
Quick ..quick..slow – Armenia: ultimi giorni – (cronistoria…mi sono scocciato)
Ripercorro la strada,unica via d’uscita dal Nagoro-Karabakh e dopo il controllo del visto sono di nuovo in Armenia.
Mentre guido vengo assalito da una strana pulsione, uno slancio, un desiderio primordiale, un\’ incoscia voglia di appagare i sensi, avverto uno brontolio nello stomaco, farfalle che svolazzano dappertutto;
No! non e\’ desiderio di sesso …e\’ fame!
Mi fermo ad una locanda per strada e dopo quasi quattro giorni di digiuno terapeutico, torno a buttare nello stomaco qualcosa di normale.
Sara’ stato per la fame, ma quella rossa zuppa di vegetali e carne , (mi pare l’avesse chiamata “caash”) accompagnata dal particolare pane a sfoglia piegato come una tovaglia (Az) mi ha portato in estasi;
alla fine per l’intero pasto pago 1400 Dram (meno di 3 euro).
Azz!!, esclamo sbalordito per l’esiguo conto e la signora non se lo fa ripetere due volte, va dentro e torna con dell’altro pane (Az).
Vado pure in bagno e con questo ripristino il mio “Livello zero”
..occheii! Sono pronto a ficcarmi nuovamente nei guai!

A pensarci adesso l’Armenia e’ davvero bella e singolare, lontana dai nostri standard; ma ci si assuefa’ presto alle diversita’ che prendono ad essere routine.
La stessa cosa mi accadde in Norvegia: paesaggi fiabeschi e surreali che pero’ dopo il terzo giorno persero quella luce particolare ai miei occhi!
E cosi’ non vedo l’ora di passare in Georgia.
Un salto a Echmiadzin, il vaticano armeno per poi salire sull’Aragats, la montagna piu’ alta dell’ Armenia (4095mt) dove si trova la fortezza di Ambered e poi, a 3200mt, un laghetto glaciale e l’osservatorio astronomico di Byurakan, uno dei piu’ importanti al mondo;
Lontana, ai suoi piedi, la centrale nucleare di Metsamor ha un qualcosa di spettrale, con le sue due immense ciminiere dell’unico reattore in funzione che fumano.
Salire da circa 1500 mt a quasi 3200mt in cosi’ poca strada rende il paesaggio continuamente mutevole ad ogni tornante;


sopra i 3000 metri ritorna la neve ai bordi della strada.
Entro in una locanda nei pressi dell’osservatorio e mi siedo accanto ad una coppia di russi;
si avvicina anche un chiacchierone signore austriaco proveniente dall’Iran che col suo incomprensibile teutonico inglese mi spiega che ha rotto lo scarico della sua jeep e sara’ costretto a rimanere bloccato li per la notte;
comincia a parlarmi dei suoi viaggi in Algeria, tra i terroristi islamici, l’Australia, la Russia;
attacca bottone (in russo) pure con i commensali; un tipo davvero singolare;
alla fine credo di avergli pagato pure il pranzo senza saperlo!
Gyurmi, un caffe’ nella sovietica ed ordinata piazza di Varadzor, dove pernotto per ben due notti e infine prendo la via che mi portera’ in Georgia.

Seguendo il corso del fiume Debed che ha scavato un profondo canyon di tanto in tanto lascio la strada maestra per arrampicarmi ora a destra ora a sinistra dove sono i vari monasteri:
Odzun, Hagpath, Sanahin.
Questa e’ una delle zone piu’ turistiche dell’Armenia;












su un ponte incrocio un giovane motociclista turco che ritorna dall’Iran: non ha abiti tecnici e un bagaglio vero e proprio;
tutto e’ avvolto in un cellophane trasparente e la roba in eccesso la porta in spalla o a tracolla; mi ferma con enfasi e pur non parlando inglese cerchiamo di scambiare quattro chiacchiere;

apre la sua agendina piena di bigliettini di gente che ha conosciuto in viaggio e annota anche il mio nome, facciamo due foto insieme e poi ognuno per la sua strada: che bello, ho visto in lui la pura e semplice passione di viaggiare e incontrare gente nuova senza troppi fronzoli.




A pochi metri dal confine Georgiano di Sadakhlo mi fermo per fa benzina e spendere gli ultimi Dram;
E’ in questi ultimi metri che la mia “fuel pump collection” si arricchisce dei pezzi migliori: pompe a manovella, a lancetta..a pedivella: preistoria!
Acquisto una bibita al succo di limone (con cannuccia nella bottiglia) presso un container improvvisato a negozio e la signora, appena conosce la mia nazionalita’, mi prega scherzosa di portarla con me in Italia;
con questi ultimi volti scherzosi e sorridenti chiudo la pagina armena, la dogana di Sadakhlo e’ li che mi aspetta.
Addio Armenia, o forse arrivederci, chi lo sa., ho la “fregola” di sconfinare in Georgia.


Volta la carta…e l’Armenia non c’e’ piu’! (per copiare De Andre\’ nella sua canzone)
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]A fanculo i programmi! – Dio e’ un’ameba (caos e semplicita’)

La dogana di Sadakhlo e’ abbastanza trafficata ma le procedure sono snelle;
lascio alle mie spalle i militari armeni in mimetica con il caratteristico cappello da esploratore e vado dagli eleganti e borghesi poliziotti georgiani che mi immortalano nella cam!
Sono in Georgia!
E si, ho appena lasciato un angolo di Asia che si sente gia’ odore di Europa;
Non a caso la Georgia aspira ad entrare nella UE, forse piu’ per proteggersi dal gigante russo che l’attanaglia.
Comunque anche il parco macchine e’ piu’ moderno, la globalizzazione automobilistica qui e’ gia’ arrivata.
Oggi mi sento veramente in forma e di conseguenza temerario seguo le mollichine del mio gps che mi portano per sentieri accidentati;
Ma poi cambio idea perche’ qualcosa dentro di me lottava (senza neanche trovare troppa resistenza) per stravolgere i piani.
A fanculo i programmi!
Me ne vado a Tblisi, mi trovo un bel posticino e me la spasso per un po’ di giorni!

Abituato alle amene strade armene, lente e fraudolente mi ritrovo in meno di un’oretta gia’ nel centro di Tblisi.
Subito mi piace!
Le nostre logiche fanno subito amicizia: segui il corso del fiume Mtkvari (ma sulla strada, perche’ sulla cartina dubito che lo riconosceresti se scritto in georgiano) da nord a sud e non puoi perderti!
Mi piace, mi piace troppo Tbilisi;
Yerevan era per un nome altisonante, una meta metafisica ma nella realtà mi e’ sembrata una citta’ senz’anima, un po’ anonima!
Tbilisi e’ l’opposto: e’ vivace frizzante, giovanile;
eppure non ha molte attrazioni da offrire.
La sua anima mi rapisce a tal punto che trascorrero’ quasi quattro notti in citta’, intervallate pero’da qualche incursione qua e la per la Georgia e da un fallito tentativo di raggiungere l’Azerbaijan.

Una leggenda vuole la nascita di Tbilisi ad opera di un re che durante una battuta di caccia insegui’ un fagiano che cadde in una sorgente di acqua sulfurea dove venne cotto;
una variante di questa leggenda narra invece di un cervo ferito che cadde nella stessa sorgente e ne usci’ miracolosamente guarito;
Per quanto riguarda le sorgenti sulfuree (i bagni di Abanotubani) ho constatato sulla mia “pelle” che entrambe le leggende hanno fondamento perche’ la prima volta che mi sono immerso nelle vasche mi sono sentito proprio un fagiano che entrava in un pentolone per essere cucinato;
E quando ne sono uscito la mia orticaria alle braccia era sparita!
Tbili in georgiano infatti vuol dire caldo e Tbilisi, sorgenti sulfuree a parte, e’ davvero’ rovente in agosto, se non fosse per quella leggera brezza che accarezza i fianchi delle colline tra le quali scorre il fiume Mtkvari.


Se Yerevan era per antonomasia la citta’ del cognac, Tblisi e’ quella dei vini, non c’e’ dubbio!
Decine e decine sono le enoteche per le sue vie.

Ho non poche difficolta’ a cambiare gli ultimi Dram armeni; la gente sembra schifata quando faccio questa domanda; poveri armeni, snobbati pure dai loro vicini georgiani!

Caratteristici sono i condomini di Tbilisi: sei proprio nel centro cittadino, apri un decrepito portone magari accanto alla modernissima Banca Nazionale e ti ritrovi un angolo di eden con vitigni e alberi da frutta tutt’intorno.

Trovo alloggio presso un Ostello (Dodo’s Homestay) (13E a notte) che e’ proprio nel centro e che ha un bel giardino per parcheggiare la moto all’interno;

Scarico le borse e faccio una breve incursione al monastero di David Gareya, ai confini con l’Azerbaijan inebriandomi la vista con campi di girasole e bei paesaggi.
Una sei corsie modernissima finisce proprio all’aereoporto G.W.Bush e poi la strada di colpo diviene malandata; le corsie diventano due, il traffico impazzisce per pochi chilometri oltre (finche’ si e’ nell’anello cittadino) ma poi il paesaggio torna ad essere rurale.

Nella vita ci si prefigge delle mete, si anela ad un luogo o ad un tempo nella speranza poi di rimanerci;
la realta’ e’ che quello di cui abbiamo bisogno sono solo delle fermate, delle tappe; periodi/luoghi di sosta per poi riprendere il cammino della vita.
Forse e’ per questo che chi crede che un matrimonio ed un figlio costituiscano un punto di arrivo sbaglia e ne rimane deluso. E se ne e’ proprio convinto e’ solo perche’ ha deciso di fermare li la propria vita, forse perche’ non trova piu’ stimoli per andare avanti e scoprire cose nuove.
E’ in quell’esatto momento che comincia, per lui, la vecchiaia.
Vivere in funzione di una meta futura e’ da sciocchi.
Cosa c’entra adesso tutto questo? Non lo so, ma se c’e’ un motivo questo va sicuramente ricercato nella lunga strada desolata che scorre adesso sotto le mie ruote, nelle tonalita’ color pastello di questo laghetto e nel paesaggio intorno a me.
Sembra quasi che le caratteristiche del paesaggio influenzino i pensieri;
qualcosa di simile alla “Zona” di Stalker o all’”Oceano” di Solaris (entrambi films di Tarkovskij), un paesaggio vivente che pensa e comunica.

A pochi chilometri dal monastero la strada si fa sterrata e comincia a salire;
Dall’alto il paesaggio si arricchisce di rocce dalle splendide sfumature rosee e turchine; ho provato piu’ e piu’ volte a fotografarle ma non sono affatto riuscito a coglierne la bellezza;

E’ difficile conciliare l’idea che tutto questo sia opera del caso o di un dio a meno che…..a meno che Dio e’ un’ameba!
Se si parte dal presupposto che un dio abbia creato tutto, la complessita’ del creato stesso porta a ritenere questo Dio una mente superiore, un qualcosa di inconcepibile (nella sua estremamente complicata logica) a noi esseri umani, appunto un dio per antonomasia!
Ma e’ l’uomo che ha inventato (il concetto di) dio a sua immagine e somiglianza.
Percepisco qualcosa di simile quando sono davanti a sistemi di automazione industriale molto complessi;
di primo acchito tutto sembra cosi’ complicato; sembra impossibile che una mente umana abbia pensato tutto quello in un solo ed unico momento;
ma la chiave e’ proprio qui: e’ frutto del tempo, di esperienza dopo esperienza; diluita nel tempo questa complessita’ diviene addirittura semplicita’
Ecco perche’ Dio e’ un ameba!
un principio che opera in maniera estremamente semplice, per tentativi e per errori, che esperienza dopo esperienza, errore dopo errore, successo dopo successo diviene complessita’.
“Dio è un\’invenzione dell\’uomo, qualcosa di utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità”
Fabrizio de Andre
Ritorno a Tbilisi soddisfatto, passeggiata curiosa per le vie cittadine, cena e anche questa giornata puo’ concludersi !






grande Talino,
bellissimo viaggio
ragazzi ho divorato questo racconto!
FA-VO-LO-SO!!!
voglio partire con voi!!!!!
bravo TALINO!!!!!
Bello il tuo viaggione! a proposito di inventarti una lingua tutta tua pensa che ho fatto la stessa cosa in Ukraina e Crimea con soddisfacenti risultati… me la son cavata parlando dialetto Bergamasco, forse la durezza della lingua faceva “colpo” ma qualche problema me l’ha risolto.
Complimenti ancora..