Dall’Asia Centrale al Caucaso #4

Ultima Puntata

Quarta e ultima Puntata: Ossezia del nord, Beslan, Georgia: Kazbegi e Kutasi, Mestia e Ushguli

21/8/2016

Elista è una città unica, capitale della Calmucchia, è l’unica enclave buddhista in Europa: passeggiandoci, sembra di essere stati lanciati all’improvviso a diversi km più a est. Templi e monumenti sono ad ogni angolo e i volti delle persone tradiscono inequivocabilmente l’origine asiatica.
Di origine mongola, i Calmucchi arrivarono in questa zona alla ricerca di pascoli migliori diverse centinaia di anni fa, quindi decisero di far ritorno in Asia. Alcuni di loro non riuscirono ad attraversare il Volga e l’Ural e rimasero in questa zona, dove vissero senza troppi problemi fino alla seconda guerra mondiale. Durante la guerra, alcuni si schierarono al fianco dei tedeschi, e la vendetta di Stalin fu la deportazione dell’intero popolo in Siberia. Fu solo nel 1957 che Chruscev permise loro di tornare, e oggi popolano questa particolare e insolita regione.

Ossezia del nord

22/8/2016
Lasciamo Elista e la Calmucchia e ci dirigiamo verso sud. A una sosta, noto che sulla bevanda comprata da Roberto c’è raffigurato un kiwi, ma ormai pure io ci ho fatto il callo e faccio finta di niente.
Incontriamo una coppia di neo-sposi provenienti da Ekateringburg, che per il loro viaggio di nozze hanno deciso che vogliono vedere il mare: da dove abitano loro sono solo 3000 chilometri, e facendone più o meno 1000 al giorno in massimo 4 giorni arriveranno sulle coste del Mar Nero…
Ad un’altra sosta, Sabrina decide che vuole insegnare alle papere che stare troppo vicine alla strada è pericoloso, ma nonstante anche questa nuova vena animalista, riusciamo in serata a raggiungere Vladikavkaz, in Ossezia del nord.

la scuola di Beslan

23/8/2016
La mattina decidiamo di tornare indietro qualche km per visitare la scuola di Beslan e il suo memoriale, di recente e triste memoria.
Qui nel 2004 avvenne un massacro di stampo terroristico che alla fine, dopo 3 giorni, lasciò sul campo più di 300 morti, due terzi dei quali bambini.
Attorno alla palestra, che come il resto della scuola presenta ancora e ben visibili i segni del terrore e della battaglia, è stato costruito un monumento color oro, che se vogliamo rende ancora più impressionante la visita.
Sabrina scappa quasi appena entrata, io scatto qualche foto per non dimenticare: questa testimonianza della follia umana è decisamente toccante.

La strada inizia a salire, e dopo aver attraversato qualche gola, varchiamo il confine senza perder troppo tempo.
La Georgia e le sue montagne sono di fronte a noi.

Kazbegi

La sera decidiamo di dormire a Kazbegi, dove, nella piazza principale, i turisti vengono accolti da signore che offrono camere in affitto: Sabrina e Roberto ne vanno a vedere un paio ma non sono convinti, quindi Roberto segue una vecchina col bastone.
Pochi minuti dopo torna col fiatone dicendo che è ok e ha trovato la sistemazione. L’anziana signora il bastone in realtà lo usa per tirarlo negli stinchi alle vacche e sulla ripida salita ha rifilato a Roberto un distacco che manco il miglior Pantani dei bei tempi…
Quando le chiediamo degli asciugamani, si presenta ridacchiando dandoci poco più che dei tovaglioli, ma va bene lo stesso così.
Un bicchiere di vino, una cena che sia una cena, e pure un po’ di fresco sono cose a cui non eravamo abituati ormai da un po’.

24/8/2016
La mattina la signora deve far vedere la camera ad altri turisti, quindi ci chiede di metterla un po’ in ordine e portare fuori i bagagli; non facciamo in tempo a finire l’ovo e dirle ok, che gli altri son già a girare tra le nostre cose, mentre la signora mostra loro tutti i servizi offerti: è brava nel marketing e per ogni cosa, ne descrive almeno tre, quindi “camera, letti e lenzuola”, “bagno, wc, lavandino e doccia”, “porta, chiave e finestra”, cigliegina sulla torta, c’è pure il “fi-fi” (wi-fi, ndr)
Non capiamo se riesce a vendere la camera o meno, ma di sicuro non vede l’ora di disfarsi di noi: “baggage, baggage!”

Leviamo quindi le tende e percorriamo la Strada Militare Georgiana, fermandoci un paio di volte, prima per visitare un curioso e apparentemente abbandonato cimitero di automobili, quindi la fortezza di Ananuri, per poi girare a destra e proseguire verso ovest fino a Kutaisi.

La signora della bellissima casa presso cui pernottiamo, al nostro rientro da cena, ci offre un piatto pieno di frutta e una bottiglia di vino, probabilmente pensando che ne avremmo giusto assaggiato un bicchiere: noi siamo piacevolmente colpiti dal pensiero e dalla gentilezza, ma alla fine siamo delle bestie e ovviamente tiriamo il collo alla bottiglia, riuscendo pure a farci rimproverare perché in piena notte facciamo troppo chiasso.

25/8/2016

Un giro in centro città, al bazar e alla cattedrale di Bagrati e quindi siamo di nuovo in strada.


L’ho già scritto che le vacche in Georgia la fanno da padrone e amano particolarmente stare in mezzo alla strada? Ecco, a volte hanno pure caldo e allora si riparano dal sole sotto delle vecchie pensiline dei benzinai in disuso: si, perché qui quando un benzianaio è vecchio, se ne costruisce uno accanto e il vecchio lo si lascia lì, non mi chiedete perché.

Quindi la strada inizia a salire e si inoltra tra le montagne; ci fermiamo per mangiare un boccone e abbiamo a che fare con la più lunga ed estenuante preparazione di un kachapuri della storia: dopo più di 1 ora di attesa, finalmente la signora sforna l’agognata focaccia formaggiosa, mentre in sottofondo la radio trasmette a tutto volume in nostro onore Toto Cutugno e la Pausini.

Mestia e Ushguli

26/8/2016

Con le sue antiche torri di guardia disseminate un po’ ovunque, Mestia è negli anni diventata una meta turistica di grande richiamo: orde di backpackers si aggirano coi loro zaini tra la piazza principale e la stazione degli autobus.
Noi dobbiamo decidere se lasciarla subito per la più piccola Ushguli o meno, quando un forte temporale decide per noi, che quindi ci adattiamo agli usi del luogo e cincischiamo in giro fino a sera.

27/8/2016

Facciamo una tirata per raggiungere Tbilisi in giornata, ma prima di arrivare, ci concediamo una visita alla particolare località di Uplistsikhe, antica città scavata nella roccia sulla riva del fiume Mtkvari.

Tiblisi

28/8/2016

Non so se sono io che mi sono abituato nel tempo a mete un po’ più insolite, ma trovo che Tbilisi sia molto cambiata rispetto a 6 anni fa, quando la visitai la prima volta. Macchine di lusso, valanghe di turisti, negozi di ogni tipo: siamo in fondo alla Turchia, a due passi dall’Azerbaigian, a tre dall’Iran, a un giorno dal Mar Caspio, ma qui sembra in tutto e per tutto di essere in una grande – bella, bellissima, per carità – capitale europea.

29/8/2016

Prepariamo le moto per la spedizione e facciamo un ultimo giro in città; in serata ci facciamo una chiacchierata con un allegro mix Italia-Polonia-Kuwait-Iran e quindi in piena notte ci trasferiamo in aeroporto e aspettiamo l’aereo che ci porterà a casa.
Eh si, il viaggio alla fine l’abbiamo fatto ed è pure finito, ed è già ora di iniziare a pensare alla prossima meta…

No Comments

Post A Comment