01 Settembre. Dubai
Siamo appiedati. Ci arrangiamo alla meno peggio cercando di saltare da un’ombra all’altra ed entrando in negozi dove mai ci saremmo sognati di entrare… ma hanno tutti l’aria condizionata a 18° e se si riesce a non collassare per lo sbalzo di temperatura, si ha il tempo di rifiatare e riprendere le forze per il balzo successivo, verso altra ombra o un altro condizionatore. Trovare da bere è praticamente impossibile: essendo orario di Ramadan tutti i negozi di alimentari sono chiusi. Solo dopo ore troviamo un supermercato e compriamo acqua e succhi che ci precipitiamo a bere di nascosto in un vicolo laterale deserto.
La situazione, con l’avanzare del giorno, diventa insostenibile, e complice pure la mia ciabatta che, rompendosi, decide di abbandonare la lotta, ce ne torniamo con la coda tra le gambe in albergo per riuscirne a sera. Dirigiamo verso il vecchio porto ingombro di merci e improbabili mercantili che immaginiamo trasportino più merci di contrabbando che merci regolari.
Gli equipaggi a bordo sono i pronipoti o, più facilmente, i fratelli dei pirati della Malesia ma gli faccio ugualmente un cenno e loro, indicandomi una malferma scaletta di legno unto, ci invitano a bordo… Mammamia!!! Mo’ che facciamo? Accettiamo? Certo che accettiamo e, non si sa come, riusciamo a portare su pure Daniela, più spaventata dalla scaletta che dai pirati malesi.
Sono talmente sudato e schiumante che manco mi danno la mano per quanto schifo gli faccio. Si stanno preparando per la fine giornaliera del Ramadan ma ci fanno fare il giro del mercantile e il comandante ci offre pure dell’aranciata, intrattenendoci con i racconti dei tentativi di abbordaggio subiti dai pirati somali nel golfo di Aden. Gli chiedo se loro rispondono al fuoco…mi dice di no ma le facce dell’equipaggio puzzano ancora di polvere da sparo.
Scendiamo, girovaghiamo sul molo, ci affacciamo sul Creek e prendiamo uno dei tanti battellini che portano sull’altra sponda… è buio quando ridotti a stracci bagnati riguadagniamo l’albergo per la nostra ultima notte in terra d’Arabia.
02 Settembre. Dubai – Roma
Mi svegliano presto pure stamattina. Prendiamo un taxi per l’aeroporto. Troviamo subito le indicazioni per il nostro volo al “centesimo e qualche cosa” gate rispetto agli oltre 300 presenti nel gigantesco aeroporto. Dagli immensi finestroni si scorgono file ininterrotte di Boeing in rullaggio in attesa del proprio turno per le oltre 100 destinazioni sparse nel mondo: Singapore, Kuala Lumpur, Parigi, Los Angeles, Thiruavananthapuram (!!!!), Mumbai, Londra, Dar el Salaam, Peshawar, Toronto, Roma…è fantastico osservare le persone che ci circondano. Ci sono rappresentati tutti i colori e le lingue del pianeta…. Ce ne stiamo beati stravaccati sulle poltroncine quando un vicino, forse incuriosito dal nostro italiano perfetto, attira la nostra attenzione: “Ma dovete andare a Roma?…guardate che hanno appena detto che il gate non è questo…”. Cominciamo a correre verso l’altro lato dell’aeroporto (sono km!!!) capendo durante il tragitto cosa è successo… UNA CATASTROFE! Una delle fantasmagoriche, gigantesche fontane con cascata che adornano l’aeroporto si è probabilmente sfondata e l’acqua ha inondato decine di gates. C’è un esercito di inservienti muniti di strofinacci e macchine per l’aspirazione dell’acqua che con una coordinazione da parata militare stanno provvedendo alla raccolta. Altre decine e decine di impiegati della Emirates con i walkie-talkie in mano disposti lungo tutto il tragitto, instradano con efficienza la fiumana di passeggeri che come una mandria impazzita carica da una parte all’altra dell’aeroporto.
Ci domandiamo cosa sarebbe successo a Fiumicino se si fosse semplicemente rotto lo sciacquone di un cesso… Con orrore, però pensiamo pure alla terribile sorte che toccherà all’architetto che ha progettato la fontana. Secondo noi non la passerà tanto liscia, se gli dice bene lo crocifiggeranno sul pavimento o lo impiccheranno ad una delle altissime palme finte…
Nonostante tutto, purtroppo, quando già pensavamo che nel gran casino ci saremmo ritrovati ad atterrare magari a Baghdad, ci imbarcano a forza sull’aereo con destinazione Roma.
Sei ore di coccole, carezze e sorrisi da parte delle hostess della Emirates e ci ritroviamo a Fiumicino che al confronto di Dubai pare la discarica disorganizzata dell’aeroporto dei playmobil falsi.
Ad attenderci c’è Giorgio che ci raccatta e ci porta alla Cargo City mentre Daniela prende il trenino e se ne torna a casa. Altre scartoffie veloci, e con l’unico ausilio dell’insostituibile Leatherman e di 4 calci, liberiamo le belve dalle casse.

Consegniamo il regalo promesso a Rosaria della Aeroservizi Srl che aveva curato l’imbarco all’andata con efficienza e professionalità, passiamo la dogana a spinta, riattacchiamo le batterie alle moto, rimettiamo la benzina e ci avviamo verso casa.
Con un gesto saluto il Moro che prende per il centro; io, per prolungare quella sensazione di appagamento e felicità che mi avvolge ogni volta che torno a casa, prendo il GRA per godermi ancora 40 km con il vento in faccia e il sole alle spalle….un sole improvvisamente tornato amico e che già mi sta facendo dimenticare il suo fratello arabo che ha provato, senza riuscirci, a ricacciare indietro tre Sporchienduristi.
Ringraziamenti
Ai due Dobermann che viaggiano con me privi di museruola. Senza lo scintillio dei loro canini la mia pigrizia, in più di un’occasione, avrebbe avuto sicuramente il sopravvento.
A Italo, Rose e Sabrina Volpi per tutte le informazioni, i contatti e l’incoraggiamento.
Ai miei genitori e a zia perché ogni volta gli dico: “Questo è l’ultimo”
A Rosaria Rendina della www.aeroservizi.it che ha curato la spedizione delle moto da Roma. Se ci fosse stata lei anche a Dubai non avremmo perso dieci anni di vita.
A Titti e Ilaria dell’ACI di Roma e a Roberto Egidi del MPS per la gentilezza e la professionalità dimostrata nella conduzione delle formalità burocratiche.
A Giuliano Chittò e Enrico Bolzonello della Air Way Service Srl. La loro esperienza su quella parte specifica di mondo e le loro indicazioni sono state fondamentali.
Alla www.tucanourbano.com e alla www.bertonieyewear.com per la fiducia accordataci e il materiale inviatoci.
Desidero ringraziare anche tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione di questo viaggio con indicazioni, consigli e aiuto o solo rispondendo alle mie mail:
la Sig.ra Wendy Ann della Reale Ambasciata dell’Oman a Roma;
la professoressa Alessandra Avanzini del Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico dell’Università di Pisa;
l’Ing. Marco Simeoni;
il personale dell’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti;
il personale a Roma e a Dubai della Emirates.
le persone di decine di nazionalità ed etnie diverse incontrate durante il viaggio.
A tutti va il mio ringraziamento per essere stati sempre pronti e disponibili ad aiutarci (tranne il pakistano all’aeroporto di Dubai) per rendere un po’ meno traumatico questo viaggio all’inferno.


bella la scena dello spiaggiamento nel sabbione… :-))
moro sei un mito….
daniela, reference point for the two ugly mugs!!
triplo, no comment!
senza parole… Complimenti ;)