Il fascino discreto dell’enduro sulla neve

Roberto peggio sulla neve

Andare in moto con il freddo, nella cosiddetta brutta stagione, fa sentire stupidi e felici. Si lasciano dentro casa, al caldo, le mille questioni della nostra vita di tutti i giorni, e si parte. E non importa se le mani gelano, se non senti più la punta del tuo naso. Sei felice e basta. La moto è, come sempre, un pretesto.

Incontriamo un solo motociclista sul tragitto, un tale con una vecchia dual, tutto imbacuccato, che sa il fatto suo. Velocemente fa il pieno in area di servizio, ci saluta con un cenno e subito sparisce diretto chi sa dove. Noi siamo diretti sull’Altopiano. Ne ho sentito molto parlare, so che è un bel posto per l’enduro. Ma non riusciremo ad arrivarci: perché la strada – splendida, una galleria di alberi disegnati di neve – la scorsa notte si è ghiacciata. Mi fermo, non riesco a proseguire. Sento che questa volta è meglio rinunciare. Più oltre, Dadotwin è scivolato su una lastra di ghiaccio: illeso, è riuscito a tirarla su, ma non sa come uscirne. Con l’aiuto di Moroboschi, dopo una ventina di minuti, la moto è fuori dal ghiaccio, ed entrambi mi raggiungono. La temperatura sta scendendo, siamo intorno allo zero. Intorno, silenzio e neve. Tornando verso valle, una sterrata imbiancata ci regala un’altra possibilità. Una serpentina veloce nel bosco, un saliscendi di curve. Passando rapidi, violiamo pozze ghiacciate che si frantumano sotto il peso delle nostre moto. Arriviamo in alto, sulla neve fresca. Ed ecco, davanti a noi: le montagne. Fermi a guardarle, tre amici: enduro sulla neve, in dicembre.

Report di Peggio

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