Siria e Giordania • Pagina 5 di 9 • Sporcoendurista
42
post-template-default,single,single-post,postid-42,single-format-standard,paged-5,single-paged-5,bridge-core-2.9.3,,qode-theme-ver-29.1,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.9.0,vc_responsive

Siria e Giordania

Siria e Giordania

29 AGOSTO,

Ci svegliamo prima del sorgere del sole,

con la tranquillità di chi non ha proprio fretta e voglia di andar via, ci prepariamo con calma e gustiamo un impegnativa colazione acida in pieno stile beduino.

Partiamo alle 9:00 del mattino ed arriveremo a destinazione solo alle 17:00, dopo aver percorso piu’ di 500 km conditi da un po’ di peripezie nel tratto finale del percorso.

Otto ore di viaggio per uscire dal “Wadi Rum”, riprendere l’autostrada, affacciarci al confine sud della Giordania presso “Aquaba”, per poi ripercorrere, per intera e da sud, la strada del “Mar Morto”, condita solo dal nulla, il caldo e qualche sparuto cammello.

Lungo tutta questa strada supereremo innumerevoli posti di blocco presidiati da sonnolenti e pacifici militari giordani con tanto di enormi mitragliatrici sul retro delle camionette. Loro non mi preoccupano, sembrano capitati li per caso, ciò che mi preoccuperà (grazie al dio dei Nabatei, lo scopriro’ solo sul traghetto del rientro) è sapere che a pochi chilometri di distanza sul confine israeliano siamo tenuti obbligatoriamente sotto il tiro dei cecchini………sapete com’è, uno starnuto improvviso, anche ad agosto, capita a tutti………

Lungo la via del Mar Morto per la prima volta patiamo veramente il caldo, percorrere chilometri e chilometri a –400 metri slm a 40 gradi è alquanto faticoso.

Lungo la strada, mentre guido al limite della velocità consentita, vengo fermato da una camionetta della polizia fornita credo di autovelox. Il poliziotto mi indica di accostare ed io lo faccio (i poliziotti hanno sempre ragione), poi mi riversa in faccia in 30 secondi circa 400 parole in arabo. Io cortesemente lo interrompo dicendogli che se non mi parla in inglese non si va di molto avanti nel dialogo, lui allora mi sorride e mi lascia andare via…….

Non riusciamo in tempo ad uscire da questa depressione che consumiamo li la nostra razione K, sotto un caldo cocente e senza trovare alcun posto aperto dove poter mangiucchiare altro (Ramadan!). Siamo stanchi e sofferenti, finalmente deviamo verso Amman ed iniziamo a riprendere quota. Ci perdiamo un attimo in varie inversioni per prendere la direzione giusta verso la capitale, ma veniamo inesorabilmente fermati dal traffico.

Ancora una volta mi metto in assetto Amman, accendo il terzo faro a disposizione sulla moto, destabilizzando tutti gli specchietti dei conducenti che mi precedono e tento, nonostante le valigie laterali, improbabili zig-zag tra le macchine. Siamo stanchi e sfiniti e la mia testa è simile ad un radiatore in piena ebollizione che fuma da tutte le parti.

Disperati arriviamo a “Jerash”, famosa per le sue imponenti e ben conservate rovine romane: l’arco di Adriano il Foro e l’Ippodromo. Peccato che il sito archeologico, come già visto su internet, sia avviluppato dentro una bruttissima città.

La cittadina fa schifo ed è in pieno rifacimento stradale. Io di preconcetti su Jerash ne avevo tanti, sin prima della partenza ed ora stanchi, diventano quasi un incubo.

Facciamo un tentativo presso l’unico Hotel della città che in quanto tale “fa cartello con se stesso”! Hanno un’unica stanza da 3 persone e solo perché gli ho attaccato un “pippone” sul prezzo, me la cederebbero per “soli” 45 dinari (senza bagno interno) con il prezzo di 3 anni prima. Me ne vado con la sola speranza che nei prossimi anni gli costruiscano 5 hotel per lato, di modo che possano rivedere la loro politica economica…..

Sono le 16:00 e se prima eravamo disperati ora non ci resta in tasca neanche la speranza. Apriamo la guida e ci convinciamo del fatto che dobbiamo percorrere altri 50 km per trovare dimora verso Irbid, la seconda più grossa città della Giordania, praticamente un incubo a cielo aperto.

Ma Alessia viene illuminata (sublima di pensiero) e sulla guida legge:
“castello”,
poi “30 km”,
in fine “montagna”,
ed in quest’ultima parola si immagina un clima mite e fresco nel quale rilassarsi.

Ajloun!!!!!!!!!

Ajloun, si pronuncia a-gi-lun, con la “gi” molto “strascicata” tipo “J”, lo scrivo pechè ho impiegato mezz’ora a capire come si pronunciasse e tutt’ora vedo che faccio fatica a spiegarlo….……

Percorriamo contenti 30 km di tornanti serrati, arriviamo nella cittadina e l’unica persona informata che parli pure inglese come al solito è il meccanico di turno il quale, mentre la moglie in parallelo ci traduce in arabo stretto le parole del marito, ci indica la strada verso il castello e quindi verso gli unici due hotel della zona. Il primo tentativo lo facciamo nell’Hotel che la guida reputa essere quello piu’ economico. cosi non si rivela. Non so quale slancio fisico ed ideologico mi conduca, ma decido di ripudiare la mia giustificata indolenza e di fare l’ultimo tentativo presso l’hotel piu’ costoso.
Tale non si rileva anzi sono pure simpatici e presso il Qalet al-Jabel Hotel ci mettiamo d’accordo per 30 dinari, piu’ colazione: Holllèè!

La reception è una piacevole foresta di piante ed alle 17:00 entriamo dentro la stanza che sarà la piu’ bella di tutto questo viaggio!!!

A sera scendiamo a mangiare nell’Hotel; di riprendere la moto non va proprio a nessuno e ceniamo a sbalzo sulla terrazza con un freddo che neanche i pile riescono a contenere!

Ci portano un pollo spettacolare, speziato e piccante. Forse complice la stanchezza, anche Alessia, che non mangia MAI piccante, lo definirà come il migliore di tutto il viaggio.

Torniamo su in stanza e, come dice un mio caro amico, “ci rimbocchiamo la lapide”.

30 AGOSTO,

Decidiamo che il posto è molto bello per mascherare il fatto che siamo invece ancora sferzati dalla stanchezza del giorno prima, quindi vale la pena restare una seconda notte e passare la giornata in giro per Salt. Faccio un passo in dietro: a Madaba conosco una coppia di italiani in vacanza che mi suggerisce di visitare Salt; a loro è mancata la presenza di una bella città vecchia e Salt, un tempo capitale amministrativa della regione durante la dominazione ottomana, mi viene indicata come l’unica soluzione a questo dilemma architettonico.
Scendiamo alla reception dell’Hotel e riesco a strappare, minacciando il suicidio, una seconda notte a 20 dinari, dopo di che inforchiamo la moto e ci dirigiamo verso Salt, non via Amman, bensì via valle del Giordano……

Sia Salt, sia Ajloun sono arroccate a circa 1000 metri, solo che di mezzo vi è la valle del giordano, scendiamo quindi attraverso improbabili tornanti da 1000 m a –400 m, per poi tornare a 1000 e poi concludere la giornata tornando a valle, i soliti –400, per poi risalire a 1000 m ad Ajloun.

Praticamente dedichiamo la giornata alla dilatazione e contrazione termica di tutto cio’ che sia organico e non.

Arriviamo a Salt, il cui centro è piccolo e caotico, parcheggiamo di lato, e subito veniamo circondati da alcuni simpatici vecchietti che, curiosi come bambini, ci fanno domande.

Riempiamo le borse con giacche e stivali e visitiamo il centro storico con la sua architettura ottomana. Gli abitanti di Salt di visitatori ne vedono pochi e me ne accorgo quando mentre mi sto’ girando una sigaretta vengo avvicinato da un intransigente ragazzetto locale che mi suggerisce di non fumare in pubblico: “Ramadan!”.

Depongo la polvere da sparo nel marsupio, mi scuso e accetto di trovarmi in un paese Islamico.

Dopo vari giretti decidiamo di comprare delle specie di frittelle locali (che poi divoreremo fuori città, lungo la strada e di nascosto…..) e subito dopo per strada vengo fermato da un vecchietto che indica ciò che avevo comprato, annuendo alla sua bontà!

Io, che ormai ho imparato la lezione, alzo le mani al cielo e dico:
“impossible, it’s Ramadan time!!”.
Il vecchietto scoppia a ridere ed io lo seguo di buon grado………..

Torniamo ad Ajloun, e salutiamo il nostro nuovo amico che lavora come tuttofare nell’Hotel, gli scattiamo un paio di foto con l’obbligo, una volta tornati in Italia, di spedirle alla sua famiglia in Bangladesh.

Questa volta ceniamo di sotto, nel paese, ed una famiglia di locali, colta dalla curiosità ci chiede, causa una scommessa in famiglia, quale sia la nostra nazionalità. Pensano che siamo inglesi…..ovviamente solo grazie ad Alessia (Sam mi aveva dato del libanese ed ad Aleppo, da grandi commercianti quali sono, ci daranno correttamente degli ittttalliani).

Torniamo in stanza e cerco di trascrivere i miei ricordi incerti, con la finalità di redigere il Report che ora state leggendo, sul supporto migliore (leggasi: SICURO e DURATURO) che possa esistere:
netbbook con hard disk? Drive pen? Dvd? Cd?

Noooooooo,

con questi non vi è certezza di non perdere i dati, e mi dicono che la nostra (questa) tecnologia duri neanche due decenni. Poi “pufff” il rischio di smagnetizzare il supporto è altissimo.

Io, in viaggio, sfrutto quella che a parere di molti amanuensi “regge” ai secoli:

LA CARTA!!!!!

Ma…fermi tutti:

amici tecnologi mi dicono che il futuro è dietro l’angolo, il supporto più sicuro e duraturo in assoluto nel tempo riuscirà a trattenere informazioni per millenni (di sicuro 5000 anni)!!!!!!!

SONO LE TAVOLETTE DI ARGILLA INCISE………..
;)

Andiamo a dormire come di nostra abitudine presto, domani si torna in Siria destinazione:
deserto di Palmira.

La frontiera, a detta del doganiere, quello con la faccia ad effige di buona donna (vedi seconda puntata), “sarà una passeggiata”.

Si rivelerà invece un semi-incubo vissuto in una terra di mezzo!!!!

Tags:
,
No Comments

Post A Comment

Questo sito utilizza cookies indispensabili per il suo funzionamento. Cliccando Accetta, autorizzi l'uso di tutti i cookies.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy