Oman: all’ Inferno e ritorno #2

Seconda puntata
seconda puntata del viaggio in moto in Oman 2009

Seconda Puntata: da Nizwa fino al confine con lo Yemen

Nizwa – Massiccio del Jebel Shams (N 23° 12.235’ E 057° 12.114’)

15 Agosto

oman in moto

Nizwa – Massiccio del Jebel Shams

Partiamo di buon mattino. I due talebani non sentono ragioni. A malapena riesco a strappare dieci minuti di sonno in più dalle sveglie da caserma hitleriana.

Pochi km d’asfalto per poi dare un senso ai tasselli montati e inerpicarsi sul massiccio del Jebel Shams la dorsale che da nord ovest a sud est taglia la zona costiera di Muscat dal deserto del Rub’ al-Khali.

Montagne scure e brulle stagliate contro un cielo bianco come un lenzuolo. Incontriamo la deviazione per Al Hotta Caves, le grotte naturali più importanti del Paese.
La Lonely, rapidamente consultata, è scettica sull’apertura estiva del sito.
Smentire la Lonely è ormai diventato un punto d’onore e così rapido scambio d’occhiate con il Moroboschi e si gira per andare a verificare.
Con sorpresa arriviamo al sito. Il cancello è aperto e parcheggiamo le moto. Neanche il tempo di scendere che arriva una moto da enduro con targa omanita; il tizio in sella parcheggia e si dirige all’interno della struttura dopo una derapata sul brecciolino che ne denuncia però una provenienza diversa.
Quando Daniela entra per chiedere informazioni in inglese sulla possibilità di visitare le grotte, il tizio di prima la saluta in perfetto italiano.
Te credo, è italiano! Si chiama Aldo, è di Torino ed è il direttore del sito.

oman in moto

Ci offre 4 caffè. Sarebbero tre ma uno, grazie al gesticolare del Moroboschi, finisce su maglietta e pantaloni di Daniela.
Aldo ci racconta dei suoi lavori precedenti in Oman, dello stile di vita e delle docce alle 5 di mattina per cercare un minimo di refrigerio in quanto in Oman, ci spaventa, esistono solo due stagioni….”l’estate e l’INFERNO” …e noi: “…in che stagione saremmo adesso? “Estate” ci sibila sogghignando….

oman in moto

Al Hotta Caves

Poi ci affida alla guida e insieme ad una famigliola locale ci addentriamo nella galleria che conduce alle Hotta Caves.
Scenario suggestivo, temperatura che scende, ma umidità che sale a livelli stratosferici tanto che la guida ci avverte che se qualcuno ha problemi di salute dal semplice giradito al peacemaker è meglio non si inoltri all’interno delle caverne e se ne rimanga lì ad aspettare.
Quasi quasi vorrei rimanere lì sulla panchina ad attendere il loro ritorno ma una bimbetta omanita parte sgambettando e per non sfigurare le andiamo dietro.
Racconti di ragni rossi grossi come pugni, pipistrelli assetati di sangue, pesci ciechi ma carnivori non fermano i tre Sporchienduristi che riemergono baldanzosi alla luce abbagliante del sole dopo un’oretta passata nel bagno turco delle Hotta Caves.

Salutiamo Aldo e ci diamo appuntamento tra una decina di giorni a Muscat, dove, dice, si metterà in contatto con l’Ambasciatore S.E. Dr. Capitani per confermargli che in Oman ci siamo arrivati e che per il momento, pare, siamo ancora vivi.

oman in moto

jabel sham

Ci arrampichiamo sul Jebel Shams dopo aver fatto rifornimento al villaggio di acqua e scatolette necessarie alla sopravvivenza al campo avanzato in quota che abbiamo intenzione di organizzare, attratti anche dalla prospettiva che ad oltre 2.000 metri la temperatura possa essere accettabile…….

Una quarantina di km di sterrato portano fino quasi alla cima di 3.010 metri.
La cima è però irraggiungibile …un primo cancello aperto con il posto di controllo vuoto invita gli sporchienduristi ad inoltrarsi verso la vetta ma poco oltre un cancello chiuso, filo spinato e un mezzo militare parcheggiato, frenano la corsa… inchiodiamo le moto davanti al cancello e dalla casermetta esce un graduato in mimetica….ci guarda sospettoso…parte il solito teatrino fino a che la sentinella, sfiancata, non ci apre il cancello…”Foto?”.. ”Non me lo chiedere nemmeno”…risponde…”è zona militare”.
Esce un’altra sentinella e ci offrono caffè e dolci e ci fanno vedere le foto e le riprese invernali del Jebel Shams con la …NEVE!!!
Pare incredibile adesso che qui possa nevicare. Dopo una mezz’oretta sono costretti a toglierci la scatola di dolci che gli abbiamo quasi finito e allora salutiamo e riprendiamo le moto.

Jebel Shams

Jebel Shams

Jebel Shams

Altri km di sterrato al cospetto di scenari e panorami mozzafiato fino al plateaux principale del Shams a 1.973 metri di quota dove spavaldi ancoriamo la tenda con pietre e corde alla dura roccia e per maggior sicurezza anche alle moto in modo che il vento non la faccia precipitare nel vuoto fino al fondo del Canyon d’Arabia posto mille metri più sotto.
Mangiamo fagioli omaniti in scatola alla luce delle torce tascabili e ci mettiamo a contemplare una stellata incredibile con il vuoto a pochi metri di distanza da noi, le luci di Nizwa che s’intravedono in lontananza in fondo all’abisso roccioso e le stelle cadenti che per un momento ci fanno dimenticare la sofferenza per arrivare fin lì e la preoccupazione per l’indomani, quando affronteremo gli oltre 900 km del Quarto Vuoto, il patibolo rovente che ci aspetta a fauci spalancate…”Hic sunt leones…”.

Jebel Shams

Jebel Shams

Jebel Shams

Jebel Shams

Jebel Shams

Accampamento sul Jebel Shams – Haima: 433 km

16 Agosto

Il sole che fa capolino all’orizzonte ci coglie intenti allo smontaggio della tenda.
Velocemente scendiamo dal Jebel Shams e riprendiamo la strada per Nizwa da cui prendere la lunga strada che attraversando per quasi 1.000 km il deserto del Rub’ al-Khali, giunge fino a Salalah quasi al confine con lo Yemen.

jabel sham

 Jebel Shams - Oman in moto

 Jebel Shams - Oman in moto

 Jebel Shams - Oman in moto

Consultiamo per la centesima volta la cartina…. ma c’è poco da guardare o inventarsi: i km sono quelli, i benzinai si succedono al preoccupante ritmo di circa 150-200 km uno dall’altro e l’unica presenza umana a parte i benzinai è segnalata a circa metà del percorso ad Haima, stazione di rifornimento e riposo per camionisti e per tutti quelli che intraprendono il mortifero pellegrinaggio dalle fornaci del nord per quello che ci continuano a ripetere è il paradiso terrestre arabico….”Salalah!…Nice weather!”.
Ultimi controlli alla moto, pieno fino all’orlo e VIA!.

 Rub al Khali - Oman in moto

 Rub al Khali - Oman in moto

 stazione di servizio, Rub al Khali - Oman in moto

 stazione di servizio, Rub al Khali - Oman in moto

Definire l’attraversamento del Rub’ al-Khali, il deserto di sabbia più grande al mondo, ad agosto e in moto, allucinante, è sminuire l’evento.
Si viaggia verso l’ignoto attraversando il nulla assoluto con temperature che sfiorano i 50°.
Il pensiero costante è quello di avere qualche problema alla moto ed essere costretti a fermarsi lì in mezzo, dove l’unica ombra è sotto la suola delle scarpe.
Per il resto non potremmo contare su nient’altro, un palo del telegrafo, un cespuglio o un sasso più alto di due cm….niente, non c’è niente. Anche la parola “nulla” ha una sua materialità.
Qui è come un buco nero fatto di sabbia e pietre che inghiotte tutto e tutti in un riverbero accecante. Prego che San Soichiro Honda da Hamamtsu vegli su di noi.

Rub al Khali - Oman in moto

Rub al Khali - Oman in moto

Rub al Khali - Oman in moto

Rub al Khali - Oman in moto

Si susseguono i miraggi che ti fanno vedere specchi d’acqua in lontananza, inesistenti animali che attraversano la strada o fanno autostop e immaginari bipedi che ti salutano festanti e che tu ricambi con eccessivo trasporto. Le stazioni di rifornimento sono qualcosa di indescrivibile…perse in mezzo all’oceano di sabbia, a volte raggiungibili unicamente abbandonando l’asfalto, sono gli unici punti di aggregazione umana e animale dove si vive in una realtà sospesa nel tempo e confinata sull’orlo di un precipizio sconfinato. Ci domandiamo come si possa pensare di vivere lì e su come, in effetti, si possa arrivare a “pretendere”, dopo morti, un trattamento diverso dal proprio dio.

Ecco all’orizzonte palazzi tremolanti alla calura del sole che sta tramontando. A mano a mano che ci avviciniamo mi accorgo che sono una fila di camion in marcia…l’ennesimo subdolo incantesimo della Fata Morgana araba.

Finalmente raggiungiamo Haima: 4 case scalcinate, un albergo e tre bettole per disperati; il tutto separato da centinaia di metri di polvere e sabbia. Ci sembra il miglior paese visitato da anni.
Andiamo a mangiare e durante il tragitto dall’albergo alla bettola veniamo investiti da una tempesta di sabbia bollente.
Dopo esserci nutriti (il termine cena mi sembra eccessivo nonostante il Moroboschi dichiari che il cibo è “buonissimo”) torniamo in albergo; è notte e ci sono oltre 40°…ma chi diceva che nel deserto la notte fa freddo?

Haima - Oman in moto

Haima - Oman in moto

Haima - Oman in moto

Accendiamo il motore d’aereo da 1000 cv che aziona il condizionatore e poi le pale sul soffitto e apriamo pure lo sportello del frigo… Dicono che l’albergo abbia i peggiori letti di tutto l’Oman. Non posso testimoniare, non me lo ricordo. Mi addormento in un attimo mentre fuori infuria la tempesta di sabbia che fa tremare i vetri. Domani c’è una sveglia terrificante imposta dai due agenti della Gestapo che sono in stanza con me…non mi pare il caso di provare a contrattare neanche 5 minuti…penso che potrebbero uccidermi e darmi in pasto ai dromedari parcheggiati sotto la finestra.

Haima – Salalah: 551 km

17 Agosto

Ore 05,15. Con un intervallo di pochi secondi suonano le sveglie dei due invasati. Non si fidano nemmeno più l’uno dell’altra. Forse hanno paura che io riesca a corrompere l’altro per strappare due minuti di sonno in più.

Carichiamo in fretta la moto e riprendiamo il fiume nero che taglia il deserto a perdita d’occhio. Altre centinaia di km ci separano da Salalah con il suo ”Nice weather”. Se non sarà veramente “Nice weather” prevedo una strage di omaniti o, in alternativa, tre italici suicidi.

Rub al Khali - Oman in moto

Rub al Khali - Oman in moto

Il sole non è ancora sorto dal piatto orizzonte ma già ci sono 36°.
Viaggiamo veloci inseguendo la notte che abbiamo di fronte e fuggendo dalla minaccia infuocata che tra pochi minuti ci coglierà alle spalle…
Ecco, s’infiamma lo specchietto…. come uno stupido accelero come per ritardare il momento in cui questa spada rovente mi s’infilerà tra le scapole.
E’ tutto inutile. Il sole sorge ed è già una minaccia incandescente.
Guardo il termometro e l’orologio sul cruscotto… CAZZO!!!
Ogni minuto la temperatura sale di un decimo! Quindi ogni 10 minuti salirà di un grado!
In matematica non sono mai stato un genio ma con ansia calcolo che tra un’oretta saremo a 42°….e non sono neanche le sei di mattina!
E dopo? Come sarà morire a mezzogiorno? Ma se uno si squaglia come un gelato e non rimane niente, come lo rimpatriano? Come potrò chiedere il rimborso del biglietto aereo da sciolto? Un uomo sul bordo della strada con una ruota in mano….
non facciamo in tempo a rallentare per prestare aiuto che già un’altra macchina spuntata dal senso opposto accosta per caricare il malcapitato…
Meno male va’.

Rub al Khali - Oman in moto

Arranchiamo di benzinaio in benzinaio. Ad ogni rifornimento ci scoliamo litri e litri di acqua che risudiamo in tre minuti netti.
All’improvviso l’illuminazione! C’è una manichetta dell’acqua! Forza, tutti sotto! Bagniamoci completamente! Idea geniale, peccato che il refrigerio duri solo 6 km.

All’ultimo benzinaio incontriamo il Profeta.
Un uomo tutto vestito di bianco e con una lunga barba bianca, sceso da una slitta bianca trainata da 24 dromedari alati anch’essi bianchi (il caldo gioca brutti scherzi) ci guarda amorevole e ci sussurra:
“Oh, incauti pellegrini! Siete giunti alla fine della vostra pena…”
”Aoh, ah bello! Ma che stai a di’?” …
”Io in verità, in verità vi dico che tra 125 km incontrerete le verdi praterie….”
“Aridajie questo! Ammazza che menagramo”
e giù tutti e tre a grattasse compresa Daniela che ormai tra pantaloni macchiati di caffè, maglietta sudata e barba di 5 giorni pare un Moroboschi capellone…
Certo che il caldo….
”Tutto verde, e fresche valli e dolci colline…”
“Seee.. vabbé….”

li Profeta - Oman in moto

li Profeta - Oman in moto
Riprendiamo le moto per l’ultimo “strappo”….
dopo esattamente 125 km, come da accaldata profezia, appare all’orizzonte una catena montuosa con sopra una striscia grigio piombo….
la strada comincia a salire e il termometro da 47° comincia a scendere vertiginosamente….46, 45, 44, 43, 42…
…saliamo, saliamo…..33, 32….26, 25…

Salalah - Oman in moto

Salalah - Oman in moto

Comincia a piovere e ci troviamo in un nebbione padano con 10 metri di visibilità, prati verdi a destra e sinistra e dromedari che pascolano insieme a…..
ma che cacchio sono quelle? Ma sono MUCCHE!!!!
Il termometro, per fortuna si blocca a 22°. Siamo a Salalah, siamo appena usciti dall’Inferno e ci si fa incontro una cosa mai vista:
“Piacere, siamo Daniela, Luigi e Fabrizio”…
“Ciao, sono il MONSONE INDIANO, piacere di conoscervi”.
Nice Weather, il piacere è tutto nostro….almeno per ora.

Salalah - Oman in moto

Salalah - Oman in moto

E’ un tempo che noi in Italia potremmo definire gentilmente “di merda” invece qui sono tutti contenti, intere famiglie rimangono le ore faccia al cielo e braccia aperte a prendersi la pioggia addosso.
Se si accorgono della tua presenza, si voltano sorridenti, tirano su il pollice e ammiccano: “Nice weather!” cercando la tua ovvia conferma: “eeeeee….nice weather, come no!”.
Qui a Salalah durante il passaggio del monsone non c’è niente altro da fare che prendersi la pioggia, fina e costante, 24 ore al giorno, ma sono tutti felici e contenti e ci arrivano da tutti i Paesi del Golfo: sauditi, kuwaitiani, emirini…certo a casa loro ci sono 60°…qui è il paradiso.

Ci fermiamo a mangiare da alcuni indiani. Chiediamo pure da dormire invitati da un cartello sulla vetrina del negozio con su scritto “RENT ROOMS”.
Lasciamo il Moro a guardia delle nostre carabattole e ci lasciamo accompagnare dietro al negozio in mezzo a vicoli sporchissimi…comincio ad innervosirmi… Daniela rinuncia e torna indietro… mi fanno strada in un corridoio e su per le scale di una topaia da primo premio.
Aprono una porta di compensato su un locale che è un mondezzaio, con dieci centimetri di spazzatura sul pavimento e due materassi luridi buttati sopra. Per poco non ammazzo il mio anfitrione.

Kareef Festival a Salalah - Oman in moto

Kareef Festival a Salalah - Oman in moto

Ci riaffidiamo alla Lonely e raggiungiamo l’hotel Salalah; il tempo di scaricare i bagagli una doccia e un pisolino e siamo di nuovo per strada per recarci al famoso Kharif Festival, una sorta di grandissima sagra paesana annuale organizzata per festeggiare l’arrivo del monsone e molto in voga da queste parti.
Ci mescoliamo alle cento coloratissime etnie presenti e bighelloniamo, sempre sotto una leggera pioggerellina tra i vari stands e intrattenimenti.

Kareef Festival a Salalah - Oman in moto

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Il Moro ed io perdiamo clamorosamente a braccio di ferro contro un illusionista irakeno ma che c’ha un braccio parecchio realistico, visitiamo una interessantissima mostra sui mille e uno modi per eludere la polizia antidroga omanita e introdurre illegalmente stupefacenti nel Paese (le foto di quelli che c’hanno provato non invitano certo ad imitarli), assistiamo ad una performance sui pattini da ghiaccio ed un ballo di gruppo di una tribù del nord presentato da una truccatissima Milly Carlucci locale e poi ci tuffiamo in mezzo alle giostre tra macchinine a scontro e chador, montagne russe e palandrane, tagatà e turbanti al vento…

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Appagati torniamo in albergo e montando sul marciapiede per parcheggiare, pensando di stare sulla moto-scontro, prendo in peno l’idrante antincendio dell’albergo facendo secca la borsa anteriore che rimane mezza acciaccata e dolorante sul selciato.

Kareef Festival di Salalah - Oman in moto

Kareef Festival di Salalah - Oman in motoKareef Festival di Salalah - Oman in moto

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