Tito e la macchina del tempo

Albania 2009

Theth

Theth, dicevo, un minuscolo villaggio di poche case lassu’, in una valle sperduta tra i Monti Cursed (Bjeshket e Namunad) delle Alpi albanesi,regno di vasti pascoli e foreste sempreverdi di faggi e larici e di vette che superano i 2000 metri, dove le donne lavorano ancora i kilim e i tappeti sugli antichi telai e disegnano figure, tramandate da madre a figlia, che si perdono nella preistoria.

“Gli abitanti della zona più montagnosa dell\’Albania vengono spesso indicati, sulle carte e nella letteratura, col nome di Malissori. Ma questa denominazione ha soltanto significato gene­rico di «montanari» ; le genti delle Alpi Albanesi invece sono distinte in parecchie tribù, ciascuna accantonata in un settore della montagna, e spesso divisa in più «bandiere» (bairak). Alcune tribù contano solo qualche centinaio di individui, altre invece raggiungono qualche migliaio. Nelle genti di queste montagne si vogliono vedere i rappresentanti più puri degli Albanesi. Comunque, i costumi, gli usi, la mentalità si sono certo mantenuti qui più aderenti a quelli tradizionali dei secoli passati. L\’influenza turca non poté essere che minima in queste regioni impervie, tra genti fierissime, ben use al maneggio delle armi, armi continuamente esercitate nella «vendetta».” (A.S.)

Un posto perfetto quindi per ritrovarsi e per stare un giorno in tranquillità.

Scarto l’ennesimo masso per strada e torno a fantasticare con i miei pensieri.
Empirismo, assoluta fiducia nella scienza e negazione di cio’ che e’ metafisico o non dimostrabile, dicevo.
E’ un modo di vedere la vita che sento ha fatto ormai il suo corso;
Mi accorgo, d’improvviso, di non pensarla piu’ cosi’, troppo riduttiva come visione;
Piano piano con gli anni ho accantonato gradualmente la ragione a favore dell’istinto fino a capire, oggi, che ho stravolto del tutto il mio modo di pensare.
E’ un totale superamento dell’uso della ragione usata solo in seguito come mediatrice,un’assoluto affidarsi agli istinti, ad un “istinto” superiore e primordiale sul quale non abbiamo neppure il controllo ma che e’ constantemente vigile e presente,quasi agisca in maniera indipendente

Racconta il Mullah Nasruddin, di un uomo che dopo aver passato la serata a bere, si accorge, rientrando, di aver perso la chiave di casa. Si mette a cercarla nel fascio di luce che l’unico lampione irradia nella strada. Un passante, incuriosito gli chiede, come mai cerca la chiave proprio lì, e l’ubriaco risponde semplicemente, che quello è l’unico posto in cui riesce a vedere qualcosa!
Cosi’ e’ la ragione;
“L’essenziale e’ invisibile agli occhi” (Il piccolo Principe)

Torno bruscamente ad occuparmi della guida; la strada e’ bloccata; tra gli alberi alla mia destra intravedo un piccolo villaggio.
Taxi e mercedes sostano sulla strada non piu’ larga di un metro e cinquanta scaricando gente; ti chiederesti come ci sono arrivati la ma e’ Albania, questa e’ la normalita’.
sulla destra un piccolo cimitero e un formicolio di gente vestita di nero dalle facce serie.
Decelero dolcemente soffocando il rombo del motore quanto piu’ possibile per non disturbare la cerimonia di questo piccolo funerale.
Deve trattarsi di una comunita’ cristiana; le tombe, tutte nel terreno, sono vecchie e semplici,chiare, non di marmo nero lucido tirato a specchio come quelle dei musulmani.
Che poi la religione qui in Albania e’ una pura e semplice formalita’, quasi una maniera di individuarsi tra famiglie.

Belli i cimiteri Albanesi; percorrendo sperdute e desolate (ma mai troppo tali) strade montane,in genere poco dopo un villaggio, eccoti apparire su un lato, quasi sempre su una collinetta protetta da un frondoso albero secolare, un piccolo cimitero; le tombe sono tutte,alla vecchia maniera, interrate e sono davvero poche: non piu’ di 10-20, spesso protette da una bassa cancellata.
immerse li,nel verde dei boschi, protette dalle “shqiponje” (aquile), piu’ che un senso di morte, di distacco,ti infondono una dolce serenita’, un riposare in armonia con la natura.
I defunti sembrano essere ancora li, a chiacchierare ,magari in un’altra dimensione ma sono li.

Da questo punto la strada comincia a farsi impervia e ad arrampicarsi sulle montagne,il cielo tetro e le genti in nero per il rito funebre con il loro silenzioso mormorio quasi ascetico non fanno che dare al momento un tono di sacralita’;
la nostra salita si trasforma quasi in un viaggio in un’altra dimensione.

Molte delle strade montane albanesi sono state costruite dai nostri alpini ai tempi della colonizzazione;
Qualcuna addirittura e’ un residuo dell’antica via Appia, con i suoi caratteristici ponti ad archi;
Ne segue che spesso si incontrano interi chilometri lastricati di pietra aguzza.
Le strade seguono fedelmente il fianco delle montagne, quindi sono quasi del tutto assenti ponti o strutture umane; spesso un corso d’acqua taglia la strada proprio in un tornante o quando va bene si insinua per qualche centinaio di metri nella strada stessa, che tu ti chiedi se sei sulla terra o stai navigando.

Il cielo e’ sempre piu’ plumbeo e nero ma quasi gioisco nel riconoscermi ormai staccato dalle influenze meteorologiche.
Non mi importa se sta per piovere o grandinare, ho voglia di godermi questo paesaggio,che e’ davvero bello e selvaggio.
Solo qualche anno fa ero molto piu’ meteoropatico, una nube passeggera ad oscurare il sole avrebbe velato nella stessa maniera il mio umore, ma questa volta no!
Molto devo sicuramente al mese in giro per la Scozia, che con i suoi blostery shower casuali ed irrazionali mi ha insegnato il piacere di girovagare sotto la pioggia.

Ma quella di oggi e’ qualcosa di diverso: non saprei se definirla serena accettazione della realta’, placida accettazione di questa cosa che chiamiamo vita.

Superato l’ennesimo valico la strada prende a scendere rapidamente e si fa molto sconnessa;
la mappa dice chiaramente che mancano pochissimi chilometri alla valle di Theth;
lungo la discesa trovo la prima casa e fuori, sul muretto, un anziano signore con una giovane ragazza oziano decorosamente ammirando la natura ed il silenzio circostante rovinato dal rombare grave dei motori che avanzano a gas chiuso.

Lei mi guarda e con un sorriso a 32 denti mi fa ciao con la mano facendo trapelare dai suoi due bellissimi occhi azzurri la sua gioia nel vedere persone nuove;

Con la mente torno all’anno precedente, su una strada intorno al monte Tomorit, nell’Albania centrale, quando incrociai una bella ragazza che passeggiava solitaria nel nulla scortata dal suo papa\’ a pochi metri di distanza che portava in bella mostra sulla spalla un fucile…tze.. .Albania!

Provo un po’ di sana invidia per le persone che sanno stare ore in silenzio a contemplare un paesaggio senza farsi prendere dal quel senso di irrequietezza: sono qui ma vorrei gia’ essere altrove..e se sono altrove con la testa sto gia pensando ad un altro posto.
E’ vero che il saggio e’ colui che riesce a vivere nella banalita’ della normalita’; solo cosi\’ infatti sapra’ apprezzare ogni minima novita’ ed accadimento come qualcosa di speciale;
Il cacciatore di tigri, al suo terzo trofeo, forse sara’ gia’ privo di entusiasmo.

Finalmente si apre la valle di Theth; tutt’intorno alte cime rocciose ricoperte di neve la proteggono e la isolano;
cime che rapidamente degradano in fitta e rigogliosa boscaglia; poi la valle, pochissime case sparse qua e la e nel centro un tumultuoso fiumiciattolo dalla acque cristalline attraversate ogni tanto da qualche ponticello fatto di tronchi;
Rovine di case e fienili tra i quali pascolano silenziosamente greggi portate a spasso da ragazzini di non piu’ di 10 anni completano l’idilliaco scenario.

Cala la sera sulla valle di Theth ed i colori vanno spegnendosi lentamente;
permane il chiarore delle chiazze di neve e ghiaccio sulle cime che si confondono col grigio delle nuvole.
Un piccolo viale ricoperto di vitigni passa accanto ad una staccionata al di la della quale cassette con alveari dai colori vivaci tentano di resistere all’oscurita’;
seduto nel giardino a contemplare la natura serena,la mia attenzione viene attratta da una strana croce rossa , metallica piantata nel terreno a pochi metri da me, sulla quale sono state apposte strane collane bianche fatte di guscio d’uovo.

Da lontano provengono suoni di capre e campanelle che si confondono nel buio della sera,un vociare sommesso sempre piu’ flebile e monofonico proviene dalle tende dei pochi campeggianti,finche’ tutto e’ buio e silenzio ed io mi ritrovo nel mio letto;
spengo l’ultima lampada e di colpo cala un’oscurita’ che non assaporavo da anni;
Della finestra non riesco a percepire neppure la posizione:e’ cecita’ assoluta!

* * *

Fffffff…..vengo svegliato da una presenza,qualcuno che respira vicino il mio collo alla mia destra;
Il primo pensiero corre a Gina (nome di fantasia), immagino di essere nel suo letto con lei che respira sul mio collo; e’ una sensazione di benessere, di serenita’, accenno un sorriso.
Man mano che esco dal sonno profondo realizzo pero’ di trovarmi in Albania, e sono solo!
La mente cerca una giustificazione in uno spiffero d’aria, ma sono sicuro di avere la finestra alla mia sinistra ben chiusa.
Angosciato spalanco gli occhi, ma e’ buio pesto.
Sento un rumore , leggermente ritmico, provenire da pochi metri dal mio letto;
Non puo’ essere Paolo, il suo letto e dall’altra parte.
Per qualche minuto rimango immobile cercando di capire se sono sveglio o sto ancora dormendo, ma gli occhi mi sono del tutto inutili: non un filo di luce a bucare l’oscurita’, solo questa presenza accanto a me.
La sensazione di benessere si trasforma presto in terrore, estremo terrore che mi impedisce anche di urlare.
Ho una piccola lampadina accanto a me, mi basterebbe accenderla e vedere ma sono preso dalla paura di una visione terrificante: sono immobile!
incredibile,mai avuto tanto terrore, mai avuta tanta paura!
Ma nello stesso istante si affaccia una lieve sensazione di piacere: io che mi lamentavo di non avere ormai piu’ paura di nulla mi riscopro ancora una volta molto simile al ragazzino che, trenta anni fa, dopo aver spento la luce, correva come un forsennato su per le scale della cantina per paura che strane presenze lo afferrassero.
Si, stran asensazione, di colpo la presenza non mi terrorizza piu’, ma il fattodi averne avuto paura in qualche modo mi ha rasserenato l’animo; mi riscopro non solo capace di amare, gioire, soffrire, adesso finalmente ho riscoperto anche la paura.
Non saprei ricordare se quella presenza e’ andata sfumando nella notte, ma di certo, pur sapendola li,con un senso di gioia addosso non ne avevo piu’ paura e sicuramente devo essermi addormentato sereno come al solito.

Al mattino apro gli occhi con l’albeggiare sonnecchioso del sole che tenta invano di squarciare le nuvole.
Con la luce tutto sembra sottostare alle leggi della ragione e mi vergogno quasi dei pensieri di questa notte, sennonche’ anche Paolo, di sua iniziativa, mi parla di strani rumori sentiti nella stanza.
”Mah” – dico a Paolo – “sara’ stato lo yogurt di ieri sera a fare brutti scherzi” e ghignando torno col pensiero al racconto dell’ubriaco che cerca la chiave sotto il lampione, immaginando chissa’ cosa potra’ esserci dove c’e’ assenza di luce.

Facciamo colazione e quel pirla di Paolo confonde il caffe’, annacquandomi il latte, appena munto, con del te’ dal sapore molto forte;
Cielo di piombo e grigie nubi cumuliformi incombono sulla valle;
”Andiamo va, mettiamoci in moto!” – dico sorridente – “ prima che venga a piovere e la strada diventi una fangaia”.
Sono contento, molto contento… perche’ non dovrei esserlo?

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