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Gennaio 2006: con Moroboschi cominciamo a fantasticare di un viaggio.
Lui dice: “Marocco” , io “Siria“… faccio valere l’anzianità e con puerili bugie sulle temperature più basse rilevate d’estate in Siria, mi aggiudico il round.

Una sera poi a casa mia, complice qualche bicchiere di vino di troppo e gli imminenti lavori di ristrutturazione, cominciamo a “disegnare” il tragitto direttamente sulla parete di casa…

Ormai il più è fatto. L’Ermetico non viene neanche interpellato, tanto lui e Emanuela hanno bisogno di due sole cose per partire: lei un libro e lui il gps… poi dove si va si va.

Raccogliamo notizie, visti, patente internazionale, mi faccio prendere dall’euforia e mi faccio fare pure il certificato di battesimo… ad aprile prenotiamo il traghetto, partenza sabato 19 agosto 2006 ore 23,00 dal porto di Brindisi destinazione Cesme in Turchia.
Poi mamma il 28 luglio cade uscendo da un ascensore e si rompe il femore. Avrà bisogno di trasfusioni, e qui lo sporco cuore darà il meglio di sé: 17 sacche di sangue arriveranno all’ospedale, donato dagli Sporchi e dai loro amici.
Sarà lei stessa dopo l’intervento ad insistere affinché si parta lo stesso.
E’ il 17 Agosto.

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Sabato 19 Agosto 2006

All’appuntamento sotto la morotana arriviamo in leggerissimo anticipo rispetto all’orario previsto.
Sono le 7,40 a.m.. L’appuntamento è per le 9.00 fortunatamente sempre a.m.
Non ho dormito. Come sempre. Che parta per il supermercato sotto casa o per la Siria, il mio fisico reagisce sempre allo stesso modo: notte insonne e cacca lenta: che vorrà di’? Boh, forse sono ansioso.

Citofono a Luigi e gli dico che con Daniela andiamo a farci un giro verso la Siria. Torniamo. Scende Luigi che già sembra un hezbollah e poco dopo arriva Elheme, e nei suoi occhi ancora in pantofole, leggo la tristezza di non poter partire insieme a noi: ci raggiungerà in aereo tra una settimana ad Antalya. Ecco gli Ermetici con un ingiustificato e irritante ritardo di circa 40 secondi. A sorpresa arriva rombante, e come al solito bellissimo, il Magico che ci scorterà fino al GRA, scattando le prime foto di questo indimenticabile viaggio.

A Brindisi cominciano le sorprese. Ci chiedono di pagare le spese per i diritti portuali, Facciamo i simpaticoni, abbiamo pagato tutto all’agenzia di Roma… anche loro sono simpatici ma o cacciamo fuori 210 euro o niente nave…
..ah, guardate che al ritorno ne dovrete pagare altri 240…”
Cominciamo bene. Avvertiamo Elheme, mandiamo fax a Roma, dovrà cominciare ad allenarsi per litigare…

Divorati dalle zanzare brindisine corriamo a fare la spesa per affrontare le 32 ore di navigazione.
Tonno, carne in scatola, frutta, pomodori, formaggi succhi di frutta… siamo furbi noi sporchienduristi, non ci faremo certo spennare dal ristorante della nave. Ci guardiamo! Ammazza che “dritti” che siamo, a noi non ci fregano mica!

Un’Africa Twin, un prototipo Canaroracing ed un Custom prendono posto nella stiva della Captain Zaman… nave turca, bandiera panamense e personale di servizio russo… sembra un incrociatore di “Guerre Stellari”, la figura dell’Ermetico “Darth Fener” che gironzola sui ponti dà un tocco di realismo in più.
Mare liscio, sembra olio…olio? Si, si, di olio ne abbiamo portati 5 litri, speriamo basti. Nave semi vuota, in una cabina l’Odalisca, il Kamikaze ed io, nell’altra Emanuela e Daniela. Pranzo.
Ci accomodiamo sul ponte. Orgogliosi tiriamo fuori le nostre razioni “K”. La gente ci guarda perplessa e si allontana… annuso il formaggio e poi i piedi di Luigi… ancora non puzzano o almeno non abbastanza da giustificare questo fuggi-fuggi intorno a noi.

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Solo poco prima di andare a letto la seconda notte, e per colpa di Clara e Pablo che fanno i giramondo in bicicletta, scopriamo le vette della nostra furbizia e la strana solitudine che ci circondava in prossimità degli orari dei pasti: IL RISTORANTE ERA COMPRESO NEL PREZZO.
Non ci lasciamo travolgere dallo sconforto e, recuperate Daniela ed Emanuela già con un piede fuori bordo, cominciamo a fare i conti: 247 euro e siamo appena partiti. Se continua così…

Lunedì 21 agosto 2006

Porto di Cesme. Sbarchiamo velocemente. Formalità doganali.
Sole impietoso. La macchina turca di fronte a noi viene spinta da una donna tutta infagottata mentre il marito al volante beve una lattina e legge il giornale… le ragazze guardano indignate mentre noi vorremmo farci fare un autografo dall’uomo. La Turchia: Paese delle opportunità.
Salutiamo Clara e Pablo e gli finanziamo parte del viaggio acquistandogli tre bamboline di pezza… comincio a guardare con occhi diversi Emanuela e Daniela… quanto varranno? Anche Emanuela e Daniela guardano… Pablo.

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Partiamo verso est. Termometro sui 43° fissi. Umidità non misurabile ma ho due trote vive sotto le ascelle. La Canaroracing e la motoermetica tremolano nella calura e nelle vibrazioni degli scarichi aperti. Casco, giubbotto e protezioni varie fanno il resto.
Cerco un cenno di Daniela che alza il pollice verso l’alto… mi comunica che sta bene… no, mi sta dicendo che la temperatura è salita di un altro grado 44°. Di questo passo, penso, sarà difficile non solo arrivare in Siria ma anche andare a prendere Elheme ad Antalya.

Efeso: entriamo in un campeggio in riva al mare; ci chiede 50 Euro, io faccio lo “gnorri” e gli allungo deciso 50 lire turche, la metà; rapida occhiata tra compari e decidono di accettare (tanto già ci stanno straguadagnando). Piantiamo solo due tende: in una gli ermetici e nell’altra Daniela, Moromoscio (?) ed io. Piazzo Daniela in mezzo, non mi fido a dormire vicino al Moroboschi!

Visitiamo Efeso: pochi turisti, clima sereno ma soldati armati di guardia.

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Al ristorante del campeggio spazzoliamo tutto nonostante Luigi sia terrorizzato dalle raccomandazioni su cosa mangiare e su cosa non mangiare. Gli ermetici mangiano tutto e rosicchiano pure le zampe del tavolo, Daniela comincia a fare i conti con le sue allergie alimentari, poi vorrebbe rivoluzionare la sua matematica gastrica. Io, pavido, la convinco a rinunciare e di buona lena cominciamo a sfoltire il pollaio turco.

22 Agosto 2006

Notte afosa. I materassini gonfiabili sembrano cosparsi di colla per topi. Colazione, e mentre ripartiamo il “Baffo” del ristorante ci restituisce, scusandosi, parte dei soldi per un errato calcolo sul prezzo della colazione. Facciamo gli “sboroni” e gliene lasciamo la metà di mancia.
Purtroppo, con l’arrivo di Elheme che si unisce alle altre due “pulciare”, termineremo di dilapidare allegramente in mance la cassa comune!

Cincischiamo lungo la costa in attesa del 25 agosto. Passiamo una caotica Bodrum dove incontriamo un leccatissimo africano turco.
Strada facendo esplode la prima delle tre bombolette gonfia e ripara. Poliziotti turchi ci offrono da bere. Andiamo via, troppo casino…
Adriano accosta, motore spento… Sostituiamo al volo la pompa della benzina con quella preziosa fornitaci dal Magico.
Proseguiamo per un campeggio indicato sulla cartina. Arriviamo….bellissimo! Optiamo per un bungalow. Tutti e 5 dentro la stessa grande stanza. Moroboschi per esigenze pubblicitarie decide di dormire per terra. A cena nel campeggio in riva al mare, gestito da una inglese che sembra la copia più antipatica di miss Marple, attendiamo un’ora che ci portino la cena. A stento tratteniamo gli Ermetici da insani progetti omicidi. Il posto comunque è talmente bello che decidiamo di rimanere due notti, passando il giorno dopo nell’esplorazione della penisola.

23 Agosto 2006

Passiamo lungo una strada da cui partono decine di sentieri fangosi che si perdono tra la vegetazione; Moroboschi freme. Adriano ed io facciamo finta di non vedere niente.

Ci spalmiamo su una spiaggia deserta, tiriamo il telo da una moto all’altra per fare ombra e ci prepariamo a goderci un’intera giornata in perfetta solitudine. Cerco di non pensare al mazzo che dovrò farmi per riuscire dalla spiaggia. Gomme adatte, peso indietro gas aperto, esperienza, e senza alcun aiuto io e l’Ermetico usciremo in un batter d’occhio.
Aspetteremo insolenti mezz’ora prima di vedere Luigi uscire tra mille difficoltà. (questa cosa è una balla, ma basta invertire i nomi e si otterrà la verità).
Torniamo verso il campeggio, poco prima c’è un ristorantino che vogliamo provare. Daniela decide di fare conoscenza con un calabrone sovrappeso. Pungiglione infilato nell’avambraccio e rischio di shok anafilattico; mentre noi ci prodighiamo per disinfettare e prepararci ad un’iniezione, Adriano tenta inutilmente di rianimare il calabrone che gli spira tra le braccia non prima di aver pronunciato un flebile “Mortaccivostra” in turco.

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Arriviamo alla trattoria. Marziani.
Ci guardano con simpatia che a fine serata si tramuterà in un sequestro di persona. Mangiamo da dio poi, al momento dei saluti, scatta il sequestro!
Tre Banditi travestiti da marinai turchi ci ordinano di metterci seduti al loro tavolo e sotto la minaccia di una bottiglia di Raki ci riducono in pochi minuti a tre stracci.
Attimi di tensione al momento di dichiarare le proprie simpatie tra il Galatasaray e il Fenerbahce (squadre di calcio turche). Brindisi. Raki che brucia la gola.
Altri brindisi. Guardo Daniela che ricambia tra il divertito e il preoccupato.
Loro sono a lato, i turchi sono stati gentili con loro ma questa è una questione tra uomini, uomini veri.
L’Ermetico regge una bellezza. Brindisi.
Il mio carceriere si scioglie quando gli regalo l’accendino luminoso donatomi dall’Ermetico.
L’Ermetico capisce il momento drammatico e non si ingelosisce.
Replico con un: “turchi e italiani stessa faccia stessa razza” indicando Morociucco e il suo carceriere.
Un “uno-due” micidiale, manco Tyson. Brindisi.
I turchi si sciolgono definitivamente e quello mio si alza barcollando, sfascia a terra un bicchiere e mi abbraccia e bacia commosso. Daniela preoccupata. La rassicuro poco convinto sull’evolversi romantico della situazione. Brindisi.
Alla fine colpo di teatro di Moroboschi che si alza barcollante (lui dice di aver finto) e si congeda amabilmente.
Io con la scusa di sorreggerlo rompo il fidanzamento seduta stante con il turco e guadagno l’uscita.
Brindiamo a fiatella per tutta la notte.

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24 Agosto 2006

Costa turca, km e km di costa. Arriviamo a Kas. Porticciolo turistico con immancabili italiani spocchiosi che preferisci ignorare piuttosto che scambiarci due parole che conosci a memoria “in aereo, poi abbiamo affittato un caicco, siamo in 19 + lo skipper sopra…”
Via, fuggire, mi vorrei tappare le orecchie. Mi metto un attimo sul balcone dell’hotel, sto bene, tutti nella stessa stanza, turni per il bagno, comincia a fare buio e il muezzin intona le sue preghiere. Pace.
Guardo giù verso le Africa, penso al gemello e al suo “ammazza quanto spingono”.
A cena conosciamo una strana italiana che dice di aver fatto i soldi in giro per il mondo comprando e affittando appartamenti. Dice di vivere in Turchia da 7 anni. Spara un po’ di cavolate. Finge di leggere un giornale turco. Si vanta. Non mi piace. La boccio definitivamente quando con enfasi parla del Nemrut Dagi dichiarando di non poter dire di essere stati in Turchia senza averlo visto.
Le chiedo se lo ha visto. No. Mi alzo e mi faccio una passeggiata.

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