Wakhan Pamir 2015 #5

Quinta Puntata

Quinta Puntata: Rangkul, ancora Murghab, Terme di Jarty Gumbez

Fuga da Murghab

Felici come bambini chiusi in casa in punizione per troppo tempo e ora finalmente liberi, euforici guidiamo a ritroso sulla M41 e percorsi 40 kilometri prendiamo la pista che punta ad Est verso Rangkul.

pista verso Rangkul pista verso Rangkul pista verso Rangkul

La pista è tremenda: un tôle ondulée micidiale che ci distrugge la moto, le ossa, che a vibrazioni con forza da martello pneumatico ci allenta i denti dalle gengive. Quando ci fermiamo vibriamo da far paura, tanto che non riusciamo a parlare ma balbettiamo.
Viaggiare qui è molto rischioso. La velocità ideale sul tôle ondulée è quella che ti permette di galleggiare e avere un ritmo tale da smorzare le vibrazioni delle infinite gobbe della pista. Ma guidare una moto di 230 kilogrammi + i bagagli + il guidatore a 70 km/h è qualcosa di folle.

pista verso Rangkul Tagikistan-1 pista verso Rangkul Tagikistan-1

Le piogge dei giorni scorsi hanno devastato la strada, alcuni torrenti si sono letteralmente mangiati la pista costringendoci a deviazioni fuoripista su banchi di rena e sabbia portata dai fiumi.
Procediamo a rilento e sul filo del tramonto riusciamo ad arrivare tra i due laghetti Shorkul e Rangkul. Individuiamo un punto piano e montiamo le tende.

Tutto molto bello: i laghi azzurri, l’arancio che brucia il cielo, il blu notte che si mangia con mozzichi viola le nubi all’orizzonte, una serenità addosso che ci mette tutti di buon umore. Facciamo benzina svuotando finalmente le bottiglie di scorta che ci siamo portati via.
“Cavolo! Ma a guidare in queste condizioni abbiamo consumato più benzina del previsto… vabbè speriamo bene”
Montiamo il campo e iniziamo a cucinare.
Ma come nelle più classiche storie raccontate nei libri sacri, anche noi ci vediamo costretti ad affrontare calamità e piaghe che si abbattono sul nostro cammino. La Maledizione di Murghab è tutt’altro che lontana e alle spalle. Purtroppo ci ha raggiunti fin qui.

campeggio in Tagikistan campeggio in Tagikistan campeggio in Tagikistan

L’invasione delle zanzare

All’improvviso non appena scesa la notte, mentre mangiamo la nostra succulenta cena una nuvola nera pece di zanzare si abbatte su noi poveri e miseri viaggiatori. A sciami ci attaccano, le nostre headlight illuminano coni di luce a pois. Non riusciamo nemmeno ad aprire le zip delle tende e siamo costretti a mangiare fuori con i guanti e il sottocasco della moto. La nostra cena è fatta di semplice riso in bianco, e mentre porto il cucchiaio dal piatto alla bocca mille zanzare ci restano incollate su. Guardo schifato quella poltiglia che tra il bianco del riso e il nero delle zanzare mi sembra stracciatella.
Ma ho troppa fame: Metto in bocca e mando giù.

Ci vieni in aiuto dio Eolo che con delle folate di vento spazza via gli sciami di zanzare. Noi ne approfittiamo per entrare in tenda e rintanarci dietro le zanzariere.

Partiamo in direzione Rangkul aspettandoci di trovare una cittadina, un villaggio. In realtà non c’è nulla. Solo un agglomerato di sette (7 di numero!) catapecchie alte meno di un metro e mezzo. Gli abitanti mi sembrano tutti folli, vittime forse dell’isolamento interstellare in cui sono costretti a vivere. Nell’unico market acquistiamo un succo di frutta scolorito per metà, risalente forse all’epoca bolscevica. Ci procuriamo dell’altra benzina e scortati da bambini in calesse e asinello lasciamo questo posto dimenticato da tutte le divinità dell’intero sistema solare.

Rangkul Tagikistan Rangkul Tagikistan Rangkul Tagikistan Rangkul Tagikistan Rangkul Tagikistan

Iniziamo a salire su per un altipiano e attraversiamo dei prati verde fluo con una mandria di grossi yak al pascolo. Mi fermo a guardarli e non posso non notare che sono più veloci loro che l’Afgano che si arrabbatta alla meno peggio cercando di venir su con la sua Africa Twin.
Dobbiamo faticare non poco per la gioia delle nostre frizioni nell’attraversare degli insidiosi pozzangheroni di fango nascosti sotto questa erbetta soffice. Incontriamo qualche yurta e mi fermo a chiedere indicazioni ad un pastore di spalle. Lo chiamo, lui si gira e mi viene un infarto. Butto via la moto e inizio a scappare a gambe elevate.

pastore-tagikistan-2 pastore-tagikistan

La Calabrese volante

Il paesaggio ora diventa brullo e tutto attorno solo roccia e montagne spoglie, ricorda un po’ il deserto arido di Mad Max. Siamo oltre i 4440 metri e i picchi delle montagne sembrano scogli nel mare di nuvole che si muovono veloci spostate dal vento.

verso le terme di Jarty Gumbez.jpg verso le terme di Jarty Gumbez.jpg

Una piccola pausa per ricompattare il gruppo e iniziamo a scendere di quota su piste veloci e piatte. Dei fiumi in secca con fondo sabbioso di tanto in tanto attraversano la pista su cui siamo lanciati. Su uno di questi l’Afgano, con suo fare goffo e disallineato perde il controllo dell’anteriore. Tiziana in preda ad uno spasmo di noia si lancia letteralmente sotto la moto. Patatrack!

Le urla di lei, poi quelle di Francesca e dell’Afgano. Ci guardiamo attorno e siamo nel posto più lontano e scomodo dove potersi far male.
“Ecco questa mo ce rovina la vacanza… io lo sapevo!”
Allestiamo un campo di fortuna e io e Riccardo con una scorta di benzina andiamo a cercare soccorsi.

Riusciamo ad arrivare a 30 kilometri da Murghab (questo nome ormai è diventato maledetto!). Fermiamo dei ragazzi su un grosso fuoristrada. E mentre io li accompagno sul luogo dell’incidente, Riccardo si dirige verso l’ospedale.

Qui la storia diventa più contorta perchè l’ambulanza che trova Riccardo è senza benzina e partirà solo dopo aver fatto il ciuccio della benzina dalla moto di Ric. Io e i ragazzi con il fuoristrada recuperiamo Tiziana mezza rotta e la portiamo in ospedale. Il resto del truppa: L’Afgano, Nonno Peppe e Francesca volano verso Murghab.
Dopo un’ora Riccardo e l’ambulanza ancora ci cercano tra le montagne, i ragazzi aspettano invano all’ospedale l’arrivo di Tiziana. Io e Tiziana invece ci accorgiamo solo dopo molto tempo che non siamo a Murghab e che l’ospedale dove ci hanno portato è in un altro villaggio.

A sera finalmente con Tiziana ingessata e noi ricompattati rientriamo di nuovo a Murghab. Di nuovo qui: “Maledizione!”.

Rieccoci ancora a Murghab2 tiziana-ambulanza-murghab 3-tiziana-ambulanza-murghabmirko ciclista a Murghab

Così come è messa Tiziana non può proseguire e Andrea organizza il rientro in Italia. Ci vorrà qualche giorno, qualche giorno che spendiamo ancora nella monotona e noiosa Murghab che per la seconda volta ci vede suoi ospiti malvolentirei.
Con Andrea ci diamo appuntamento a Langar. Noi partiamo per il Parco dello Zorkul. Alex un Neozelandese dal gas facile ci chiede se può aggregarsi, gli diciamo di si.

Le terme di Jarty Gumbez

Finalmente dopo una giornata di enduro e fatiche arriviamo a Jarty Gumbez. “Dio santo che bello… dio santo che piacere!”
Le terme di Jarty Gumbez sono una pozza di acqua calda con attorno una struttura fatiscente di mattoni e lamiere. Vicino una casa di pastori e una latrina a cielo aperto. Siamo a 4133 metri di altezza!
In meno di un attimo siamo in mutande e ci tuffiamo. Con un “Wow” orgasmatico ci lasciamo andare immergendoci completamente in quest’acqua bollente.

Le terme di Jarty Gumbez 2-Le-terme-di-Jarty-Gumbez Le terme di Jarty Gumbez Le terme di Jarty Gumbez Le terme di Jarty Gumbez Le terme di Jarty Gumbez

Alex, il nostro nuovo compagno di viaggio, viene della Nuova Zelanda, lavora a Perth in Australia e sta facendo il giro del mondo con la sua Tenerè 660. E’ di un minimalista e miniaturista da far paura. Ha solo 2 borsette, è partito solo con l’abbigliamento tecnico da moto. Senza scarpe, senza pantaloni e con solo qualche slip e maglietta. Lui non mangia, si nutre. A sera tira fuori della tasche della frutta secca e la mangia dalle sue mani a pezzettini come fosse un canarino. Noi invece tiriamo fuori i 2 fornelletti, il riso, i fagioli e della polpa di sugo di cerume di montone e buttiamo giù la cena. Ad Alex gli brillano gli occhi… è da mesi che non mangia un piatto cucinato e si divora tutto, facendo la scarpetta dai nostri piatti.

Questo articolo parla di:
,
1 Comment
  • Markozero
    Posted at 22:43h, 24 gennaio Rispondi

    leggo avidamente tra comicità e dramma lo svolgersi di quest’avventura…

Post A Comment