Sporcoendurista | Cambogia in moto
Le avventure del Moro e di Spiritello a zonzo zigzagando tra i Templi di Angkor, il Tonle Sap, fino alla sperduta regione del Ratanakiri.
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Cambogia in moto

Magia e Mistero a contendersi Bellezza

da Ban Lung a Kampong Cham

Doveva essere una giornata tranquilla, facile, da Ban Lung a Katrie, al massimo, se ce la facciamo arriviamo fino a Kampong Cham.
Sveglia alle 6.00
Abbondante colazione con bibitone di caffè, riso con porco arrosto e salse agrodolci.
Pieno di benza, rabbochiamo l’olio, e via, inizia il rientro.

da Ban Lung a Kampong Cham

da Ban Lung a Kampong Cham

I primi 130km di sterrato rosso filano lisci e tranquilli, e quando ci fermiamo in un “baretto” locale per una pausa, eccoci di nuovo mascherati da statuine di terracotta.

Riprendiamo l’asfalto direzione Kratie, e puntiamo a Sud.
Qualche chilometro ma il mio posteriore è come se stesse ancora fuoristrada. Mi scarta a destra e sinistra paurosamente.
Mi affaccio di lato preparandomi a vedere la ruota bucata, magari la gomma quasi fuori dal cerchio. E invece nulla, la gomma è bella in sede e gonfia.
E allora cosa sarà? Nemmeno il tempo di pensare che Trattatrack!
Mi fermo, metto il cavalletto e scendo. Con le mani smuovo il cerchio… ecco cos’era: il cuscinetto!
E ora? Siamo nel nulla, confiniamo con il niente e all’orizzonte non vediamo un piffero!

Proviamo ad arrivare almeno al primo villaggio, alla prima palafitta, dove con mezzi di fortuna potremmo cercare di dare una mezza sistemata al cuscinetto. Almeno così poi potremo tentare di arrivare in un paesino dove ci sia almeno un meccanico per sostituire il cuscinetto rotto con uno nuovo.

Riparto ma un altro Trattatrack… stavolta più secco, più violento, più metallico, da collisione navale. Mi fermo, metto il cavalletto e scendo:
Nooooooooooooooo!!!
Mi tolgo gli occhiali da fuoristrada per guardare meglio, forse non ho visto bene, mi slaccio il casco, lo tolgo e mentre lo poso delicatamente a terra il mio volto assume un’espressione da Urlo di Munch.
Incredibile! Ha ceduto il mozzo posteriore, assurdo! Roba che non s’è vista nemmeno alla Dakar!

da Ban Lung a Kampong Cham

Mezz’ora ed ecco finalmente passare un mezzo a motore e a 4 ruote. E’ un pick-up!
Lo fermiamo sventolando le mani e al prezzo di 25dollari (un botto, ma non avevamo scelta) ci accordiamo per un passaggio fino a Kampogn Cham. Poi lì vedremo cosa fare.
Io e la moto sul cassone del pick-up, Fede invece sulla sua moto a seguirci.
Dopo qualche ora di campagna e villaggetti di capanne, ci fermiamo e ci fanno scendere con una fretta sospettosa.
Guardandoci attorno notiamo qualcosa di strano.

I tizi che ci hanno dato un passaggio, anzi che abbiamo pagato per un passaggio, ci hanno appena mollato in un villaggio sconosciuto che non esiste nemmeno sulle cartine.
Li fermiamo e protestiamo calorosamente dicendogli che li abbiamo pagati profumatamente per arrivare fino a Kampomg Cham.
Vedendoci discutere animatamente in pieno centro inizia a farsi un capannello di curiosi che capendo la situazione, si schierano dalla nostra.
Qualche parolaccia cambogiana (dal tono e dal suono presumo che non fossero proprio parole dolci) e qualche strattone della folla fanno capire al tizio che così non si fa.
Per fortuna quello capisce al volo e ci paga metà viaggio su un pulmino.
Un pulminooooo?
E la moto?
Sul pulmino anche lei!

da Ban Lung a Kampong Cham

da Ban Lung a Kampong Cham

Dopo aver caricato mezza moto (l’altra metà proprio non ci sta dentro al pulmino)
salgo a bordo anche io.
Ci sono sette posti, ma non so quante teste fanno capolino dai sedili; io mi accomodo nell’ultima fila.
I cambogiani sono piccoli e minuti, eccoti spiegate le dimensioni del sedile posteriore del pulmino. Come descrivervi questa situazione?
Ecco… provate ora ad immaginarvi un europeo di statura media, vestito di tutto punto con stivali, ginocchiere, safety jacket, e con in mano il casco seduto in un seggiolone di un neonato.

Passo le tre ore che ci vogliono per arrivare a Kampogn Cham incastonato in quel mezzo metro cubo dove non c’è spazio nemmeno per allargare i polmoni per respirare.
Le facce degli altri occupanti girate all’indietro sorridenti a guardare me.
Io con in faccia la paura a guardare avanti, a seguire la guida del matto al volante che pilota a folle velocità questo pulmino. Schivando autobus, superando camion, evitando auto.
Ogni manovra è una scommessa, ogni sorpasso è una roulette russa.
Oggi è 31 dicembre, speriamo di arrivare almeno alla fine dell’anno!

Per fortuna ho preso il pulmino giusto.. c’è chi è più carico!

da Ban Lung a Kampong Cham

Kampong Cham

Un giro al mercato in cerca di qualcosa da mangiare, ma non troviamo nulla che ci piaccia. Qui cucinano tutto senza togliere le frattaglie, dal pollo al pesce e potrà essere pure buono, ma a livello estetico non ci attrae per nulla.
Vabbè, oggi è il 31 dicembre, è l’ultimo dell’anno, regaliamoci un bel cenone di fineanno come si deve!
Un torrente di birra innaffia un’abbondante abbuffata.
Ci concediamo il lusso di una cena da ben 5 dollari, che confrontati all’euro e mezzo del cenone di Capodanno dell’anno scorso in Tunisia, mi fanno pensare che forse ci siamo imborghesendo.
Festeggiamo il Capodanno, con qualche ora di anticipo rispetto a voi, sulle rive del Mekong, calmo che sembra quasi fermo, e il suo suono è quello del silenzio.

da Ban Lung a Kampong Cham

da Ban Lung a Kampong Cham

Primo Gennaio Duemiladieci

Primo giorno dell’anno e se il buongiorno si vede dal mattino… cosa mi riserva il 2010?
Sono appena le 06.00 del 01/01/2010 e io sono già sudato fradicio con il fiatone ansimante mentre spingo la moto con la ruota posteriore mezza bloccata.
Arrivo fino al parcheggio della stazione dei pulman per la capitale che sono già distrutto.
Una volta arrivati, cerchiamo qualcuno che carichi me e la moto fino a Phnom Penh.
Nel giro di una mezz’oretta riusciamo a trovare un esaltato che per una decina di dollari (all’inizio ne voleva 25) ci carica sul suo pulmino.
Altro viaggio interminabile imprigionato nel seggiolone da neonato… ops… nel sedile posteriore del pulmino e dopo qualche ora eccoci finalmente a Phnom Penh.

La stazione dei pulman è sulla stessa strada del concessionario Lucky-Lucky, quello da cui abbiamo affittato quello che all’inizio erano due moto ed ora sono degli ammassi di pezzi rabbattati, ribbatturi e riattaccati e tenuti assieme dal fango e dalla terra.
Sotto un sole cocente, con addosso tutta l’attrezzatura da fuoristrada, mi trascino la moto, con l’asse posteriore semibloccato, per 4 km buoni, come fosse una croce nel mio giorno di calvario cambogiano. Sudo anche l’anima mentre un milione di veicoli mi sfrecciano vicinissimi, sfiorandomi millimetricamente.
Dal concessionario montiamo il teatrino per inscenare una melodrammatica tragedia napoletana in modo da uscirne economicamente indenni e non dover pagare tutti i danni alle moto.
Visto che abbiamo riconsegnato le moto con 2 giorni di anticipo, scendiamo a patti e non chiediamo la restituzione dei dollari anticipati e non appena ci vengono restituiti i passaporti prendiamo al volo il primo tuk-tuk che passa e ci facciamo portare il più lontano possibile da lì, prima che il tizio si accorga che otre al mozzo rotto della mia ruota, c’è anche il mono di Fede, la marmitta, i cuscinetti ecc ecc, ecc ecc, ecc ecc.

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3 Comments
  • Luigi Aronne
    Posted at 01:23h, 18 ottobre Rispondi

    Che racconto fantastico… per più di un istante ho sentito la fatica di arrancare alla cieca nel folto della giungla cambogiana ed il sollievo nel ricevere un aiuto inatteso… cazzo mi é pure venuta la voglia di una zuppa di teste di pesce!

  • moroboschi
    Posted at 15:57h, 22 ottobre Rispondi

    Ciao Luigi
    Grazie tante per i complimenti

    PS
    ahhh … la zuppa di pesce … cosa mi hai ricordato! Mammamia che avventura!

    ciao

  • Jul
    Posted at 00:35h, 16 aprile Rispondi

    Un ammasso sconquassato…ahahahaahaha….cervello di cristiano sbudellato….ahahhahahaa ragazzi io sto morendo!

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