Tito e la macchina del tempo

Albania 2009

Tito e la macchina del tempo

Brum.. bruuum ….
Wom.. woooooommmm ……
Stakkete (scalata in prima) …
Wooooooooom ….
Spraaff (pozzanghera)….
“Ma vaff..” (io che impreco Paolo, che mi precede)..
Spraaff (stessa pozzanghera,questa volta ci sono io) …
Tikkete..tikkete..tikkete… (sassolini sotto il paracoppa di Paolo) …
Sboong (sassolone smosso dalla sua millenaria sede)…
Sbaang (lo stesso sassolone di cui prima, ma sul mio casco)…
”Ohhhh” (sempre io) ….
Szock…(silenzio millesimale,camera che inquadra la ruota posteriore di Paolo) ..
clong.. clong… clong.. clong…. clong… clong….clong.. clong.. clong…
Gulp (ancora io)…
Talino in Albania

Talino in Albania

Mi affianco per essere sicuro che il rumore provenga dalla sua moto e non dalla mia, poi mi allontano per sincerarmi che si attenui e per fortuna e’ cosi’;
“Fermati, fermati…..Paolo fermatiiiiii!! ” – grido.
Paolo frena di colpo ed io pure.
Polvere che lentamente ricade per terra.
Silenzio tutt’attorno.

Lui tra il curioso ed il preoccupato, io tra l’apatico ed il saccente, entrambi scrutiamo la sua ruota alla ricerca di questo misterioso rumore.
“Aaargh “(urlo di spavento) – grido indicando un punto ben preciso della sua gomma;
“UAAARGH” (urlo di spavento e straziato) – grida Paolo;
C’e’ un chiodo,di almeno 15 cm, piegato ad “U” e conficcato nella sua gomma,che miracolosamente estrae senza alcun danno per la moto.

Talino in Albania

E quasi lieto e gioioso, come quando siamo partecipi di una sventura scampata che pero’ ha riguardato gli altri, riprendo il cammino per questo semi-sconosciuto villaggio di Vleshe, sulle Alpi albanesi, alla ricerca di un monastero o forse solo di ruderi..chissa’

“Talino! Presta attenzione! E’ un segnale del Fato” – sussurra una voce fuori campo – “cosi’ come lo sara’ quello in Armenia tra 2 mesi!”
Ma io,che non ne sapevo assolutamente nulla di quell’improbabile viaggio, e soprattutto di segni del destino, percepisco il tutto solo come un fioco “cip cip..cip”.

Nel frattempo nel calderone della mia vita ribollivano e si rimescolavano, come in un sorteggio di lotteria, le varie sciagure delle quali una, e solo una, era quella da indirizzare a me: la quantita’ di disgrazie e’ infatti incontrovertibilmente prestabilita per ogni uomo, ci rimane solamente l’aleatorieta’ della tipologia.
Ma in questo caso anche la tipologia era ormai manifesta: avevano solo sbagliato il destinatario!

A Vleshe una capanna segna l’inizio del villaggio ed un’altra la fine; nel mezzo solo un’irrequieto fiumiciattolo che scende dal monte “e Barde” rumoreggiando come il Niagara prima di gettarsi nelle omonime cascate.

Talino in Albania

Dalla capanna escono un paio di qeleshe bianchi (copricapo tipico albanese) ed una papalina nera (di fede musulmana);
sotto uno dei due qeleshe, il piu’ sozzo,quasi grigio, c’e’ un simpatico vecchietto col volto segnato da profonde rughe e ornato di due grosse orecchie a sventola appiccicategli in maniera spiccia dal Grande Ingegnere.

Talino in Albania

In breve ha luogo un siparietto comico che lo vede protagonista: urla, ride, mena schiaffoni a Paolo (meritandoseli, non ancora in quel momento ma di li a qualche ora si), vantandosi, con mimica eccezionale, di essere stato l’unico a metterlo in quel posto al defunto dittatore Enver Hoxha!

Talino in Albania

Talino in Albania

Anche un asinello esce dalla capanna e si avvicina con sguardo solidale mentre sgranocchio due biscotti: sembra parlarmi, ma, piacevolmente interessato al siparietto, gli do un dolcetto senza prestargli la dovuta attenzione.

E come un cilindro magico, la capanna tira fuori l’ennesimo personaggio: sulla quarantina, capelli all’insu’ e leggermente stempiato, barba incolta e denti a tastiera di pianoforte, comprensivi di diesis che subito, educatamente, si presenta come un ex-traghettatore di clandestini espulso dopo un soggiorno nelle italiche galere e si dimostra gentilissimo mostrandoci la sua fabbrichetta di formaggio feta e ricotta.

Talino in Albania

Nella capanna si materializzano altri quattro personaggi che pero’ non sono in cerca d’autore.
Uno di loro, che sembra il boss, robusto, con un giubbetto di pelle nera da killer, cordialissimo, ci mostra la lavorazione infilando di tanto in tanto le sue lercie manone ora nella feta, ora nella ricotta e ce le porge colme di orgoglio e di pregiata materia bianca.
Al primo assaggio ha un sapore strano: e’ l’effetto psicologico delle mani nere!
Ma gia’ dal secondo il palato viene narcotizzato da un sapore cosi’ genuino e delicato da farmelo paragonare al piacere che si prova praticando sesso senza protezioni: bello ma pericoloso!
E la ricotta poi….ohh.. la ricotta, mai assaporata ambrosia cosi’ squisita!

Talino in Albania

Sento l’animo di colpo alleggerirsi, l’udito amplificare lo sciabordio del ruscello e stranito mi allontano dai discorsi degli altri verso il mio iperuranio…

Del monastero,che dovrebbe trovarsi li, ovviamente nessuno ne sa nulla quindi, per nulla delusi, con lo stomaco almeno pieno decidiamo di ripartire alla volta dei laghi glaciali di Lure.
L’asinello di prima si gira ruminante verso di me e pare quasi sussurrarmi “Miii- raccomandoooo, amiii-cooo miii-ooo ”.
Anche dal gregge si leva un corale “stammi beeeee-ne”
Satollo, non presto attenzione a quella stranezza, avendo le energie quasi completamente impegnate nell’attivita’ digestiva.

Il parco nazionale di Lure e’, come la totalita’ dei parchi albanesi, una zona montuosa quasi isolata non certo per volontà di qualcuno;
Ci sono ben 14 laghi glaciali tra i 1300 e i 2112m slm (il Grande Lago, il Lago dei Pini, il Lago Nero, il Lago dei Fiori).
La strada per arrivarci e’ ovviamente un sterrata infernale, ma non come lo sono tutte le strade secondarie albanesi, di piu’.
L’intensa attivita’ di disboscamento e il continuo traffico di mezzi pesanti ha infatti finito per distruggere la gia’ precaria strada.

Dopo aver sudato sette camicie tra sali-scendi, scendi e sali e nuovi sali-scendi di montagne, gallerie di alberi frondosi e autostrade di fango, un centinaio di metri dopo un’altopiano (gli altopiani, in genere,sono sinonimo di strada tranquilla e fine asperita’, almeno cosi’ credevo) ecco che, dopo aver guidato oltre lo stremo, su una semplice ma sabbiosa curva, la moto prende il controllo di se , togliendolo a me, e si adagia su un fianco: sono caduto, insomma ma non potevo scriverlo in maniera cosi’ babbea!

Paolo e’ un puntino lontano nel verde della prateria ed io, gia’ in piedi, prima ancora di effettuare un check della strumentazione di bordo (testa-ok/ gambe-ok/ braccia-ok…) cerco disperatamente di rimettere in piedi la moto.
“Che non lo venga a sapere nessuno, o la mia reputazione ne sara’ compromessa: sono cascato mentre Paolo no! “

Mentre mi affatico con successo, un bruchetto sonnacchioso e’ li che mi osserva e divertito mi dice:” Tali’,e’ questo il punto prestabilito, in bocca al lupo!” e subito diventa farfalla e vola via.

Scioccato e incredulo riparto a tutto gas cercando di guadagnare terreno;
”Se faccio presto, non verra’ mai a saperlo. ”
A pochi metri da Paolo sento pero’ gli inequivocabili segni della sventura: ho bucato la gomma posteriore!
Siamo a soli due km dal villaggio e qualcuno ci ha detto che la strada e’ molto brutta, cio’ significa che il peggio e’ in quei due km!

Un flash back mi balena.
Paolo:”Pronto Tali’, come stai messo a ricambi? ”
Talino: “Ciao Paolo,ho quasi tutto quello che puo’ servire: regolatorepompacentralinacavigasfrizionemorsettitriccheeballache; ho anche bombolette gonfia e ripara, pompa, bombolette CO2 e camere di scorta”
Paolo:” le camere le ho anch’io,e’ inutile che le portiamo entrambi”
Talino:”ok, dividiamocele”
Paolo:”ok, io porto quella posteriore e tu quella anteriore; ho anche un compressore; allora ti saluto, ci vediamo a Bari per l’imbarco”

La vita e’ una fitta rete stradale tracciata sul piano del tempo; ad ogni istante un bivio che condurra’ a destinazioni lontane ed opposte: avrei potuto portare entrambe le camere d’aria, ma ho preso il bivio sbagliato!

Cambiare una gomma non e’ cosa difficile, dopo che si e’ presa dimestichezza con gli attrezzi;
ma avrei potuto usare il gonfia e ripara; con un po’ di fortuna in due minuti avrei potuto riprendere il cammino; secondo bivio sbagliato!
Smontiamo in men che non si dica la ruota, la gomma e la camera.

Il sole ,ormai stanco, aveva cominciato la sua discesa sull’orizzonte gia da un pezzo e i suoi raggi cominciavano a disegnare lunghe ombre sulla prateria.

Talino: “Paolo, tira fuori la camera posteriore di scorta “
Paolo:” reggi qua….frrrrr……crik….strap…eccola qua! “
In cinque minuti la ruota e pronta.
Paolo: “ Tali’ spetta mpoco che la gonfiamo col compressore. E’ novo novo,la prima volta che lo uso. ”
Talino “ apposto! “

Truuu..truuuu…truuuu……truuu……il compressore rumoreggia, arieggia, riecheggia nel prato e tra la santoreggia ma non gonfia nemmeno una scorreggia!

Non descrivero’ tutti i tentativi fatti del tipo “..e svita un po’ il valvolino, e spingi di qua, metti la gamba di la ,e recita una preghiera “;
come accade nei migliori films americani, ecco Rambo sparare un missile dal bazooka che poi getta via per prendere il mitragliatore doppio con missiletti a controllo laser per poi passare in un decrescendo alla doppietta, alla pistola, al coltello per arrivare infine alla scazzottata.

Alla stessa maniera i nostri Rambo albanesi, con tempi piu’ biblici e tra un mare di gioconde e fanciullesche risate gettano via il compressore per passare alle bombolette di CO2 fino ad arrivare al pompino manuale da bicicletta: ma la mia gomma e’ rimasta li, per terra, sgonfia.

Ombre sempre piu’ lunghe riempivano la valle ma i nostri eroi non riuscivano a venire a capo di un mistero in realtà tanto semplice: se la Sorte ti e’ avversa, anche la piu’ banale delle complicanze diviene una montagna insormontabile: Ulisse docet!

Alla fine Paolo prende in mano la situazione: “Tali’, montiamo la ruota sulla mia moto, vado al villaggio,trovo un gommista e te la riporto; ‘spetta qua “.
Dolente nello stomaco per le troppe risate, imprimo nella mia memoria l’immagine di Paolo,al galoppo, che sballotola veementemente la mia ruota fuggendo contrario al sole.

Talino in Albania

Nella quiete di quella prateria, per nulla spaventato, ozio su un sasso;
il cuore rallenta, i pensieri si placano e i suoni tutt’intorno si amplificano.
Un cane, il cui lungo pelo imporporato dai raggi tardivi balla allo stesso ritmo del prato, da lontano mi fiuta sottovento e, furtivo, mi si avvicina girandomi prima intorno.
Cane: “ Ciao Tali’”
Talino:”.…..”

Talino in Albania

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