Quel primo bacio (scambio di mail)

Tbilisi 18/08/2010 ore 2:30 della notte

Non riesco a prendere sonno e accendo il pc.
c’e’ una nuova mail per me

To: talinotribuzio@libero.it
From *****@libero.it
Subject : RE

Eccomi!
Ti scrivo così ti senti un pò più vicino a casa, non capisco come fai a stare
in quei lontani e “strani” posti!
Ora ho capito perché non sei più raggiungibile sul cellulare…
ma che combini?
Ti sembra il posto per rimanere senza cellulare e senza soldi? Sei un
imbranato….
Ci manca solo che ti mettano in galera!!
Non mi hai scritto come ti sembra viaggiare da solo…ti sei pentito o ci stai
benissimo?[..] Vorrei avere anch\’io qualche cosa da raccontarti, ma il posto più lontano dove
sono stata oggi è la piazzetta della frutta vicino casa mia.
[..] Stai attento e ritorna presto…
Baci

Faccio click su “Reply”, e comincio a scrivere immaginando di dormire (oppure dormo e immagino di scrivere? Bho? )

reply to: ****@libero.it
subject : ciao stupidottera

Qualche settimana fa ho preso un paio di forbici ed ho cominciato a recidere tutte le sinapsi che collegavano i miei neuroni tra di loro; (le sinapsi sono i collegamenti tra i neuroni)
Non sapendo ancora bene la scienza dove risiedano i ricordi, ho pensato di fare da me, troncando le vie di accesso a questi ricordi per evitarne il loro riaffiorare.
Volevo sbarazzarmi del passato, insomma!
Si stima che il cervello umano contenga da 10 a 100 miliardi di neuroni ed ogni neurone abbia 100 mila sinapsi.
Adesso non mi va di fare i calcoli, falli tu, magari, che sei li comoda a casa, io mi limito ad ipotizzare che le mie sinapsi siano,che ne so, un milione di miliardi!

Capirai che ho avuto un bel da fare in quei giorni ed e’ anche per questo che non ti rispondevo al telefono.
Prima di tagliare una sinapsi ne seguivo la traccia fino al relativo ricordo, per evitare di eliminare quelli a cui tenevo.

”Questa e’ di quella volta a dieci anni quando con gli amichetti giocavamo alla guerra per le strade di campagna lanciandoci i noccioli delle pesche che rubavamo nei campi”.
Stetti un attimo a pensare contento e passai alla successiva.
Quell’altra portava al ricordo del primo giorno di asilo: tutti intorno a me che piangevano perche’ le mamme li lasciavano soli ed io che invece ero felice perche’ la mamma mi lasciava solo!

Siccome, come potrai ben capire, un milione di miliardi di sinapsi sono difficili da gestire, non operavo con un preciso ordine; quando notavo che un gruppo di sinapsi mi portava a ricordi di un dato periodo che non era quello cercato, mollavo la matassa e ne arraffavo subito un’altra dalla parte opposta.

”Questa qua sembra percorsa parecchie volte ma ha l’aria di voler far perdere le sue tracce”;
segui di qua e segui di la, gira attorno all’ipotalamo, sfiora il corpo calloso, passa accanto al cervelletto;
mi vedo seduto su un divano imbronciato mentre tu mi chiedi se voglio che vai via; io sto zitto e tu sparisci dal mio campo visivo; il lunghissimo, interminabile rumore dei tuoi tacchi che scende le scale e si fa sempre piu debole, TOC..Toc..Toc..toc..to..t……, la porta che si chiude…silenzio tombale e tu che sparisci dalla mia vita;
Vedo anche me che desidera ardentemente che tu cambi idea, che non cominci a scendere le scale, che non apri la porta e il rumore dei tuoi tacchi che si fa sempre piu’ presente, t..to..toc…Toc..Toc..TOC.. o che suoni al citofono per farti riaprire o che mi chiami al telefono ma non accade nulla di tutto cio’.

Che poi, brutto scemo, (parlo con me, scusa un attimo) ma se quello che desideravi era lei, e lei desiderava la stessa cosa, perche’ cavolo di motivo non glie lo hai detto?
Non sarebbe stato tutto piu’ semplice?

Non so se questa la voglio troncare, e’ stata una lezione importante per me, la prima volta che ho capito che l’orgoglio va messo da parte;per ora le metto un po’ di nastro adesivo rosso attorno cosi’ poi la ritrovo subito: ma poi l’ho persa perche’ devo aver per sbaglio reciso la sinapsi del dovermi ricordare di cercare quella sinapsi: succede!

Ora non sto a raccontarti tutte le sinapsi che ho visionato, ti diro’ solo che in quella matassa c’era quello che cercavo.

Era una soleggiata mattinata di tanti anni fa, forse un sabato di Febbraio o Marzo ed io con la mia vecchia KA impolverata e disordinata ti aspettavo davanti all’ufficio postale.

Ero stato ad un passo dal considerarTi finalmente mia : ore ed ore di corteggiamenti, di chiacchiere, di dotte citazioni e sciocche stronzate che ti facevano sorridere (e tu solo lo sai come mi sciolgo quando ti vedo sorridere);
Ma alla fine, quando i giochi sembravano fatti..puff, tutto inutile!
Tu non eri ancora arrivata e mi chiedevo, sfiduciato, per quale cavolo di motivo tu avessi chiesto di vedermi.
”Sicuramente mi chiedera’ che la smetta di importunarla!”- “non puo’ che essere cosi’!”

La parte dove tu arrivi, entri in macchina e dici qualcosa, ad essere sincero, non la ricordo per niente; deve essersi cancellata, forse a causa di una intensa corrente emotiva che di li a poco segui’.

Mi chiedesti di andare in un posto tranquillo dove parlare ma io non mi ero affatto preparato su questo punto e girovagammo in tondo finche’ imboccai quella stretta strada di campagna che ho ritrovato anche nella sinapsi dei noccioli delle pesche di cui sopra.

Ho parcheggiato li solo perche’ era l’unica piazzola sulla strada, ti giuro, non sapevo che accanto ci fosse la discarica comunale;
ma che idiota che sono!
Siccome quella accanto eri tu,
ora non faccio che riderci su
e ogni volta che ci penso,
mi sembra proprio un controsenso,
ma se ci fosse stata un’altra credo che a quest’ora avrei interrotto definitamene ogni approccio romantico con l’altro sesso!

Ancora tracce sbiadite di ricordi, sinapsi che non ritrovo piu’ ..le hai mica prese tu?

In questa osservo, seduto sul retro dell’auto, me stesso un po’ triste che parla con te; e’ strano: siamo certi che questa sia una mia sinapsi e non una tua?
Potremmo essercele scambiate involontariamente; sai..con tutti quei baci …magari insieme al chewing-gum!

E’ a questo punto che le cose precipitano e le sinapsi traboccano di ricordi che trasbordano su centinaia di altre sinapsi che si colmano in un baleno: il mio traffico neurotico impazzisce;

Il sole, il calore sulla nostra pelle, i raggi che fendevano il pulviscolo presente nell’auto, i tuoi capelli soffici (il mio cespuglietto preferito!), poi le tue labbra che si fanno sempre piu’ vicine, percepisco l’alone di calore del tuo corpo che si avvicina come se fossimo due stelle nell’universo che stanno per scontrarsi; madonna che casino sta per succedere!
in quell’attimo infinitesimale un baccano di pensieri ravvivo’ la mie testa: e adesso che vuole fare?
Oddio non vorra’ mica baciarmi? Ma allora mi vuole? O forse non mi vuole e qualunque cosa stia per fare ne sara’ la prova? Apro le labbra pure io? Ma no! Poi pensa che sono il solito marpione e che voglio baciarla! E allora che faccio?
Ma mentre la ragione era indaffarata a risolvere improbabili equazioni avvenne la temuta (desiderata) collisione fortunatamente ammortizzata dalla natura molle e deformabile delle labbra umane: un incastro perfetto! La quadratura del cerchio! Una lunga sequela di semafori verdi!
E poi quel bacio, quel bellissimo, lunghissimo intensissimo bacio passionale, un bagliore intenso, un’esplosione termonucleare di felicita’, un puntino luminoso che si espande piano piano fino ad accecare la scena…e poi silenzio, ovattato inebriante silenzio d’amore.

“E poi, all’’improvviso, l’amore scoppio dappertutto…”

Ma e’ tutto troppo bello, come faccio ad eliminare tutto cio? Cosa sarebbe la mia vita senza questa matassa di ricordi?
Perche’ ti scrivo tutto cio’?
E’ notte fonda e nel giardino del mio ostello c’e’ un americano del cavolo che si sente un piccolo Indiana Jones e racconta le sue stronzate ad alta voce mangiando quelle schifezze che solo loro riescono a ingerire, ruttando di tanto in tanto;
eh..ma domattina gli faccio vedere io..!

C\’e\’ un cielo limpido e cristallino qui, la luna non ancora piena si specchia con vanitosa lucentezza nel fiume Mtkvari sotto il ponte e mi ricorda tanto i tuoi bellissimi occhioni.
Fa caldo e si respira aria d\’estate, la vita scorre serena ed adesso che mi hai scritto ti sento un pochino piu\’ vicina, e sereno torno a dormire.

Come vedi basta poco per farmi felice.

http://www.youtube.com/watch?v=s26ImbB4ooo
Faccio click su “Invia” e bonne nuit a tout le monde.

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Omalo – dove osano le quaglie


Questa notte, non potendone piu’ di quello stronzone di americano che mi rendeva difficile il sonno, ho cambiato camera, spostandomi in quella occupata da due ragazze canadesi.

Biondine entrambe, una e’ estroversa ma contenuta, sicura di se, col suo zaino riversato sul letto accanto dove spiccano fantasiosi cappelli, delicati foulard color pastello e biancheria intima abbastanza casta;
si mostra spesso gentile elargendomi sorrisi.

Fa uno strano effetto frugare (seppur solo con lo sguardo) nell’intimita’ di una persona sconosciuta:
si crea subito una simpatia o un’insofferenza; si creano illusorie catene emotive, fulminei castelli di carte da gioco capaci di reggere tonnellate di fantasie;
che si dissolvono pero’ con altrettanta rapidita’ al primo ritorno alla realta’.

La sua amica invece e’ una gran timidona, se la osservo butta giu’ gli occhi e si gira dall’altra parte; cio’ nonostante mi sento continuamente osservato da lei.

Non mi piacciono gli ostelli perche’ limitano il proprio spazio ma d’altro canto ogni tanto e’ divertente osservare e studiare l’altra gente.

Ieri sera per esempio parlavo con un ragazzo israeliano appena ritornato da un piccolo villaggio chiamato Omalo dopo ben sette giorni di cammino (a piedi);
una visione del viaggiare davvero esasperata;
ma aveva, nonostante la sua giovane eta’, un viso sereno e rilassato.

Ecco che cosi’ oggi carico i bagagli sulla moto e decido di recarmi proprio ad Omalo;
ma non prima di essere passato e ripassato davanti al letto del mio amico americano, di aver fatto e rifatto cascare sbadatamente le mie valigie proprio li davanti, di aver acceso la luce per cercare qualcosa che neppure io sapevo di cercare e aver tirato lo sciacquone del cesso un paio di volte: quel che basta insomma per rovinare i suoi avventurieri sogni di CAZZONE !

Omalo e’ un minuscolo villaggio nella regione del Tusheti (o Tuscezia) confinante con le repubbliche russe di Cecenia e Dagestan;
qualche anno fa e’ stato anche oggetto di incursioni dei corpi speciali dell’esercito russo per stanare ribelli ceceni.

Le sperdute e remote montagne della catena del grande Caucaso non potevano che attrarmi, insieme alla sua posizione poco distante dalla Cecenia;
Cecenia che, oramai, immagino una terra tranquilla dove la gente non vuol fare altro che vivere la propria vita pacificamente come in ogni altra parte del mondo, con la differenza che forse qualcuno glielo impedisce, e per questo si impugnano degli AK-47!


I primi dubbi su questa mentecatta spedizione mi erano venuti quando, ancora in pianura, per strade sterrate, fermo a chiedere informazioni sulla direzione, un signore mi aveva messo in guardia sull’esistenza di due villaggi con lo stesso nome (Omalo) in quella regione;
Ma cosa vuoi che m’importi, non conoscendo io quale ne sia l’originale e quale l’imitazione;
Opto per quello piu’ lontano perche’, in genere, e’ nelle cose ardue che si cela la bellezza.

Chiedo informazioni ad ogni incrocio finche’, ad un ennesimo bivio, un pastore mi indica una sterrata;
”e poi?” gli chiedo consapevole che mancano ancora 80 chilometri (ne ho percorsi appena 40) e ci dovranno pur essere altri incroci.
Ma il suo gesto non lascia spazio a dubbi: “dritto e sali e sei arrivato”

Saranno gli 80 chilometri piu’ lunghi e sudati della mi vita, percorsi in poco piu’ di 8 ore;
questa strada, per certi aspetti mi ha terrorizzato;
ho avuto, in certi instanti, davvero la sensazione che il Caucaso fosse una crudele e spietata creatura impalpabile.
Un mostro da affrontare, un’ultima, estenuante prova prima di arrivare ad una catarsi.

Ho attraversato sentieri sui quali incombevano ripide pareti rocciose a strapiombo, massi sparsi qua e la quasi fossero roulette russe che qualcuno si divertiva a scagliare a valle.
Ho dovuto persino attraversare una piccola cascata che tagliava il sentiero come una tenda.
Otto ore durante le quali sono stato completamente concentrato sulla guida.

A meta’ percorso sono stato fermato da una squadra di operai presi nel titanico intento di manutenere quel sentiero;
partito da sprovveduto senza alcuna scorta alimentare, ho gustato come prelibatezza il loro pane con scatolame accompagnato da un rosato georgiano versato da una latta di benzina!

Rincuorato nel fisico e nella mente , accompagnato dall’azzurro saturo del cielo di alta quota, mi sono trovato dopo pochi tornanti a superare l’Abano pass a quasi 3000mt;
Ho spento la moto e sono rimasto all’ascolto di quel silenzio, con gli occhi che seguivano il serpeggiare della strada inebriando la fantasia di ignote localita’.


Non ho un’immagine ben precisa di quel paesaggio;
quel che mi e’ rimasto e’ piu’ un ricordo del cuore che della memoria: armonia, immensita’, serenita’!

Otto ore passano presto se si scollega il cervello dal suo orologio interno;
e per farlo e’ necessario che le sue aree preposte a gestire il movimento siano continuamente impegnate;
si ritiene infatti che il cervello umano abbia delle aree preposte alla gestione del movimento;
muoversi (e quindi viaggiare) curerebbe la malinconia, l’irrequietezza dell’animo (Chatwin) e stimolerebbe la risoluzione dei problemi;
e’ per questo che Mr Magoo cammina sempre!

Arrivo ad Omalo che e’ tardo pomeriggio;
Ma Omalo non esiste!
Ci sono invece sparute case qua e la, collegate da impervi sentieri;
mi fermo a chiedere informazioni la dove una coppia di viaggiatori francesi sta acquistando una coca-cola in una legnaia improvvisata a spaccio;
alcuni ragazzi hanno la faccia sfregiata di rosso sangue;
sulle prime penso ad una litigata, ma sono tutti giocosi e quindi mi viene con terrore da pensare ad una sorta di malattia endemica;

di colpo smetto di sorseggiare la coca e mi giro verso la coppia di francesi che preoccupata cerca in me una risposta;
scopriro’ solo quella sera, davanti ad un falo’, che sono arrivato ad Omalo nel giorno della festa del “Peris Zflavona” durante la quale i ragazzi non ancora maggiorenni usano dipingersi il volto in quella maniera, chiudendo la serata, e la loro estate, davanti a quel falo’.
Che cosa strana: una coincidenza col mio sentimento di catarsi!

Trovo da dormire , unico ospite, presso la nuovissima guesthouse Shinay gestita da Natia, intelligente ginecologa che passa i suoi mesi estivi in quel villaggio;
Una stanza pulita senza elettricita’ ed acqua calda (tranne dalle 20 alle 20:30 ,sempre se c’e’ gasolio per il generatore) ed un invito a partecipare al falo’ della serata con tutti i ragazzini del villaggio e’ il suo biglietto da visita.

Ne approfitto per fare un solitario giro sulle torri di Zemo Omalo (keseloebi), caratteristica dei villaggi di questa regione e costruite a scopo difensivo diversi secoli prima.
Comincio a trovare queste fermate forzate molto utili e stimolanti;
senza la possibilita’ di fare altro, di intrattenimenti e soprattutto di poter andare altrove, passeggiare e contemplare la natura , dopo una prima fase di insofferenza, rende la mia mente piu’ vivace e creativa.


Al rientro vengo sequestrato dalle giovani nipotine di Natia divenendo a tutti gli effetti il loro Big Jim, il nuovo giocattolo da mostrare a tutti gli amichetti.


Al tramonto ci incontriamo tutti intorno ad un falo’ ascoltando partecipe i suoni di una lingua per me incomprensibile cosi come il suo alfabeto.
Dopo ore riconosco solo il suono “Camar Joba” (arrivederci) che le persone che abbandonano la compagnia tra gli ultimi scoppietti del fuoco pronunciano sommessamente ed al quale, quasi fossi ormai uno di loro, rispondo a tono, mezzo assonnato e con qualche semino di girasole tra i denti: “Camar Joba!”

Torno in camera guidato dalla flebile luce lunare intrufolatasi per illuminarmi gli scalini;
Nel buio di questa misteriosa notte caucasica, interrotto ritmicamente dagli ultimi crepitii solitari dei ceppi sul fuoco, faccio correre il pensiero a quella notte a Theth, in Albania, e per un attimo mi assale il timore di poter provare nuovamente paura.
* * *

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3 Comments

  • moroboschi ha detto:

    grande Talino,
    bellissimo viaggio

  • michele ha detto:

    ragazzi ho divorato questo racconto!
    FA-VO-LO-SO!!!

    voglio partire con voi!!!!!
    bravo TALINO!!!!!

  • Federico ha detto:

    Bello il tuo viaggione! a proposito di inventarti una lingua tutta tua pensa che ho fatto la stessa cosa in Ukraina e Crimea con soddisfacenti risultati… me la son cavata parlando dialetto Bergamasco, forse la durezza della lingua faceva “colpo” ma qualche problema me l’ha risolto.
    Complimenti ancora..

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