Repubblica montagnosa del Nagorno Karabakh:
“siamo le nostre montagne”

Se c’e’ una cosa che mi ha affascinato da subito del Caucaso e’ al sua frammentazione geopolitica;
quello che ad un osservatore esterno puo’ essere sinonimo solo di Armenia, Georgia e Azerbaijan in realtà nasconde altre identita’: le repubbliche secessioniste dell’Abkhazia e Ossetia del sud (territori georgiani ora sotto l’influenza di Mosca), l’Adzharia (una rep. autonoma sotto la Georgia con capitale Batumi), la rep. del Nagorno-Karabakh (ufficialmente appartenente all’Azerbaijan ma di fatto sotto il controllo armeno) e l’enclave azera del Nakhchivan: un bel casotto, insomma!

Credo di essere attratto dalle zone che sono (o sono state) teatro di guerre e scontri perche’ e’ li che la vera natura umana viene fuori (un po’ come nel traffico cittadino impazzito – Manzoni docet-).
Viviamo ingabbiati sotto convenzioni innaturali e questa oscura forza omologante, che la si chiami societa’ o in altro modo, e’ come un legame misterioso che tiene gli elettroni di un atomo legati ed orbitanti attorno al proprio nucleo;
spesso ci si limita a dare tutto questo per scontato e a studiarne leggi e meccanismi senza mai porsi il dubbio se esistano possibili alternative e soprattutto senza indagarne le ragioni: il “perche\’?” invece del “come?”.

Ma come per l’atomo, esistono avvenimenti e forze che riescono a spezzarne i legami; e’ propriamente quell’istante in cui l’ordine viene sovvertito, quell’attimo di perdita di equilibrio che rende le persone incontrollabili e le fa comportare svincolate da leggi e convenzioni, ovvero in maniera naturale : il caos!


Basti guardare la storia;
ci hanno insegnato che e’ un susseguirsi di regni, imperi e stati interrotti qua e la da periodi di guerre e ribellioni, finche’ la pace non ne ristabiliva l’ordine.
In verita’ quello non e’altro che il negativo della realta’: questa e’ un susseguirsi di guerre, lotte e disordini puntellate qua e la da inutili tentativi di portare ordine e pace.
Vogliamo fare la conta delle guerre tutt’ora in corso nel mondo? Intendo quelle reali, quelle taciute.
Perche’ mi pare che molti si illudano di vivere in una societa’ senza piu’ guerre.

“…questo che voi chiamate ordine e\’ uno sfilacciato rattoppo della disgregazione..” (Italo Calvino)


Dopo aver visitato il monastero di Tatev, (dove un ciccione voleva la mia moto in cambio della sua auto e mille euro) nello sperduto sud-est armeno, dove si respira gia’ aria di Iran, prendo la via per Stepankert (capitale del Nagorno-Karabakh);

Sono un po’ preoccupato nel vedere sulla cartina la strada attraversare il territorio azero per una ventina di chilometri.
Come ci si comporta nei casi in cui i confini tra stati non sono ben definiti?*
Ci sara’ una dogana? Non ho visti, come faro’?
Ma alla fine l’ameboide filosofia di Mr Magoo prende il sopravvento: vado e se mi dicono di tornare indietro.. almeno ci ho provato!
E cosi quando il Gps mi indica che sono appena entrato in Azerbaijan un’inquietudine ansiosa mi assale;


la strada scende sinuosa e tortuosa tra boschi e gole e il paesaggio assume le sembianze montane;
Si, sto “scendendo” tra i monti ; l’Armenia e’ infatti un grande altopiano sui 2000-2500 mt dall’aspetto arido e desolato.
Per una ventina di chilometri c’e’ il vuoto, poi vedo un posto di controllo, non una dogana vera e propria;
quella che ho percorso e l’unica strada per entrare o uscire dal Karabakh: che cosa triste un posto che non porta da nessuna altra parte!
E\’ mentalmente deprimente, tarpa le ali alla fantasia!
Poveri armeni, bloccati tra Turchia e Azerbaijan.


Prendono le mie generalita’ e mi invitano a richiedere il visto presso il ministero degli affari esteri;
lo controlleranno poi uscendo dal Karabakh .


A Stephanakert, nella disperata ricerca del palazzo del ministero, incontro una comitiva di camperisti proprio di fronte l’Hotel Armenia; rallento, vedo le loro italiche targhe, mi fermo e sgranando reciprocamente gli occhi mi viene spontaneo dire:
”Ma voi che cacchio ci fate qua?!”
E la pronta risposta e’:
“Noi’? Tu che cacchio ci fai qua?!”
e scoppiamo a ridere insieme.
Nel tempo di un caffe’ e due chiacchiere (tra l’altro hanno incontrato pure Nicola, il ragazzo con l’Harley che non e’ riuscito ad entrare in Azerbaijan nonostante avesse il visto) mi spiegano la procedura per il visto;


Credevo di trovare un paese fatiscente invece Stepanakert e’ una piccola cittadina ordinata e graziosa con un forte senso civico; una svizzera sovietica, insomma!
Ottenuto il visto per 3000 AMD (armenian Dram , la moneta armena, circa 6 euro) e visitato il simbolo della repubblica (Mamik e Papik, siamo le nostre montagne), adesso che faccio?


Tutti mi avevano messo in guardia dal recarmi nella citta’ fantasma di Agdam, primo perche’ vietato dalle autorita’ armene e secondo perche’, trovandosi la linea del fronte poco oltre, e facile incappare in soldati azeri ed essere arrestati.
Sara’, ma tutto questo pericolo nell’aria non lo si respira e quindi, sempre come un mister Magoo ignaro dei pericoli, imbocco la A31 che porta dritta dritta nella pancia dell’Azerbaijan;

Sulla strada ci sono parecchi presidii militari e caserme;
Per le colline rondano soldati armati e tutt’intorno e’ un movimento di mezzi corazzati che smuovono il terreno alzando polvere;
ma sono tutti dietro una recinzione e quindi devono essere esercitazioni militari;

Nella testa intanto si muovono pensieri cercando di mettere a fuoco quell’oscura forza che e’ la guerra capace di rendere la mia vita (e tutte le altre), che ora ritengo cosi’ al sicuro e tutelata, d’un tratto insignificante.

Un campo bruciacchiato sulla mia destra mi colpisce; e’ un cimitero musulmano e le bianche lapidi a punta si confondono tra la gialla erba bruciacchiata: e’ un’immagine straziante pensare a tutti quei defunti abbandonati all’indifferenza di un’altra cultura;
per un attimo quel sentimento di simpatia per il popolo armeno svanisce: ritrovo la stessa logica di pulizia etnica del genocidio dei turchi verso gli armeni, dei serbi verso i bosniaci e cosi’ di seguito.


Da lontano i minareti della moschea abbandonata di Agdam puntano fieri al cielo mentre le prime case distrutte mi appaiono; prendo una via secondaria per sfuggire ad eventuali controlli ma mi e’ difficile muovermi perche’ l’asfalto, quando non ricoperto da macerie, appartiene ormai alla vegetazione.
Le montagne sono svanite ed il territorio e’ completamente pianeggiante; tutt’intorno incontro solo case distrutte;
Agdam era una citta’ di 160 mila abitanti, ora e’ un’estesa piana di macerie e posso assicurare che non c’e’ una sola abitazione che abbia un tetto; tutte, e ribadisco tutte, sono state distrutte!

Quella sera, nella mia guesthouse, su una cartina della repubblica, Agdam non era neppure contemplata.

Di tanto in tanto, molto timidamente, faccio qualche foto finche’ mi accorgo di avere i minareti alle mie spalle;
Non saprei se la zona torna ad essere sotto il controllo azero dall’altro capo della citta’ o molti chilometri dopo ma siccome e’ la geografia che fa le nazioni, e ora questa e’ cambiata, decido per sicurezza di tornare indietro.


Sulla via principale c’e’ un plotone di soldati armeni sbracati seduti al bordo della strada.
Con fare allegro mi fanno cenno di avvicinarmi e tra innumerevoli sorrisi senza significati uno di loro mi chiede un passaggio di ritorno a Stepanakert.
”Ok” – gli dico io ridendo – “ma sicuro che poi gli azeri non ci sparano ?” (facendo il cenno di sparare)

Ma che strano, prima ero io ad aver paura dei soldati ora e’ questo ragazzo dietro di me ad averne;
e lo capisco dalla sua rigidita’ e da come mi stringe quando vado sulle buche:
la strada e’ fatiscente e decido di prendermi la mia rivincita: spalanco tutto il gas rumoreggiando pesantemente tra fossi e terriccio.
Povero ragazzo! Sono sicuro che aveva nominato Stepanaket ma e’ sceso al primo centro abitato!

A Stepanakert non c’e’ molto da fare, tranne stare seduto sulla terrazza dell’Hotel Armenia leggendo un libro e vedere lo struscio serale che lentamente prende vigore nella piazza: aria di serenita’ sulla quale aleggia sempre lo spettro di un futuro incerto;
un ribaltamento degli equilibri politici renderebbe sicuramente Stepanakert una Agdam armena.
E gli equilibri cambieranno!
Primo perche\’ e\’ nella instabile natura del Caucaso; secondo perche\’ l\’Azerbaijan ha petrolio da vendere e sta investendo una buona fetta degli introiti in armi;
quando (e se) i russi abbandoneranno l\’Armenia (ci sono accordi bilaterali tra i due paesi che permettono ai russi di mantenere postazioni militari in Armenia) si scoperchieranno tutti i vecchi risentimenti!

Intanto la mia dieta prosegue a base di mele e coca cola;
la bibita me la offre la cameriera per averle fatto una foto sulla mia moto; chissa’, magari si aspettava che la invitassi stasera.

Metto in moto e con fare pensoso lascio il lussuoso Hotel Armenia nella centralissima piazza della repubblica per la mia semplice guesthouse in uno squallido quartiere popolare pullulante di vita.

Repubblica del Nagorno-Karabakh….mah!

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3 Comments

  • moroboschi ha detto:

    grande Talino,
    bellissimo viaggio

  • michele ha detto:

    ragazzi ho divorato questo racconto!
    FA-VO-LO-SO!!!

    voglio partire con voi!!!!!
    bravo TALINO!!!!!

  • Federico ha detto:

    Bello il tuo viaggione! a proposito di inventarti una lingua tutta tua pensa che ho fatto la stessa cosa in Ukraina e Crimea con soddisfacenti risultati… me la son cavata parlando dialetto Bergamasco, forse la durezza della lingua faceva “colpo” ma qualche problema me l’ha risolto.
    Complimenti ancora..

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