Il deserto (quasi…)
Siamo ormai arrivati alla penultima tappa del nostro viaggettino in Corsica.
Il prossimo obiettivo è la cittadina di Saint Florent; tra noi e lui una settantina di km e il Desert des Agriates.
Superiamo I’lle Rousse con qualche difficoltà visto le code di macchine e turisti che si accalcavano verso il centro e proseguamo lungo la statale. Da qui in avanti la costa mostra tutti i suoi bellissimi colori e il mare sfuma dal turchese, su fondali sabbiosi, al verde smeraldo, dove invece regnano gli scogli. Decidiamo un pò a malincuore di non fermarci e proseguire velocemente verso il deserto.
Con una deviazione lasciamo la noisa e trafficata N197 per iniziare a salire su per le curve della ormai adorata D81. A poco a poco gli alberi sparicono, lasciando spazio solo al piccolo e basso sottobosco che caratterizza tutta questa zona.
Appena trovo una piazzola mi fermo un attimo per controllare un pò la moto: mi sembra strana, pesante…era come se stessimo viaggiando in tre…
Appurato con non c’era niente di anomalo risalto in sella alla moto mentre sento Alessandra sghignazzare sotto i baffi…mha?!

Lasciandoci cullare dalle curve arriviamo nei pressi dell’abitato di Casta dove un sacco di Jeep e 4×4 riempiono i lati della strada e mi mettono in allarme. Di lì a poco infatti un piccolo cartello ci annuncia che sulla sinistra parte la sterrata per raggiungere la famosa spiaggia di Saleccia. In maniera un pò meschina e senza chiedere il consenso alla passeggera mi butto giù per la stradina.
Subito allarmata, Alessandra inizia a chiedere spiegazioni e la informo che c’è da fare “una decina scarsa” di chilometri di sterrato, ma di quello facile facile. Io, che come metro di paragone uso le autostrade sterrate del senese, le annuncio anche un ottimistico tempo stimato di una ventina, massimo venticinque minuti.

Ahimè la strada non era proprio liscia e facile come mi aspettavo e ben presto da dietro arriva la prima domanda: “ma quanto manca?”. Gurdando il contachilometri scopro che in 15min avevamo fatto meno di 3, miseri km. Non avevo scelta, continuando a mentire approssimo a 7 i 10 chilometri rimanenti. I canali scavati dall’acqua (ma allora piove anche nel deserto?) e i tratti pieni di pietre rallentano ulteriormente la nostra marcia. Per non far prendere troppi scossoni alla passeggera andavo talmente piano che ho percorso anche dei tratti in prima, col risultato che sono partite le ventole di raffreddamento dei radiatori dell’Africa.

A metà precisa della strada ormai il mio conteggio fasullo non reggeva più e sono stato costretto a svelare l’inganno, rivelando che eravamo appena a metà del deserto e che dovevamo velocizzare un pò il passo per non squagliare la moto. Durante la nostra sosta i fuoristrada e le altre macchine ci sorpassano impolverandoci bene bene. Lo sguardo cupo e serio dell’Ale mi fa scomparire immediatamente il mio sorrisino, quello di chi invece si sta divertendo.
Riprendiamo la via ad un passo più vispo, ripassiamo tutte le 4×4 e arriviamo per primi alla spiaggia. Primi un cavolo, il parcheggio dove finiva la strada era già pieno e la spiaggia, inutile dirlo, pure!
La maggiorparte della gente scopro però che ci è arrivata via mare, o con mezzi propri, o grazie al servizio navetta da S. Florent.
Un bel bagno, anche se veloce, nella fresca e trasparente acqua ci ripaga del (misero) sforzo fatto per arrivare.




Ormai però è tardi, è l’ora di pranzo e per mangiare dobbiamo arrivare in città…è quindi ora di ripartire!
“Ma bisogna rifarla tutto all’incontrario?” – No, no – La tranquillizzo mentre riprendo la strada fatta all’andata.
Il ritorno però è stato molto meno traumatico e veloce; in una mezz’oretta ne tiriamo fuori le gambe. Incrociamo tra la polvere anche qualcuno con uno scooterone e un vespino che ci fanno capire che proprio la nostra non è stata proprio una grande impresa…

Dopo aver pranzato, ci aspetta la visita del paese: da vedere, altre alle ormai odiate bancarelle, la cittadella antica arroccata sopra il centro abitato.


Curiose insegne e colori attirano la mia attenzione. Molti cartelli ci informano che stesera ci sarà festa grande con degli idoli locali.







Davvero curiosa la piazza centrale, che anzichè essere piastrellata è fatta di terra. Naturalmente appena il sole allenta la sua morsa e il caldo si fa meno forte, gli abitanti del posto iniziano grande sfide a bocce riempiendo tutta la piazza di sfide all’ultimo pallino!



La sera il brulichio dei ristoranti aperti anima tutta la via principale. Noi, con il nostro solito panino, preferiamo accamparci sugli scogli del molo per mangiare più in tranquillità.






Anche qui, come a Calvi, non manca la sfilata delle “bagnarole” tutte ormeggiate l’una accanto all’altra a dare bella mostra di se. I veri marinai, intanto, si godono qualche trasmissione culturale sulla vita di mare.


Ultima parte – I’ddito!
Per il gran finale ci eravamo riservati la parte più a nord dell’isola, il famoso “Dito”. Abbiamo prenotato un alberghetto in un piccolo borgo nei presso di Cap Corse e decidiamo di prendercela con calma visto che i chilometri da percorrere sono pochi. La strada come al solito è stretta e tortuosa ma immersa negli immancabili colori della costa.


Improvvisamente, arrivati vicino all’abitato di Nonza ci troviamo imbottigliati in coda. Un camper e una macchina si erano incastrati e stavano litigando su chi dei due doveva cedere il passo e dare la precedenza. Saranno stati italiani?
Poco male, avevo previsto di fermarmi a visitare il paese, famoso per la sua spiaggia nera, e quindi parcheggio semplicemente la moto e proseguiamo a piedi.



Dentro il borgo si snoda una stradellina pedonale che attraversa le caratteristiche case in pietra e porta fino in cima alla rocca, dove si trova ancora la vecchia torre di avvistamento, immancabilmente trasformata in negozio di souvenirs.


Da quassù si gode anche di una bella vista sul mare e sulla sabbia scura che pare debba il suo colore ad una vecchia miniera di amianto…chissà che bella tintarella che ci si piglia!




Più sotto, sulla strada, la coda sembra essere ormai svanita e quindi possiamo ripartire per andare a cercare un posto per mangiare. Arrivati a Pino troviamo il solito Spar, supermarket full-optional con annessa anche una pompa di benzina.
Facciamo subito il pieno di viveri e di benza e scendiamo per una ripida stradina verso il mare. Troviamo una bella baia sormontata solo da 4 o 5 casette dove fare un tranquillo pic-nic sugli scogli.


L’Ale scappa a destra e a sinistra perseguitata dalle api che vogliono il suo thè alla pesca e da un canino che invece era interessato al panino.

Incuriosito da tutti questi piccoli paesini decido di fare tappa anche a Port du Centuri dove facciamo una passeggiata tra i pescherecchi che animano il porto, rinomato per la pesca delle aragoste.Noi purtroppo le abbiamo viste solo nei menù dei ristoranti.





Il pomeriggio scorre veloce e manca solo l’ultima parte del programma: una visita al’arci-noto promontorio di Cap Corse, sovrastato dal Mulino Mattei. La luce, bellissima, del tramonto mi fa già pregustare qualche bella foto con il mulino a vento. Immaginate il mio giramento di PALE quando, arrivato ai piedi del mulino, scopro che la PALE, le sue, erano per terra, distrutte dal vento che nei giorni scorsi aveva battuto su tutta l’isola. A quanto pare non gli servivano nemmeno più visto che ora vende liquori e digestivi.
Ed eccoci qua dunque…a fotografare un bel mulino a vento, ma senza pale.




Mi tocca accontentarmi della versione moderna…ma anche tra quelle, una aveva bisogno di un pò di WD-40.

Un altro canino sbuca fuori da dietro un muretto ma questa volta non abbiamo nessun panino da smezzare.

A soli 2 km intravediamo il nostro albergo, dove, dopo una bella cena a base di gamberoni, ci ritiriamo nella nostra stanzetta per passare la nostra ultima notte sull’isola.


Ah, un ultima cosa perima di dormire…la stanza in realtà era una mansarda. Non appena abbiamo spento le lampade, dalla finestra sopra il letto passa un bel bagliore. Affacciandosi ci ritroviamo di fronte ad uno spettacolo che, per dei cittadini come noi, è sempre difficile vedere.
Saremmo stati delle ore così, nel letto, a guardare le stelle ma purtroppo e l’ora…Buonanotte.
Conclusione
Una giornata splendida, calda e con un mare che sembra olio ci fanno pesare ancora di più le procedure di reinbarco sulla nave. Dobbiamo prorpio ripartire?
Approfittiamo della traversata per tirare qualche conclusione e ripensare ai bei momenti passati insieme.
Torniamo a casa contenti di aver fatto una nuova, bella, esperienza. Alla fine abbiamo percorso solo 1000km, certo un pò pochi; ma essendo il primo viaggio, fatto con la mia prima moto dopo poco più di un anno di patente mi è sembrato più giusto partire con calma. Certo, qualche rimpianto per non aver visitato altri posti c’è…ma siamo sempre in tempo a tornarci.
Ora sono qui, a casa a scrivere il report immerso in tutti i ricordi di viaggio e già, con il pensiero, cerco un’altra meta per organizzare il prossimo!
…ma l’ALE???

“Certo che mi sono divertita! La Corsica è davvero bella e in moto siamo andati proprio bene. L’anno prossimo però si torna in montagna!” – Sì dai, in montagna con la moto dev’essere divertente! – “In moto? Ma è lontano…”
Eh sì, la vacanza è proprio finita, eccoci tornati alla vita di tutti i giorni…
Testo e foto di Fulvio Bogani




