Gran Jamahiria

appunti di viaggio

Stracolmo di emozioni

Come un bicchiere riempito troppo che dal bancone devo portare al tavolo.
Così torno a casa, cercando di non far cadere nemmeno una goccia delle emozioni provate in questi 20 giorni.
Attento ad ogni scossone, ad ogni movimento brusco, ad ogni strattone che ricevo durante il rientro, tragico, a Roma.
Con gli occhi concentrati su quel bicchiere stracolmo, nemmeno mi accorgo che dalla sella della moto, sono seduto ora sulla sedia davanti al portatile. Il click del mouse scorre le foto, tutte, anche quelle degli altri che a secchiate di acqua gelata mi schiaffeggiano la faccia ricordandomi ogni nanosecondo della mia Africa.

Dare un senso cronologico a questa esperienza non è facile. Ogni singolo ricordo è fuso con gli altri che come pece mi impasta il cervello.
Riporto qualche pensiero trascritto a parole, nei momenti di pausa, sui fogli della moleskine.

I preparativi

Stiamo incontrando parecchie difficoltà nell’organizzazione. Già prima della partenza ci sono grossi problemi da affrontare: visti e permessi prima di tutto, poi preparazione mezzi, preparazione fisica, reperire attrezzatura necessaria.
Non è facile nemmeno organizzare un percorso tenendo conto di tutti i possibili imprevisti, anche se certamente non riusciremo a prevedere tutto (siamo 7 moto, e ci sono migliaia di km di fuoristrada da affrontare) ma il bello è anche questo.
L’importante è partire.

Il bello del viaggio, di questo viaggio, è che sarà fortemente influenzato sia nella misura tempo, che nella misura spazio, dalla Libia.
Abbiamo solo dei punti e dei luoghi in cui vorremmo passare e che vorremmo visitare.
In mezzo tra un punto e l’altro, tra un luogo e l’altro, la fantasia della sabbia, la durezza delle pietre, la serenità delle oasi, modelleranno il nostro percorso, decideranno i nostri tempi. Plasmeranno la nostra anima.

Avrò il piacere di guidare lì con: Max, Valeria, Federico, Andrea, Palì e Chicco.
Siamo in piena fase preparativi, con notti insonni nei garage a smanettare sulle moto, e occhi esterrefatti al monitor a guardare foto e reperire informazioni varie, via vai tra ambasciate e questure.

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Hic sunt leones!

Un mese per preparare tutto, e non è stato facile.
Corse frentiche tra ambasciate, questure, uffici e agenzie. Controlla tutti i documenti, scannerrizza, invia, ricontrolla, manca questo, nooo, ancora, dai sbrigati.

Manca poco.
Nottate gelide in garage semibui, con l’alito che scalda le mani, a riavvitare l’ultimo bullone. Nottate di pizza e birra, birre che trillano all’ennesimo brindisi “alla Libia, al nostro viaggio”.

Matita in bocca, guida sottomano, cartina a terra e noi dall’alto a sognare, a toglierci già la sabbia dalla faccia. Occhi lucidi e sorrisi che luccicano, non ci crediamo ancora. Si parte.

Dal 21 dicembre al 7 gennaio. 5000 km tra sassi, sabbia, piste e dune.
5 africa twin 750, una bmw 650, un DR650se.

Ci seguiranno per tutto il viaggio 2 pickup, con guida libica, poliziotto armato (obbligatori) che ci faranno da supporto e porteranno i bagagli, cibo, benzina, pezzi di ricambio e gomme di scorta oltre a tutta l’attrezzatura tecnico scientifica e prepareranno i campi nel deserto.

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RomaSalernoPalermoTunisi

Appuntamento all’autogrill Frascati ovest. alle 14.00.
Iniziamo male. Tranne Chicco e Fede, che arrivano nel range di accettazione, gli altri si presentano con un ritardo che va dalla mezz’ora, all’irritante 1 ora e 16 minuti di Vale e Max.
La nenia delle scuse, il mio perdono, un caffè, il pieno e via. Sono le 16.35, finalmente si parte.
Siamo carichi noi, e anche le moto che si fanno largo tra le lamiere e le luci rosse incolonnate istericamente nell’esodo di questo venerdì prenatalizio.
Mezza Italia è al volante, l’altra metà sul sedile passeggero (questa sarà una delle tappe più dure dell’intero viaggio: uscire da Roma).

Fa freddo, ci si ferma per qualcosa di caldo e per coprirci con pile e antipioggia.
Salerno è vicina. Ci aspettano Max e Giovanni di Salerno che sono venuti a salutarci. Piacevole scambiare 2 chiacchiere tra pizza e birra, anzi birre, pure troppe… tanto da rendere complicato centrare il portellone d’ingresso della nave durante le operazioni di imbarco.

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Mare, mare e ancora mare. A bordo c’è chi c’è già stato, chi ci va per la prima volta, e c’è anche chi se la canta, raccontando leggende metropolitane africane. Vabbè, il mal d’africa ad alcuni fa veramente mal.
Ore di navigazione passano dolci attorno ai tavoli, parlando, guardando cartine, consigliandoci sugli itinerari, sull’attrezzatura, aiutandoci nella compilazione dei moduli.
5 ore di sosta nel porto di Palermo ci permettono di gustarci al volo un gelato, una brioche e una 40ina di arancini. Con le panze piene risaliamo a bordo, prossima tappa Tunisi.

23 febbario 2007, ore 10.00 Africa

Incredulo, quasi a disagio a guidare sui primi metri di asfalto africano. Africa: da quanto la sognavo?
Sdoganiamo in 30 minuti, salutiamo Talino, Daniele, Giorgio e tutti gli altri. ci si vede al rientro, lacio drom.
Primi km di Africa, bisogna adattarsi alla guida locale, abbastanza folkloristica e colorata, con sorpassi e manovre vietate anche nel wrestling. Dopo 540 km, stanchi e infreddoliti, arriviamo a Ben Guardane.
Paese postatomico di confine. Apparentemente deserto, ma nei vicoli qui tutti trafficano di tutto, a qualsiasi ora, senza sosta.

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Frontiera

Amo queste frontiere, dove la confusione regna sovrana.
Pastori, contrabbandieri, camionisti, guardie, impiegati e poi noi.
Pecore, camion, fuoristrada, camper, carretti e poi le nostre moto.
Consigli, dritte, suggerimenti per saltare la fila. Gli uffici sparsi alla rinfusa, senza insegne e con le più improbabili persone all’interno. Tutti che parlano, imprecano e non sai a chi dare retta. Alla fine con 6 ore ce la sbrighiamo.
Visto, timbro sul passaporto e targa araba. Siamo in Libia.

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Il primo pieno non si scorda mai

Sosta al primo benzinaio in Libia. Pompe e struttura non sono molto accoglienti, potrebbero benissimo fare da sfondo ad una delle scene di Mad Max.
Ci sta aspettando Omar, una delle nostre guide. Carichiamo tutto il bagagliame sul pick-up di appoggio e facciamo il pieno.
5 Africa Twin, un GS650, e un DR650 = 93 litri di benza.

Chiedo al benzinaio quant’è?
Lui mi indica i numeretti del distributore, bene.
Prendo la calcolatrice e faccio il calcolo, converto i Dinari in Euro.
No, forse mi sono sbagliato, riprovo, chiedo aiuto a non so chi, con il cellulare rifacciamo il calcolo. Impossibile, s’è sbagliato, no impossibile!
Gli faccio notare che probabile c’è un errore…. 93 litri di benza non possono costare 7 euro!
Ma lui mi conferma il prezzo, 93 litri = 7 euro… viene voglia di berla la benzina!

Ghadames

Visitata 2 volte:
Alle 2 di notte, sotto una luna lampione che illuminava di un bianco tiepido i vicoletti della città vecchia. Spettrale e tetra, il silenzio che avvolge come nebbia tutto. La città è disabitata, non c’è nessuno, ma non abbiamo il coraggio di avventurarci al suo interno, ci limitiamo a percorrere le strade principali, aiutati dalle torce. Parliamo sottovoce, ma più che per non disturbare, è la paura che ci fa abbassare il tono di voce.
La seconda vistita la facciamo di giorno, con una guida locale.
Mohamed parla benissimo l’italiano, coniugando congiuntivi e imperfetti irregolari da metterci in imbarazzo. Grazie a lui riusciamo ad avventurarci negli angoli più nascosti, a conoscere chi ancora lavora nella città vecchia, a vedere la piccola moschea e la fontana della Giumenta.

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360° di nulla tutt’attorno

Siamo soli. Poche volte mi sono sentito così “lontano”. Lontano da tutto.
Sono giorni che non incontriamo nessuno. A parte pietre e sassi e qualche cespuglio secco sembra non esserci altro. Nonostante la natura abbia a disposizione solo questi 3 elementi, riesce lo stesso a dipingere scenari di una bellezza irreale, e si fa difficoltà a credere a ciò che si vede.
Il paesaggio non è mai monotono: risaliamo fiumi in secca, il letto è una pista stretta di sabbia che serpeggia attraverso le sponde di pietra nera, si sale su fino a sbucare su altipiani che terminano con falesie a piombo su laghi salati.

Stiamo costeggiano le montagne di sabbia del Murzuk. Le dune raggiungono altezze impensabili, si estendono per km, una catena montuosa di sabbia.
Di fronte un piattone immenso senza fine, guidiamo per ore senza riferimenti, per fortuna ci sono Mohamed, Omar e gli altri. Da soli saremmo spacciati, basta fare un giro su se stessi che si perde l’orientamento.
Il freccione del Gps punta verso Djerma, ma fa paura alzare gli occhi e guardare che la nostra direzione è verso il nulla più assoluto.
Tutt’attorno non c’è niente, 360° di nulla ci circondano, non abbiamo riferimenti.
Qui è difficile controllare la velocità, e senza accorgersene ci si ritrova a 130 km/h.
Né alberi, nessuna pietra, per centinaia di km, non c’è nulla. Nulla si muove e, nonostante la velocità, sembra essere fermi, senza punti di riferimento, con davanti un orizzonte lontano.
E’ così (s)coinvolgente guidare qui che non ci si accorge della stanchezza, che puntuale, nelle prime ore del pomeriggio, arriva di colpo, e basta un piccolo errore, una piccola distrazione, una duna presa male, un cespuglio che scarta l’anteriore, un dosso che scompone la moto, e si rischia la vita.

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Ritorno

Gli occhi fissi al soffitto. Sono stanchissimo, mi fanno male dei muscoli che non pensavo di avere, mi scricchiolano tutte le ossa. La doccia calda ha lavato via giorni di sudore a spingere la moto nella sabbia, a rialzare quella di chi cadeva. Una doccia calda a scaldarmi dopo giorni di freddo inteso (-3 sull’altipiano di Aboha), dopo giorni di sacco a pelo e tenda, e brina la mattina con i vestiti e la pettorina ghiacciati che addosso si appiccica come la carta dei ghiaccioli.
Dopo 15 giorni eccomi finalmente su un letto. La mente a mollo in un torrente di ricordi.
Non dormo, nonostante la stanchezza, non chiudo occhio. Domani rientriamo.
Si ritorna a casa.

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