
Il senso della vita – oggi mi invento una lingua.
La vita non ha alcun senso.
Per quanto possa sembrare brutta, e’ la verita’!
Cioe’, l’unico senso che mi sento con sicurezza di poterle dare e’ quello di inventarsene continuamente di nuovi da attribuirle; ma senza alcuna cura e premura, cosi’,serenamente e distrattamente.
Gettare il sassolino in avanti ed impegnarsi a cercarlo per poi rigettarlo nuovamente un po’ piu’ in la.
Che a scriverlo cosi’ in due righe mi sembra pure un pochino vergognoso giacche’ questo e’ uno di quei pensieri per cui non esistono ancora le parole per esprimerlo.
Sei li e all’improvviso un lampo che dura un’istante ti fa credere di aver intravisto qualcosa che conoscevi ma credevi dimenticato, che tutto sia diventato chiaro;
Un attimo dopo e’ gia’ di nuovo tutto sfocato;
resta solo il rumoreggiare sordo di un pulsare indefinito, un lunghissimo polinomio che non e’ possibile ridurre ad una espressione piu’ semplice: per un attimo ne hai intuito la soluzione, poi torna ad essere una lunga sequela di anonimi simboli.
Deve essere dovuto al fatto che questa notte sono stato davvero male, vomitando pure l’anima.Mi sono risvegliato con un vuoto totale: vuoto di forze, di proteine, sali minerali, di pensieri, di idee…di benzina!
Col vuoto il rumore di fondo dei pensieri si fa piu’ percettibile, quel luogo dove tutto e’ ancora indefinito, dove un pensiero puo’ diventare un sentimento, una gioia si trasforma in una tristezza.
Passo accanto ad una costruzione fatiscente puntellata di vecchie travi in legno e la sua vista mi riattiva una sinapsi verso il pensiero inesprimibile di cui prima: puntellare l’esistenza…..bisogna saper puntellare l’esistenza con piccole cose, con piccoli avvenimenti quotidiani;
Puntellare l’esistenza con piccole cose, e’ questo il vero senso della vita!
Sono cosi’ distrutto da desiderare di essere tele-trasportato direttamente a casa; mi e’ cascata pure la moto per terra mentre facevo benzina e devo ammettere che oggi mi sento piu’ guidato che guidatore;
Se non bastasse ho impiegato un sacco di tempo per uscire da Yerevan ed imboccare la direzione giusta; che poi non lo sapro’ mai se la direzione e’ quella giusta dal momento che la strada, ad un certo punto,mi diviene impraticabile.

L’Armenia e’ infatti un vasto altopiano sopra i 2000 -2500 mt caldo in estate e freddo in inverno la qual cosa rende il manto stradale estremamente accidentato; la mancanza di manutenzione poi ne fa, a mio dire, tra i peggiori che abbia mai visto;
Strade larghe ed asfaltate che ti fanno premere sull’acceleratore ma poi spuntano baratri invalicabili; quando sei fortunato la strada diviene un campo di mine esplose e qui le norme stradali vanno a farsi benedire: guidare diventa un continuo zig-zagare tra destra e sinistra cercando di occupare la parte non danneggiata prima del veicolo che ti viene di fronte.
Anche il parco veicoli ha il suo bel dire: vecchi camion Desoto modificati a gas, un esercito di bianche Lada e carretti trainati da cavalli: e’ proprio un altro mondo: qui la globalizzazione automobilistica non e’ ancora arrivata!
Ripiego quindi per il tempio del sole a Garni, molto simile al Partenone ma costruito con rocce di basalto;

Socializzare con la gente Armena e’ la cosa piu’ facile di questa terra; seduto su una panchina mi si avvicina una combriccola; lei si chiama Anna e col marito accompagna una famiglia russa in giro per l’Armenia; mi da il suo numero di telefono in caso avessi bisogno di aiuto; ora qualcuno potrebbe pensare a secondi fini ma ormai mi e’ statisticamente provato che si tratta solo di mera e pura disponibilita’;
qualche giorno piu’ avanti zig-zagavo distrattamente tra paesini armeni e fermatomi ad un bivio per chiedere informazioni un signore sulla cinquantina, dopo avermi informato sulla via mi chiede :
”Da dove vieni”
ed io “Italia!”
E Lui: “Ahhhhh Italia! Commercio macchine agricole dall’Olanda che vengono imbarcate in Ancona; hai bisogno di aiuto? Vieni con me a casa mia, sarai ospite mio per questa sera”
Test del lettore
stereotipo 1: “Oddio quello sara’ un assassino, un ladro o un ricchione” : il gretto.
stereotipo 2: “mhh, quello poi mi chiedera’ il conto”: l’assorbito dalla propria mentalita’.
stereotipo 3: “Ma che bella gente,che posto idilliaco…” Idiota! Mai fidarsi di nessuno per sentito dire…e se poi e’ un assassino, un ladro o un ricchione?
All’uscita dal tempio di Garni trovo due Harley parcheggiate ; una e’ di una coppia di ragazzi italiani (Nicola – sporcoharleysta) l’altra e’ di Doug, un americano che passa sei mesi negli Usa e i rimanenti in Bulgaria, dove gestisce un campeggio per motociclisti;
per circostanze fortuite ci re-incontreremo a centinaia di km di distanza, nella stessa guesthouse nella stessa notte, ma senza Doug, che spacchera’ il motore scendendo dal monte Aragat.

Prendo un bivio sterrato e mi ritrovo proprio sotto la parete chiamata sinfonia delle pietre: un immensa parete di basalto costellata di enormi canne esagonali a mezz\’aria che le da’ l’aspetto appunto di un immenso organo;
andarci proprio sotto da un forte senso di equilibrio precario…bello!

Da solito Mr Magoo quale sono mi ritrovo su una ripida strada sterrata che diventa presto un sentiero montano; per la seconda volta oggi inverto la rotta;
accenni di saggezza ? No, non si tratta di essere coerenti; d’altra parte la coerenza non esiste in natura, e’ un’invenzione dell’uomo cosi\’ come il concetto di dio e le leggi; basta osservarla: le stagioni cambiano continuamente, le specie si adattano e si evolvono; la coerenza e’ un’invenzione di chi ha raggiunto uno certo stato e vuole che tutto permanga in quella situazione.
La coerenza e’ solo una furba convenzione

Trovo un centro del WWF dove Susanne, una stagista probabilmente poco piu’ che diciottenne e Levian, un montanaro, mi fanno accomodare e mi offrono un chai fatto con erbe raccolte in loco: un vero toccasana poiche’ da quel momento ritrovero’ le forze per proseguire.
Saluto entrambi felice di aver puntellato la mattinata con le loro chiacchiere e prendo la via per il monastero di Ghegard;

Ma quanto e’ piccola l’Armenia: ritrovo Sporcoharleysta e Dag e poi Anna e la famigliola russa;
insistono affinché mi unisca a loro nel pranzo sul fiume (usanza armena).
A causa del mio stomaco rifiuto, ma non prima di aver preso accordi con Anna per l’apertura di una joint venture italo-armena: tutti infatti mi chiedono di fare una foto sulla moto!

Riattraverso Yerevan (uffa mi ci riperdo!E si vede che c’e’ incompatibilita’ tra le nostre logiche!) e sulla strada per il lago Sevan vengo fermato da una pattuglia di poliziotti (le loro auto hanno tutte una sbarra sulla quale e’ montato un telelaser: ti fanno fesso in ogni senso di direzione);
Dovresti vederli i poliziotti armeni, col loro alto e largo copricapo in stile sovietico e la makarov nella fondina. Davvero il tempo sembra essersi fermato qua!
Questa volta pero’ non mi colgono impreparato; devo solo scegliere se usare il punto 1 o il 2 della strategia antipattuglie;
Punto 1: banconote di piccolo taglio (per un equivalente di 5 euro) assieme alle carte di credito in bella vista nel portafoglio e null’altro;
Alla prima richiesta di denaro si apre il borsello e lo si fa capire al celerino che.. o quelli o niente (di solito arraffa).
Punto 2: conoscere il nome di un personaggio politico importante o, ad esempio, il capo della polizia (ma senza esagerare con le gerarchie!).
Mi sento abbastanza intraprendente oggi e quindi vado subito col punto due; pochissimi parlano l’inglese e se non conosci il russo c’e’ incomunicabilita’: un altro punto a mio favore;
Aghan XXXXXX, (un alto funzionario della polizia) ripeto continuamente prendendo pure il telefono con fare naturale; mi faccio lunghe chiacchierate da solo, penso di aver recitato tra le varie San Martino di Carducci e qualche frase di Guccini, alla fine la vinco io e mi lasciano andare con una sorridente stretta di mano…aleee!

A proposito di incomunicabilita’: davvero se vuoi avere vita facile in Armenia e’ meglio conoscere il russo perche’ quasi nessuno parla l’inglese (fatta eccezione in Yerevan);
Siccome all’estremo dell’esasperazione divento molto ironico, decido che oggi mi inventero’ una lingua tutta mia; un piccolo esperimento psicologico che ha come fine il dimostrare che la gestualita’, unita’ alla sonorita’ delle parole e alla accentazione della frase, rende di per se possibile la comunicazione.
Ad un bivio: scus paesa’ per Yeghegnadzor?
E quello “Yeghegnadzor ? (Indicando con la mano di andare dritto) urrìa !“
”Me, grazz assai, statt bun!” (e quello saluta con la mano)
D’altra parte e’ scientificamente dimostrato che i segnali non verbali rappresentano il 70% del messaggio, i suoni vocali il 20% e solo il restante 10% sono parole!

Costeggio il lago Sevan respirando un’aria di villeggiatura in pieno stile comunista, con roulotte e fatiscenti prefabbricati arrugginiti sulle sue rive: per lo meno sono veri e non falsi e artificiosi come i villaggi Club Med-Tour

faccio due passi nell’antico cimitero di Noratus , tra khachkar ( le tipiche croci armene di pietra) urlanti secoli e anziane signore che filano la lana; una di loro mi fa accomodare nella sua stanza e mi offre da bere mentre bada alla nipotina;
Arriva la mamma della bambina; quattro mura fatiscenti, un tavolino di plastica, poi basta lei con i suoi occhioni azzurri che sprizzano voglia di vivere ed il suo continuo sorriso di felicita’ a scaldare l’atmosfera;
prima di andar via la nonnina vuole farmi acquistare qualche suo manufatto in lana; ci penso un attimo su poi, a gesti, le faccio capire che porterei via con me volentieri sua figlia!
scoppiamo tutti in risate!



Sul passo Selim mi fermo a fare due foto ad un antico caravanserraglio, dove un omaccione grande e grosso, con suo figlio, banchetta con teste di pesce ed un oleoso liquido giallo mentre dalla sua lada fuoriescono evanescenti ritmi mediorientali; mi invitano a sedermi ma anche stavolta rifiuto: e’ tutta la giornata che butto nello stomaco solo coca-cola sperando in una pronta guarigione.

La strada e’ ora tutta in discesa verso Yeghegnadzor;
a passarla sotto la lama della ragione la giornata non avrebbe un senso; distrutto nel corpo non ho fatto altro che zig-zagare di qua e di la cambiando continuamente programma, sfiorando appena luoghi, persone, cominciando tanti mezzi discorsi in una immaginaria lingua di mia concezione, svuotando un portafoglio e bruciando litri di benzina;
ma se trascendo da questa visione razionale, se mi affido ai sentimenti, avverto un senso di pace pervadermi il cuore, un’acquietamento ed una soddisfazione proprio grazie ai posti visti, ai sorrisi ricevuti e agli sguardi incrociati.
Si, sono davvero soddisfatto di come ho puntellato questa giornata!
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Dèjà vu scomposto.

Ancora digiuno;
Ancora con lo stomaco in subbuglio;
ma mi basta salire sulla moto per anestetizzarne il fastidio.
Mettere la moto sul cavalletto centrale e’ il mio indicatore di stato psico-fisico: se ci riesco sono in forza altrimenti c’e’ qualcosa che non va: oggi ancora NIET !
Dopo il monastero di Aghudi, nel Syunik Marz (i marz sono le dieci province in cui e’ suddivisa l’Armenia) cerco il sito megalitico di Zorats Karer (lo Stonehenge armeno, ma a me viene piu’ spontaneo chiamarlo lo Stonehenge dei poveri), un insieme di blocchi di basalto, alti fino a tre metri, che ricordano il sito inglese nello Wiltshire;

Se c’e’ una cosa che mi piace molto dell’Armenia e’ l’assoluta mancanza di indicazioni;
a parte i (pochi) siti piu’ famosi infatti, devi sudare per trovare alcuni monasteri;
per esempio cercavo Haricavan (nonostante lo abbia pure memorizzato sul gps) e gli giravo, giravo, giravo intorno;
poi un ragazzo mi fa cenno di entrare dove erano appena entrate delle mucche e quello che credevo essere una fattoria ..era il monastero cercato!
Sopra una strada vivacemente costellata di buche interrotte qua e la da pezzi di asfalto, era probabilisticamente improbabile non centrarne qualcuna.
Lo “stoong” e’ cosi’ forte e secco da farmi gia’ pensare al peggio, ma dopo aver lottato per tenerla dritta capisco che il parafango e’ fuoriuscito dalla sua sede incastrandosi da qualche parte:
nulla che non si risolva con una contro-pedata ben calcolata, ma d’ora in avanti sara’ una costante.

Gnedavank, Noravank, Ohanavank, Khor Virap, chiese e monasteri belli ma impronunciabili;
In quest’ultimo assisto ad un matrimonio armeno dove gli invitati scendono da un camion e alla fine la sposa, col sacro Ararat alle spalle (non ricordo se era il piccolo o il grande, il nozionismo non lo sopporto!), getta il mazzo di fiori (si vabbe’..si chiama bouquet), immagine altamente simbolica ed evocativa.


E’ tardo pomeriggio e mangio una mela, unica materia solida che butto giu’ da ben tre giorni; (a parte gli ettolitri di coca-cola).
Ieri avevo preso la decisione di inventarmi una lingua tutta mia e oggi, visto lo spirito di completa anarchia che mi pervade e lo scombussolamento psico-fisico, decido di rompere completamente le regole del gioco:
oggi mi re-invento la gestione del tempo;
a che mi serve conoscere l\’ora se tanto agisco in maniera totalmente scollegata da quelle che sono le convenzioni ?
Alba e tramonto mi sono sufficienti.
azzero l’orologio sul trip della moto e mi impegno formalmente a non considerare piu’ valido l’orario UTC!
“Giurin giurello ..da oggi niente piu’ tempo: lo cancello!
”Decisione che scatena le ire di Zeus, dio del tempo che tramite il suo messo Eolo mi scaglia una tempesta di vento che, in Yerevan (e si, ci ri-torno e mi ci ri-perdo!) fa volare le numerose bancarelle di angurie sulla via.

Nel monastero di Saghmosavank (vank e’ il suffisso armeno per indicare un monastero) vengo abbordato da una allegra famiglia armena allargata:
”You are a pleasant boy”, mi fa la figlia e dovevo capirlo subito proprio da questa affermazione che “stava mbriaca”!
Comunque in mezzo al marasma generale ne approfitto e in un attimo di distrazione mi sottraggo alla compagnia: bella gente gli armeni, sempre pronti a banchettare, ad attaccare bottone con uno sconosciuto!



Nei piccoli paesini gli armenti ritornano nelle stalle mentre il sole va spegnendosi lentamente;
l’immagine lontana dell’Ararat che si confonde con l’orizzonte mi trasmette serenita’.

Per un attimo ho la sensazione di aver gia vissuto tutto questo: e’ un dèjà vu!
ma un ricordo ne richiama una altro, sinapsi dopo sinapsi ritrovo il sogno dell’altra notte: la mia ex che suona al citofono, parla con mia madre, gioca con mio nipote mentre io sono lontano: un senso di invadenza a cui non mi posso opporre;
si sa che i sogni a raccontarli sono terribilmente banali ma racchiudono una forte componente emotiva; la cosa strana e’ che quella mattina ricevero’ una sua mail, dopo 7 mesi di buio totale.
Coincidenze?
Perche’ quel sogno proprio poche ore prima di ricevere la mail?
Perche’ non il giorno prima o, piu’ spiegabilmente, il giorno dopo?
Perche’ non un mese prima?
Non posso che, come farebbe un buon archeologo, archiviare e conservare attentamente i frammenti di questi sconosciuti reperti sperando e aspettandone altri che in futuro diano il senso dell’insieme.
Poi lentamente, questo rabbuiarsi svanisce;

Non sono sicuro che abbia a che fare con l’argomento, ma un pensiero cristallino mi attraversa la testa: la sensazione che se si potesse riscrivere il tempo, tutto si ripeterebbe esattamente nella stessa maniera.

Se e’ vero che l’universo non fa altro che ripetersi all’infinito nel suo espandersi e contrarsi allora anche il tempo tornera’ a percorrere una traccia gia’ percorsa; e chi puo’ escludere che questo pulsare non sia gia avvenuto milioni di volte e quindi io, in realta’, stia vivendo la mia vita per l’N-sima volta?
E il dèjà vu non sarebbe altro che un atavico e ancestrale riaffiorare delle vite passate (nonche’ future).
Toh, questo spiegherebbe pure la reincarnazione come il rivivere una vita gia’ vissuta nella traccia di ritorno del tempo.

Giochi di logica, puro divertimento intellettivo, meccanismi che stanco di applicare al mondo della tecnica riverso su tutto cio’ che con la tecnica a ben poco a che fare;
Divertissement, insomma!





grande Talino,
bellissimo viaggio
ragazzi ho divorato questo racconto!
FA-VO-LO-SO!!!
voglio partire con voi!!!!!
bravo TALINO!!!!!
Bello il tuo viaggione! a proposito di inventarti una lingua tutta tua pensa che ho fatto la stessa cosa in Ukraina e Crimea con soddisfacenti risultati… me la son cavata parlando dialetto Bergamasco, forse la durezza della lingua faceva “colpo” ma qualche problema me l’ha risolto.
Complimenti ancora..