2° Kikkaraduno

Report di Giorgia

Qualcuno potrebbe pensare che quello del motociclista sia solo un hobby un po’ costoso, un modo come un altro per passare il tempo libero o un’alternativa –forse un po’ rumorosa- all’automobile per districarsi nel caos della capitale. E in parte avrebbe ragione.
Tuttavia, dietro quei caschi scuri pronti a scattare al semaforo, incubo di pedoni ed automobilisti, ci sono anche persone che hanno trovato un sistema efficace per riunirsi ed evadere dal quotidiano, con risultati tutt’altro che negativi.
E se quel qualcuno pensasse che fare il motociclista sia un giochetto da ragazzi, uno “sport” cui tutti son buoni una volta dotati di due ruote ed un acceleratore, beh, si sbaglierebbe non poco. E, come in tutte le cose, il metodo migliore per ricredersi è partecipare, anche in piccola parte, ad un’avventura su strada.
Ma, allora, quale scenario migliore della verde Umbria in un fine settimana autunnale? Quale occasione più favorevole del II Chiccaraduno di Massa Martana?
Ancora prima di partire si capisce, allora, che oltre alla passione, la moto richiede molti accorgimenti che, se agli occhi di un profano possono inizialmente apparire eccessivi, si rivelano invece essenziali. Infatti, lungi dall’essere sprovveduto od incosciente, il motociclista sa quello che lo aspetta e, prima di affrontare un giro fuori porta, si prepara con cognizione di causa.
Ecco allora che l’inizio è stato una vera e propria caccia al tesoro (infatti, su due partecipanti a dover raggiungere il motoraduno, solo uno di noi era attrezzato per affrontare la giornata). Questo, purtroppo, unito ad ulteriori impegni, ha comportato un giorno di ritardo nel ritrovare il gruppo, i cui componenti, partiti dalle più svariate regioni d’Italia, avevano raggiunto già nella mattinata di sabato la sede dell’incontro.
Tuttavia la giornata di sabato non è andata persa e, se al mattino sarebbe stato quasi impensabile affrontare più di mezz’ora sul sellino di una motocicletta fuori dal centro di Roma, al calar del sole, dopo un pomeriggio di ricerca tra i due capi della città, era stato incredibilmente procurato tutto il necessario -dal casco ai guanti- per raggiungere il motoraduno.

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La partenza era fissata per il mattino seguente. Nonostante il tempo non fosse dei più clementi il viaggio in direzione di Massa Martana è cominciato attraverso le strade semi deserte di una Roma addormentata. Anche se non pioveva ancora, si capiva facilmente che acqua e vento non avrebbero tardato a far capolino tra le nuvole, ma la moto non teme le intemperie del clima e il viaggio è proseguito senza ostacoli fino a Narni. Qui, dopo una breve sosta in una caffetteria locale, si è dovuto affrontare qualche piccolo imprevisto. Non è chiaro il motivo –se sia per questioni di rivalità tra comuni limitrofi o per incomprensioni linguistiche- ma, nella zona che si estende tra Narni e Terni, risulta alquanto complicato trovare informazioni precise per raggiungere l’uscita Massa Martana e questa difficoltà inattesa, purtroppo, comporta un certo dispendio di tempo. Solo percorrendo con meticolosa attenzione quel periglioso tratto di strada, siamo finalmente riusciti a districarci nel labirinto di vie che si intrecciano nella regione per raggiungere il punto di incontro prestabilito. Qui, una nutrita schiera di motociclisti attendeva paziente, pronta per conquistare le strade dell’Umbria.
Incurante del vento e della pioggia, la lunga fila di motociclette ha percorso chilometri sul selciato bagnato, superando graziose località Umbre, fino al maestoso duomo di Orvieto dove, padroni indiscussi della piazza semi vuota, le motociclette e i rispettivi proprietari, hanno posato davanti agli obiettivi per le numerose foto ricordo.
Il raduno si è concluso in un ristorante self-service lungo la strada, dove i vari gruppi, dopo essersi salutati si sono separati dandosi appuntamento al raduno successivo.
Un ringraziamento a tutti per la bellissima gita. E questo è quanto, almeno in attesa del prossimo raduno!

P.S. Uno speciale ringraziamento ai gestori del ristorante che, pur non essendo forniti di termosifoni, avevano bagni adeguatamente accessoriati per asciugare i guanti bagnati.

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