>23 Agosto 2006</h4>
<p>Passiamo lungo una strada da cui partono decine di sentieri fangosi che si perdono tra la vegetazione; Moroboschi freme. Adriano ed io facciamo finta di non vedere niente.</p>
<p>Ci spalmiamo su una spiaggia deserta, tiriamo il telo da una moto all’altra per fare ombra e ci prepariamo a goderci un’intera giornata in perfetta solitudine. Cerco di non pensare al mazzo che dovrò farmi per riuscire dalla spiaggia. Gomme adatte, peso indietro gas aperto, esperienza, e senza alcun aiuto io e l’Ermetico usciremo in un batter d’occhio.<br />
Aspetteremo insolenti mezz’ora prima di vedere Luigi uscire tra mille difficoltà. (questa cosa è una balla, ma basta invertire i nomi e si otterrà la verità).<br />
Torniamo verso il campeggio, poco prima c’è un ristorantino che vogliamo provare. Daniela decide di fare conoscenza con un calabrone sovrappeso. Pungiglione infilato nell’avambraccio e rischio di shok anafilattico; mentre noi ci prodighiamo per disinfettare e prepararci ad un’iniezione, Adriano tenta inutilmente di rianimare il calabrone che gli spira tra le braccia non prima di aver pronunciato un flebile &#8220;Mortaccivostra&#8221; in turco.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-780" title="turchia-siria-8" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-8.jpg" alt="turchia-siria-8" width="625" height="358" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-781" title="turchia-siria-9" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-9.jpg" alt="turchia-siria-9" width="625" height="625" /></p>
<p>Arriviamo alla trattoria. Marziani.<br />
Ci guardano con simpatia che a fine serata si tramuterà in un sequestro di persona. Mangiamo da dio poi, al momento dei saluti, scatta il sequestro!<br />
Tre Banditi travestiti da marinai turchi ci ordinano di metterci seduti al loro tavolo e sotto la minaccia di una bottiglia di Raki ci riducono in pochi minuti a tre stracci.<br />
Attimi di tensione al momento di dichiarare le proprie simpatie tra <strong>il Galatasaray e il Fenerbahce </strong>(squadre di calcio turche). Brindisi. Raki che brucia la gola.<br />
Altri brindisi. Guardo Daniela che ricambia tra il divertito e il preoccupato.<br />
Loro sono a lato, i turchi sono stati gentili con loro ma questa è una questione tra uomini, uomini veri.<br />
L’Ermetico regge una bellezza. Brindisi.<br />
Il mio carceriere si scioglie quando gli regalo l’accendino luminoso donatomi dall’Ermetico.<br />
L’Ermetico capisce il momento drammatico e non si ingelosisce.<br />
Replico con un: <em>&#8220;turchi e italiani stessa faccia stessa razza&#8221;</em> indicando Morociucco e il suo carceriere.<br />
Un &#8220;uno-due&#8221; micidiale, manco Tyson. Brindisi.<br />
I turchi si sciolgono definitivamente e quello mio si alza barcollando, sfascia a terra un bicchiere e mi abbraccia e bacia commosso. Daniela preoccupata. La rassicuro poco convinto sull’evolversi romantico della situazione. Brindisi.<br />
Alla fine colpo di teatro di Moroboschi che si alza barcollante (lui dice di aver finto) e si congeda amabilmente.<br />
Io con la scusa di sorreggerlo rompo il fidanzamento seduta stante con il turco e guadagno l’uscita.<br />
Brindiamo a fiatella per tutta la notte.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-782" title="turchia-siria-10" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-10.jpg" alt="turchia-siria-10" width="625" height="469" /></p>
<h4>24 Agosto 2006</h4>
<p>Costa turca, km e km di costa. Arriviamo a <strong>Kas</strong>. Porticciolo turistico con immancabili italiani spocchiosi che preferisci ignorare piuttosto che scambiarci due parole che conosci a memoria <em>&#8220;in aereo, poi abbiamo affittato un caicco, siamo in 19 + lo skipper sopra…&#8221;<br />
</em>Via, fuggire, mi vorrei tappare le orecchie. Mi metto un attimo sul balcone dell’hotel, sto bene, tutti nella stessa stanza, turni per il bagno, comincia a fare buio e il muezzin intona le sue preghiere. Pace.<br />
Guardo giù verso le Africa, penso al gemello e al suo <em>&#8220;ammazza quanto spingono&#8221;</em>.<br />
A cena conosciamo una strana italiana che dice di aver fatto i soldi in giro per il mondo comprando e affittando appartamenti. Dice di vivere in Turchia da 7 anni. Spara un po’ di cavolate. Finge di leggere un giornale turco. Si vanta. Non mi piace. La boccio definitivamente quando con enfasi parla del <strong>Nemrut Dagi </strong>dichiarando di non poter dire di essere stati in Turchia senza averlo visto.<br />
Le chiedo se lo ha visto. No. Mi alzo e mi faccio una passeggiata.</p>
<h4>Venerdì 25.08.2006.</h4>
<p>E’ l’alba a <strong>Kas</strong>. Partiamo che il sole nemmeno è sorto.<br />
Moroboschi comincia ad imporre il ritmo alla vacanza; ci ha lasciato qualche giorno di adattamento e poi giù!<br />
Sveglia quasi sempre alle 6, alcune volte anche alle 5. Guadagniamo ore e km di fresco. Bravi tutti.<br />
Ermetico solitario nella sua loquacità mattutina. Tutti gli altri zitti e asociali per almeno un paio d’ore.<br />
Ritorno dopo 9 anni ad <strong>Olympos</strong>. Ci avevo lavato i jeans su quella spiaggia. Adesso si paga per entrare. Sembra un villaggio a metà tra il Far west e Woodstock. Cacca Ermetica e ripartiamo verso <strong>Phaeselis</strong>.<br />
Anche qui si paga per entrare, ma l’acqua calda, la solitudine e le rovine che arrivano fin dentro il mare valgono il prezzo. Tentiamo una riparazione casereccia della pompa della benzina.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-785" title="turchia-siria-11" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-11.jpg" alt="turchia-siria-11" width="625" height="941" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-786" title="turchia-siria-12" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-12.jpg" alt="turchia-siria-12" width="625" height="469" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-789" title="turchia-siria-13" src="http://www.sporcoendurista.it/wp-content/uploads/2009/06/turchia-siria-13.jpg" alt="turchia-siria-13" width="625" height="625" /></p>
<p>Alla periferia di <strong>Antalya</strong> entro nel bagno peggiore di tutta la vacanza. L’Ermetico comincia a dare il meglio di sé. Sembra a suo agio. E’ partito già sporco ed ora si ritrova nel suo elemento naturale. Anche i Turchi lo schifano, Emanuela pare abituata.<br />
Andiamo all’aeroporto, un componente della <strong>Compagnia dell’Anello</strong>, il cui nome tacerò per ovvie ragioni di riservatezza e privacy (Daniela) accusa una leggerissima occlusione intestinale ormai diventata insostenibile… insomma, sono 7 giorni che… vabbè.<br />
Con uno sguardo da &#8220;ultimo tango a Parigi&#8221; mi chiede di andare in farmacia e prendere dei lassativi…<br />
<em>Ma come? C’abbiamo un bauletto pieno di medicine che sembra l’ospedale di Emergency di Kabul, e non abbiamo un lassativo?????<br />
</em>Sono moderatamente arrabbiato.<br />
Entro come un lord inglese in farmacia. <em>&#8220;Excuse me Sir, do you speak english?&#8221;<br />
</em>La bocca aperta del farmacista mi suggerisce altre strade di comunicazione. Inizia un teatrino imbarazzantissimo:<br />
Mi metto le mani sulla pancia, mi piego a 90° gradi simulando la ricerca di un’inesistente evacuazione, faccio le facce da &#8220;sforzo&#8221;, per dare un tocco in più m’impongo di diventare rosso, e non è difficile; mi giro guardando stupito una cacca che non c’è, la indico e faccio &#8220;no&#8221; con la testa, insomma un frappè di neorealismo e mimica da strada.<br />
Il farmacista incredulo chiama un suo amico…<br />
Finalmente, magari questo parla inglese!<br />
No, lo ha chiamato per farsi quattro risate in compagnia.<br />
Sono avvilito… poi mi dà una scatola… non so come ma capisco che si tratta di un astringente. Porcazozza! Esco come un bufalo mentre i due si sganasciano dalle risate rifacendomi il verso della cacata immaginaria.<br />
Corro verso due piloti turchi, ricomincio il teatrino ma stavolta capiscono l’inglese; arriva Daniela con il vocabolarietto italiano-turco.<br />
Ha cercato la parola &#8220;stipsi&#8221; su un vocabolarietto da 9 euro alto un centimetro e mezzo.<br />
I piloti hanno scritto fortunatamente un più risolutivo &#8220;stitichezza&#8221;.<br />
Mi arrabbio in maniera più decisa. La deformazione professionale ha indotto Daniela a cercare una parola che quasi non esiste nemmeno sulla Treccani. Ritorniamo in farmacia e il farmacista legge la parola magica e prorompe in un decisivo e allegro: <em>&#8220;Ahhhh….SUPPO!!!!&#8221;</em><br />
Apprendiamo con gioia che <em>&#8220;supposta&#8221;</em> in turco si dice <em>&#8220;suppo&#8221;</em>.<br />
Acquistiamo vari altri prodotti per sviare le indagini e al bagno dell’aeroporto procediamo alla delicata operazione. Daniela è risollevata, io sono sfinito dalla mia &#8220;Prima&#8221; internazionale.</p>
<p>Alle 20.00 arriva Elheme via Berlino. Baci, abbracci, La Compagnia Dell’Anello è finalmente al completo.<br />
Elheme distribuisce a tutti dei regalini portati dall’Italia… poi dalle sue tasche emergono le puntine per la pompa della benzina preparate dal Reparto Logistico di Roma (Max e Gigione, GRANDI!).<br />
Aadesso siamo più tranquilli, non tanto per l’arrivo di Elheme quanto per le puntine. Poi perquisendo Elheme troviamo anche i 450 Euro restituitici dall’agenzia. Siamo moderatamente felici.<br />
Ormai è tardi, prendiamo alloggio a <strong>Lara</strong> e scortati da un auto della polizia (!) facciamo, alle 22,00 circa, il nostro trionfante ingresso nella città di Antalya. Qui Elheme scalda i muscoli cominciando ad abbaiare in franco-arabo-inglese all’indirizzo di un turco che ci vuole estorcere 20 dollari per, dice lui, averci controllato le moto durante il nostro giro nella città vecchia;<br />
Elheme morde, quello si spaventa e chiama un compare, Elheme azzanna pure quello. Sto quasi per chiedere 20 dollari a loro per rimettere la museruola ad Elheme.</p>
<p>Seguendo tranquilli le molliche lasciate dal Gps dell’Ermetico, torniamo all’albergo come 6 pollicini.</p>
<h4>26 agosto 2006: Lara – Adana 600 km.</h4>
<p>Tappa durissima: 600 km di costiera amalfitana trasportata dritta dritta in turchia. 11 ore di moto. Panorami mozzafiato e spiagge bellissime.<br />
Un Turco che guida un camion come una macchina da rally, sgommate e gomme posteriori interne in curva sollevate. E’ un potenziale assassino ma quando lo sorpassiamo (solo perché si è fermato) mi sorprendo a fargli un colpo di clacson e a salutarlo con il pollice alzato.<br />
Ci ha fatto passare in allegria e meraviglia un centinaio di km.</p>
<h4>27 agosto 2006: Adana – Aleppo</h4>
<p>Sono le 5? Le 6? Non lo so, il sole sorge da dietro la moschea, tra due alti minareti. Come sempre ho dormito a sasso.<br />
Ma stamattina c’è euforia mentre facciamo tutti insieme colazione con biscotti e succo in stanza mia e di Daniela.<br />
Oggi passiamo il confine. Oggi entriamo in Siria. Inshallah.<br />
Ieri abbiamo deciso di entrare da <strong>Kilis</strong>, più lontana rispetto a <strong>Bab Al Hawa </strong>ma, dicono, meno turistica.<br />
Imbocchiamo l’autostrada deserta. I 120 km/h si lasciano presto alle spalle <strong>Osmanije e Gaziantep.<br />
</strong>Manca poco al confine siriano quando improvvisamente sbuca una motoretta con due esaltati sopra. Sarà un 125cc, di quelli vecchi, marmitte basse, zero carena e qualche nappa qua e là; sopra Valentino Rossi con dietro abbracciato Loris Capirossi.<br />
Niente casco, niente occhiali, niente cervello. Si divertono a superarci a velocità folle, si abbassano sul serbatoio poi aprono le braccia, frenano poi si fanno superare, poi ripartono a razzo.<br />
Quando mi affiancano ridono e i loro denti sono all’altezza delle mie manopole… ed io sono l’unico possessore di Africa Twin modello custom. Pensa Luigi e Adriano: ci potrebbero passare sopra.<br />
Qualche km. di giostra e poi finalmente svoltano e tornano indietro.</p>
<p>A 25 km. dal confine ci fermiamo per nascondere o quantomeno rendere meno visibili cellulari, macchine fotografiche e i preziosi Gps.<br />
Varie fonti danno i Siriani poco propensi all’uso dei Gps sul loro territorio e possibili tasse sul materiale elettronico.<br />
C’ho la Canon vicino al rotolo della carta igienica… che faccio ce la avvolgo? Arriviamo e dobbiamo fare una gimcana tra un centinaio di camion ammassati senza ordine come in un imbuto.<br />
Superiamo tutti. Di là si vedono i Siriani e le loro bandiere. Timbri turchi, controllo passaporti, libretti moto e aria di commiserazione perché andiamo di là. Lo stesso atteggiamento dei Greci quando entri in Turchia. Vorrei fare il giro del mondo per arrivare dagli ultimi disprezzati e magari ricominciare da capo.<br />
Un &#8220;ciao&#8221; alla sentinella turca che ha una sorella a Bologna e poi la terra di nessuno.<br />
Frontiera siriana. Siamo emozionati e intimoriti.<br />
Invece ci aspettano due ore e mezza di rilassatezza mediorientale: moduli compilati in arabo, scrivono da destra a sinistra,<br />
<em>&#8220;Come si chiama vostro padre? E vostra madre? E di che colore è la moto? Che marca?&#8221;</em><br />
Scrivono, scrivono, timbri su timbri. Tranquilli, paciosi, cordiali.<br />
Passiamo nell’ &#8220;ufficio&#8221; per fare l’assicurazione temporanea siriana; l’ &#8220;impiegato&#8221; c’ha la branda dietro il bancone.<br />
Cambiamo in &#8220;BANCA&#8221; qualche centinaio di euro. Ricontrollano i nostri passaporti e i documenti delle moto, pretendiamo che i funzionari doganali diano almeno uno sguardo ai passaporti delle ragazze, fanno cenno che non serve, insistiamo. Per gentilezza li aprono e guardano le foto e sorridono educati. Loro non le vogliono nemmeno vedere. Non serve.<br />
Luigi dice che forse se avessimo portato delle pecore avremmo avuto dei controlli.<br />
Ultimo timbro. Sigari elargiti generosamente e sapientemente dall’Ermetico e……<strong>&#8220;Welcome to Syria&#8221;</strong>.<br />
80 km di un fiato e cadiamo dentro <strong>Aleppo</strong>.<br />
Annaspiamo, ci aggrappiamo ad un marciapiede, l’onda colorata e strombazzante ci ghermisce nuovamente, rischiamo di annegare tra i clacson assordanti. Ci areniamo ansimanti in un albergo del centro.<br />
Il tempo di guardarci attorno, lasciare le moto nel garage di un vecchio e simpatico Siriano: le moto sono sicure? Mano sul cuore e sguardo dritto negli occhi. Stesso gesto dei siciliani. Gli lascerei pure le chiavi e ci rituffiamo da pedoni in <strong>Aleppo – Halab</strong>, adesso sembriamo la squadra di nuoto sincronizzato.<br />
Galleggiamo a meraviglia e ci abbandoniamo a virtuosismi da toreri tra i taxi che cercano di incornarci.<br />
Primi assaggi di una città che sembra uscita da &#8220;blade runner&#8221; però sotto carnevale. Fantastica. Odori e profumi intensi, colori vividi e vicoli grigi e neri. Gente indaffarata ma cordiale e sorridente.<br />
Cerco insistentemente lo Stato canaglia e non lo trovo.<br />
Saliamo sulla giostra continua di <em>&#8220;Uèllcom àllo àllo Uerariucamingfrom&#8221;</em> e rimaniamo estasiati.<br />
Dove si mettono i soldi per continuare? Era un pezzo che non mi sentivo così bene e a mio agio…..Cacchio<br />
Mi accorgo solo adesso che non ho più il fastidio al colon che avevo dalla partenza da Roma. Miracolo.</p>
<h4>28 agosto 2006: Aleppo</h4>
<p>Ci facciamo inghiottire dal souk più bello che abbia mai visto e riemergeremo a sera.<br />
Le ragazze sono a loro agio tra stoffe e spezie. Mi giro e vedo Daniela che parla in siriano!<br />
Mi domando le altre attinenze con il siciliano oltre al prefisso &#8220;si&#8221;.<br />
Adriano e Luigi sfidano i batteri siriani in singolar tenzone. Arbitro <strong>il Kebbabaro della Morte</strong>.<br />
Dovevo anch’io essere della partita, ma al secondo passaggio esplorativo vedo balenare lo straccio da pavimenti sugli spiedini, poi sul piano di lavoro e poi nuovamente sui gradini. Sono un vigliacco e rinuncio.<br />
Adriano e Luigi con sguardo di sfida addentano due kebab da codice penale. Mi sento una schifezza per averli lasciati soli in questo momento di ardimento e sprezzo del pericolo. Spero intimamente che si sentano male.<br />
Nel pomeriggio veniamo &#8220;rimorchiati&#8221; da uno strano personaggio, Baas, parla bene inglese, capisce subito che le fedi al dito delle ragazze sono solo un paravento; è molto furbo, un po’ invadente, dicono sia un procacciatore di affari per alcuni commercianti del souk… poi chiede al Morobiscia cosa ne pensa di hezbollah… Il Moro, furbo come una faina, non si sbilancia, rimane sul vago e non svela la sua vera identità.<br />
Per me questo Baas è uno della polizia segreta.</p>
<h4>29 agosto 2006: Aleppo – Damasco</h4>
<p>Prendiamo l’&#8221;AUTOSTRADA&#8221; per <strong>Damasco</strong>. Corriere, camion e pulmini stracarichi, automobili che per vederti da vicino e salutarti rischiano di buttarti fuori, strombazzamenti e saluti poi davanti a Luigi un pullman che procede sulla corsia di destra; improvvisamente luci bianche spuntano dalla corsia di sorpasso.<br />
Dovrebbero essere rosse. Forse ha i fanalini rotti.<br />
Il cuore in gola, tocco velocemente la gamba a Daniela per farle togliere i piedi dalle mie pedane, tutti i nervi e i muscoli pronti a scalare, frenare, cercare una via per evitare il frontale.<br />
Vedo Luigi e Adriano davanti ed intuisco le mie stesse mosse velocizzate esponenzialmente.<br />
Il Tir sorpassa il pullman contromano e rientra sempre contromano sulla corsia di destra lasciando fortunatamente libera la corsia di sinistra.<br />
Non so cosa passa per la testa di questo pazzo, ma immagino i pensieri e le paure di tutti i componenti la Compagnia dell’Anello.<br />
Visitiamo <strong>Serilla e la zona delle città morte</strong>.<br />
Solitudine, solita gentilezza siriana e bambini che pascolano le capre in mezzo ad un sito archeologico.<br />
Ancora Sud. Ci aspetta il famoso monastero di <strong>Mar Musa</strong>. Poi riprendiamo la strada verso la capitale siriana.<br />
La piantina di Damasco funziona e arriviamo come delle spade nel cuore di Damasco. Mi guardo con gli altri e nelle loro facce logore e barbute leggo soddisfazione e incredulità.<br />
Le ragazze tornano con dei succhi di frutta. Sembrano tre rose del deserto, profumate e, cosa sorprendente, perfettamente sbarbate.<br />
Capisco che stiamo perdendo la gara di resistenza. Siamo al giro di boa e sembrano partite ieri. Fantastiche.</p>
<p>Parcheggiamo le moto in un piazzale sorvegliato. Ci dicono <em>&#8220;Tranquilli, tutto a posto, tutto sicuro!&#8221;</em>.<br />
Ci richiamano dicendo di incatenare le moto tutte e tre insieme con tutto quello che abbiamo. Lo facciamo che sembrano il tre di bastoni. Sono incavolato nero come le mani.</p>
<p>Finalmente l’Ermetico si toglie il costume da Darth Fener, accantona la spada e si affida ad un’arma meno nobile ma più morbida… carta igienica.<br />
Il Kebbabaro della morte ha colpito il più intrepido.<br />
Ci congeda dal suo luogo di sofferenza con la sola Emanuela che rimarrà a vegliarlo nella &#8220;lenta&#8221; notte di Damasco.<br />
Lo piangiamo per un attimo poi in quattro ci avventuriamo circospetti tra i temibili vicoli della capitale dello Stato canaglia.<br />
Ci aggrediscono subito con letali sventagliate di <em>&#8220;Hallo! Hallo!&#8221;</em><br />
Ci gettiamo a terra e rispondiamo al fuoco con i nostri <em>&#8220;Hallo! Hallo!&#8221;</em> a ripetizione.<br />
Fuoco incrociato micidiale, ci colpiscono ma ce ne portiamo appresso a decine. Chiedo della morfina e sto per svenire con l’immagine di Bush che mi appunta una medaglia al valore sul petto… mi risveglio in mezzo ad un matrimonio armeno, il tempo di ricaricare e di nuovo nella mischia schivando sorrisi, strette di mano, offerte di chai e tirate di narghilè.<br />
Alcune volte dobbiamo però confonderci con il nemico.<br />
Alle 2,30 della notte riguadagniamo a fatica le nostre trincee.<br />
Guardo Adriano: sembra morto. Poi farnetica di: <em>&#8220;leggera febbretta…voi come state…mannaggia il kebbabaro della morte sua…&#8221;</em>, molla un peto sottolineando così la sua lenta ma inesorabile ripresa. Che uomo.</p>
<h4>30 agosto 2006: Damasco</h4>
<p>Giornata dedicata a <strong>Damasco</strong>. Incontriamo due archeologi: lei Siriana e lui, Mimmo, Italiano di Milano (la precisazione sulla provenienza è d’obbligo per immaginare quando, saputa la nostra intenzione di visitare Palmyra il giorno dopo, esploderà in un:<br />
<em>&#8220;A PAAALMYRA IL 31 AGOOOSTO?!?!? MA SIETE PAAAZZI?!?! CI SARANNO 50 GRADI!!!!!!!&#8221;</em>. (per ulteriori imitazioni, contattare Moroboschi).<br />
Siamo terrorizzati ma proseguiamo nella visita al souk: interessante ma niente al confronto di quello di Aleppo.<br />
Clamorosamente Moroboschi viene scambiato per un commerciante da una signora siriana che gli chiede i prezzi di alcune merci; Moroboschi tenta inutilmente di venderle una maglietta indossata dall’Ermetico.<br />
Colpisce la mescolanza di stili nel vestiario femminile: sciite, sunnite, armene, greco ortodosse, druse e poi Daniele, Emanuele ed Elheme con le loro camicette colorate.<br />
Ragazze siriane di religione cristiana sfoggiano jeans, magliette attillate e crocifissi al collo.<br />
Dov’è l’intolleranza islamica? Sono venuto per respirare questo, io!!!! Sono profondamente deluso dall’armonia e la pacifica convivenza dei vari credi.</p>
<p>Entriamo nella<strong> moschea degli Omayaddi </strong>dove finalmente spero di trovare un po’ di sano oscurantismo.<br />
Bene! Danno dei sai grigi alle ragazze. Finalmente! Togliersi le scarpe.<br />
<em>Si può fotografare dentro la moschea?<br />
Si?????? Come Sì?!? </em><br />
E la più grande moschea di Damasco si offre a noi con bambini che ci giocano a nascondino rincorrendosi sui tappeti, donne che &#8220;ciacolano&#8221; sedute in cerchio, qualcuno approfitta della frescura e sonnecchia, altri pregano.<br />
Dove siamo capitati?<br />
Hanno ragione quelli che dicono che sono tutti intolleranti e intransigenti! Infatti un guardiano armato di un minacciosissimo bastone lungo almeno venti cm. indica ad Emanuela di scostarsi da Adriano. Sono troppo vicini.<br />
Miiiiiiii che paura mi fa.<br />
Non il guardiano, ma Adriano, che è zozzo e irsuto come un maiale nelle pozzanghere.<br />
I bambini giocano con Daniela e Luigi e le mamme ci guardano sorridenti. Questo posto vale più di un milione di editoriali, telegiornali e libri sul pericolo medio orientale.<br />
Non ci capisco più niente. Usciamo, ciondoliamo lungo le mura esterne, ci sediamo sul fresco marmo, scriviamo cartoline, ci appisoliamo in attesa che Adriano torni dal bagno.<br />
Proseguiamo per il quartiere cristiano con bei negozietti, crocifissi e immagini di santi in tutte le vetrine. La sera torniamo dallo stesso &#8220;girarrosto&#8221; e non vediamo l’ora di pagare il conto per cimentarci nella solita manfrina del &#8220;gioco al ribasso&#8221;.<br />
Ad un euro e cinquanta a testa ci riteniamo, sfiniti, soddisfatti. Elheme in queste situazioni è un cagnaccio da tenere al guinzaglio. Abbaia prezzi e porzioni in arabo da rimanere a bocca aperta. La temono e si vede.</p>
<h4>31 agosto 2006: Damasco &#8211; Palmyra</h4>
<p>Ci svegliamo alle 5 con nelle orecchie il primo canto dei muezzin e le terribili profezie di Mimmo.<br />
Scendiamo a caricare le moto e fa freschetto… Eh, ma sicuramente, appena sorgerà il sole la musica cambierà… infatti il sole sorge e noi, diretti verso Palmyra attraverso il famigerato deserto siriano, indossiamo felpe e pile.<br />
Non fa freschetto. Fa freddino. Moroboschi, anche a causa del kebbabaro della morte che comincia a rivendicare la sua seconda vittima, sembra in partenza per l’elefantentreffen… pile, giacca, antipioggia, sottocasco… non si sente troppo bene ma con estrema dignità si reca per ben due volte in un chiosco dove tra qualche tempo troveranno finalmente le armi di distruzione di massa abilmente mimetizzate in un cesso.</p>
<p>Stringe il…… i denti e ripartiamo.<br />
Come annunciato, alla fine di una curva, dopo 250 km di pietre e sabbia, ecco improvvisamente aprirsi davanti a noi l’oasi di <strong>Palmyra</strong>.<br />
E’ come essere investiti dalla Storia.<br />
Non sai da che parte guardare… oasi, sabbia, colonne, tombe gigantesche, il castello, palme, ancora colonnati e archi e ancora sabbia… mi guardo intorno e vedo altri 5 sporchienduristi. Sono veramente felice.</p>
<p>Cerchiamo subito alloggio. Con un colpo di teatro, suggellato da una stretta di mano, paghiamo più di quanto proposto da Mohammed, il simpatico, ospitale gestore dell’hotel prescelto, alla fine della più snervante ma commovente contrattazione di tutto il viaggio e Mohammed, anche lui sfinito dal lunghissimo incontro di lotta siriano-romana, ci guarderà nelle ore successive con una sorta di timore reverenziale misto a sospetto.<br />
Aspettiamo il tramonto per salire al castello della regina Zenobia ed ammirare Palmyra dall’alto.<br />
Mohammed ci indica, timoroso, un ristorante dove mangiamo benissimo e spendiamo, ormai abilissimi, poco. Poi a letto presto perché il mattino successivo abbiamo un appuntamento con Palmyra all’alba che non possiamo assolutamente mancare.</p>
<h4>01 Ssettembre 2006: Palmyra &#8211; Aleppo</h4>
<p>A metà mattinata, finito di scattare giusto quelle tre o quattrocento foto, puntiamo verso nord.<br />
<em>Che c’è a nord?<br />
C’è l’Eufrate.<br />
Ma prima?<br />
Boh, dicono che la strada è buona, giusto l’ultimo tratto è un po’ impegnativo…</em><br />
I primi 50 km. sono devastati. Temo per i bauletti e tutti gli accrocchi che abbiamo montati sulle Africa.<br />
Finalmente Moroboschi può, a ragione, dimostrare che andare fuori strada è meglio che proseguire su quello che, fooooorse al tempo dei romani, era asfalto.<br />
Fermiamo un pick-up per chiedere informazioni che otteniamo solo in cambio di un pesantissimo dazio: caramelle e matite colorate. Ti credo!!!! Il conducente avrà sì e no 12 anni.<br />
Cerco con lo sguardo dentro l’abitacolo e nel cassone l’ombra di un adulto… niente, trovo solo altri due bambini. In tre non fanno una patente ma l’indicazione è giusta. Allah Akbar.</p>
<p>Poi mentre procediamo, ci piomba addosso da dietro un arzillo vecchietto (forse il nonno dei tre bambini) che vuole saggiare il rapporto di compressione del suo catenaccio. Ci inseg…..lo inseguiamo per diversi km. poi stanco di aspettarci, si ferma e comincia a conversare con Moroboschi tanto che penso sia un suo paesano capitato lì per caso.<br />
In che lingua o idioma si esprima il Moroboschi, è tuttora un mistero, però lo capiscono.<br />
Poi il nonno, dopo averci invitati a pranzo (al quale dobbiamo a malincuore rinunciare per rispettare la teutonica tabella di marcia), riparte &#8220;sgommando&#8221; umiliandoci in una nube di polvere giallastra.<br />
Passiamo letteralmente in mezzo a mandrie di dromedari, attraversiamo dei villaggi usciti dal neolitico. Sulla cartina è indicato un distributore di benzina… ci arriviamo scortati da una torma di bambini.<br />
Sembra il rifornimento della Dakar, nessun distributore, solo bidoni, taniche, vasi, bottiglie e barattoli pieni di un liquido che dovrebbe essere carburante. Riesco faticosamente a far riemergere dalla trance agonistica nella quale sono precipitati l’Ermetico e Moroboschi e li convinco a rinunciare al rifornimento &#8220;volante&#8221;.<br />
I carburatori ringraziano sentitamente.</p>
<p>Avvistiamo le pianure fertili dell’<strong>Eufrate</strong> che decidiamo di attraversare sulla diga del <strong>lago Assad</strong>.<br />
Elegantissimi militi in mimetica, Kalashnikov Ak 47 e kefiah rossa e bianca ci controllano i passaporti e poi ci permettono di passare ordinandoci di non fermarci sulla diga.<br />
Ovviamente ci fermiamo per scattare delle foto ma un altro milite ci viene incontro e ci fa il segno internazionale di &#8220;smammare&#8221;; stavolta ubbidiamo giudiziosi.</p>
<p>Lo spettacolo è veramente impressionante: da una parte della diga l’Eufrate è poco più di un tranquillo fiumiciattolo mentre dall’altra è un &#8220;mare&#8221; di un azzurro profondo del quale a mala pena si distinguono le sponde opposte.<br />
Ci rifocilliamo sotto le mura del <strong>castello Qala’at Ja’abar </strong>poi approfittando del caldo ci rimettiamo in marcia per Aleppo.<br />
Ci sembra quasi, entrando per la seconda volta ad Aleppo, di tornare a casa. Ci troviamo a meraviglia nel traffico caotico di fine pomeriggio. Guidiamo allegri e strombazzanti salutando i nostri concittadini.<br />
Torniamo nello stesso albergo ma è completo.<br />
Ripieghiamo su un albergo vicino e posati i bagagli e fatta una spesa da cenone di natale, ci apprestiamo a banchettare sul terrazzo dell’albergo, ignobilmente sbracati sui divanetti mentre un sole rosso fuoco cala tra i tetti di Aleppo accendendola di mille struggenti colori (scusate ma m’è scappata…).<br />
Ce ne freghiamo altamente dell’aviaria e massacriamo sul posto setto o otto incolpevoli polli.<br />
Mi addormento sul divano della terrazza mano nella mano con Moroboschi.</p>
<h4>02 settembre 2006: Aleppo &#8211; Nidge</h4>
<p>E’ l’alba ad Aleppo. Litighiamo ferocemente sulla scelta della frontiera di uscita. Nonostante i saggi e premonitori consigli degli altri 4, Luigi ed io vogliamo assaggiare a tutti i costi <strong>Bab al Hawa</strong> per vedere se quello che scrivono su questo posto sia vero.<br />
Non è solo vero, è molto peggio.<br />
Dopo una lotta selvaggia riemergiamo boccheggianti in Turchia.</p>
<p>Qui le timide avvisaglie, gli sguardi d’intesa, le mezze parole che si scambiavano Emanuela, Daniela ed Lm esplodono.<br />
L’ammutinamento è in corso. L’Ermetica-Emanuela-Christian Fletcher, con un colpo di mano prende il comando delle operazioni e obbliga le tre caravelle ad una variazione di rotta su Nord-NordEst.<br />
Guardiamo sconvolti la cartina….<strong>CAPPADOCIA</strong>!<br />
Altri 500, imprevisti, km ci attendono.<br />
Procediamo secondo i nuovi, perentori, ordini: lasciamo i 37 gradi di <strong>Iskenderun</strong> e cominciamo ad arrampicarci sui <strong>monti del Tarsus</strong>.<br />
La temperatura comincia a scendere precipitosamente. Siamo costretti ad indossare pile e antipioggia per proteggerci dal freddo. Avvistiamo <strong>Nidge</strong> dalla coffa della Canaroracing.<br />
Emanuela-Fletcher dice che può bastare.<br />
Ammainiamo il fiocco e sbarchiamo. Entriamo in una pensione. Stanzoni sporchi e polverosi con letti a castello. Pungente odore d’urina, prezzo, per il posto, esorbitante.<br />
Usciamo in strada e ci consultiamo sul da farsi mentre Emanuela-Fletcher minaccia decimazioni, ceppi e giri di chiglia per i recalcitranti. Fortunatamente appare in nostro soccorso un turco che in sella alla sua vecchia Yamaha si offre di portarci in un altro albergo.<br />
Ci fermiamo di fronte ad un edificio con piante, vetrate, tappeti pulitissimi, reception impeccabile; diciamo subito al turco che sarà sicuramente fuori dalla nostra portata ma lui ci dice di aspettare.<br />
Riesce poco dopo trionfante.<br />
Ha spuntato veramente un ottimo prezzo, ci facciamo quindi coraggio, circondiamo lo spaventatissimo impiegato dell’albergo, lo minacciamo, L’Ermetico per sottolineare che non scherziamo affatto sbatte il casco sul cofano di una berlina parcheggiata proprio lì davanti.<br />
Quello vistosi ormai perso e sotto l’ulteriore insostenibile minaccia di trovarsi il suo rispettabilissimo albergo pubblicizzato sul sito &#8220;Sporcoendurista&#8221;, si piega e ci fa un ulteriore sconto del 50% sul prezzo pattuito con il nostro amico turco.<br />
Rabbonitici, scattiamo la foto di rito e sciamiamo chiassosi nello splendido albergo. Forza! Doccia veloce che il nostro amico turco ci viene a prendere alle 20 per portarci a casa sua per farci conoscere la sua famiglia!!!</p>
<p>Eccolo puntuale. A piedi arriviamo a casa sua. Ci togliamo le scarpe, ci presenta sua moglie, poi arrivano i suoi amici.<br />
Facciamo notte parlando di tutto: politica, storia, religione (ha la bibbia e il corano sul tavolo), musica.<br />
Ci offrono tè, cola, una torta, patatine… siamo con la guardia colpevolmente abbassata quando questo subdolo e pericoloso musulmano fa scoppiare in lacrime Daniela e commuovere un po’ tutti quanti regalando un porta-sigarette all’Ermetico mentre la moglie, per non essere da meno, regala tre paia di calzini alle ragazze.<br />
Sto per togliermi la maglietta per ricambiare la sua generosità ma mi ferma con un gesto e parole bellissime. E’ ormai notte fonda quando dalla strada ci giriamo a salutarli.</p>
<h4>3 Settembre 2006: Nidge – Konia</h4>
<p>6 a.m.. Suona la sveglia. Come cavallette ci gettiamo sul buffet della colazione. Servirà a poco, c’abbiamo una fame atavica. L’uomo della reception si nasconde dietro il bancone.<br />
Usciamo in strada. 12° centigradi.</p>
<p>Sempre sotto lo sguardo imperturbabile di Emanuela-Fletcher cominciamo a vogare con lena, direzione <strong>Urgup</strong>.<br />
Gironzoliamo per qualche ora tra i <strong>&#8220;Camini delle Fate&#8221;</strong> e le altre fantastiche creazioni della natura.<br />
Partecipiamo ad una sagra dell’uva poi, soddisfatti e con Emanuela che rientra nei suoi panni ermetici, rimettiamo la prua verso Ovest puntando la bussola verso <strong>Konya</strong>.<br />
Ho letto che Konya è la città turca più ortodossa, quindi mi preparo ad una città un po’ grigia e tetra.<br />
Entriamo in città… sembra Zurigo.<br />
Fontane, giardini, ordine e pulizia ovunque. Dopo aver trovato da dormire procediamo nella ricerca della seconda cosa più importante: cibo.<br />
Gli Ermetici stanno quasi per svenire quando ci sediamo a tavola. Il nostro cameriere è iraniano, siamo in una città religiosissima e l’Ermetico decide di farsi benvolere chiedendo una birra. Cala il silenzio in sala.<br />
Il cameriere si ritrae ed assume un atteggiamento da guardiano della rivoluzione islamica.<br />
L’Ermetico tenta un miserabile salvataggio in calcio d’angolo farfugliando: <em>&#8220;no alcol…&#8221;</em>.<br />
Quello capisce solo &#8220;alcol&#8221; e s’irrigidisce ancor di più… Rischiamo un incidente diplomatico finché l’Ermetico pronuncia la attesa parola distensiva: <em>&#8220;Fanta!&#8221;</em>.<br />
Entrano tra gli applausi i caschi blu dell’Onu travestiti da lattine di aranciata.</p>
<h4>04 settembre 2006: Konya &#8211; Salihli</h4>
<p>Lasciamo Konya. Ad <strong>Afyon</strong> ci lasciamo catturare dall’idea di salire fino alla <strong>Fortezza Nera dell’Oppio</strong> che domina, da un altissimo e inquietante sperone di roccia, la città di Afyon, accreditata come la produttrice di un terzo di tutto l’oppio legale prodotto nel mondo.<br />
L’orario per affrontare i 525 gradini che portano in cima alla fortezza è il più indicato per questo genere di imprese: è l’una di un pomeriggio che definire afoso sarebbe offensivo.<br />
Lasciamo le moto e ci lanciamo come palle di cannone su per le scale.<br />
Al sedicesimo gradino abbiamo già esaurito le nostre scorte d’acqua e arranchiamo penosamente. Arriviamo in cima ma di papaveri nemmeno l’ombra. Riscendiamo baldanzosi in favore di gravità.<br />
Ripartiamo da Afyon e maciniamo km e km. Strade dritte come strisce di liquirizia in mezzo alle pianure anatoliche. Luigi mi dice, svegliandomi dal torpore, che abbiamo percorso 56 km di strada senza nemmeno una curva. Il sole ci tramonta davanti e quindi, come impostoci dall’inizio di questo viaggio, cerchiamo un alloggio prima che il buio ci colga ancora per strada. La stanchezza, la nostra presunzione, la sfortuna fanno sì che ci ritroviamo ad alloggiare in uno squallidissimo alb….no, pension…. no, ….bettol…. nemmeno… Vabbè, in un posto merdosissimo con un ancor più schifoso proprietario ed un fetido inserviente (subito ribattezzato &#8220;monsone&#8221; per via della scia di puzza che semina), al prezzo di uno Sheraton.</p>
<h4>05/08 Settembre 2006: Salihli &#8211; Altinkum</h4>
<p>La mattina riprendiamo i passaporti e paghiamo dando vita ad una scena surreale: lo schifoso non ci vuole restituire i passaporti prima del pagamento e io non gli voglio dare i soldi senza prima aver avuto indietro i passaporti. Moroboschi freme. Facciamo il passaggio contestualmente: una mano afferra e l’altra lascia.<br />
Manco il riscatto di Paul Getty Jr.. A transazione effettuata, Lm gli snocciola una sequenza di insulti e apprezzamenti sull’albergo da far impallidire uno scaricatore di porto bretone.<br />
Risaliamo per prendere gli ultimi bagagli e Moroboschi, recuperato il suo proverbiale aplomb e la sua riconosciuta eleganza, ricopre lo specchio del cesso di caccoloni grossi come coccodrilli e finisce di soffiarsi il naso sugli asciugamani prima di calpestarli.<br />
Cerco invano, in quanto a dimensioni del prodotto interno lordo, di imitarlo. Soddisfatto mi fa cenno che possiamo andare.<br />
In quel preciso istante mi accorgo di amare profondamente quest’uomo. Le ragazze, ancor più astutamente, hanno disseminato la camera di pezzi di formaggio rancido. Così, in parte alleggeriti dal fardello, ci rimettiamo gioiosamente e parzialmente vendicati in marcia.</p>
<p>Avvistiamo <strong>Izmir</strong>. La città è avvolta in una cappa di smog visibile a km di distanza. Indossiamo le nostre maschere da sub, che si rivelano clamorosamente inefficaci e passiamo in apnea.<br />
Dirigiamo lungo la costa, cercando un posticino tranquillo dove attendere in completo relax gli ultimi tre giorni che ci separano dalla Captain Zaman che ci riporterà in Italia.</p>
<p>08 settembre 2006: Captain Zaman</p>
<p>09 settembre 2006: Bernalda</p>
<p>10 Settembre 2006: Roma</p>

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