ESTate 2007

nelle capitali dell'Est

Prologo

sabato 4 agosto 2007
Tutto è pronto.
Il viaggio pianificato da tempo, i bagagli fatti e il gatto, che ha capito che si parte, nascosto sotto il letto. Lo mettiamo di peso nella sua enorme gabbietta e carichiamo tutto sulla macchina di Lilly.
Alle 9.30 si parte!
Qualche timore c’è perché la tv dice che questo è il fatidico week end da BOLLINO NERO!!!! (leggere come la zingara diceva: “la luna nera!”). Io vado avanti con la moto “leggera” dandomi appuntamento con Lilly a Varena (TN), in Val di Fiemme, dove i miei genitori hanno preso una casa e dove molleremo il gatto…
Sono “solo” 665 km, mannaggia la pupazza! Dopo un’ora mi fermo per fare benzina, controllo il cellulare e….l’apocalisse! Diverse chiamate di Lilly e un messaggio inquietante: “sto a Settebagni e forse ho fuso il motore”. Cominciamo bene! E meno male che avevo portato la macchina dal meccanico per farla controllare! Sono stato più di un’ora fermo alla stazione di servizio mentre Lilly trovava un meccanico che scopriva che si era staccato, a causa della ruggine, un tubo di metallo che portava l’acqua dal radiatore al motore svuotandolo tutto. Dopo vari tentativi di tappare il buco non rimane che tornare a casa con il carro attrezzi e prendere la mia macchina. Proseguo per un centinaio di km e mi fermo nuovamente per sentire le novità. Il carro attrezzi sta scaricando la macchina sotto casa, Lilly sposta i bagagli e il gatto sull’altra macchina e, finalmente, parte! Solo che nel frattempo si sono fatte le 13 e incombe il BOLLINO NERO! La nostra preoccupazione è l’autostrada del Brennero che, in agosto, è presa d’assalto dai “crucchi” che vanno sul lago di Garda. Ogni ora mi fermo per sgranchirmi le gambe e noto che nelle stazioni di servizio non c’è quasi nessuno, niente file per il caffè, niente file per il bagno, niente file per fare benzina. Sento Lilly e mi dice le stesse cose……vedrai, mi dico, stanno tutti in fila tra Verona e Trento, come sempre, perché oggi è il giorno del BOLLINO NERO! A Modena il primo display sull’autostrada del Brennero dice che la fila c’è da Verona a Trento Nord, quello dopo dice che la fila si è accorciata da Rovereto a Trento Sud. Intanto io vado avanti e fila non ne trovo, il traffico è intenso ma scorrevole e, finalmente, alle 19 arrivo a Varena. Lilly arriva 2 ore dopo e non ha trovato neanche il traffico intenso. E il BOLLINO NERO? Boh? Ma lo fanno apposta a fare terrorismo psicologico? Quell’anno che siamo stati le ore fermi a giocare a pallone tra le macchine, non c’era nessun bollino…


Martedì 7 agosto

Dopo due giorni di riposo si parte per le vacanze “vere”. Caricati i bagagli e salutati amici e parenti, gatto compreso, andiamo a prendere l’autostrada fino a Bressanone e ci facciamo tutta la Val Pusteria. Dopo un rapido pranzo a Dobbiaco ci avviciniamo alla frontiera: dalla parte italiana non c’è nessuno a controllare i documenti, da quella austriaca…pure! Procediamo verso Lienz e, poi, verso il ghiacciaio del Grossglockner, nostra prima tappa del viaggio.

Grossglockner 2

Sotto un cielo sempre più nero arriviamo a Heiligenblut dove inizia la Grossglocknerstrasse, dove scopriamo che si paga! Per la modica cifra di 18 € (a veicolo) ci danno un libricino (in tedesco!) con le tutte le informazioni utili (sì, vabbè, ma so’ in tedesco!), un adesivo, prontamente attaccato sul bauletto, e un depliant in italiano con il riassunto del libricino. Sono in tutto 48 km di curve e tornanti in un paesaggio splendido che facciamo sotto una pioggerellina insistente che si trasforma piano piano in un bel diluvio con i fiocchi! Da sotto vediamo la Quota Kaiser Franz Josef, a 2369 m, punto panoramico sul ghiacciaio, e la strada che dovremo fare…..non ce la faremo mai! E invece la strada va su dolcemente, le curve e i tornanti sono molto ampi e non ho nessuna difficoltà. Arrivati alla famosa Quota dell’Imperatore troviamo un parcheggio riservato alle moto con armadietti dove possiamo depositare i caschi, le tute anti pioggia e la borsa da serbatoio.

Grossglockner 1

Ci affacciamo alla terrazza panoramica e constatiamo che del famoso ghiacciaio rimane ben poco e, quindi, decidiamo di non spendere gli 8,40 euro (a testa) necessari per scendere e risalire con la funicolare a cremagliera. Le leggende narrano che un tempo si arrivava fin dentro al ghiacciaio mentre ora bisogna camminare per un centinaio di metri per raggiungerlo.

Grossglockner 3

Visto che la pioggerellina non accenna a diminuire e, anzi, aumenta ci incamminiamo in cerca di un alloggio. La strada scende un bel po’ e poi risale fino al valico a 2504 m, raggiunto sotto un diluvio torrenziale, riscende e risale fino al Fuscher Torl, la “più bella terrazza panoramica per scattare fotografie del versante nord” (cit. depliant) a 2428 m. Piove a secchiate, che cacchio di foto vuoi fare, porca trota! Finalmente arriviamo a valle sani e salvi dopo una serie infinita di tornanti immersi nel verde e in quasi totale solitudine poiché i pochi motociclisti incontrati si erano tutti fermati sotto ripari di fortuna. Pavidi! E’ pieno di cartelli con scritto “zimmer frei” e “bikers wilkommen” e questo ci fa sentire ottimisti. Infatti il primo a cui chiedo una camera è pieno! Ma, molto gentilmente, si offre di telefonare ad un albergo lì vicino per chiedere se ha posto. Siamo fortunati, ci sono camere libere. Ci sistemiamo all’hotel Post di Fusch an der Grossglocknerstrasse, un paese mooolto più piccolo del suo nome! Naturalmente non piove più e ci facciamo una passeggiata per cercare un posto per cenare. C’è soltanto un altro albergo con annesso ristorante: sull’insegna c’è un legionario romano, siamo a casa! Dopo cena subito a nanna, dopotutto oggi ho fatto più di 300 km.


Mercoledì 8 agosto

Con tutta calma partiamo, accompagnati dalla solita pioggia, e raggiungiamo Salisburgo all’ora di pranzo. Grazie all’ufficio turistico, troviamo subito un albergo vicino alla stazione. Per raggiungerlo, però, impieghiamo molto tempo perché ci troviamo imbottigliati nel traffico dell’ora di punta: sembra di stare sul lungotevere nel periodo di compere natalizie solo che qui sono tutti in fila ordinatissima. Finalmente raggiungiamo l’albergo, depositiamo in camera armi e bagagli e ci dirigiamo verso il centro.

Salisburgo-panorama

Pranziamo con un’enorme fetta di torta e un cappuccino e cominciamo a gironzolare per le vie del centro dirigendoci verso la Cattedrale che, però, non ci è piaciuta molto. Saliamo alla famosissima fortezza (Hohensalzburg) con la funicolare a cremagliera. Ci aggiriamo nei vicoli medievali all’interno del castello e ammiriamo il panorama dal bastione principale.

Salisburgo-Castello

Salisburgo-Castello 2

Per entrare nel palazzo, adibito a museo, c’è una fila interminabile e desistiamo. Scendiamo verso il fiume e, dopo averlo attraversato, ci dirigiamo verso il castello Mirabell dove facciamo qualche foto ai bei giardini fioriti.

Salisburgo 1

Visto che piove e s’è fatta una certa, torniamo in albergo e ceniamo nell’annesso ristorante, che non delude le nostre aspettative.


Giovedì 9 agosto

Anche oggi partiamo con la pioggia. Prendiamo l’autostrada fino a Linz e, poi, la statale per Freistadt e il confine con la Repubblica Ceca. Le strade sono tenute in maniera impeccabile e i paesini che attraversiamo sembrano finti per quanto sono puliti e ordinati. Arrivati al confine i controlli sono scrupolosissimi: gli austriaci nemmeno ci guardano e i cechi ci fanno passare solo vedendo da lontano le nostre carte di identità….non mi sono neanche fermato! Dopo la precisione teutonica la differenza con le strade ceche si nota, ma in generale le condizioni delle strade sono buone. Ci dirigiamo verso Cesky Krumlov, una delle più belle città della Repubblica Ceca dichiarata patrimonio dell’UNESCO.

Ceski Krumlov

Qui bisogna fare una piccola parentesi e parlare della guida che avevo comprato. Ho trovato una guida sulla Repubblica Ceca e sulla Slovacchia (Rough Guides), comoda perché in volume unico però, leggendola prima della partenza, l’ho soprannominata “Guida Calderoli”. Ecco un esempio, proprio su Cesky Krumlov: “…ma oggi l’enorme crescita del turismo fa sì che anche in questo borgo, come a Praga, il dedalo di viuzze del centro possa diventare spiacevolmente affollato di gitanti, compresi gli onnipresenti giovani con lo zaino” (!!!) Secondo la guida, poi, nell’alta stagione c’è “una quantità spaventosa di gente” e trovare alloggio è difficilissimo se non pagando cifre esorbitanti. E altre amenità simili. Confortati da queste belle notizie arriviamo al centro storico del paese, situato in un’ansa della Moldava e, al primo alberghetto che adocchiamo, troviamo la camera con prima colazione alla cifra “esorbitante” di 26 € a testa compreso di posto moto coperto e videosorvegliato! Nel frattempo che depositiamo i bagagli, esce il sole che ci fa apprezzare appieno la bellezza di questo borgo.

Ceski Krumlov-la Moldava

Giriamo incantati per i vicoli della città vecchia (stare mesto) dominata da una collinetta dove c’è il Krumlovsky zamek (castello). Il ponte che attraversa il fossato è affollato di gente che fotografa alcuni orsi dall’aria triste, lo superiamo e saliamo sulla torre dove si vede tutta la città. Poi giriamo nei cortili del castello ma non possiamo visitarlo perché alle 17 chiude…naturalmente la “Guida Calderoli” dice che si può visitarlo fino alle 18! La sera, con le luci dei vari locali sulle rive della Moldava, sembra di stare in un presepe!

Ceski Krumlov by night


Venerdì 10 agosto

Tanto per cambiare piove! La nostra prima tappa è Ceske Budejovice, sulla strada per Praga, una ventina di chilometri a nord di Cesky Krumlov.

Ceske Budejovice

La cittadina, che vanta una delle piazze più grandi d’Europa, non ci entusiasma molto e, dopo un breve giro, ripartiamo per Praga. C’è molto traffico, piove, tira vento e incontriamo anche un breve tratto con la nebbia, per fare 150 km ci abbiamo impiegato quasi tre ore! Finalmente arriviamo a Praga, seguiamo le indicazioni per il centro e quando, con metodo scientifico (ad culum!), reputiamo di essere vicini al centro, mi fermo al primo albergo con garage. Non c’è posto ma alla reception mi dicono che a 50 m da lì c’è un altro albergo che ha camere libere. Arrivato all’albergo mi preparo la mia solita frase in inglese ma la ragazza della reception parla l’italiano meglio di me! Come al supermercato ci offre un 3×2 oltre alla sauna, idromassaggio e 15’ di internet gratis al giorno. Sistemiamo la moto nel garage, posiamo i bagagli e andiamo verso la stare mesto che dista dall’albergo solo un quarto d’ora a piedi. Arriviamo alla piazza Venceslao, poi alla piazza della Città Vecchia dove parte la Karlova, la via che porta al famoso ponte Carlo.

Praga-Ponte Carlo

Ricomincia a piovere di brutto e ci rifugiamo in un bar dove perdiamo tempo bevendo birra (qui non costa niente!). Cena in un ristorante tipico e poi a nanna.


Sabato 11 agosto

La mattina viene dedicata alla visita dello Hrad, il castello che domina la città. Prendiamo la metro e, quindi, arriviamo all’entrata posteriore, passiamo sotto la porta e un vicolo ci porta al terzo cortile dove c’è la bellissima cattedrale gotica di San Vito.

Praga-Cattedrale

C’è una fila lunghissima per entrare e decidiamo di ritornarci più tardi. Passiamo per il secondo cortile e arriviamo al primo dove c’è una folla enorme in attesa del cambio della guardia, che viene effettuato tutti i giorni a mezzogiorno. Mancano solo 20 minuti e decidiamo di aspettare. Finita la manfrina, con tanto di banda affacciata alla finestra e soldato-sosia di Moloch, visitiamo la cattedrale di S. Vito, l’Antico Palazzo Reale, la basilica di S. Giorgio, il Vicolo d’oro e la Torre delle polveri.

Praga-Torre delle polveri

Praga-monumento a Kafka

Dopo una mattinata di sole, poteva mancare la pioggia? Neanche per idea! Ci siamo fatti una mezz’ora sotto la Torre delle polveri in attesa che spiovesse e poi ci siamo diretti verso Mala Strana, il Quartiere Piccolo di Praga situato sotto il castello. Siamo scesi fino al Ponte Carlo, lo abbiamo attraversato e siamo andati a Josefov, dove una volta c’era il ghetto ebraico. Che scarpinata!

Praga-intervallo


Domenica 12 agosto

La mattina la dedichiamo alla Stare Mesto (Città Vechia) che abbiamo sempre visto di passaggio. Nella Piazza della Città vecchia c’è la chiesa di Tyn e il municipio con la torre dell’orologio, dove c’è una folla enorme a naso in su. Ci avviciniamo anche noi e veniamo a scoprire che ogni ora c’è “lo spettacolo”. Sopra all’orologio ci sono due piccole finestre che si aprono e gli Apostoli si inchinano verso il pubblico, mentre sui pinnacoli sottostanti ci sono quattro figure allegoriche, rappresentanti le minacce della città, come si pensava nel Medio Evo: la Morte, che tiene la clessidra e suona una campana, l’Ebreo con le sue borse di denaro, la Vanità, che si specchia e un Turco col turbante che scuote la testa.

Praga-Municipio orologio astronomico

Continuiamo a girare per le stradine ma, gira e gira, si va afinire sempre sulla Karlova e sul Ponte Carlo. Ne approfittiamo anche per comprare qualche cartolina, qualche souvenir e la cosa più importante di tutte: l’adesivo da mettere sul bauletto della moto!

Ce so stato e ci ho le prove

Dopo pranzo esce finalmente il sole, attraversiamo la Moldava e passiamo il pomeriggio passeggiando in un parco di Mala Strana. La Moldava, che a Cesky Krumlov era un bel torrente dalle acque apparentemente pulite, a Praga è un fiume largo ma molto sporco con un intenso viavai di ogni tipo di imbarcazioni…c’è perfino una nave vichinga! Dopo cena torniamo al Ponte Carlo dove, complice la bellissima serata, ci godiamo la vista dello Hrad tutto illuminato.


Lunedì 13 agosto

Lasciamo Praga sotto un sole caldo e andiamo a prendere l’autostrada per Brno. Ci hanno detto che la polizia controlla soprattutto le macchine straniere per vedere se hanno comprato la targhetta adesiva necessaria per usare l’autostrada, quindi mi fermo al primo autogrill e faccio la bellissima scoperta: le moto non pagano! (proprio come in Italia!) Incontriamo così poche moto che ci si saluta anche dalla corsia opposta! Finalmente uno spostamento senza pioggia, volendo fa pure troppo caldo! Con il solito metodo “ad culum” troviamo alloggio a due passi dal centro che è piccolo e quasi tutto isola pedonale. Bella la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e la piazza principale (Namesti Svobody) molto ampia, con palazzi antichi….tranne uno: spicca tra gli antichi edifici un palazzo tutto vetro e cemento che è veramente un cazzotto in un occhio!

Brno

Brno è la città delle (mie) scoperte: infatti scopro che a pochi chilometri c’è un paese che si chiama Slavkov, meglio conosciuto come Austerlitz, e, appena fuori del centro storico c’è la fortezza dello Spielberg su una collinetta nascosta dalla fitta vegetazione.

Brno-Spielberg 2

Ci inerpichiamo nel parco circostante e arriviamo davanti al monumento raffigurante la lupa che allatta i gemelli….no, no non sono il dx e il sx! Questo monumento è stato eretto in memoria dei molti italiani che qui morirono, incarcerati perché parteciparono alle rivolte del Risorgimento.

Brno-Spielberg

Lo Spielberg si guadagnò la reputazione di prigione tra le più terribili dell’impero asburgico tanto che fu chiuso nel 1855, grazie anche a Silvio Pellico, il più famoso dei suoi “ospiti”. Entriamo a visitarlo: le celle sono quasi tutte vuote ma alcune ricostruzioni con manichini e il freddo che fa ci confermano la reputazione che si era guadagnata all’epoca.

Brno-Spielberg 3

Ceniamo in una steak house nella piazza principale “allietati” da un barbone con chitarra che si spara due ore filate di una lagna mostruosa che finisce nello stesso istante in cui ce ne andiamo. Che fortuna!

Martedì 14 agosto

Oggi facciamo lo spostamento più corto di tutto il viaggio: 130 km di autostrada fino a Bratislava.

Bratislava 1

Arrivati in città seguiamo le indicazioni di alcuni alberghi che spariscono all’improvviso, finchè, in una stradina leggo un cartello: “apartament free”. Scendo a chiedere e mi fa vedere un appartamento megagalattico con vista sulla città (siamo nel quartiere “in”) ad un prezzo accettabile e lo prendiamo al volo. Parcheggiata la moto nel giardino, custodito da tre ferocissimi yorkshire che abbaiano in continuazione, e depositati i bagagli scendiamo in città. Qui giochiamo in casa perché la mia amica slovacca è tornata a casa per le ferie e, infatti, ci fa da guida per tutto il centro storico. Tra le cose curiose c’è la chiesa azzurra chiamata così perché dipinta di azzurro (ma va?) sia dentro che fuori e alcune statue di bronzo sparse per la città: la più curiosa è quella di un tizio che esce da un tombino e c’è anche il cartello stradale che avverte del pericolo.

Bratislava 3

Bratislava 2


Mercoledì 15 agosto

La nostra amica oggi non può accompagnarci ma ci ha organizzato la giornata: la mattina andiamo al castello (Hrad) e il pomeriggio a Devin un borgo a 9 km da Bratislava.

Devin

Al castello ci andiamo a piedi perché sta vicino al nostro alloggio e poi la passeggiata è piacevole su questo viale alberato perché fa già caldo. Gironzoliamo nei cortili del castello, facendo amicizia con un gatto del luogo, e godendoci il panorama.

Bratislava-Castello

Essendo su una collina si vede tutta la città, il Danubio e il quartiere al di là del fiume con i suoi brutti palazzoni. Secondo la guida si dovrebbe vedere all’orizzonte “il punto in cui si incontrano tre nazioni, l’Austria, la Slovacchia e l’Ungheria”.

Bratislava-il Danubio

Nonostante gli sforzi non riusciamo ad individuarlo….ma non ci potevano mettere un segno?! Ormai pratici dei mezzi pubblici, prendiamo il filobus e andiamo ai magazzini Tesco dove facciamo la spesa e torniamo all’appartamento per pranzare. Dopo pranzo andiamo alla fermata dell’autobus che ci porterà a Devin sulla confluenza del fiume Morava con il Danubio. Arriviamo alle 16.30 giusto in tempo per scoprire che le rovine del castello hanno appena chiuso! Non ci resta che passeggiare intorno alla rupe dove sorge il castello, lungo le rive dei due fiumi, fare qualche foto e, tanto per fare una cosa nuova, berci una birra che male non fa! Torniamo a Bratislava e andiamo ai magazzini Tesco per incontrarci con la nostra amica per andare a cena. Meno male che stiamo con lei così possiamo assaggiare alcuni piatti tipici slovacchi che, forse, da soli non avremmo preso.

Bratislava-Opera


Giovedì 16 agosto

Lasciamo Bratislava e ci dirigiamo a sud, verso Budapest. Al confine mi fermo ad una baracchetta dove c’è un cambio e si comprano le targhette per l’autostrada. L’inizio non è dei più incoraggianti: la tizia parla solo tedesco e ungherese. Le faccio vedere il casco e capisco che, per quattro giorni, devo pagare 7 euro. Le do 50 euro e le faccio capire che il resto lo voglio in fiorini. La tipa mi da i soldi e la targhetta e mi dice qualcosa in tedesco dove le uniche parole che capisco sono “deutsch motor”. Evidentemente la guardo con una faccia strana e, scocciata, mi ripete la frase all’infinito come se cambiasse qualcosa! Alla fine mi viene in mente Cannavaro che alza la coppa del Mondo e, quasi urlando, le dico “italian!!” Finalmente soddisfatta mi dà la ricevuta con su scritto “Italy”….forse era solo una statistica sui veicoli in entrata!?! Ci incamminiamo su questa autostrada ungherese che, per una ventina di chilometri, è una strada ad una corsia e senza nemmeno un guardrail. Gli ungheresi guidano come pazzi (cioè come noi!) e superano i camion anche se c’è la doppia striscia continua: già mi vedo spiaccicato su di una macchina e guardo se a destra ci sono vie di fuga! Arriviamo indenni all’autostrada “normale” e ci fermiamo in una stazione di servizio. Ci sono molte macchine con targa italiana, spagnola, tedesca ma guidata da certi ceffi! Ci fermiamo giusto il tempo necessario per andare in bagno e ripartiamo per fermarci qualche chilometro dopo a causa di un megaingorgo. Andiamo avanti a passo di lumaca per un chilometro, sotto un sole cocente, fino alla classica strettoia per lavori. Oltretutto c’è un tamponamento e si va a senso unico alternato. In un centinaio di chilometri vediamo tre incidenti, due dei quali con macchine con le ruote all’insù. La prima impressione dell’Ungheria non è per niente buona! Arrivati a Budapest troviamo un ufficio informazioni per i turisti e chiediamo un albergo. C’è un ragazzo gentilissimo, che parla anche l’italiano, mi fa vedere i depliant degli alberghi e poi telefona: al primo non c’è posto. Mi fa vedere un altro depliant, dico che va bene, telefona e non c’è posto. Andiamo bene! All’ennesima risposta negativa gli dico di telefonare senza farmi vedere il depliant! Finalmente trova una stanza presso un b&b e la titolare ci viene a prendere con la macchina. Mentre aspettiamo la signora, cominciamo a parlare di moto: lui ha una enduro 50 cc. della Yamaha, ma non ci ha mai viaggiato (davvero?) e mi chiede quanto tempo abbiamo impiegato da Roma. Gli ho fatto un riassunto del nostro viaggio fatto e quello da fare. Ci sconsiglia di passare dal lago Balaton perché affollatissimo e “non bello per gli italiani, il lago di Garda è meglio”. Arrivata la signora salutiamo e andiamo a “casa”. La casa è in una zona periferica di Budapest, con il giardino, dove ci metto la “bambina”, ed è vicina ad una fermata dell’autobus che porta in centro.

Budapest-Parlamento 2

Andiamo subito e visitiamo Pest, dall’altra parte del Danubio rispetto al nostro alloggio. Il 20 agosto è festa nazionale e la città si sta preparando: la signora del b&b ci consiglia di andare a vedere la prova generale della sfilata militare che si svolgerà alle 19. Ce ne ricorderemo solo quando aerei ed elicotteri militari ci passeranno sulla testa! Nonostante un’aria un po’ trasandata, è una bella città e le brutte impressioni della mattina spariscono.

Budapest-Castello


Venerdì 17 agosto

Oggi restiamo a Buda e ci inerpichiamo sulla collina dove sorge la Cittadella. Per fortuna il sentiero è in mezzo agli alberi, perché fa molto caldo. Dalla Cittadella c’è una vista panoramica su tutta la città, divisa dal “bel Danubio blu”…..grigio rende più l’idea! Scendiamo e andiamo verso un’altra collinetta, più bassa, dove c’è la Fortezza (Varhegy). Proprio oggi inizia una fiera di artigianato locale e i cortili sono pieni di bancarelle che vendono di tutto: merletti, ceramiche, oggetti in legno o ferro, cesti di vimini e prodotti alimentari. Purtroppo non posso comprarmi un “vero” arco tartaro (!) perché non ho posto sulla moto! Scendiamo verso il fiume, lo attraversiamo sul Ponte delle Catene e cerchiamo un posto fresco per pranzare.

Budapest-Ponte delle Catene

Vabbè, mi vergogno ma lo devo confessare: abbiamo preso un’insalata e un gelato da McDonald!! Devo dire, però, che per tutto il viaggio ci sono stati utili….quante pipì gli abbiamo lasciato! Dopo il “lauto” pasto la stanchezza e il caldo hanno lasciato il segno: mi sono trascinato sui gomiti fino al parco civico (Varosliget) e mi sono accasciato su una panchina! Lilly si è fatta un giro e ogni tanto mi portava una bottiglietta d’acqua o un gelato. Dopo un paio di ore abbiamo ripreso la metro e siamo andati sulla Vaci Utca, la via dello struscio turistico, ma, soprattutto, sede del famigerato ristorante “Fatal”! Prima di partire me lo ha consigliato un amico e il nome è appropriato! Si mangia bene ma le porzioni sono veramente enormi, soprattutto quelle a base di carne….avete presente Obelix e i cinghiali? Accanto a noi c’erano sei tedeschi grandi e grossi che hanno fatto gli sboroni e poi hanno lasciato quasi tutto! Naturalmente noi non ci siamo fatti parlare dietro: spazzolato tutto! Satolli e barcollanti siamo andati a nanna.

Budapest-parlamento


Sabato 18 agosto

Ci dirigiamo verso il lago Balaton con l’intenzione di decidere al momento se dormire in zona o proseguire. Sull’autostrada c’è un traffico intenso e, a volte, si sta proprio fermi. Mi viene in mente che è sabato e, forse, anche gli ungheresi fanno la gita fuori porta. Dopo 100 chilometri usciamo dall’autostrada a Balatonaliga per dirigerci a Balatonfured, sulla riva nord del lago. I primi abitanti della zona dovevano avere una fantasia fervida, visto che ci sono una trentina di paesi che si chiamano Balaton-qualcosa! Il lago è lungo 77 km, è largo dai 3 ai 14 km ed è profondo al massimo 12,40 m. Inizialmente la nostra intenzione è quella di fare la statale a nord del lago e riprendere l’autostrada (che passa a sud) alla fine. Appena usciti dall’autostrada inizia una fila pazzesca e, per fare i 30 km fino a Baltonfured, ci mettiamo più di un’ora! E siamo appena all’inizio del lago! Ci fermiamo per pranzare e decidiamo di tornare indietro per riprendere l’autostrada. Non c’è praticamente nessuno e in meno di mezzora siamo di nuovo sull’autostrada. La cartina dice che l’autostrada arriva fino al confine con la Croazia…non è vero! Letenye, l’ultimo paese ungherese prima del confine, sembra allontanarsi anziché avvicinarsi. La strada affianca i vari cantieri dell’autostrada in costruzione, poi, all’improvviso, diventa di nuovo autostrada. Mancano pochissimi km al confine e un cartello indica un’uscita per Letenye, mentre, continuando, si va verso Lubiana. Dovendo andare a Postumia, vado dritto. Grande cacchiata! La strada va a nord per una trentina di km e poi si entra in Slovenia ma in direzione Maribor, che ci farebbe allungare di un casino! Se andavamo per Letenye, invece, ci facevamo 30 km di Croazia e poi entravamo in Slovenia facendo un tragitto più o meno rettilineo. Smoccolando giro in direzione sud, entriamo in Croazia e andiamo a prendere la strada che volevamo fare all’inizio. In meno di un’ora ci facciamo tre frontiere e, qui, i documenti li hanno controllati tutti! Anzi un croato ci ha anche preso in giro perché ha messo la mano con due dita aperte sulle fotografie e ha controllato gli occhi! ‘Fanculo, se volevi vedere le nostre facce, potevi dirlo! Vabbè, siamo in Slovenia ma sembra di stare in Svizzera: paesini puliti e ordinati, turisti zero, insomma un paradiso. Si è fatto un po’ tardi e cerchiamo un albergo. Passiamo vari paesi e non ce n’è neanche uno finchè non arriviamo a Ormoz dove c’è un albergo, una pizzeria, una chiesa e quattro case. Entro nell’albergo e sparo la solita tiritera in inglese. La signora alla reception mi guarda e dice: “Zimmer? Schlafen?” Alla mia faccia allibita fa il gesto internazionale di dormire e ripete “Schlafen?”. Risposta: “Ja, ein zimmer, ein nacht!” E il mio tedesco è finito! Siamo “fortunati”, ha una camera libera….ad essere onesti ha tutto l’albergo libero! Entriamo nella camera e ci aspettiamo di trovare Tito in persona ad accoglierci! Tutto, ragnatele comprese, è rimasto come allora! Per una notte va bene, ci diciamo e usciamo per la cena. C’è solo quella pizzeria e, quindi, non abbiamo alternative. La pizza non è un granchè ma il posto è molto bello perché la pizzeria si trova accanto ad una piscina con tutto il prato intorno. Ce ne andiamo subito a dormire perché oggi abbiamo fatto quasi 400 km. Pia illusione! Fa caldo, dormiamo con la finestra aperta e uno stormo di zanzare fameliche ci massacra! Inoltre è sabato e i villici si divertono a qualche festa chissà dove con musica ad alto volume! Tutta la discografia dei Pooh locali cantata a squarciagola fino alle 4! Intanto, anche le zanzare facevano festa sulla nostra pelle (è proprio il caso di dirlo!). Vinti dalla stanchezza, stavamo quasi per addormentarci ma…


Domenica 19 agosto

Ore 6: SDEDEDEN, SDEDEDEN, SDEDEDEN! Come in tutti i paesi, la domenica si va a messa. E le campane suonano per almeno un quarto d’ora! Dopo aver bestemmiato da S. Abaco a S. Zuzzurellone andiamo a fare colazione: sono quasi le 7 e già dalle 6 si potrebbe fare. Scendiamo nella sala ristorante e c’è la signora delle pulizie che sta lavando il pavimento. Entra in cucina ed esce una tizia che ci guarda con aria interrogativa. Le dico, in inglese, quello che vogliamo per colazione e quella rientra in cucina smoccolando qualcosa in sloveno. Dopo un po’ arriva il portiere che ci chiede, in italiano, cosa volevamo per colazione. Fatta colazione, pagata la stanza e ingrassata la catena, si parte: sono le 8.04 ed è record assoluto! Solitamente non si partiva prima delle 9.30… Prendiamo l’autostrada e ci dirigiamo verso Lubiana e, poi, Postumia. Ogni 30 km circa c’è la barriera per pagare, ci fermiamo quattro volte e ogni volta paghiamo 1,55 €. Da Lubiana in poi è come da noi, si prende il biglietto all’entrata e si paga all’uscita. Arriviamo alle grotte di Postumia e cerchiamo una stanza all’albergo che sta proprio lì, a 100 m dall’ingresso. Andiamo subito a visitarle. Si prende un trenino che passa in gallerie a volte grandi, a volte bassissime, tanto da aver paura di sbattere la testa, ma che spettacolo! Dopo 5 km si scende e inizia la visita vera e propria. Si cammina per un chilometro circa in grotte altissime piene di stalattiti e stalagmiti, alcune sembrano lenzuola, colorate di rosso oppure bianche: una meraviglia! Si riprende il trenino e siamo fuori…al caldo! Ormai si sono fatte le 15, mangiamo qualcosa e poi ci facciamo giusto un riposino: due ore filate! Dopo la quella che passerà alla storia come la “notte infernale a Ormoz”, ci voleva proprio! Ci ha svegliato la pioggia, mannaggia la pupazza! Ceniamo presto e alle 20.45 mi piazzo davanti alla tv: c’è la Supercoppa italiana tra l’Inter e la Magggica…ma questa è un’altra storia.


Lunedì 20 agosto

Il tempo è incerto e siamo indecisi se andare a Bled e, poi, rientrare in Italia o rientrare subito passando da Trieste. Decidiamo per questa seconda ipotesi che si rivela la migliore: da Trieste a Varena (da dove eravamo partiti due settimane fa) ce la facciamo sotto la pioggia. Passiamo per Codroipo, Pordenone, Vittorio Veneto, Belluno, Agordo e il passo del S. Pellegrino. Fare la strada che va al passo con la moto stracarica, pendenza del 18% e sotto la pioggia non è una passeggiata! Verso le 17 siamo a casa, dopo aver fatto 2.242 km in 14 giorni, stanchi ma felici. Ci riposiamo i successivi 5 giorni e domenica 26 agosto siamo tornati a casa a Roma. La “bambina” ha fatto, tutto compreso, 3.744 km senza fiatare…

Giorgio&Lilly

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