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Venerdì 25.08.2006.

E’ l’alba a Kas. Partiamo che il sole nemmeno è sorto.
Moroboschi comincia ad imporre il ritmo alla vacanza; ci ha lasciato qualche giorno di adattamento e poi giù!
Sveglia quasi sempre alle 6, alcune volte anche alle 5. Guadagniamo ore e km di fresco. Bravi tutti.
Ermetico solitario nella sua loquacità mattutina. Tutti gli altri zitti e asociali per almeno un paio d’ore.
Ritorno dopo 9 anni ad Olympos. Ci avevo lavato i jeans su quella spiaggia. Adesso si paga per entrare. Sembra un villaggio a metà tra il Far west e Woodstock. Cacca Ermetica e ripartiamo verso Phaeselis.
Anche qui si paga per entrare, ma l’acqua calda, la solitudine e le rovine che arrivano fin dentro il mare valgono il prezzo. Tentiamo una riparazione casereccia della pompa della benzina.

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Alla periferia di Antalya entro nel bagno peggiore di tutta la vacanza. L’Ermetico comincia a dare il meglio di sé. Sembra a suo agio. E’ partito già sporco ed ora si ritrova nel suo elemento naturale. Anche i Turchi lo schifano, Emanuela pare abituata.
Andiamo all’aeroporto, un componente della Compagnia dell’Anello, il cui nome tacerò per ovvie ragioni di riservatezza e privacy (Daniela) accusa una leggerissima occlusione intestinale ormai diventata insostenibile… insomma, sono 7 giorni che… vabbè.
Con uno sguardo da “ultimo tango a Parigi” mi chiede di andare in farmacia e prendere dei lassativi…
Ma come? C’abbiamo un bauletto pieno di medicine che sembra l’ospedale di Emergency di Kabul, e non abbiamo un lassativo?????
Sono moderatamente arrabbiato.
Entro come un lord inglese in farmacia. “Excuse me Sir, do you speak english?”
La bocca aperta del farmacista mi suggerisce altre strade di comunicazione. Inizia un teatrino imbarazzantissimo:
Mi metto le mani sulla pancia, mi piego a 90° gradi simulando la ricerca di un’inesistente evacuazione, faccio le facce da “sforzo”, per dare un tocco in più m’impongo di diventare rosso, e non è difficile; mi giro guardando stupito una cacca che non c’è, la indico e faccio “no” con la testa, insomma un frappè di neorealismo e mimica da strada.
Il farmacista incredulo chiama un suo amico…
Finalmente, magari questo parla inglese!
No, lo ha chiamato per farsi quattro risate in compagnia.
Sono avvilito… poi mi dà una scatola… non so come ma capisco che si tratta di un astringente. Porcazozza! Esco come un bufalo mentre i due si sganasciano dalle risate rifacendomi il verso della cacata immaginaria.
Corro verso due piloti turchi, ricomincio il teatrino ma stavolta capiscono l’inglese; arriva Daniela con il vocabolarietto italiano-turco.
Ha cercato la parola “stipsi” su un vocabolarietto da 9 euro alto un centimetro e mezzo.
I piloti hanno scritto fortunatamente un più risolutivo “stitichezza”.
Mi arrabbio in maniera più decisa. La deformazione professionale ha indotto Daniela a cercare una parola che quasi non esiste nemmeno sulla Treccani. Ritorniamo in farmacia e il farmacista legge la parola magica e prorompe in un decisivo e allegro: “Ahhhh….SUPPO!!!!”
Apprendiamo con gioia che “supposta” in turco si dice “suppo”.
Acquistiamo vari altri prodotti per sviare le indagini e al bagno dell’aeroporto procediamo alla delicata operazione. Daniela è risollevata, io sono sfinito dalla mia “Prima” internazionale.

Alle 20.00 arriva Elheme via Berlino. Baci, abbracci, La Compagnia Dell’Anello è finalmente al completo.
Elheme distribuisce a tutti dei regalini portati dall’Italia… poi dalle sue tasche emergono le puntine per la pompa della benzina preparate dal Reparto Logistico di Roma (Max e Gigione, GRANDI!).
Aadesso siamo più tranquilli, non tanto per l’arrivo di Elheme quanto per le puntine. Poi perquisendo Elheme troviamo anche i 450 Euro restituitici dall’agenzia. Siamo moderatamente felici.
Ormai è tardi, prendiamo alloggio a Lara e scortati da un auto della polizia (!) facciamo, alle 22,00 circa, il nostro trionfante ingresso nella città di Antalya. Qui Elheme scalda i muscoli cominciando ad abbaiare in franco-arabo-inglese all’indirizzo di un turco che ci vuole estorcere 20 dollari per, dice lui, averci controllato le moto durante il nostro giro nella città vecchia;
Elheme morde, quello si spaventa e chiama un compare, Elheme azzanna pure quello. Sto quasi per chiedere 20 dollari a loro per rimettere la museruola ad Elheme.

Seguendo tranquilli le molliche lasciate dal Gps dell’Ermetico, torniamo all’albergo come 6 pollicini.

26 agosto 2006: Lara – Adana 600 km.

Tappa durissima: 600 km di costiera amalfitana trasportata dritta dritta in turchia. 11 ore di moto. Panorami mozzafiato e spiagge bellissime.
Un Turco che guida un camion come una macchina da rally, sgommate e gomme posteriori interne in curva sollevate. E’ un potenziale assassino ma quando lo sorpassiamo (solo perché si è fermato) mi sorprendo a fargli un colpo di clacson e a salutarlo con il pollice alzato.
Ci ha fatto passare in allegria e meraviglia un centinaio di km.

27 agosto 2006: Adana – Aleppo

Sono le 5? Le 6? Non lo so, il sole sorge da dietro la moschea, tra due alti minareti. Come sempre ho dormito a sasso.
Ma stamattina c’è euforia mentre facciamo tutti insieme colazione con biscotti e succo in stanza mia e di Daniela.
Oggi passiamo il confine. Oggi entriamo in Siria. Inshallah.
Ieri abbiamo deciso di entrare da Kilis, più lontana rispetto a Bab Al Hawa ma, dicono, meno turistica.
Imbocchiamo l’autostrada deserta. I 120 km/h si lasciano presto alle spalle Osmanije e Gaziantep.
Manca poco al confine siriano quando improvvisamente sbuca una motoretta con due esaltati sopra. Sarà un 125cc, di quelli vecchi, marmitte basse, zero carena e qualche nappa qua e là; sopra Valentino Rossi con dietro abbracciato Loris Capirossi.
Niente casco, niente occhiali, niente cervello. Si divertono a superarci a velocità folle, si abbassano sul serbatoio poi aprono le braccia, frenano poi si fanno superare, poi ripartono a razzo.
Quando mi affiancano ridono e i loro denti sono all’altezza delle mie manopole… ed io sono l’unico possessore di Africa Twin modello custom. Pensa Luigi e Adriano: ci potrebbero passare sopra.
Qualche km. di giostra e poi finalmente svoltano e tornano indietro.

A 25 km. dal confine ci fermiamo per nascondere o quantomeno rendere meno visibili cellulari, macchine fotografiche e i preziosi Gps.
Varie fonti danno i Siriani poco propensi all’uso dei Gps sul loro territorio e possibili tasse sul materiale elettronico.
C’ho la Canon vicino al rotolo della carta igienica… che faccio ce la avvolgo? Arriviamo e dobbiamo fare una gimcana tra un centinaio di camion ammassati senza ordine come in un imbuto.
Superiamo tutti. Di là si vedono i Siriani e le loro bandiere. Timbri turchi, controllo passaporti, libretti moto e aria di commiserazione perché andiamo di là. Lo stesso atteggiamento dei Greci quando entri in Turchia. Vorrei fare il giro del mondo per arrivare dagli ultimi disprezzati e magari ricominciare da capo.
Un “ciao” alla sentinella turca che ha una sorella a Bologna e poi la terra di nessuno.
Frontiera siriana. Siamo emozionati e intimoriti.
Invece ci aspettano due ore e mezza di rilassatezza mediorientale: moduli compilati in arabo, scrivono da destra a sinistra,
“Come si chiama vostro padre? E vostra madre? E di che colore è la moto? Che marca?”
Scrivono, scrivono, timbri su timbri. Tranquilli, paciosi, cordiali.
Passiamo nell’ “ufficio” per fare l’assicurazione temporanea siriana; l’ “impiegato” c’ha la branda dietro il bancone.
Cambiamo in “BANCA” qualche centinaio di euro. Ricontrollano i nostri passaporti e i documenti delle moto, pretendiamo che i funzionari doganali diano almeno uno sguardo ai passaporti delle ragazze, fanno cenno che non serve, insistiamo. Per gentilezza li aprono e guardano le foto e sorridono educati. Loro non le vogliono nemmeno vedere. Non serve.
Luigi dice che forse se avessimo portato delle pecore avremmo avuto dei controlli.
Ultimo timbro. Sigari elargiti generosamente e sapientemente dall’Ermetico e……“Welcome to Syria”.
80 km di un fiato e cadiamo dentro Aleppo.
Annaspiamo, ci aggrappiamo ad un marciapiede, l’onda colorata e strombazzante ci ghermisce nuovamente, rischiamo di annegare tra i clacson assordanti. Ci areniamo ansimanti in un albergo del centro.
Il tempo di guardarci attorno, lasciare le moto nel garage di un vecchio e simpatico Siriano: le moto sono sicure? Mano sul cuore e sguardo dritto negli occhi. Stesso gesto dei siciliani. Gli lascerei pure le chiavi e ci rituffiamo da pedoni in Aleppo – Halab, adesso sembriamo la squadra di nuoto sincronizzato.
Galleggiamo a meraviglia e ci abbandoniamo a virtuosismi da toreri tra i taxi che cercano di incornarci.
Primi assaggi di una città che sembra uscita da “blade runner” però sotto carnevale. Fantastica. Odori e profumi intensi, colori vividi e vicoli grigi e neri. Gente indaffarata ma cordiale e sorridente.
Cerco insistentemente lo Stato canaglia e non lo trovo.
Saliamo sulla giostra continua di “Uèllcom àllo àllo Uerariucamingfrom” e rimaniamo estasiati.
Dove si mettono i soldi per continuare? Era un pezzo che non mi sentivo così bene e a mio agio…..Cacchio
Mi accorgo solo adesso che non ho più il fastidio al colon che avevo dalla partenza da Roma. Miracolo.

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