Wakhan Pamir 2015 #1

Prima puntata

Prima Puntata: Bishkek, Lago YSYKKÖL, Lago Son Kul

Bishkek

Mette un po’ a disagio partire per un viaggio in moto senza moto. Sono a Fiumicino tra trolley sgommanti e vacanzieri inviperiti, voli in ritardo e bagarre al check-in. Mi sento decisamente fuori luogo io con il mio misero zainetto in spalla. Destinazione Mosca e poi cambio per Bishkek.
Circa un mese fa abbiamo spedito le nostre moto tramite Krzysztof di Advfactory. Loro sono già arrivate e ci aspettano con tutto il bagagliame, casco, stivali e attrezzatura da viaggio in un deposito a Bishkek.

Ore monotone di volo e pensieri e domande senza risposta. E’ da gennaio che organizziamo questo fantastico viaggio tra Pamir e Wakhan, ci siamo visti, ci siamo scelti, ci siamo amalgamati creando un bel gruppo affiatato e motivato per affrontare questa avventura.
Io, Riccardo, Viky, L’Afgano, Tiziana, Maurizio e Francesca.
Sono solo su un volo diretto in Kirghizistan e ancora mi chiedo: “Ma come diavolo abbiamo fatto a partire tutti su voli differenti?
E meno male che siamo un gruppo affiatato e motivato!”

Al Manas International Airportdi di Biskek aspetto Riccardo e Viky, i primi che mi raggiungeranno, gli altri arriveranno nel tardo pomeriggio. Non mi annoio per nulla durante le 4 ore di attesa intento a scacciare i tassisti che come fastidiose zanzare mi ronzano attorno offrendomi passaggi per il centro città. Eccoli finalmente!

aperitivo a Bishkek

Bishkek

Raccattato il resto della ciurma che ormai è quasi sera, dopo un piacevole aperitivo a birra e cocomero, ci tuffiamo nella movida post-sovietica. In un pub conosciamo Bebo e Sabrina anche loro in moto ma diretti in Mongolia. Quando ormai siamo stanchi e un po’ alticci per via delle birre che costano davvero poco Cristiano inizia a raccontarci le sue mille avventure, che ha viaggiato in Russia, in Mongolia e in gran parte dei paesi dell’ Asia centrale, che parla inglese e russo, potremmo definirlo un motoviaggiatore con pluriennale e plurikilometrata esperienza.
Quando ci chiede quindi di potersi aggregare a noi per i prossimi 5 giorni gli diciamo di si, credendo che le sue qualità potessero tornarci utili.

Purtroppo nulla di tutto questo. Cristiano infatti è il classico compagnone che a chiacchiere, sigarette e vodka ti fa fare tardi; poi russa in un modo così cacofonico che ti toglie il sonno. Il mischiarlo a noi schiavi del vizio ha rischiato di far naufragare l’intero viaggio.

recuperiamo le moto recuperiamo le moto

Recuperate le moto e riorganizzati i bagagli possiamo finalmente dire: “che il viaggio abbia inizio”. Via!
Però… in un viaggio in cui si spedisce la moto un mese prima della partenza si ha tanto, troppo tempo da dedicare alla pianificazione e all’organizzazione. Troppo davvero.
Siamo partiti con un programma ben preciso e strutturato, con una bella lista di luoghi da vedere, eventi da seguire e innumerevoli punti di interesse. Il problema è che in tutto questo tempo di preparativi ci siamo dimenticati di collegare questi punti ora sparsi alla rinfusa su una mappa e se non colleghi i punti ti ritrovi in sella pronto per partire che non hai la minima idea di dove andare.
Gira che ti rigira le mappe, controlla che ti ricontrolla le tracce, Cristiano prende in mano la situazione e con un “Seguitemi!” ci porta fuori città direzione Est, direzione Lago Ysykköl.

Non appena percorsi 12km già ci fermiamo. Un posto di blocco ferma l’Afgano e gli rifila una bella multa per eccesso di velocità. Lui fa il furbo e dice ai polizziotti che è appena partito e non ha nemmeno una monetina per pagare la multa. Loro: “non si preoccupi, abbiamo il pos, strisci pure la carta qui”.

Lago Ysykköl

Poco prima di raggiungere le acque del Lago Ysykköl ci fermiamo per una pausa. Ed ecco che il solito capannello di locals si affaccia e tra thè e pasticcini facciamo le prime amicizie. Dolci i nostri pensieri quando anche dei vecchietti vogliono salire sulle moto e farsi fotografare. Qui nella provincia povera di un ex-stato sovietico.
Con un po’ di tenerezza esclamiamo “Povera gente”.
Ma a lasciarci a bocca aperta è un solo sorriso dorato che varrà più della moto mia e quella dell’Afgano messe assieme!

sorriso dorato

Ripartiamo sempre seguendo Cristiano che di colpo prima inizia a fare gesti strani con le mani verso il cielo, poi frena bruscamente. Scende e con la stessa posizione che assume Valentino Rossi prima di partire per una gara, lui resta lì accanto alla moto a guardare esterrefatto il pignone. Scendiamo anche noi a guardare ‘sto benedetto pignone.
Tutti e 8 accovacciati così dietro la moto non possiamo passare inosservati e qualche automobilista si ferma incuriosito a guardarci. Quando lo notiamo, al solo cenno di chiedergli un’informazione lui ingrana la prima e sgommando va via.

Cristiano fronte corrucciata e mano sinistra che nervosamente pettina il pizzetto rivolgendosi a me e Andrea dice: “Manca qualcosa!?”.
Io e Andrea ci guardiamo e restando in silenzio ripensiamo al nostro amico Abraham Lincoln: “Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio”.
Per fortuna il buon Riccardo che un po’ di motori se ne intende si accorge che manca il dado che tiene fermo il pignone. Io e l’Afgano annuiamo fingendo che l’avevamo capito pure noi.
Perdiamo ben due ore per cercare un qualcosa che potesse andare bene per bloccarlo.

ripariamo la moto di Cristiano ripariamo la moto di Cristiano

Visto che s’è fatto tardi è arrivata l’ora di trovare da dormire. Facciamo qualche Km tenendoci a debita distanza da Cristiano che potrebbe cadere da un momento all’altro non appena quell’accrocco che gli tiene il pignone si sgancerà.

Dopo il villaggio di Kara-koo contrattiamo una cena e pernotto in yurta bordostrada per soli 4000 Som. Parcheggiate le moto ci diamo una lavata ad un lavandino portatile di latta e plastica, molto in voga da queste parti.
Davanti ad una mappa e grazie all’aiuto di un pastore e di un camionista riusciamo a fare un mezzo programma per domani.

Lago Ysykköl Lago Ysykköl

yurta bordo strada Lago Ysykköl Lago Ysykköl Lago Ysykköl Lago Ysykköl

Un po’ stanchi andiamo a dormire, restano a fare le ore piccole in compagnia di una vodka Riccardo e Cristiano che attaccano a chiacchierare e a ridere nella maniera tipica degli alticci di superalcolici. Rientreranno a notte fonda ciondolando e puzzando da farci vergognare in tutto il nord-est del Kirghizistan.
La prima notte è una tragedia. La yurta è montata a meno di 10 Cm dal bordo della strada. Mille spaventi per ogni motorino, auto, camion che passando a folle velocità spostano le fragili e precarie pareti della yurta.

Lago Son Kul

Ci svegliamo con Kg di stanchezza e sonno arretrato. Fuori piove e fa freddo. Aspettiamo mentre facciamo colazione con thè e zuppa di verza e peperoni. Evito di lavarmi i denti, sarebbe inutile.
Verso mezzogiorno si apre uno spiraglio di cielo e possiamo finalmente partire.

Facciamo il pieno da una signora che gestisce un benzinaio a casa sua, cioè casa sua è un benzinaio. Lei tranquillamente accudisce il figlio tra fango, benzina, fusti e barili di lerciume. Riccardo che di noi è l’unico con la moto (ktm lc8 bianco vergine) immatricolata dopo l’anno 2000 tira fuori dei filtri per non mandare impurità nel serbatoio.
La signora benzinaia si gira a guardarci e ci dice: “ma questo qua c’è venuto o ce l’hanno mandato?”

benzinaiobenzinaio kirghizistan

Pranziamo con birra e pesce fritto in grasso di montone cucinato in una specie di stufa che brucia con merda di cavallo. Compriamo due bottiglie di vodka e ci sciacquiamo i denti sperando di mandare via quell’odoraccio che ci impesta l’alito.

merendafacciamo merenda
Finalmente abbandoniamo l’asfalto e iniziamo a salire verso il Lago Son Kul. La strada scorre bene e la pioggia ha reso il fondo compatto. Ogni tanto richiamo gli altri all’ordine visto che complice il paesaggio si lasciano andare ad adolescenziali limonate.

Limonate ad alta quota
La pioggia si ha reso compatto il fondo agevolandoci nella guida, purtroppo però ha riempito pure i corsi d’acqua. E prima di arrivare all’accampamento di yurte che si trova sulle rive del lago dobbiamo affrontare più di qualche guado. I primi con molta cautela e testando la profondità dell’acqua, poi l’Afgano in un suo momento di gloria ci dimostra come affrontare un guado in due su una moto che pesa 250 Kg: con tanta ignoranza!
Arriviamo nel tardo pomeriggio con un cielo nero minaccioso e con la temperatura che scende fino a 13 gradi.

Lago Son Kul Kirghizistan Lago Son Kul Kirghizistanguado africa twin guado Africa Twin Lago Son Kul Kirghizistan Lago Son Kul Kirghizistan

Giusto il tempo di scegliere la yurta in cui passare la notte e inizia a piovere a dirotto. Siamo stati fortunati! Non oso nemmeno immaginare cosa sarebbe stato guadare quei fiumi sotto la pioggia. La temperatura continua a scendere man mano che si fa sera, ci scaldiamo davanti alla stufa alimentata con sterco secco di cavallo. Ceniamo a pane, vodka e marmellata; e c’è chi addirittura esclama: “E’ la morte sua!”
“E pure la nostra” sottolinea Maurizio.

tramonto sul lago Son KulFinalmente a sera il cielo sembra rasserenarsi, in un attimo spariscono le nubi e dopo un tramonto arancio andiamo a dormire speranzosi per domani, forse ci facciamo la prima giornata di sole, forse riusciamo ad asciugarci e toglierci di dosso questo disgustoso odore di muffa umida. Magari ci scappa pure che ci laviamo i denti.

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3 Comments
  • PEGGIO
    Posted at 14:22h, 29 novembre Rispondi

    L’essenza del viaggio: spendere soldi e energie, macinare kilometri sotto il solleone o battendo i denti, guadare fiumi prima di un fortunale…e ritrovarsi finalmente a mangiare sterco fritto in grasso di montone.
    Bravi

  • Nicola - Mastro Birraio
    Posted at 22:46h, 30 novembre Rispondi

    Stupendo, non vedo l’ora di leggere il seguito!

  • Max
    Posted at 14:06h, 11 dicembre Rispondi

    Che emozione! Ieri ho trovato la moto (credo) dell’afghano pacheggiata a trinitá dei monti… Ho guardato in giro se potevo salutarlo, ma non l’ho riconosciuto… Una bella moto vissuta, un piacere!

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