Un lucchetto di troppo
La mattina seguente a destarmi non è stata la sveglia bensì un dolce ticchettio sul vetro della finestra…azz, piove a dirotto!
La foresta d’Aitone, le cascate, i torrenti, il Col di Vergio…vedo svanire tutti i miei progetti della giornata in un attimo, portati via dall’acqua.
Restiamo a zonzo per la cittadella per tutta la mattina approfittando del tempo tra uno scroscio e l’atro.

Nel pomeriggio, verso le 16, il cielo iniza ad aprirsi e spuntano le prime macchie di azzurro.
In fretta e furia prepariamo la roba da moto e deciamo di partire lo stesso verso Evisa per vedere di recuperare almeno in parte il tempo perso.
Non trovo le chiavi della moto, nella furia prendo il mazzo di scorta.
Ancora una strada incantevole, con pericolosi quanto affascinanti strapiombi senza muretti di protezione e curve cieche. Avrei voluto fermarmi di continuo a fare foto ma non c’era tempo, “magari mi fermerò al ritorno…”.
Alcuni simpatici incontri fanno tornare l’entusiasmo anche all’Ale, un pò intimorita da quanto la strada saliva tra i monti.


Arriviamo ad Evisa, piccolo paese ai piedi della Foresta d’Aitone. Come di consueto, parcheggio la moto e lego i caschi con un bel lucchetto per andare a visitare il posto.

Quando torniamo alla moto un brivido freddo mi attraversa la schiena. Nel mazzo di chiavi di scorta c’erano tutte le chiavi, tranne quelle di quel particolare lucchetto, quello con cui avevo legato i caschi al portapacchi della moto. Con la coda tra le gambe e l’aria affranta spiego con calma la situazione alla compagna.
Andiamo a cercare un feramenta o qualcuno che ci potesse aiutare ma, come al solito, in questi borghi ci sono solo barrettini e ristoranti…
L’unica soluzione che mi è venuta in mente in quel momento è stata quella di andare in giù e tornare a Porto senza casco, per far prendere un pò di aria ai belli capelli. Ci incamminiamo in giù a passo d’uomo e motore spento, 22 km di strada a strapiombo su profonde gole ci separano dalle chiavi.
Un paio di km più giù una visione: i Pompiers, oullallà, siamo salvi!!!
Li disturbiamo durante un’appassionante partita a bocce e spieghiamo il problema. Immediatamente salgono a bordo del camion e prendono delle belle tronchesi e in due cercano di spaccare la catena. Niente da fare, nemmeno un graffio…serve qualcosa di più energico, vanno a prendere il flessibile elettrico.

Nel frattempo Jean-do, un taxista incuriosito dal trambusto, viene a vedere cos’è successo. Parla italiano e gli spiego che abbiamo perso le chiavi ma ne avevamo una di scorta all’hotel di Porto. “Ma allora vi servono solo un paio di caschi per tornare a Porto, io ne ho quanti volete!”
Fermiamo il pompiere fogatissimo col flessibile che si apprestava a tagliarmi in due l’Africa e seguiamo l’amico taxista.
Frega un casco da cross ed un suo amico pompiere e poi ci porta a casa sua, nel garage, dove tiene due moto da cross e ci da anche un altro casco per della misura giusta per l’Ale. Nel tragitto di ritorno, oltre ad offrirci dei buoni dolcetti locali fatti da sua moglie, ci racconta che ha un terreno lì vicino dove praticava motocross assieme al figlio.
Naturalmente, una volta tornati alla moto, gli chiedo come fare per riportargli i caschi ma lui insiste perchè li lasciassimo in albergo alla receptions, tanto la mattina seguente sarebbe stato in zona e li avrebbe ripresi.
Dopo aver ringraziato di cuore jean-do e gli amici pompieri (compreso quello molto perplesso a cui avevamo fregato il casco) ci siamo incamminati in giù verso casa. Purtroppo nei caschi non era inclusa la mascherina ed eravamo a 1000mt di quota, un freddo becco visto che aveva piovuto per tutto il giorno abbassando la temperatura.
Abbiamo provato a rimediare con quello che avevamo, le nostre maschere da sub calzavano a pennello, donandoci un look da veri SporchiEnduristi in vacanza.

Calvi
E’ ora di rifare nuovamenti i bagagli e continuare il nostro percorso lungo la D81; prossima meta: Calvi
Vi sembrerà ripetitivo ma per l’ennesima volta abbiamo dovuto fare i conti con il tempo. I primi km lungo la costa lasciano ben sperare ma poco dopo la strada si addentra tra le montagne dell’interno e la musica cambia. Le macchine che incrociamo hanno i vetri ancora bagnati…ci fermiamo per metterci gli impermeabili sperando nella vecchia teoria che quando hai l’ombrello va a finire che non piove.
No, non questa volta. Una bella lavatina per una venti km, fino al passo vicino al golfo di Girolata. Dopo per furtuna la situazione migliora e possiamo levarci gli anti-pioggia. Arrivati a Galeria la D81 si sdoppia: la strada principale raggiunge Calvi dall’interno, quella secondaria passa lungo la costa.
Visto che ormai abbiamo capito come funziona, la scelta è obbligata: D81Bis!
Il paesaggio cambia bruscamente;
cinque minuti fa eravamo in montagna sotto il diluvio…

…e cambiando solo punto di vista ci ritroviamo al mare, durante una bellissima giornata di sole. finalmente, ci sentiamo di nuovo in vacanza!


Tra una sosta e l’altra raggiungiamo Calvi e ci sistemiamo in albergo.



Baratto con Alessandra un pomeriggio di shopping per una cena al tramonto sul promontorio di Revellata per fare delle foto. Mi sembra un patto equo…
Calvi è una classica cittadina di mare: molto animata e piena di bancarelle






Sbuffando e stronfiando seguo la fidanzata durante la frenesia da souvenirs…per fortuna scopro che c’è qualcosa anche per me!


Finalmente il pomeriggio volge verso il termine ed è arrivata l’ora di andare a cenare sul mare. La mia idea era quella di raaggiungere il faro della Revellata ma la strada sterrata parecchio sconnessa, unita alle bestemmie della passeggera e al vento (massì, pure quello) che si era alzato mi fanno desistere dall’impresa e mi tocca “accontentarmi” di una cenetta in un parco con vista sulla cittadella antica di Calvi.





Anche qui, come a Evisa, giocano tutti a bocce…dev’essere lo sport nazionale!

Dopo cena non ci sono alternative! Mi sono fatto fregare di nuovo e mi ritocca la solita passeggiata per la via principale e il porto!



E’ proprio al porto che, la sera, la città cambia volto. Le banchine dove nel pomeriggio sostavano piccole barchette e motoscafini vengono prese d’assalto da Yacth e navi di gran lusso e, come alle elementari, parte subito la sfida a chi ce l’ha più lungo…

più largo…

o più alto!

Tornati in albergo, il telegiornale francese ci informa della nuova ondata di crisi che travolge i mercati finanziari; crisi che, pare, non ci sia qui a Calvi!
La mattina seguente ce la prendiamo un pò comoda e andiamo a visitare la chiesetta di Notre-Dame de la Mer, dalla quale si gode di una bella vista sul golfo sottostante.

Più tardi riproviamo, con maggior succeso, la discesa verso il golfo della Revellata…
raggiungiamo una spiaggia un pò affollata ma con un acqua splendida e finalmente ci concediamo il PRIMO bagno.



La giornata passa in fretta e ben presto ci ritroviamo dopo cena, indovinate a fare cosa? Eh sì, a girare per bancarelle.




