E’ evidente che tra i miei amici c’è chi ha più fiducia nelle mie capacità di quanto ne abbia io: a metà gennaio il Ciaccia mi propone, a suo rischio, di partecipare ad un Camp della Filos UISP, una scuola dove si insegna la navigazione col Roadbook, scopo finale è partecipare al Motorally, il tutto come inviata di Fuori, il che significa non solo andare a zero spese ma anche la possibilità di mettere in tasca dei soldi, come dire di no?!
Non mi soffermo su quello che è stato il Camp della Filos, a cui poi si è aggiunto, per esigenze lavorative, anche quello della FMI, e arrivo subito al punto, a fine Aprile sbarco ad Olbia per il Sandalion, la seconda gara del calendario Motorally Uisp.
Il programma di gara prevede una tre giorni con tappe di circa 290km di media al giorno, la cosa mi preoccupa molto, sono lontani i bei giorni umbri in cui uscivo in moto quasi ogni weekend, dal mio ritorno a Milano, più di un anno fa, la media delle uscite si è ridotta a due volte al mese se va bene, per non parlare dei diversi percorsi, là bricchi e mulattiere infami, qui campagna e pianura padana, ma ormai i giochi sono fatti, sono sull’ isola.

La prima giornata al Motorally di Sardegna
La prima giornata la passiamo sotto la pioggia tra verifiche e punzonature delle moto, chiacchiere con gli altri partecipanti, ( come sempre alcuni curiosi, altri indispettiti dalla presenza di una donna, anzi due ) e preparazione psicologica che consiste nel cercare di non andare in bagno ogni mezz’ ora…
Venerdì è il grande giorno, tutti in paese pronti alla partenza, la mia tabella prevede la partenza alle 8.22 da Monti ( Olbia ) devo percorrere 330 km di fuoristrada, l’ arrivo a Stintino è previsto per le 19.22, bene, ammettiamo anche che sia scorrevole, sono pur sempre 300 km, che faccio?
Fingo uno svenimento?
Mi procuro una frattura scomposta di qualche osso gettandomi da un paddock?
Merda! Perché l’ ho fatto?
C’è aria di gara seria, ci sono piloti che si chiamano Niccolò Pietribiasi e Manuel Lucchese, che cazzo ci faccio qui?
Il problema non è ovviamente la classifica o la competizione, il problema è non arrivare a mezzanotte o, peggio ancora, non arrivare per niente!!
Tocca a me, parto con l’unica altra donna, Ann-Sofie, svedese ma residente in Toscana, che vincerà la gara per la categoria ” femmine ” , bastano poche centinaia di metri e mi sono già persa, cazzo, cazzo, cazzo!!
arriva un ragazzo, mi indica la nota giusta, riparto e affronto prima una salita e poi un percorso in discesa che si tuffa direttamente in guado per risalire immediatamente dopo, sono già stanca, dov’è l’ assistenza?
C’è mica un bar?
Vorrei un mirto…
Guardo il RB, ho fatto 7 km, ne mancano solo 323, che sarà mai!
Navigando si impara a navigare, banale? Mica tanto!
Posso dire di aver imparato dopo questo mare di km, prima, nonostante le due scuole, no, e non perché non serva la teoria, ma la pratica è tutto, certo avevo imparato a riconoscere i simboli, ma navigare davvero significa interpretare la nota, non solo leggerla, ed è la cosa più divertente del rally, più le azzecchi più ti gasi, meno sbagli.

La classifica di un motorally è data dai tempi delle Prove Speciali, le speciali altro non sono che parti di percorso in cui viene preso il tempo, di norma nascondono qualche difficoltà in più, ma niente di davvero impossibile ( l’ ho fatto io ), almeno non al Sandalion, il problema è l’ adrenalina che ti prende quando sei lì al via, tocca a te, la fotocellula ti spia, il cronometrista ti scruta con aria di sufficienza e con un mezzo ghigno satanico
“sei pronta ? ti conto i dieci secondi”
che tradotto è “lo sai che non ce la farai mai a uscire viva da qui, vero? dì le tue ultime preghiere, ti sono rimasti solo dieci secondi”
..3..2..1.. VIA!
Parti pensando che non puoi fare una figura di merda, devi andare un po’ più veloce rispetto alla tua velocità media di crociera, ti autoconvinci che andrà tutto bene, apri il gas, poi arriva la prima mazzata, salitone bastardo, cadi, ti rialzi, ricadi, in piedi di nuovo, sei già stanca e incazzata e sei solo all’ inizio, meno male che il WR ha l’avviamento elettrico, con l’ XR mi sarebbe venuto un infarto e una crisi di nervi, in ordine sparso.
Esci dalla speciale tra gli applausi dei tuoi fans… vabbè, si fa per dire, comunque ne esci viva, è già un bel risultato!
Seguono altri km di trasferimento e una seconda speciale divertentissima, poi asfalto, sono stanca, direi morta e in ritardo, taglio e finalmente arrivo a Stintino, la prima buona notizia è che la prima tappa è finita, la seconda è che l’ indomani si parte alle 11.
Stintino – Alghero – Stintino.
Il secondo giorno la tappa prevede un anello, Stintino – Alghero – Stintino, ma il ritorno alla base sarà fatto in notturna con due prove speciali, cosa ho fatto di male?
Il Ciaccia è esaltato, gli ho fatto saltare una notturna l’ estate scorsa perché avevo paura del buio, non ci vedo al buio, i fari dell’ XR erano praticamente inesistenti, se l’è legata al dito e ora capisco tutto, capisco perchè mi ha proposto questa avventura, ora i conti tornano e ogni dubbio si dissipa quando Mario mi dice
“Stasera hai una notturna con due PS, vedi cosa succede a fare la stronza?”


Deglutisco, quest’ uomo mi vuole male, pensavo fosse un amico… e invece il secondo giorno mi fila via liscio come l’ olio, forse anche per il forzato riposo di circa 3 ore sul lungomare di Alghero; nella prima prova speciale in notturna, lungo una pineta parallela al mare, piena di pozze che si alternavano a sabbia rossa, faccio anche un buon tempo e riesco, almeno per una volta, ad essere la prima della categoria battendo sul tempo la mia amica; le sensazioni si alternano in un susseguirsi rapidisimmo di sentimenti contrastanti,
“che figata, è meravigliosa questa non luce!”
“maremma che buio, non vedo una cippa e sento buche ad ogni giro di ruota”
“ma vai Roberta, le stai infilando tutte le note, navighi che è un piacere”
e così via, fino alla seconda speciale che difficilmente dimenticherò, perchè quando l’ unica luce è quella fioca della tua moto e tu sei in mezzo al nulla, su stretti sterrati bianchi di cui percepisci a malapena il fondo e che si trasformano improvvisamente in canali di fango e acqua salina, l’ unica cosa che non pensi è che dal nulla possano apparire due enormi cani, uno bianco e uno nero, che decidono di fare di te il loro spuntino notturno, gaaaaassssss!!!!
Aspetto la mia amica, all’ arrivo è mezzanotte e so che l’ indomani mi dovrò alzare alle 6.30 per la terza ed ultima tappa, ma Ann Sofie sbotta in un
“non è possibile, che casso, un pò di riposo no?” e così finiamo luride e stanche in un bar con affaccio sulla Pelosa a bere del Cannonau, si tira tardi ma è impossibile non farsi una doccia ho le rane negli stivali, puzzo come mai in vita mia, spengo la luce alle due, sono ottimista, 4 ore di sonno sono più che sufficienti.

Terza tappa.
La terza tappa sono altri 260 km, da Stintino a Monti, si torna al punto di partenza, si chiude un cerchio, DEVO chiudere il cerchio, ma parto sola, solissima, ormai una donna allo stremo, non ho ascoltato chi mi diceva di portarmi la pasta di fissan e sono costretta a guidare SEMPRE in piedi, non ho un attimo di tregua, inizio a percepire che quel lieve fastidio del giorno prima al polso è diventato ormai un dolore conclamato, dopo 100 km in completa solitudine, guidando con panorami meravigliosi alla mia destra prima e alla mia sinistra poi, mi imbatto nel primo segnale di cedimento fisico, la troppa stanchezza fa brutti scherzi: il giorno prima il WR si era spento in una pozza piuttosto alta, non si riaccendeva, pescava acqua dai tubicini di non so che ( sono una rallysta, mica un meccanico ), mi hanno aiutata dei quaddisti tirando letteralmente la ruota a mano, quindi, dicevo, vedendo una pozza melmosa decido di spostarmi a sinistra per evitarla,ma non mi accorgo, complice l’ erba alta, che sono già nel canale con la ruota e mentre il WR non sterza e si pianta contro la sponda del canale.
Io volo e ricado come una pera, un bel volo, complimenti, del resto sui rettilinei era d’ obbligo tirare un pò, mi rialzo e sollevando la moto non mi accorgo di un piccolo particolare, viaggio per qualche km con questa sensazione di motore che si spegne come fosse finita la benzina, ma ho fatto rifornimento 10 km prima, è impossibile, non voglio fermarmi, cosa potrei fare tanto?
non ci capisco niente di meccanica, proseguo a manetta perchè se rallento la moto si spegne, ma si spegne lo stesso, prendo il telefono per avvertire che sono in panne ma non c’è campo, è finita, sono morta, merda.
Cosa fare quando stai per morire?
moto sul cavalletto, culo a terra, sigaretta…
guardo la moto con odio, sto per dirgliene di tutti i colori ed ecco che trovo l’ inghippo, la leva dell’ aria è tirata!!
deve essere successo sollevandola dal fango…
continuo a non capirci nulla tecnicamente ma con la leva a posto la moto riprende la sua corsa e io con lei, arrivo ad una discesa, secondo segno di cedimento, non tengo la moto, il braccio destro mi fa un male cane, piango, sono lacrime di dolore, era un vita che non mi capitava di piangere dal male, ma non posso fermarmi, non posso lasciare il manubrio, non posso fare nulla, sto scendendo in una vallata e la montagna davanti mi dice che finchè non risalgo non troverò l’ asfalto e nemmeno campo per il telefono, non ho scelta, devo proseguire, in che razza di situazione mi sono cacciata!!

Quando arrivo all’ asfalto ho percorso 120 km, potrebbe bastare per come sono ridotta, chiamo l’ assistenza e chiamo Mario, il dottore mi dice di mollare e arrivare a Monti per asfalto, il Ciaccia si preoccupa e propone di incatenare la mia moto a Tempio e di salire sul DR con lui fino alla base, ma lui sta lavorando!
Deve stare in speciale per immortalare quelli che non hanno la tendinite! mi sento una merda, così merda che mi fermo lungo la strada a consolarmi con un panino. Riparto alla volta di Tempio, al distributore dell’ Agip troverò qualcuno, Mario mi aspetta lì, la tendinite si fa sentire, aggiro il Monte Limbara, vado su asfalto ma è bello lo stesso.
A Tempio mi ritrovo un Ciaccia preoccupato e un Tassi, organizzatore del rally, che mi incita a proseguire, c’è anche il medico, mi danno un cerotto transdermico e mi convinco a seguire Tassi fino alla seconda e ultima prova speciale, la prima l’ ho saltata e verrò penalizzata ma chi se ne frega, l’ importante è riprovarci, il Ciaccia mi guarda sconvolto e forse anche incazzato :
“Ma come? Non stavi morendo dal dolore ?”
sarà il cerotto? sarà la testardaggine o l’ ultima punta di orgoglio?
L’ ultima speciale sono 22 km di supercross, una tagliafuoco che non finisce più, un saliscendi continuo, i primi 10 km scorrono, sono stupìta, penso sia grazie a quel magico cerotto, sono di nuovo gasata e felice, ma dura poco, dura giusto metà speciale, il dolore si fa risentire e finisco per percorrere l’ altra metà a circa 20 km orari, però ce l’ ho fatta, è finita, pochi km di sterrato e sono all’arrivo,guardo il mio roadbook che recita così:
hai percorso 890 km, 360 km di prove speciali e hai letto 976 note.
Una bella soddisfazione.


5 Commenti
Bellissimo Betty,
Leggendo si ha la sensazione di essere in sella con te, sudore e imprecazioni le si sentono a pelle.
una cosa facile facile!!!
m’è venuta la tendinite solo leggendolo!!!
la Tigna, cioé l’orgoglio ti fa andare dappertutto.
Grande Betty!!!
Io l’ho sempre detto che c’hai due BBOCCE tante!!!!
Fine. Letto tutto d’un fiato. Mi alzo in piedi e applaudo.
Grazie, amici, troppo buoni