Dall’Asia Centrale al Caucaso #1

Prima Puntata

Prima Puntata

1 giugno 2016
E’ un anno un po’ strano: sapevo che la fine del 2015 mi avrebbe portato degli impegni che non mi avrebbero permesso di viaggiare come avevo fatto negli anni precedenti, ma nella mia testa la primavera del 2016 avrebbe dovuto essere entusiasmante. Almeno un paio di settimane via tra aprile e giugno, un motoraduno all’estero, la programmazione di qualcosa di speciale per l’estate.
Nulla.
Nulla di tutto questo.
Anche il ponte che inizia domani non è andato in porto: ci sarebbe stato il raduno Dominator, o magari un salto all’Elba o in montagna, o passare a trovare Dani a Firenze o incastrare un po’ le varie cose.
Nulla, le previsioni del tempo dicono di no e io non sono tanto dell’umore.
Sono settimane che sto cercando di trovare l’occasione giusta per acquistare una moto con cui visitare una seconda volta la Mongolia e poi il Bajkal, ma nulla. L’unica offerta che ho è quella di un’Africa Twin a 2500 dollari, che non so in che condizioni sarebbe il giorno in cui arriverei a Ulaanbaatar, e che comunque sarebbe registrata in Inghilterra, con quindi la necessità di strani magheggi per entrarne in possesso legalmente. Alternative nulle, e il tempo sta passando e fra poco diventa tardi per qualsiasi cosa.
Sabrina è a cena dai suoi, come spesso accade il mercoledì sera, apro gtalk e scrivo a Sambor, il mio amico polacco che non sento da un po’:
“Chris, quando mandi il prossimo camion a Bishkek? hai spazio per la mia moto?”
“10 luglio, per la tua moto c’è sempre spazio”
qualche birra, un po’ di skyscanner per capire i prezzi dei voli, qualche ora passata su google maps, e riapro gtalk:
“Chris, se mollo la moto a Tbilisi, hai poi un camion che me la riporta a casa?”
“si, ho un trasporto dalla Georgia all’Europa a settembre, per la tua moto c’è sempre spazio”
torna Sabrina, le racconto il mio piano: “perché non ci hai pensato prima?”
Dormiamoci sopra e vediamo, forse ho trovato la quadra.

2 giugno 2016
Mando una mail alle persone con cui ho incrociato le ruote negli ultimi anni, illustrando il programma e proponendo a chi volesse di unirsi.

4 giugno 2016
suona il telefono, è Roberto, con cui siamo andati in Sri Lanka ad aprile dello scorso anno: “oh zio Sid, ho avuto le ferie, vengo con voi!”

Il viaggio ha inizio.
Scrivo queste righe la sera del 5 giugno, dopo 4 giorni pensati all’organizzazione di un viaggio che settimana scorsa neanche era immaginabile, e dopo molti “aggiungi al carrello” su ebay per comprare le parti che mi servono per rimettere per bene in pista la mia Dominator.
Se qualcuno mai le leggerà, vorrà dire che le avrò pubblicate da qualche parte al mio rientro, e che il viaggio alla fine è andato veramente in porto.

26/7/2016
Ricevo una foto da Bishkek da Sambor, che fortunatamente, contestualmente, mi dice “tranquillo, è già giù, manchi solo tu”.

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Iniziare un viaggio a Bishkek

Iniziare un viaggio a Bishkek è ormai diventata quasi una regola per me, e per non tradire le buone abitudini andiamo nel mio negozietto preferito a comprare qualcosa per colazione (la signora, memore delle numerose Baltika 7 che le ho comprato gli anni passati, mi riconosce e guarda incuriosita)

1bishkekMa il tempo passa e è già ora di andare da Deniar a ritirare le moto e prepararci per la partenza

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Dopo un primo tratto di noia e pure un po’ di pioggia, entriamo nella valle di Susamyr e ci godiamo lo spettacolo del Kyrgyzstan, che tanto amiamo, e visto che è domenica, abbiamo pure la fortuna di assistere a una partita di buzkashi, il gioco nazionale in cui due squadre di cavalieri si affrontano nella conquista di una carcassa di pecora dalla testa mozzata, che guardiamo in compagnia di qualche local che ha già alzato un po’ il gomito

valle di Susamyr

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Raggiungiamo il villaggio di Susamyr, dove troviamo posto in una guesthouse e ci godiamo questa serata kyrghisa, che già rimpiangiamo perché sappiamo che sarà l’unica, ma per quest’anno i programmi sono altri…

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verso il Kazakhstan

Salutiamo i bambini della nostra guesthouse e ci incamminiamo verso il Kazakhstan.
Sulla strada, tra yurte cavalli e montagne, non perdiamo occasione di familiarizzare coi Kirghisi.
Roberto si mangia più volte le mani per essersi dimenticato a casa il bastonverso-il-kazakhstan-4verso-il-kazakhstan-5verso-il-kazakhstan-6verso-il-kazakhstan-7 selfie, mentre io benedico la sua sbadataggine, e forse si mangia pure le mani per il fatto di dover lasciare così presto questo paese che gli sta già facendo un’ottima impressione: ci torniamo Robi, non temere!

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Arriva il momento del pranzo e da queste parti ha praticamente sempre lo stesso significato: shashlik.
Il ristorantino in cui ci fermiamo ne prepara di ottimo, ancora non sappiamo che ce lo ricorderemo per tre settimane come il migliore del viaggio.

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La Kirov Dam

La Kirov Dam è famosa per l’immagine scolpita nella pietra

kirov dam immagine scolpita nella pietrala kirov damKirov Dam

Entriamo in Kazakhstan e attraversiamo Taraz. Sabrina è dal 2010, quando ci passammo di ritorno da Samarcanda, che non perde occasione per dire che si tratta di una città orrenda e non ci si vuole assolutamente fermare.
Mentre percorriamo la via principale mi dice: “ma noi in questa zona non ci siamo mica venuti, non è brutta come la ricordavo”, e proprio mentre dice “non ci siamo venuti” le indico sulla destra l’albergo in cui dormimmo 6 anni fa.
Decidiamo comunque di proseguire e raggiungere Shymkent, dove arriviamo col sole ormai calato.
La sera i vicini di tavolo ci invitano per bere qualche shot di vodka russa (ci tengono a dire che è russa, evidentemente per dire che è buona) e dopo vari brindisi all’amicizia tra il popolo italiano e quello kazako, le cose vanno a finire nel più prevedibile dei modi…

festa Kirgistan

bazar di Shymkent

9/8/2016 Visti gli acquisti, non sono sicuro che la passeggiata al bazar di Shymkent sia stata una buona idea…

bazar di Shymkentbazar Shymkent

Sulla strada per Turkistan, poco da dire, se non i soliti cuoriosi cammelli, e il fatto che Sabrina e Roberto iniziano la loro personale gara all’acquisto di bibite assurde, comprandosi un litrozzo buono di bevanda simil redbull con vago sapore di chewing gum anni 80…

turkistan-soliti-cuoriosi-cammelli

Arrivati in città, prendiamo una camera in un albergo adiacente la discoteca del paese: vedremo che ci offrirà questa sera…
Il ragazzino dell’albergo è un po’ strano: parla un inglese incomprensibile, ma lo parla con una convinzione tale che pensi di essere tu quello che non ce la fa.
Alla quinta volta che mi guarda con lo sguardo convinto e mi spiattella addosso parole che non capisco e sembrano la supercazzola, rinuncio alla comprensione e inizio a rispondere sempre si…
Il meglio però lo regala quando, entrato in camera per dirci l’ennesima cosa che non capiamo nel suo convintissimo inglese che inglese non è, vede che Sabrina sta aiutando Roberto a togliersi una piccola spina che gli si è infilata in un dito: come un fulmine, il ragazzo esce dalla camera e ritorna un minuto dopo con un ago che sarebbe più adatto a fare da bastone da shashlik che da ago, scansa Sabrina con decisione e lo conficca nella mano del povero Roberto che lo osserva incredulo. Io rientro dal balcone, dove mi satavo fumando una sigaretta e bevendo una freschissima birra prelevata dal frigobar, osservo il ragazzino con l’arma conficcata nelle carni di Roberto, mi ascolto una nuova supercazzola dell’infervorato, e decido che è ora di iniziare la visita della città…

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Per sera troviamo la “via dello shashlik”, leggermente defilata rispetto la via principale e decidiamo di cenare qui, prima di andare a vedere che succede nella discoteca del nostro albergo

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La vita nel locale funziona così: per 10 minuti c’è silenzio e la gente beve e chiacchiera ai pacchianissimi tavolini circondati da lucine multicolore che solo un pacchianissimo locale kazako può regalare, poi mettono la musica (altissima) e per un quarto d’ora le bellezze locali si riversano in massa in pista e si scatenano nel ballo.
Alla quarta volta che vediamo la scena ripetersi, notiamo che qualcosa di diverso sta succedendo in pista: quella che avevamo considerato la più abile e bella ballerina viene spinta con forza da un’altra e cade di schiena nella fontana
“che è si menano?”
eh si, si menano: l’aggredita si rialza tutta bagnata, prende per i capelli l’avversaria e con buona tecnica ma scarsi risultati cerca di rifilarle una decina di ginocchiate in faccia.
Ci vuole l’intervento di una decina di persone per calmare la furia delle due, noi ci guardiamo increduli mentre i nostri vicini di tavolo se la ridono alla grande, ma la musica non torna più e viene ora di andare a dormire…

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