Sporcoendurista | Cambogia in moto
Le avventure del Moro e di Spiritello a zonzo zigzagando tra i Templi di Angkor, il Tonle Sap, fino alla sperduta regione del Ratanakiri.
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Cambogia in moto

Magia e Mistero a contendersi Bellezza

E’ il 9 gennaio 2010. Ci manca solo una meta da raggingere, l’aeroporto purtroppo.

Ci svegliamo già stanchi, iniziamo a sentire le botte e le ammaccature rimediate durante tutti quei kilometri di fuoristrada, e questi pochi giorni di relax in spiaggia non sono serviti a molto.
La mente mi va a tutti i mezzi che abbiamo utilizzato in questo viaggio: aereo, auto, moto, pulman, pick-up, bici, scooter, tuk-tuk, elefante, barca, trattore.
Manca solo il teletraspoto di Star Treck e completavamo l’album.

Faccio per scendere dal letto e caviglie, ginocchia, schiena, collo, ogni movimento emette un suono come quando ci si scricchiola le dita delle mani.
Raccattiamo tutte le nostre cose sparse alla rinfusa nella stanza.
Al muro è appesa una vecchia cartina della Cambogia, mentre mi fermo a guardare dove siamo stati, dove siamo passati, chissà dove ci siamo persi, la mia immagine riflessa sul vetro mi guarda sorridendo e sembra quasi complimentarsi per quest’avventura.

A fatica prepariamo per l’ultima volta la borsa ammucchiando souvenir, t-shirt, pacchetti, protezioni, pantaloni, stivali, occhialoni e casco in un ammasso informe che all’aeroporto abbiamo addirittura il coraggio di chiamarlo “bagaglio”.
L’addetto al check-in chiede ancora conferma e poi si sporge dal banchetto per vedere quello che a lui era sembrata una busta di immondizia.

Sporcoendurista in Cambogia

Sporcoendurista in Cambogia

Sporcoendurista in Cambogia

Strani i rientri, misteriosi

Perché si sta in un silenzio ovattato che ti isola dal presente, che ti isola nel passato.I ricordi sono come il fuoco di un camino, resti lì a guardarli in silenzio, per non si sa quanto tempo. Ipnotizzato della danza del fuoco, riscaldato dal calore dei ricordi. La carlinga semideserta dell’aereo che ci porta da Bangkok a Phnom Penh. La prima volta che ho visto il Mekong dall’aereo, e poi dal vivo. La serie infinita di guadi che abbiamo attraversato. Le facce giganti del Bayon. La maestosità dei templi di Angkor. La polvere rossa del Ratanakiri. La confusione colorata dei mercati. Lo sfregio infame del museo del genocidio Tuol Sleng S 21. Le spiagge isolate di Koh Rong.
E mille altre immagini che si inseguono sfumando una dopo l’altra nella girandola dei raggi della bici del bambino che mi sorride e ci sorpassa mentre il nostro tuk-tuk procede a rilento nel traffico.
Non posso non rispondergli sorridendo. Un sorriso, il mio, malinconico e pensieroso, sto andando via.

Quel bambino esce dal mio campo visivo, ma il suo sorriso è ancora lì, fisso sulla retina dei miei occhi, stampato a fuoco, come quando si guarda il sole e resta quel pallino di luce, che ovunque guardi è lì.
Quel sorriso e il suono dei raggi della sua vecchia bici. Indelebili.

tramonto dall'oblo dell'aereo

Mi ritrovo affacciato all’oblo dell’aereo, appeso lì a guardare giù. Viaggiamo sulla linea giorno-notte rubando le ultime ore di un giorno che si dilata in un tramonto che dura 11 ore. Tra le nuvole a migliaia di kilometri di distanza, il rombo dei motori supersonici dell’aereo non riesce a coprire quel suono, ancora quei raggi che girano, una, un’altra ruota, altre, a centinaia, sono le vecchie bici che ho incontrato sulle strade, le biciclette di bambini che escono sorridendo da scuola, che portano appese al manubrio la spesa per casa, che vanno a lavorare con i genitori nei campi, che portano al pascolo gli animali, che si sbracciano per farsi notare, che scoppiano in una hola da stadio per un semplice saluto, per un mio “hello!” dalla moto.

Mi scappa un sorriso, mentre la hostess dell’Air China mi chiede se preferisco i noudels o il riso. “il riso…” le dico “… e magari se c’è pure la zuppa di teste di pesce mi fai felice!”
Anche Fede sta sorridendo, un sorriso che si trasforma in risata al pensiero di quella nottata nella palafitta. E chi se la scorda più? Mangiare nella stessa ciotola la nostra zuppa di teste di pesce, dopo una giornata passata a pescare tra “probabilità e imprevisti”.

Le nostre risate si spengono lentamente in un sorriso, malinconico e pensieroso.
Lo stesso sorriso che m’è rimasto sulle labbra per kilometri dopo essere ripartiti dalla palafitta.
Lo stesso di stamattina, dopo aver salutato quel bambino in bici mentre andavamo all’aeroporto.
Sensazione non nuova, perché già provata altre volte. Tutte le volte che tornavo a casa da una terra lontana dove sono stato straniero. Tutte le volte che attraversavo l’ultima frontiera prima di rimettere piede in Italia, la stessa sensazione di essere solo di passaggio.

Ringraziamenti

Sarebbe facile chiudere questo viaggio con i classici ringraziamenti finali, ma ringraziare qui tutti quei cambogiani che si sono fatti in quattro per aiutarci, che si sono preoccupati, che ci hanno ospitato, che hanno fatto di tutto per tiraci fuori da situazioni scomode, che hanno fatto di tutto per farci sentire a casa non mi basta. Un semplice GRAZIE qui non basta nemmeno a me.

Ho fatto uno di quei viaggi che non vedo l’ora di raccontare, non vedo l’ora di ritornare a casa per ripartire di nuovo con la mente solo a rivedere le foto, ricordare le nostre dis-avventure, riderci su con gli amici davanti ad un buon rosso.

Sono felice. Eppure c’è qualcosa che non va, non è una felicità piena, appagante, sembra avere lo stesso gusto malinconico e pensieroso dei miei sorrisi di addio lì in Cambogia.
Una felicità non piena, perché non condivisa totalmente.
Dallo zaino tiro fuori la cartina della Cambogia, mezza stropicciata e rattappata alla meno peggio.
La apro, la guardo meglio … e mi si illuminano gli occhi al pensiero di poter finalmente ricambiare tutti quei sorrisi gratuiti che mi sono stati regalati in questi 19 giorni di Cambogia… Ho un’idea!

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3 Comments
  • Luigi Aronne
    Posted at 01:23h, 18 ottobre Rispondi

    Che racconto fantastico… per più di un istante ho sentito la fatica di arrancare alla cieca nel folto della giungla cambogiana ed il sollievo nel ricevere un aiuto inatteso… cazzo mi é pure venuta la voglia di una zuppa di teste di pesce!

  • moroboschi
    Posted at 15:57h, 22 ottobre Rispondi

    Ciao Luigi
    Grazie tante per i complimenti

    PS
    ahhh … la zuppa di pesce … cosa mi hai ricordato! Mammamia che avventura!

    ciao

  • Jul
    Posted at 00:35h, 16 aprile Rispondi

    Un ammasso sconquassato…ahahahaahaha….cervello di cristiano sbudellato….ahahhahahaa ragazzi io sto morendo!

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