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Ulupamir, che in lingua kirghisa significa “Grande Pamir”, è un villaggio che si trova a circa 100 chilometri da Van e a poco più di 30 chilometri da Erciş. È un pezzo di Kirghizistan isolato nell’estremo Est della Turchia.
Qui vivono un migliaio di kirghizi arrivati molti anni fa dopo un esodo lungo una generazione. Un esodo fatto di chilometri a piedi portandosi dietro iurte (la tipica abitazione mobile mongola), vettovaglie e quel poco che riuscirono a caricare sui loro cammelli e cavalli. Chilometri di morti e speranze attraverso paesi inospitali.
Arrivano in questo angolo remoto dell’Anatolia orientale dopo essere scappati dai loro villaggi in seguito all’invasione dell’Unione Sovietica. Partiti dal Afghanistan settentrionale, dal piccolo e grande Pamir e dal Kirghizistan attraverso mille difficoltà e pericoli giunsero come profughi in Pakistan. Non accettati e non essendosi ambientati al clima caldo dei campi profughi in cui vennero rinchiusi si spostarono a piedi verso l’Iran. Anche qui furono perseguitati e vennero spinti ai confini con la Turchia. Furono accolti dal governo turco che li confinò nel remoto villaggio di Ulupamir. Conducono a tutt’oggi una vita in pieno stile kirghiso. Abitando in iurte, giocando a buskashì e mantenendo intatte le loro tradizioni. Discendono dai mongoli, ma si sono islamizzati e adattati alla realtà turca.

 

Ci hanno ospitati servendoci latte di capra, tè e sale in una ciotola bassa e larga. La cosa più sorprendente è ritrovarsi circondati da occhi a mandorla quando a pochi kilometri di distanza eravamo immersi tra baffoni e barbe turche.

Abbiamo ricambiato la loro ospitalità preparando un caffè. La cosa che gli è piaciuta di più è stata tutta la fase di preparazione: acqua, moka, fornelletto e il caffè che viene fuori dal beccuccio tra le facce stupite e divertite. Guardano il calcio in TV e tifano Galatasaray e Fenerbahce le due squadre di calcio più famose di Istanbul. Ma quando si tratta di scendere in campo loro lo fanno con i cavalli, infatti giocano a buskashi, gioco nazionale afgano che si disputa tra due squadre di cavalieri che si contendono una capra morta.

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