Suzuki Vanvan Rv125

Cavar sangue dalle rape

Succede che un giorno, improvvisamente, mi disamoro della mia Africa Twin. Ormai l’ho accettato: non riesco a godere della stessa moto per più di due anni. E siccome quando voglio cambiare mi piace cambiare radicalmente, ho deciso di provare a tirar fuori un’esperienza da una motocicletta minimale.

Un centoventicinque. Una ottavo di litro. Ci sono varie motivazioni razionali a cui mi sono appoggiato per decidermi ad acquistare, tra le moto che mi avrebbero permesso di fare i bivacchi di campagna che mi piacciono, un Suzuki Vanvan: ha i cerchi a raggi, una buona luce da terra, pneumatici ciccioni da battaglia, una sella larghissima su cui poter caricare borsone e tenda. Ma la realtà è che il Vanvan mi è sempre piaciuto.

Lo guardavo, dalle selle del mio Monster, della F800 GS, dell’Africa Twin, con un’inspiegabile invidia. Alla fine mi sono deciso, e l’ho comprato. E senza aspettare nemmeno il primo tagliando, quello dei 1000 km (da fare, come dice il manuale d’uso, dando al massimo 1/3 di gas…), ho deciso di sperimentarlo in fuoristrada. Intendiamoci: il genere di fuoristrada che facevo con le enduro bicilindriche, che significa tutte le strade a fondo naturale, dalla strada bianca ai sentieri di pietre e argille infami, tranne le mulattiere a gradoni.

Il Vanvan ha una (im)potenza di 10 (dieci) cavalli. Non c’è molto da aggiungere su questo fatto. Però fa tranquillamente gli 80 kilometri all’ora necessari a viaggiare sulle nostre strade statali. In condizioni orografiche e meteorologiche favorevoli è in grado di superare le colonne d’Ercole dei 100 all’ora. Consuma, tirandogli il collo nell’uso urbano più agguerrito, 3,2 litri per 100 km (avete letto bene: sono 30 km con un litro di benzina). È comodissimo, ha delle belle pedane larghe e una triangolazione manubrio-sella-pedane perfetta. I ricambi hanno costi irrisori, e la manutenzione è facile farla da sé. Soprattutto: è bellissimo, nella sua agricola essenzialità. E molto leggero: 128 kilogrammi.

Ho potuto provare, dopo tanto tempo, il piacere rituale dell’acquisto di una motocicletta nuova. Il concessionario, la trattativa sul prezzo, l’ordinazione. L’attesa della telefonata in cui ti comunicano che la moto è arrivata, nella sua cassa di legno imbarcata dal Giappone. Il ritiro: la moto nuova, che odora di moto nuova, col forcellone pulito su cui potresti mangiare il pranzo di Pasqua. In omaggio, un portachiavi. Si parte, per nuove fantastiche moto avventure.

Per la prima uscita in fuoristrada avevo pensato ad un percorso facile. Così, tanto per rompere il ghiaccio. Però volevo un’uscita esplorativa, qualcosa di nuovo. Sapete com’è: ti metti su Google Earth, nelle pause sul lavoro, e cerchi le sterrate in una zona che ti piace. Ne trovo una bella, che dalla zona della Licinese porta fino al Lago del Turano. Siccome è abbastanza dritta, penso che sia anche facile (illusione comune quando vuoi omettere dal campo ciò che disturba un tuo progetto). Faccio finta di dimenticarmi di utilizzare la funzione “rilievo”, stampo la schermata e coinvolgo il mio amico ZetazeroK e la sua KTM 690 Enduro: “Sì, un’uscita tranquilla, sai voglio testare il Vanvan. Ci facciamo una bella passeggiata, dai, andiamo con scarpe normali, non servirà nemmeno l’abbigliamento tecnico”.

ZetazeroK è il compagno di motovita che ognuno desidera. Uno che quando gli ho raccontato che andavo in fuoristrada, mostrandogli qualche foto di quelle che ci servono per fare bella figura, nel giro di una settimana si è comprato moto e attrezzatura completa. E mica una motocicletta da sfigati. No, lui ha scelto il 690. E ci sa pure andare benissimo. Un osso duro.

La Licinese, ogni motociclista romano lo sa bene, è una strada stupenda. Persino con il mio 125cc mi diverto un sacco. Che bello, girare semplicemente col giubbotto di pelle e il casco aperto. Superato il valico alle porte di Orvinio, ci infiliamo per una stradina provinciale e raggiungiamo la sterrata. Questa comincia a salire verso i mille metri di altitudine, alternando tratti di strada bianca a tratti cementati, fino ad un modesto valico. Lo scenario è bucolico: prati, margheritine, boschi. Tanto sole primaverile. Sembra proprio ciò che cercavamo. Di lì a seguire, però, la musica cambia.

La strada, che non è affatto pianeggiante come avevo ingenuamente pensato, comincia a scendere. In effetti, dai mille metri ai cinquecento del lago è un bel dislivello: non ci avevo pensato. Al brecciato ben battuto si sostituisce un impasto acquitrinoso scavato da grossi solchi (trattori? jeep?) e ruscelli. Le gomme semitassellate di entrambe le moto non hanno molto grip, su questo fango. Spesso ci piantiamo con l’anteriore in delle buche, per scoprire che la traccia giusta, per evitare i tratti più infami, era alle nostre spalle, più su, più indietro, più fango. La soluzione è presto evidente: bisogna trovare percorsi alternativi tra i cespugli che sono ai lati della carrareccia sventrata. Per trovare la pista giusta, nel nostro scenario di Teneré de’ noantri, dobbiamo ripetutamente fermare le moto e battere il terreno circostante a piedi. Imboccare una traccia sbagliata su un fondo così ripido e fangoso potrebbe costarci caro. Il Vanvan è comunque una rivelazione: non si pianta mai, e quando c’è poco grip basta appoggiare i piedi e camminare facendo scorrere la moto sotto alle chiappe. Supera d’impeto i fossi come una capretta. Ma perché non l’ho comprato prima? È fantastico.

Sono certo che conoscete tutti quello stato d’animo che si prova quando ci si stanca in fuoristrada: vuoi arrivare alla meta, a qualsiasi costo, e basta. Il lago ancora non si vede, la strada è sempre più ripida, il fango in contropendenza è un trabocchetto continuo. ZetazeroK mi chiede, perplesso: “Ma come si fa se ci piantiamo? Dici che è il caso, di proseguire?”. “Tanto te lo puoi scordare, che si riesca a tornare indietro in salita con questo fango”, rispondo con lo sguardo fisso sul lago che ancora non c’è. Mi incalza: “Ma se dobbiamo abbandonare le moto…poi come le riprendiamo?”. “Niente, le buttiamo. Non c’è modo, per farle recuperare”. Credo di essere stato convincente. Fingo sicurezza, perché non posso darla vinta al competitor del mio Vanvan, l’aristocratica 690 Enduro con tutte le sue arie da moto “tecnica”. A costo di sbullonare la mia motoretta rotolando a valle, fango o non fango, noi arriveremo al lago. Andiamo avanti, avanti, avanti. Mi blocco in una specie di cespuglio di roverelle, in pendenza. Spingo, do gas, strappo i rami e passo, con l’ottusa determinazione di uno zombie dei film di Romero. ZetazeroK, pur titubante, è sempre efficace, impeccabile, e porta a casa il risultato.

Si arriva a fondovalle. Non c’è orizzonte, solo montagne disabitate. Perlomeno, superato il guado di un torrente, la strada torna asciutta. Risale ripida. Quasi verticale. Però è asciutta e si va. In cima, siamo euforici: ecco la vista sul Turano. Di là in poi, scendiamo spensierati su una strada bianca facile facile. Proprio quella che credevo di aver trovato su Google Earth, per “un’uscita tranquilla, una bella passeggiata”!

Testo: Peggio
Foto: Peggio e ZetazeroK

10 Comments
  • Afgano
    Posted at 17:04h, 27 aprile Rispondi

    Il Peggio ha dato il meglio di sè!
    Grande Rob!!!!!

  • triplo
    Posted at 07:47h, 28 aprile Rispondi

    Giù il cappello.

  • roberto capitan america
    Posted at 08:56h, 28 aprile Rispondi

    Bravo Roberto, bravo Riccardo!

  • Peggio
    Posted at 14:53h, 28 aprile Rispondi

    Ho scoperto che per divertirmi in fuoristrada ho bisogno di tre semplici cose, nella moto: cerchi a raggi (e il Vanvan ha i Takasago Excel), una buona luce a terra (ho anche montato il paramotore del Vanvan 200 giapponese), peso ridotto (128 kg). Tutto quello che c’è in più sulle moto “adventure” serve per i trasferimenti su strada, ed è bello averlo, ma in offroad ti presenta il conto…

    • marenko
      Posted at 14:01h, 03 ottobre Rispondi

      Ciao,
      complimenti per l’articolo ma soprattutto per la tenacia…io ho appena ordinato un VANVAN 200 proprio perchè è una moto semplice ma che comunque stupisce per i molteplici utilizzi che se ne può fare.
      Volevo chiederti delle informazioni per il cambio cavo della candela…è una cosa fattibile da soli?

      Vorrei installare questo: http://www.tankmachine.fr/moteur/548-antiparasite-ngk-racing-vanvan.html

      Che poi è lo stesso che monti tu sul tuo.

      Con il cambio cavo devo sostituire anche la candela?

      Grazie mille

  • SANGIUIT
    Posted at 17:00h, 28 aprile Rispondi

    Signori, per l’incoscienza e la tenacia dimostrata in siffatto frangente, avete il mio rispetto!

  • Luigi
    Posted at 12:51h, 30 agosto Rispondi

    Puoi dirmi se il tuo van van usava rapporti originali o li hai cambiati ?

  • peggio
    Posted at 18:58h, 24 ottobre Rispondi

    Scusa Luigi, leggo solo oggi la tua domanda. I rapporti erano originali (14/49), ma successivamente ho sostituito la corona con una Afam da 51 denti, il che mi ha dato più vivacità per il viaggio in Albania col Vanvan, il cui report potrai leggere nella sezione “Viaggiare” di questo sito. Ciao

  • ANTONIO BUONO
    Posted at 12:40h, 28 maggio Rispondi

    Salve ,sono Antonio,
    ho un van van 125,e purtroppo il cerchio posteriore si e’ arrugginito,
    vorrei sapere come posso trovare un cerchio nuovo,magari inossidabile,e se possibile in alluminio,
    se mi potete dire dove rivolgermi o chi contattare,
    grazie,
    cordiali saluti
    Antonio

    • Moroboschi
      Posted at 09:20h, 30 maggio Rispondi

      ciao Antonio,
      forse conviene mettere un annuncio sul nostro forum
      troverai sicuramente qualche utile consiglio

      ciao Luigi

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