28 agosto. Muscat – Soar
Tappone di trasferimento. Cielo grigio e cappa umida incombente. Il malumore serpeggia tra la truppa meteoropatica. Anche la decantata Soar, la città di Simbad il marinaio, altro non è che una serie di costruzioni moderne e senza tanti fronzoli lungo la costa. C’è un villaggio turistico svizzero di quelli a cinque stelle. Abbiamo una accesa discussione irreale sul tipo di clienti e sulla soddisfazione che si possa ottenere, dopo aver magari sborsato una barca di soldi, da un soggiorno in una struttura simile, quando al di là del muro non c’è niente che valga la pena di vedere.
Ad una Western Union cambiamo il minimo necessario per un pernotto e un pieno di benzina visto che domani mattina abbiamo intenzione di passare il confine con gli Emirati. Cerchiamo l’unico albergo della città ma facciamo avanti e indietro almeno quattro volte prima di individuarlo in mezzo a un vicolo. La prima ricognizione eseguita dal reparto esplorativo Daniela/Moroboschi non dà esiti negativi quindi, essendo anche l’unico in città, prendiamo i bagagli e saliamo in camera. Apro il frigo per metterci le bottiglie d’acqua e mi prende un colpo. Il frigo, rotto e spento, pullula di blatte che alla mia vista scappano impazzite.

Datemi i topi, i serpenti i pipistrelli e addirittura i moroboschi ma non gli scarafaggi…mi fanno troppo schifo. Cominciamo a schiacciare con ribrezzo quelli che ci capitano a tiro ma è una guerra persa, ci attaccano a ondate suicide. Appendiamo tutta la roba per aria e richiudiamo attentamente i bauletti per evitare di scorrazzarli per il resto del viaggio gratis. Annaspo nella mia residua forza interiore alla ricerca di un barlume di resistenza psicologica e mi ci aggrappo con tutte le mie forze anche perché gli altri due non sembrano particolarmente infastiditi dalle ripugnanti presenze; non ne trovo molta allora mi portano al mare per svagarmi un po’. Al rientro convinco Daniela e il Moroboschi a dormire con la luce accesa e i condizionatore al massimo: da qualche parte mi pare di aver letto che i maledetti bacarozzi sono infastiditi dal freddo e dalla luce.
Epica battuta di Daniela per sdrammatizzare: “Stanotte dormiamo con i Beatles ma non cantano e sono più di 4!” poi si tira su la coperta, si gira e si mette a dormire.
Nottataccia, non chiudo occhio mentre i due bastardi vicino a me dormono tranquilli….l’ultima volta che mi era capitata una cosa del genere per poco non davo fuoco a tutta la stanza…ma questa è un’altra storia….
29 Agosto. Soar (Oman) – Dubai (E.A.U.)
All’alba scendiamo alla reception: m’incazzo e con gli occhi iniettati di sangue da una notte insonne gli chiedo se nel prezzo erano compresi pure gli scarafaggi e, se sì, se potevamo riavere i passaporti di ognuno di loro.
Ripartiamo e dopo un po’ compaiono i primi cartelli che indicano a caratteri cubitali “DUBAI”.
Invece che proseguire lungo la costa pieghiamo decisi verso l’interno in direzione della città di Hatta. Sbrighiamo velocemente le formalità di uscita dall’Oman e altrettanto velocemente quelle di entrata negli Emirati Arabi. Lo scenario delle montagne intorno ad Hatta è molto bello e poi la strada dritta in discesa verso Dubai scatena gli applausi del Moroboschi e mi fa quasi dimenticare gli scarafaggi. A destra e sinistra dune altissime a perdita d’occhio ci regalano l’ultimo esaltante saluto al deserto arabo.
Ci andiamo a insabbiare come fessi per scattare due foto e tra il sole, il caldo e la fatica nel tirar fuori le moto dalle sabbie mobili, ad un certo punto, stanco morto, mi stendo sulla sabbia. Da lontano Daniela e Moroboschi mi osservano… Daniela è leggermente preoccupata dal mio stato di salute, il Moro le risponde: “Ma no, vedrai che gli sarà caduto qualcosa in mezzo alla sabbia”. Un vero amico. Dopo un po’ mi riprendo e li raggiungo strisciando.
Ancor prima di trovare un albergo ci precipitiamo in aeroporto per assicurarci che le moto possano essere reimbarcate e rispedite a Fiumicino. Per fortuna ci imbattiamo nell’unico impiegato italiano della Emirates a Dubai. Non posso esprimere il sollievo che proviamo nell’incontrare Pier: ci fa accomodare, ci rifocilla, ci fa fare due risate e ci indirizza verso il settore degli spedizionieri.
Dopo qualche sondaggio presso alcuni agenti di trasporto indiani non proprio economici, prendiamo accordi con lo spedizioniere “Inter Freight L.L.C.” per rivederci il 31 Agosto mattina ed espletare tutte le formalità necessarie all’esportazione in Italia delle moto e poi, arrancando a gomitate nel traffico di Dubai, ci dirigiamo verso Deira, il quartiere vecchio di Dubai, trovando un alloggio ad un prezzo ragionevole (20 euro a testa) in un bell’albergo congelato gestito da gentilissimi filippini. Mi raccomando, “Interfreight Ltd.”: leggete questo nome e imprimetelo a fuoco nella vostra memoria caso mai doveste trovarvi a Dubai con la necessità di spedire anche solo una mutanda sporca.
Dopo aver scaricato i bagagli ce ne andiamo in giro e percorrendo finalmente in maglietta e calzoncini svariati km della Jumeirah, il lungomare di Dubai, visitiamo la prima delle tre isole a forma di palma – l’unica già completata – che si protende nel Golfo Persico, e poi ci gustiamo il tramonto dalla splendida spiaggia dominata dalla bellissima ed elegante Burj al-Arab, la Torre degli arabi, il simbolo mondialmente riconosciuto della sfrontata ricchezza dell’Emirato, un albergo da 7 stelle con 200 suite e 1.600 addetti, nelle cui stanze, si favoleggia, pare abbondino ori e preziosi suppellettili.
Rientriamo per riposarci e poi, la sera, ci concentriamo sul cuore commerciale di Deira, pieno di raffinatissimi negozi ed eleganti fuoriserie…
30 Agosto. Dubai
Giornata dedicata all’arrosto di carne umana. Torniamo sulla spiaggia bianca del Burj al-Arab per un bagno che praticamente si protrae necessariamente per ore essendo impossibile resistere più di 5 minuti al sole. L’unica ombra ce la offre un camionista siriano insieme a banane e dolcetti. Altri bagni poi riprendiamo le moto e torniamo a Deira.
Lasciamo la pur valorosa Daniela in camera alle prese con una leggera “indisposizione” e ci dirigiamo sulla Sheikh Zayed Road, l’arteria principale di Dubai, sulla quale si sta svolgendo una delle gare architettoniche più avveniristiche e audaci del pianeta ma ancora dagli esiti incerti. Pare infatti che la crisi economica e la mancanza di capitali e investitori esteri stia rallentando se non bloccando completamente i vari progetti e cantieri.
Passiamo sotto alla torre Burj Dubai che con i suoi oltre 815 metri è attualmente l’edificio più alto al mondo e nonostante i divieti e le guardie che ci girano intorno riusciamo a rubare alcune foto.
Arriva l’sms di Daniela che ha risolto brillantemente la sua “indisposizione” perciò torniamo in albergo per andare a riprenderla e proseguire il giro all’interno del souk dell’oro e il vecchio porto al Creek.


bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))
moro sei un mito….
daniela, reference point for the two ugly mugs!!
triplo, no comment!
senza parole… Complimenti ;)