Moto+Tenda. L'apericamping
Inviato: 09/07/2017, 22:40
Prologo
Ancora non mi sono ripreso dalla Transappeninica che già mi trovo inserito in un altro gruppo Whatsup. Ancora arrivano le foto dell’ultima fatica che già si comincia a fare l’appello di chi vuole partecipare all’evento più wild da quando la Lidl ha messo in vendita un martello a batteria che inchioda alle proprie responsabilità.
Questa volta si tratta di una tre giorni all’insegna del selvatico. Si viaggia in moto, si dorme in tenda sotto le stelle. Niente campeggi, niente elettricità, niente comodità. Selvaggi come i nostri antenati che vivevano nei boschi. Praticamente i puffi.
L’idea è di passare Venerdì, Sabato e Domenica sulle sponde del lago di Rascino portandosi tutto il necessario per sopravvivere alle intemperie e, soprattutto a noi stessi.
I messaggi cominciano a fioccare ma, se devo essere sincero, questa volta li sto ignorando. Un periodo un po’ congestionato al lavoro mi tiene impegnato anche troppo per mi miei gusti, soprattutto perché io lavoro quasi esclusivamente con colleghi e clienti stranieri. Passo le giornate al telefono parlando in Inglese, scrivendo in Inglese, rispondendo in Inglese. Arriva la sera e, finalmente, vado a dormire. Mi addormento e sogno… In Inglese, mortacci loro!
Mentre succede la vita continuano ad arrivare messaggi di adesione e abbandono dell’iniziativa. Già dall’inizio era chiaro che non saremmo stati in tanti. Alla fine oltre Gabriele 3_G, che ha lanciato l’iniziativa, ci sarà anche Anna KTM, Luca, un amico di Anna, e poi io. Ma, sorpresone dell’ultima ora, ci sarà anche Luigi Moroboschi.
Siamo in dirittura d’arrivo, il giorno dello sbarco sta per arrivare. Purtroppo, per me la partenza di venerdì è impossibile a causa degli impegni di Giovanna e miei. Ah, già, dimenticavo! Questa volta viene anche Giovanna. Dopo quasi dieci anni ritorna in moto. E i dieci anni che sono passati dall’ultima volta ci presentano subito il conto quando vado a prendere il casco di Giovanna che giace in garage. La muffa ha attaccato le parti in plastica sbriciolandole. L’imbottitura si sgretola non appena la tocchi. E tutto questo quando? Giovedì sera! È venerdì e devo pure andare a Roma a comperare un casco e, visto che ci sono, compro anche la tenda. Va bene essere wild ma dormire proprio sotto le stelle non mi pare il caso. È fatta! Domani si parte.
Partenza
Venerdì notte, la moto è quasi carica e vado a dormire. Domani sveglia presto e partenza.
La sveglia suona intorno alle 7 del mattino. Dopo che hai passato tutta la settimana a correre - in Inglese - a destra e a manca, sentire suonare la sveglia di sabato mattina è ‘na curiddrhata (una coltellata, per i non Siciliani). Ma bisogna alzarsi, quando l’avventura chiama i puff… ehm… gli sporchi rispondono a tono. Data l’ora del mattino, la stanchezza accumulata e l’età, il tono è decisamente un RE minore. Ma si parte. Moto carica, luci accese, casco in testa ben allacciato e si parte destinazione Fiamignano. La Salaria ci aspetta. So che Fiamignano sta dopo Rieti ma non so esattamente come arrivarci. Mi affido quindi al Google Maps.
Fino Rieti vado da solo, poi mi fermo, anzi ci fermiamo perché siamo in due, per bere un caffè e accendo in navigatore. Riparto… ‘nchia, siamo due! Ripartiamo e seguiamo le indicazioni del navigatore.
- Alla rotonda prendere la seconda uscita
- Tra 200 metri, girate a sinistra
- Svoltare a destra
- ….
Le solite cose che dice un navigatore. Il risultato di queste splendide parole dette al vento è che ci - questa volta me lo sono ricordato che siamo in due - fa lasciare la super strada, ci fa entrare dentro Rieti, girare intorno ad una rotonda, tornare indietro per la stessa strada e riprendere la superstrada esattamente nello stesso punto dove ce l’aveva fatta lasciare. Ho deciso di non arrabbiarmi nemmeno visto che non è la prima volta che succede. Mi posso mettere a discutere con un navigatore GPS con un disturbo istrionico della personalità?
Malgrado GoogleMaps arriviamo, in ritardo, ma arriviamo. All’appuntamento, nella piazza di Fiamignano, ci aspettano Gabriele e Romina, Luca e Anna. Dopo qualche minuto si presenta in tutto il suo splendore anche Luigi. Tanto per cambiare, sta traslocando. E’ riuscito a mettere tutta la sua vita dentro le borse della moto e ha lasciato Milano. Ha fatto tappa da Palì, di venerdì sera ad Ancona con Palì alla festa della birra, e il sabato mattina ha trascinato le sue spoglie mortali davanti all’ufficio postale di Fiamignano. Arriva, saluta tutti calorosamente, e comincia ad aprire le valige, tira fuori mazzi di scontrini e fogli di carta, mutande, magliette, computer alla ricerca del passaporto. E io che mi lamentavo del navigatore.
Non si capisce bene cosa si debba fare per campeggiare sulle rive del lago di Rascino. Il campeggio libero è permesso ma bisogna pagare 2 euro tipo tassa di soggiorno al Municipio. Ovviamente il tutto attraverso un versamento bancario/postale perché non si può pagare né in contati né con le carte. Intanto decidiamo di andare al lago, poi per il versamento vediamo che si può fare.
Anna accende il navigatore, io ho un déjà-vu e un brivido mi percorre la schiena. Si mette alla testa della carovana e ci guida verso il lago. Usciamo da Rascino tutti in fila come i 7 nani e fischiettiamo. Dopo duecento metri siamo già persi in mezzo alle case. Il mio istinto c’aveva visto bene, mai fidarsi dei navigatori.
Riprendiamo la strada, chiediamo informazioni ad un umano - del resto siamo ragazzi all’antica - e riusciamo a prendere la strada del lago. Arrivare al lago non è cosa semplice. Finite le curve, comincia una bella strada bianca che ogni tanto è ricoperta di ghiaione. Andare sul ghiaione in due e con le moto cariche non è proprio una cosa che viene spontanea. Qualche altro sudorino freddo - senza navigatore questa volta - e arriviamo sul lago. Lo spettacolo è meraviglioso. Il lago sta nel mezzo di un altopiano circondato da prati e colline. Presenza umana praticamente nulla. Le poche costruzioni che abbiamo visto (ormai scrivo al plurale senza nemmeno pensarci) sono disabitate. Siamo sotto lo scoppio del sole, il lago è ridotto a poco più che una pozzanghera, è quasi ora di pranzo… La decisione è unanime, andiamo a pranzare sul lago del Salto al resto ci si pensa dopo. Ci fermiamo a mangiare in un ristorante sul lago. Arriviamo praticamente disidratati. Appena arrivata la signora chiediamo subito acqua fresca a garganella, un paio di giri di acque minerali per riprendere conoscenza. In virtù del caldo torrido, decidiamo di restare leggeri.
La signora ci fa l’elenco dei primi piatti e già dopo la prima proposta i nostri buoni propositi di leggerezza sono caduti nell’oblio. Alla seconda opzione abbiamo l’acquolina in bocca. Arrivati alla terza opzione prendiamo il coraggio a due mani e chiediamo di portaci degli assaggi.
- Signora, mi raccomando, degli assaggi però.
- Non si preoccupi, ci penso io.
Arriveranno nell’ordine: Raviolini al tartufo, maltagliati ai funghi porcini e gnocchi al ragù di cinghiale. Tutto secondo i piani: tutta roba leggera e soprattutto porzioni da assaggio. Ovviamente non riusciamo a mangiare altro, nemmeno l’insalata. Anche se non credo che nessuno si sia nemmeno preoccupato di pensarci all’insalata.
In balia della digestione dobbiamo decidere dove andare visto che l’opzione lago di Rascino è fallita. Proviamo a cercare qualche spiaggia sul lago del Salto. Ci infiliamo dentro una stradella con il risultato di ammucchiarci su una discesa sterrata segnata dagli scoli dell’acqua. La prudenza e i capelli bianchi ci fanno fermare in tempo. Anche il lago del Salto è un’opzione impraticabile. Dobbiamo trovare una nuova meta. Vince il lago di Campotosto. Altro brivido lungo la schiena. L’ultima volta che siamo andati è stato per festeggiare il Nonno Peru dopo l’incidente. Il giorno dopo c’è stato il terremoto del L’Aquila. Domani vi faremo sapere.
Ci rimettiamo in modo per andare verso Campotosto. Ci perdiamo di nuovo. Questa volta si fa all’antica. Seguiamo i cartelli verdi, quelli che portano all’autostrada. Usciamo a L’Aquila Ovest. Tappa strategica per comperare i viveri e poi al camping Cardito.
Ancora non mi sono ripreso dalla Transappeninica che già mi trovo inserito in un altro gruppo Whatsup. Ancora arrivano le foto dell’ultima fatica che già si comincia a fare l’appello di chi vuole partecipare all’evento più wild da quando la Lidl ha messo in vendita un martello a batteria che inchioda alle proprie responsabilità.
Questa volta si tratta di una tre giorni all’insegna del selvatico. Si viaggia in moto, si dorme in tenda sotto le stelle. Niente campeggi, niente elettricità, niente comodità. Selvaggi come i nostri antenati che vivevano nei boschi. Praticamente i puffi.
L’idea è di passare Venerdì, Sabato e Domenica sulle sponde del lago di Rascino portandosi tutto il necessario per sopravvivere alle intemperie e, soprattutto a noi stessi.
I messaggi cominciano a fioccare ma, se devo essere sincero, questa volta li sto ignorando. Un periodo un po’ congestionato al lavoro mi tiene impegnato anche troppo per mi miei gusti, soprattutto perché io lavoro quasi esclusivamente con colleghi e clienti stranieri. Passo le giornate al telefono parlando in Inglese, scrivendo in Inglese, rispondendo in Inglese. Arriva la sera e, finalmente, vado a dormire. Mi addormento e sogno… In Inglese, mortacci loro!
Mentre succede la vita continuano ad arrivare messaggi di adesione e abbandono dell’iniziativa. Già dall’inizio era chiaro che non saremmo stati in tanti. Alla fine oltre Gabriele 3_G, che ha lanciato l’iniziativa, ci sarà anche Anna KTM, Luca, un amico di Anna, e poi io. Ma, sorpresone dell’ultima ora, ci sarà anche Luigi Moroboschi.
Siamo in dirittura d’arrivo, il giorno dello sbarco sta per arrivare. Purtroppo, per me la partenza di venerdì è impossibile a causa degli impegni di Giovanna e miei. Ah, già, dimenticavo! Questa volta viene anche Giovanna. Dopo quasi dieci anni ritorna in moto. E i dieci anni che sono passati dall’ultima volta ci presentano subito il conto quando vado a prendere il casco di Giovanna che giace in garage. La muffa ha attaccato le parti in plastica sbriciolandole. L’imbottitura si sgretola non appena la tocchi. E tutto questo quando? Giovedì sera! È venerdì e devo pure andare a Roma a comperare un casco e, visto che ci sono, compro anche la tenda. Va bene essere wild ma dormire proprio sotto le stelle non mi pare il caso. È fatta! Domani si parte.
Partenza
Venerdì notte, la moto è quasi carica e vado a dormire. Domani sveglia presto e partenza.
La sveglia suona intorno alle 7 del mattino. Dopo che hai passato tutta la settimana a correre - in Inglese - a destra e a manca, sentire suonare la sveglia di sabato mattina è ‘na curiddrhata (una coltellata, per i non Siciliani). Ma bisogna alzarsi, quando l’avventura chiama i puff… ehm… gli sporchi rispondono a tono. Data l’ora del mattino, la stanchezza accumulata e l’età, il tono è decisamente un RE minore. Ma si parte. Moto carica, luci accese, casco in testa ben allacciato e si parte destinazione Fiamignano. La Salaria ci aspetta. So che Fiamignano sta dopo Rieti ma non so esattamente come arrivarci. Mi affido quindi al Google Maps.
Fino Rieti vado da solo, poi mi fermo, anzi ci fermiamo perché siamo in due, per bere un caffè e accendo in navigatore. Riparto… ‘nchia, siamo due! Ripartiamo e seguiamo le indicazioni del navigatore.
- Alla rotonda prendere la seconda uscita
- Tra 200 metri, girate a sinistra
- Svoltare a destra
- ….
Le solite cose che dice un navigatore. Il risultato di queste splendide parole dette al vento è che ci - questa volta me lo sono ricordato che siamo in due - fa lasciare la super strada, ci fa entrare dentro Rieti, girare intorno ad una rotonda, tornare indietro per la stessa strada e riprendere la superstrada esattamente nello stesso punto dove ce l’aveva fatta lasciare. Ho deciso di non arrabbiarmi nemmeno visto che non è la prima volta che succede. Mi posso mettere a discutere con un navigatore GPS con un disturbo istrionico della personalità?
Malgrado GoogleMaps arriviamo, in ritardo, ma arriviamo. All’appuntamento, nella piazza di Fiamignano, ci aspettano Gabriele e Romina, Luca e Anna. Dopo qualche minuto si presenta in tutto il suo splendore anche Luigi. Tanto per cambiare, sta traslocando. E’ riuscito a mettere tutta la sua vita dentro le borse della moto e ha lasciato Milano. Ha fatto tappa da Palì, di venerdì sera ad Ancona con Palì alla festa della birra, e il sabato mattina ha trascinato le sue spoglie mortali davanti all’ufficio postale di Fiamignano. Arriva, saluta tutti calorosamente, e comincia ad aprire le valige, tira fuori mazzi di scontrini e fogli di carta, mutande, magliette, computer alla ricerca del passaporto. E io che mi lamentavo del navigatore.
Non si capisce bene cosa si debba fare per campeggiare sulle rive del lago di Rascino. Il campeggio libero è permesso ma bisogna pagare 2 euro tipo tassa di soggiorno al Municipio. Ovviamente il tutto attraverso un versamento bancario/postale perché non si può pagare né in contati né con le carte. Intanto decidiamo di andare al lago, poi per il versamento vediamo che si può fare.
Anna accende il navigatore, io ho un déjà-vu e un brivido mi percorre la schiena. Si mette alla testa della carovana e ci guida verso il lago. Usciamo da Rascino tutti in fila come i 7 nani e fischiettiamo. Dopo duecento metri siamo già persi in mezzo alle case. Il mio istinto c’aveva visto bene, mai fidarsi dei navigatori.
Riprendiamo la strada, chiediamo informazioni ad un umano - del resto siamo ragazzi all’antica - e riusciamo a prendere la strada del lago. Arrivare al lago non è cosa semplice. Finite le curve, comincia una bella strada bianca che ogni tanto è ricoperta di ghiaione. Andare sul ghiaione in due e con le moto cariche non è proprio una cosa che viene spontanea. Qualche altro sudorino freddo - senza navigatore questa volta - e arriviamo sul lago. Lo spettacolo è meraviglioso. Il lago sta nel mezzo di un altopiano circondato da prati e colline. Presenza umana praticamente nulla. Le poche costruzioni che abbiamo visto (ormai scrivo al plurale senza nemmeno pensarci) sono disabitate. Siamo sotto lo scoppio del sole, il lago è ridotto a poco più che una pozzanghera, è quasi ora di pranzo… La decisione è unanime, andiamo a pranzare sul lago del Salto al resto ci si pensa dopo. Ci fermiamo a mangiare in un ristorante sul lago. Arriviamo praticamente disidratati. Appena arrivata la signora chiediamo subito acqua fresca a garganella, un paio di giri di acque minerali per riprendere conoscenza. In virtù del caldo torrido, decidiamo di restare leggeri.
La signora ci fa l’elenco dei primi piatti e già dopo la prima proposta i nostri buoni propositi di leggerezza sono caduti nell’oblio. Alla seconda opzione abbiamo l’acquolina in bocca. Arrivati alla terza opzione prendiamo il coraggio a due mani e chiediamo di portaci degli assaggi.
- Signora, mi raccomando, degli assaggi però.
- Non si preoccupi, ci penso io.
Arriveranno nell’ordine: Raviolini al tartufo, maltagliati ai funghi porcini e gnocchi al ragù di cinghiale. Tutto secondo i piani: tutta roba leggera e soprattutto porzioni da assaggio. Ovviamente non riusciamo a mangiare altro, nemmeno l’insalata. Anche se non credo che nessuno si sia nemmeno preoccupato di pensarci all’insalata.
In balia della digestione dobbiamo decidere dove andare visto che l’opzione lago di Rascino è fallita. Proviamo a cercare qualche spiaggia sul lago del Salto. Ci infiliamo dentro una stradella con il risultato di ammucchiarci su una discesa sterrata segnata dagli scoli dell’acqua. La prudenza e i capelli bianchi ci fanno fermare in tempo. Anche il lago del Salto è un’opzione impraticabile. Dobbiamo trovare una nuova meta. Vince il lago di Campotosto. Altro brivido lungo la schiena. L’ultima volta che siamo andati è stato per festeggiare il Nonno Peru dopo l’incidente. Il giorno dopo c’è stato il terremoto del L’Aquila. Domani vi faremo sapere.
Ci rimettiamo in modo per andare verso Campotosto. Ci perdiamo di nuovo. Questa volta si fa all’antica. Seguiamo i cartelli verdi, quelli che portano all’autostrada. Usciamo a L’Aquila Ovest. Tappa strategica per comperare i viveri e poi al camping Cardito.





