Siria e Giordania • Pagina 6 di 9 • Sporcoendurista
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Siria e Giordania

Siria e Giordania

31 AGOSTO,
Ci svegliamo alle ore 6:30, salutiamo il nostro amico del Bangladesh, gli lasciamo un obolo per la sua famiglia e con le monete contate ci dirigiamo in frontiera. Prima però a Mafraq ci perdiamo tra le strade in rifacimento della città.

Alle 8:30 arriviamo alla frontiera Giordania, e dopo aver pagato in vari sportelli la cifra di 26 dinari (5+5+16), alle ore 9:00 del mattino mettiamo piede dentro la frontiera-cuscinetto Siriana.

APRITI INFERNO!

Ora avete due possibilità:

o leggervi tutto il minestrone che ho scritto sotto, accontentandovi di una sola foto e di tre considerazioni brevi riguardanti i doganieri,
o scegliere di saltare questa parte e riprendere a leggere dopo la riga fatta di asterischi quando ormai i nostri eroi son salvi ed in piena terra siriana.

Le 3 considerazioni son di carattere:
Fedistico, Religioso e Filosofico.

Considerazione fedistica:

la speranza, che mi è poi apparsa in sogno ad Aleppo, di vedere tutte le trachee dei doganiere in fila

Siria e Giordania in moto

Considerazione religiosa:

nella vana e remota ipotesi che i doganieri affidino la loro miserrima anima a qualunque delle divinità venerate su questo pianeta, faccio voto e preghiera affinché proprio loro prendan provvedimenti.
Posso suggerire un’equa punizione??:

La fine di Sisifo, destinato a far rotolare per l’eternità il macigno, divenuto reale, delle loro colpe!

Considerazione filosofica:

proprio Camus, nel “Il mito di Sisifo” esordisce dicendo che l’unica speculazione filosofica per la quale valga veramente la pena di ragionarci su, è il suicidio.

Spero i doganieri inizino a riflettere su questa possibilità…….

Vi racconto quindi il perché di questa invettiva:

Arrivati ci facciamo mettere due timbri in alcuni uffici e ci dirigiamo al check-point con la falsa convinzione che “abbiam fatto tutto” e che posiamo “rientrare comodamente” in Siria.

Ci fermiamo di fronte l’omino che ci impedisce di entrare in Siria e mostriamo i documenti. Ha la faccia da bambino cresciuto, con pizzo, faccia ebete e goccia di mocciolo sotto il naso.

Primo problema:

in fase di uscita si sono scordati, non casualmente (!), di mettere il timbro della moto su uno dei 748 fogli prodotti in frontiera. A voi sembrerà ovvio che se siamo passati e ci hanno timbrato i visti vuol dire che è un loro errore facilmente rimediabile.

Cosi non è………. dopo vari ed inutili tentativi negli uffici del check-point mi dicono che devo attraversare la strada, riaffacciarmi alla dogana in direzione opposta, farmi mettere i timbri che mi mancano e RIPAGARE le 500 lire siriane a testa di uscita.

Io attraverso e ci vado a discutere dicendo che “voi vi siete scordati il timbro”, ma l’uomo a due stelle si gira e con tono iroso mi dice che “sei te ad esserti scordato il timbro!!”. A malincuore “abbozzo”, i tempi sono cambiati, non credo che un turista europeo rischi molto in frontiera se si oppone ad un doganiere, ma le storie che mi avevano raccontato su giordani scomparsi al confine siriano mi fanno esitare……e poi voglio perdere solo delle ore qui, mica un giorno intero…….

Scopriremo poi che nella direzione opposta di marcia al momento di uscire dalla Siria, l’ultimo dei doganieri aveva fatto sparire le nostre due ricevute che testimoniavano il pagamento (due italiani ci racconteranno che questa è una prassi consolidata, loro son stati fortunati, hanno visto il doganiere far sparire le loro ricevute e successivamente farle riappare nel momento in cui si erano accorti dello scambio).

Ma questa è solo la punta dell’iceberg…….

Torno in dietro, Alessia, che è proprio preparata a TUTTO, ma non ha la minima idea di cosa significhi presenziare una frontiera mediorientale, specialmente questa che ne è regina, mi redarguisce per l’aver ripagato “ingiustamente” le 1000 lire siriane (ne fa una questio ideologica!!!! Ah!).

Mi ripresento dallo stesso omino che impedisce sempre il nostro passaggio. Questa volta tiene una bolla di mocciolo che si contrae e si dilata da una narice mentre parla….
Son convinto che ora, pieno all’inverosimile di documenti, possa avanzare.

Errore,

il piccolo uomo mi dice che serve nuovamente un documento negli uffici, ci vado, discuto, pago e torno.

Ma l’omino non mi lascia passare ancora, serve un altro documento.

Alessia diventa paonazza ed inizia a sbraitare e decide di rabbia di seguirmi in tutti i passaggi doganali. Dopo qualche andirivieni tra fuori e dentro, scopriamo che ciò che ci chiedono è di ripagare tutto come all’andata, eccezion fatta per l’assicurazione.

Noi restiamo increduli (nel 2006 questo non era accaduto), se qualcuno ce lo avesse comunicato, noi avremmo pure potuto crederci, ma qui agli sportelli vi sono solo 3 diciture in inglese:

Cittadini Siriani, Cittadini Stranieri e Donne.
Il reso è antimateria araba!

Ha pienamente ragione il Libanese che ci aveva dato la sua arguta interpretazione della frontiera Siriana:

“è come una gravidanza, non sai mai come andrà a finire e quanto tempo impiegherai….di certo l’uscita è un vero atto liberatorio…..”.

Praticamente impieghiamo 3 ore a fare tutti i documenti e se avessimo accettato sin dall’inizio la verità, cioè di dover assurdamente ripagare tutto, allora sicuramente ci saremmo risparmiato un’ora. Questo è il luogo dove la burocrazia kafkiana è elevata al cubo!

Nell’atto finale di questo dramma tra confini terrestri ci rivolgiamo al grosso omino dell’ufficio (grasso e laido) con il quale avevamo parlato in inglese sino a 30 secondi prima, chiedendogli di voler parlare con il “capo della frontiera”.

Lui fa cenno di non capire più l’inglese!!

Due cose mi impediscono di dargli dall’alto una fragorosa testata:

a) un vetro spesso 1 centimetro;
b) la mancanza del mio casco enduro ben appuntito.

Mi giro verso Alessia……….hoppsss, troppo tardi……….….

Mi accorgo che dal paonazzo di prima è passata al viola spinto ed io cerco di fargli capire che, se hanno uno sportello dedicato alle “sole donne” ci sarà un buon motivo sociale, e che quindi le urla femminee non credo servano qui!

Sinceramente temo che per colpa sua mi regalino un biglietto di sola andata per le famose prigioni di Damasco. Faccio pegno che se sopravvivrò a questo evento, la prossima volta, prima di partire, la dovrò ben preparare al passaggio in questo tipo di frontiere:

una proiezione attenta di “Fuga di mezzanotte”.
A buon intenditore poche altre parole…….

Riusciamo in fine ad entrare nell’ufficio del capo della frontiera economicamente piu’ potente della Siria (è la via di passaggio di molti ricchi provenienti dagli emirati arabi).

Il registro cambia totalmente, da degli squallidi, sporchi e piccoli locali passiamo ad una stanzona enorme, condizionata, ben arredata con televisione al plasma gigante acceso e con tanto di poltrone in pelle umana (beduina a giudicare dalla carnagione……).

Un omino con due cornette telefoniche, una per orecchio, ci sorride e ci fa capire di dover aspettare un attimo la conclusione della sua conversazione telefonica. Esponiamo il problema, Alessia assume tutti i colori dell’arcobaleno, lui molto gentilmente ci fa capire che non vi è soluzione, questa è la legge Siriana. Dalla manica tira fuori il jolly e dice che se avessimo avuto il “Carnet de Passages en Douane” sarebbe stato molto più semplice.

Ma io non ci credo minimamente a questa storia!!!!

Mi han detto che i doganieri siriani pagano per lavorare su queste frontiere, il sistema è complesso e ben orchestrato per spillare soldi ai viandanti; l’aver pagato in patria non ti esime minimamente da qualsiasi cavillo che ti faccia ritirare fuori i soldi. Ripenso ai giordani che per scendere a Tartus hanno pagato chi 200, chi 300, chi 600 euro!!!!! Bisogna solo farsi due conti sul costo del Carnet e su quante volte si intende entrare ed uscire dalla frontiera siriana. Di certo a Tartus non sanno assolutamente cosa sia il “Carnet de Passages en Douane”…..

Alessia suggerisce calorosamente che una soluzione a tutti questi inconvenienti sarebbe la semplice traduzione in inglese di tutte le pratiche da svolgere in frontiera. Lui prende atto e dice che questo è un buon suggerimento!

Cari lettori e care lettrici,

un bambino ha appena fatto pipì in una pozza d’acqua incrementandone la temperatura:

abbiamo appena scoperto l’acqua calda!…..

Lui ci saluta dandoci del “Welcome in Siria”, Alessia risponde che difficilmente la rivedranno.
Il capo frontiera ci fa affiancare da un ragazzetto tuttofare che come una falange macedone armata ci fa incuneare nell’esercito persiano degli uffici di frontiera.

Paghiamo circa 80 euro ed otteniamo in un batter d’occhio tutti i documenti necessari.

*************************************************************************

L’omino con la faccia ebete finalmente ci fa passare.

Senza alcun controllo ai bagagli, accendiamo la moto con dentro la valigia laterale destra un piccolo reattore nucleare, dentro quella di sinistra un missile terra-aria smontato in 3 parti……….e partiamo.

L’ultimo dei controllori vedrà di sfuggita solo i nostri passaporti, fregandosene di tutta la fatica fatta per i documenti……

Accelero e dò gas, Alessia da sotto il casco urla un “non mi vedrete mai più!!”, io saluto con il dito medio alzato, ma visto che sono recidivo già mi immagino modalità non convenzionali con cui poter far in futuro entrare Alessia in queste terre (senza passare per le frontiere):

mi immagino avvenga dentro un imballaggio in legno munito di paracadute, lanciato furtivo da un aereo merci.

Partiamo e sono le 12:00, l’ora ideale per dirigersi nel deserto a Palmira………………

Proseguiamo lungo l’autostrada ed approssimiamo Damasco; l’autostrada è larghissima ma di macchine ve ne sono ancora di piu’ e la legge che domina la strada è quella del “Far-MiddleEast”.

Riallargo gli specchietti e mi rimetto, per l’ultima volta in questo viaggio, in assetto Amman. Semino gli altri partecipanti a questa gara anarchica e prendo la deviazione, la meno battuta, verso Palmira.

La strada si complica all’inverosimile ed avremo la seguente successione stradale:

1) Strada stretta dove a mala pena passano in direzione opposta un camion ed una moto (la costante di tutte le successioni). Praticamente è abitudine locale che quando una moto siriana (hanno solo 125cc di cilindrata) incontra un camion, quest’ultimo non si sposta di un centimetro e sono le moto che si buttano fuori strada sullo sterrato. Nel nostro caso dopo aver evitato il primo frontale con il camion, a suon di abbaglianti, ho fatto desistere decine di camion dal mantenere il possesso del centro della strada;
2) strada solcata da canali generati dalla pressione delle enormi ruote dei camion (mi ricorda le strade incontrate in Turchia). Non è piacevole incanalarsi dentro quando la strada curva, ma il solco va dritto;
3) Strada a cui hanno grattato l’asfalto, dove per “tenere” la strada, specialmente con gomme tassellate, bisogna aggrapparsi anche con i denti sul manubrio per evitare che la moto vada casualmente dove gli pare;
4) Strada grattata come al punto 3 ma con l’aggiunta di bitume liquido, tutto uno “squash, saquash” ed uno “slitta, slitta”.

La ciliegina sulla torta arriva alla fine di questi interminabili km.

Ovviamente di fronte mi si piazza il camion più grande della serie che abbiamo incontrato, e questa volta non ha la minima intenzione di cedere la strada; strada che si trova al punto 4, grattata e piena di bitume liquido.

Praticamente mi butto fuoristrada all’ultimo con le gomme tutte imbitumate, e mi ritrovo in poche frazioni di secondo con delle gomme gigantesche, totalmente ricoperte (modello: cornetto algida), con al posto delle noccioline sopra, tanto, tanto, ma dico tanto brecciolino.

Superato il pericolo ritorno su strada e come una mitragliatrice a due ruote, per centinaia di metri espello nello spazio siderale migliaia di sassolini.

Ci fermiamo per fare benzina, la prudenza non è mai troppa. Praticamente il ragazzetto alla pompa prova a scambiare il resto che mi deve di 25 lire in banconote con 2.5 lire in moneta. Gli sorrido con tanto di ghigno chiedendo quanto mi spetta, lui risponde con un naturalissimo sorriso fatuo.

Pranziamo con razione K ed altri ammennicoli alimentari comprati strada-vivendo in una squallidissima, desolante ed abbandonata ex stazione di rifornimento.

Alle 16:30 dopo un viaggio di circa 4 ore, non eccessivamente caldo, arriviamo nei pressi di Tadmor, conosciuta da noi occidentali come Palmira.

Siria e Giordania in moto

Siria e Giordania in moto

La temperatura è di 38 gradi, con clima secco al punto da essere ben sopportabile. Nei 4 anni che sono passati dalla mia ultima visita molte cose sono cambiate, e come al solito la maggior parte in peggio……

Vedo da lontano alcuni nuovi palazzoni che schiferebbero la vista di chiunque, specialmente se tutte le restanti costruzioni sono ad un solo piano. Ci avviciniamo di più e vedo che le ruspe hanno mangiato una montagna a sinistra per costruirvi dentro un hotel spaziale, tenuto fermo nella roccia da decine di gigantesche palme portate in loco per necessità.

L’unica nota positiva è la strada che attraversa le rovine romane di Palmira, un tempo semplicemente asfaltata, ora sostituita da una specie di sampietrino contornato lungo la sua intera lunghezza da palme. Ora la strada è molto piu’ affascinante!

Andiamo a colpo sicuro verso il Farias Hotel alla ricerca di Mohammed, nostra vecchia conoscenza alberghiera.

Lo vedete il condizionatore al secondo piano? Bhe, non funziona, era la nostra stanza…..

Siria e Giordania in moto

Il precedente incontro va rapidamente menzionato poiché passerà alla storia come:

“trattativa più estenuante del 2006 mediorientale”.

Introduco un nuovo personaggio in questa storia:

Per chi non lo conoscesse, “Biplo” o “Quadruplo” (lo chiameremo cosi per mantenere il suo anonimato), dall’aspetto di un semplice avventore timido, è in realtà l’unica persona che dall’occidente riesca a tenere testa nelle trattative ad un mercante mediorientale.

Va aggiunto che molti di voi si vergognerebbero nel vederlo contrattare per ore e riuscire a spuntare il “suo” prezzo, quando la differenza in soldi del contendere ha un costo che in Italia è equivalente a quello di un ghiacciolo al limone……….

Se foste li vorreste mettere una mano sulla sua spalla, guardarlo prima negli occhi per poi abbassarli ed in fine scuotere lentamente la testa. Vorreste dar ragione al mediorientale volendo far retrocede “Biplo” dai suoi intenti sanguinari.

Quella volta “Quadruplo”, tronfio dall’essere riuscito a contrattare il prezzo del cambio ufficiale alle poste siriane (ebbene si!!!!!!), si era impantanato in una trattativa estenuante.

Si sono ripetuti qualche cosa del genere (i numeri sono solo indicativi):

Biplo: 1000!
Mohammed: no, 1050!
B: no, 1000!
M: no, 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!
M: 1050!
B: 1000!

Cosi per ore mentre noi sorseggiavamo il centoventiseiesimo tè e da buoni e sonnolenti guardalinee vedevamo rimbalzare la palla da una parte all’altra del campo.

Ad un certo punto Mohammed sembra arrendersi e con lo stupore di tutti i presenti, rilancia al ribasso(!):

“Ok, facciamo 950 e basta!!!”

Noi tutti restiamo basiti; a Moroboschi cade giù la mandibola di peso come la persiana di ferro di un negozio, io inghiotto d’un sol fiato tè e tazzina insieme e “Quadruplo”, per la prima volta offeso nell’intimo e trafitto nell’onore, concluderà la trattativa, dopo minuti di intima riflessione personale, a 1100!!

Tutti i mercanti in fondo in fondo hanno un cuore di pezza che segue le leggi di un imprescrutabile galateo.

Ma col senno di questo viaggio cambierò radicalmente opinione e considererò Mohammed l’unico ominide ad aver fregato: “Biplo”!

Di fatto quando gli ho chiesto il prezzo, lui come al solito mi ha destabilizzato:

“My friend, il prezzo fallo te!!”.

Madonnina………gli sparerò la metà del prezzo di quanto si paga un notte in città come Aleppo e Damasco: 500 lire a notte. Lui avrebbe voluto 600 ed alla fine concluderemo per 525. Scoprirò poi che una coppia di polacchi, senza minimamente contrattare il prezzo, e con l’aria condizionata in camera, pagherà 600 lire.

Mohammed ottiene sempre ciò che vuole…….

Ve ne lascio una foto segnaletica qualora lo incontriate (la faccia da putto demoniaco la tiene):

Siria e Giordania in moto

Riusciamo dall’Hotel e ci dirigiamo a brevissima distanza sul castello Arabo, il miglior luogo per cogliere albe e tramonti sulla bellissima ed affascinante Tadmor.

Siria e Giordania in moto

Prendo due tramonti:

Siria e Giordania in moto

Siria e Giordania in moto

e poi Signori e Signore,

ecco a voi “Palmira”, il regno di Zenobia, l’unica regina d’oriente ad essersi opposta, ed aver sconfitto, la caput mundi: Roma.

Siria e Giordania in moto

Siria e Giordania in moto

Siria e Giordania in moto

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Vi racconto un po’ della sua storia:

Tadmor (dal suo antico nome semitico) esiste di certo da almeno 4000 anni, il suo oro è da sempre stata l’acqua e l’oasi che ne ha fatto un importante vi carovaniera: di qui è sempre passata la via della seta che univa la Cina e l’India all’Europa.

Palmira di fatto è sempre stata crocevia tra la Mesopotamia e l’Arabia.

Come il sole e la luna, così PALMIRA e PETRA si sono ripetutamente succedute nel dominio commerciale di queste aree.

Siria e Giordania in moto

I primi colonizzatori furono gli assiri ed i persiani, poi venne il regno seleucida di Seleuco, fedele generale di Alessandro il Grande (Alessandro nel mondo antico ha la stessa giusta localizzazione del cacio sui maccheroni…). Nel II secolo d.C. venne Roma che la conquistò, dandole il nome moderno di Palmira.

Siria e Giordania in moto

Nel III secolo si ebbe l’episodio più glorioso della storia di Palmira. Morto il suo reggente, la sua seconda moglie Zenobia assunse il comando del regno ribellandosi a Roma. L’imperatore di turno vi scagliò il suo esercito e Zenobia al posto di arrendersi lo affrontò sconfiggendolo. Poi guidò le proprie armate verso Bosra (allora non in Siria ma provincia d’Arabia) ed invase quindi l’Egitto. Con la Siria, la Palestina ed una parte dell’Egitto, la regina ribelle dichiarò la sua indipendenza da Roma e coniò monete con sua effige ad Alessandria. L’ira di Roma non tardò e Zenobia sconfitta fu fatta sfilare per le vie della capitale dell’impero con catene di oro.

Zenobia, che sosteneva di discendere da Cleopatra, fu sicuramente una donna abile ambiziosa e bella, dalla carnagione scura con i suoi grandi occhi neri scintillanti di un fuoco non comune, mitigato da una splendida dolcezza.

Praticamente un gran bel pezzo di donna………….

Siria e Giordania in moto

Torniamo ai giorni nostri:

Mohammed ci “offre” per 150 lire a testa una buonissima e piccante cena indiana, a causa della quale Alessia metterà ad infusione la propria lingua nel tè.

Andiamo a nanna…..indovinate?……esatto: “come al solito presto”.

Domani ci aspetta l’alba ventosa di Palmira e la sua esplorazione!

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