La mappa non è il territorio

È bello, prepararsi ad un’uscita fuoristrada: lo studio del percorso, la manutenzione di base della moto, la selezione dell’equipaggiamento necessario. E poi c’è la mappa. Una vecchia cartina, un tracciato gps. A me piace la mappa, o meglio il Rozzbook: un insieme di scarabocchi e annotazioni miniati su una fotocopia di atlante stradale o su una stampata di Google Maps. Non serve a nulla, ma fa sentire competenti. Per fortuna esco con gente attrezzata di navigatori e smartphone, e mi affido a loro.
Stamane siamo in cinque. Oltre a me, Dadotwin, Nonno Peppe e due nuovi soci che provengono dal giro KTM Adventure: K-Giu e Sem. La mia moto è in forma (ho attaccato due nuovi adesivi sulla carena, per il controllo olio e gomme non avevo tempo) e il meteo è magnanimo, nonostante le previsioni dessero pioggia. Una breve sosta a Palombara (il gioiello della Sabina) per farci un cappuccino con Gemdx, che ci è venuto a salutare, e via verso i monti. Nonno Peppe è un vero veterano: i suoi stivali d’epoca (o si dice vintage?) mancano di tutti gli attacchi, spartanamente sostituiti da corde elastiche. Rozzo, ma efficace.
La mappa non è il territorio

La mappa non è il territorio

nonno Peppe

Presa la sterrata, alla prima sosta Dadotwin, che ci vuole stupire con una derapata, cade. Il paracarena, d’altronde, esiste per questo. Una buona risata, e ci avviamo su per i boschi su una carrozzabile. Mi piace molto, il Land Rover Defender: semplice nelle forme, privo di fronzoli o insulse cromature, solido. Ma quello che ci troviamo davanti porta la scritta GUARDIAPARCO. E noi sì, siamo in un parco regionale. Dal mezzo scendono due tipi: il cattivo è segaligno, col pizzo lungo lungo; il buono è ben piazzato, alla mano. “La strada, più avanti, è interrotta, è chiusa da una cancellata, c’è un terreno privato. Non potete proseguire. Adesso tornate giù a valle con noi”. Segue discussione basata su ipotesi, eccezioni, condizionali. Ma i due guardiaparco si rivelano essere, in realtà, gnomi protettori del bosco: comprese le nostre buone intenzioni ed il nostro profondo rispetto per la Natura, ci istruiscono su come proseguire il viaggio, ci rivelano un rituale magico e ci salutano, scomparendo nella nebbia. Qualche centinaio di metri più oltre ecco, a sbarrarci la strada, il cancello. Pratichiamo il rituale magico (Dadotwin, impressionatosi, cade) e ci troviamo il cancello alle spalle. Nonno Peppe, per distinguersi, ha aggirato l’ostacolo trasfigurandosi in un camoscio.

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dadotwin

La mappa non è il territorio

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La mappa non è il territorio
Il percorso successivo è splendido, e curva dopo curva superiamo il modesto valico tra vacche e cavalli al pascolo nella nebbia. Arriviamo in vista della strada asfaltata, quella che risultava sulla mia mappa e sui tracciati satellitari: già stiamo immaginando i manicaretti che ci attendono in trattoria. Ma la mappa, si dice, non è il territorio. Alla strada asfaltata non possiamo arrivare, perché c’è un altro cancello, ben chiuso da una catena. Niente gnomi qui, niente rituali magici. Tornare indietro? Sarebbe un’onta. Bisogna trovare un’altra strada. Ci avventuriamo così in un dedalo di false piste e sentieri nella campagna circostante, ostacolati da una fanghiglia argillosa che se la ride dei nostri tasselli. In discesa, sul fango, la moto di Sem si pianta, e non riparte: la batteria è a terra, sfinita dai due inutili faretti supplementari, dimenticati accesi da ore. Al posto di Sem, io avrei sfregiato a sassate il numero di telaio della moto, avrei staccato la targa e sarei tornato a casa fantasticando su quale supersportiva comprarmi a rate. Invece Sem non si scompone, non fa nemmeno una smorfia. Serafico, sigarettina in bocca, smonta le carene aiutato da K-Giu, che gli avvicina due cavetti che ha collegato alla batteria della sua KTM. Bravi, sì, lo devo ammettere…ma non hanno i miei bellissimi adesivi. La moto riparte, e si prosegue.

peggio

Crediamo di avercela fatta, la civiltà prima così disprezzata è nuovamente seducente, i nostri stomaci reclamano cibo, reclamano vino. Ma ora dobbiamo fare i conti con una tripletta di staccionate che ci impediscono il passaggio. Ma cos’è, un videogioco? Dove siamo, nel quadro finale che non si riesce mai a superare? Fanculo, gnomi protettori del bosco: le staccionate questa volta le smontiamo e rimontiamo una dopo l’altra, alla vecchia maniera. Il tratto di asfalto è veloce, siamo subito in paese. Tonnarelli cacio e pepe, grigliata di carne, cicoria ripassata, due fiaschi di vino rosso: possiamo dire di esserceli meritati, o no?

Testo: Peggio
Foto: Peggio e K-Giu

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sporcoendurista

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