Sporcoendurista | Cambogia in moto
Le avventure del Moro e di Spiritello a zonzo zigzagando tra i Templi di Angkor, il Tonle Sap, fino alla sperduta regione del Ratanakiri.
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Cambogia in moto

Magia e Mistero a contendersi Bellezza

Fuggiti via dal concessionario cerchiamo di far perdere le nostre tracce cambiando città. Ci spostiamo da Phon Penh a Sihanoukville sulla costa.
Ci facciamo un giro nella spiaggia che la Lonely Planet descrive come la più bella. Restiamo delusi, troppa immondizia, troppi locali ammassati a ridosso della riva che non c’è spazio nemmeno per due passi sulla battigia.
Vabbè, decidiamo di andare via e allontanarci dalla confusione.
Un bella passeggiata in riva al mare e senza accorgercene ci troviamo sulla spiaggia del resort Sokha, uno di quelli che si vedono sui cartelloni pubblicitari, sulle riviste tra le pubblicità di Yves Saint Laurent, Hugo Boss e Gucci, quei megaresort strabellissimi che pensi non possano esistere e invece eccoci proprio lì dentro, in ciavatte e canotta, totalmente fuori luogo, totalmente fuori posto.
Che fare? Prima regola: mimetizzarsi!
Con nonchalance fischiettando ci accomodiamo sotto un ombrellone di foglie di palma che ci sembrava libero.
Sorrisi e saluti garbati ai nostri vicini, poi un bagnetto, e sembrava quasi funzionare il nostro camuffarsi da “Vip”.

A tradirci sono stati dei piccoli, insignificanti, impercettibili particolari che solo un occhio attento avrebbe notato.
Tutte le persone che erano sulla spiaggia del resort avevano il telo da mare e le ciabatte tutte uguali, tutte con i colori e lo stemma del resort.
Noi invece, avevamo gli asciugamani da bagno della nostra guest house e ai piedi delle coloratissime flip-flop comprate il giorno prima al mercato.
Ad ogni ombrellone era assegnato un cameriere e un inserviente per qualsiasi desiderio o qualsiasi esigenza.
All’occhio attento del cameriere assegnato al nostro ombrellone non sono sfuggiti questi piccoli, insignificanti, impercettibili particolari.
Manco fossimo due marziani, ancora non si raccapezzolava nel chiedersi come diavolo fossimo finiti lì. Guardava in alto manco fossimo precipitati all’improvviso dal cielo nel bel mezzo preciso al centro del loro resort. Shoccato nel trovarci stravaccati comodamente sulla loro spiaggia da pagine patinate di una rivista che qui da noi, costa come il suo stipendio mensile.

Non so se è rimasto più shoccato dal fatto che ci abbia trovato lì, o dal fatto che quando ci ha chiesto spiegazioni s’è sentito rispondere da Fede: “Isn’t free?”

Inforchiamo le ciavatte e continuiamo tranquillamente nella nostra esplorazione della costa cambogiana.
Superato un piccolo promontorio eccoti improvviso un angolo di paradiso.
Tavolini bianchi all’ombra su una terrazza vistamare. Ci accomodiamo e subito due birre a dissetarci e un piatto di anelli di cipolle fritte a fare da merenda. Squisite!

Mentre le ultime ore del pomeriggio scorrono piacevolmente assieme a non so quante birre, dall’acqua escono due ragazze che luccicano di una bellezza accecante.
Ci passano accanto, vicinissime che la loro pelle magnitudo forza mille calamita i nostri occhi sulle loro natiche. Il dondolare delle loro chiappette è come musica ammaliante di sirene e noi poveri Ulisse ipnotizzati legati al palo dell’ombrellone.
Ci superano con un movimento slow motion e sfumano entrando nello stabilimento balneare alle nostre spalle.
Alziamo gli occhi e una fusoliera spunta tra i rami degli alberi, una fusoliera di un Antonov russo parcheggiato all’interno di un hangar.
Saranno state le troppe birre?
No, è solo un megalomane russo che ha investito qui in Cambogia. Ha costruito qui il suo stabilimento balneare a forma di hangar e s’è fatto arrivare un Antonov russo …. vero!

Ci gustiamo il tramonto con in testa ancora la musica delle due sirene… si… la musica.
Rientriamo alla guest house nella zona di Victory Hill giusto per una doccia veloce e poi di nuovo dal russo per fare serata, ma all’ingresso un cartello avverte che nel locale è severamente vietato entrare con:

  • Pistola,
  • bomba a mano
  • coltello

e poi l’ultimo divieto mi lascia senza parole…

  • la fotocamera!

Divieti

Da segnalare l’ isola di Koh Rong. Ci arriviamo con un vecchio ex-peschereccio progettato e costruito per la pesca nei fiumi e riconvertito all’uso turistico, ma affrontarci il mare aperto verso un’isola disabitata è follia pura.
Kampot invece sulla terraferma poco più a sud di Sihanoukville, è un ex città francese con edifici in stile coloniale di una decadenza nobile e placida, famosa per il suo pepe.
Entriamo in un locale per acquistarne un po’ e non appena varcata la soglia dalla vecchia radio sul banco attacca “Born to be wild”.

Phon Penh

Visto che ci mancano due giorni prima di rientrare in Italia, li dedichiamo alla capitale cambogiana, ai suoi musei e ai suoi mercatini.

Arrivati a Phon Penh, commetto l’unico errore di tutta il viaggio, una mia disattenzione mi sarà fatale, e la sconterò per tutta la notte.
Dopo ave guadato fiumi, passato in zone minate, attraversato il Mekong, mangiato cibi di colori e forme misteriose, dopo mille peripezie, mi distraggo e mando Fede a controllare lo stato della stanza dell’albergo per poi iniziare a trattare sul prezzo.
Scende e mi dice tutto ok. Bene, allora la prendiamo.

Salgo le scale, apro la porta, cioè la tavola di legno usata come porta e mi fermo, e penso: questo sarà sicuramente il cesso comune, il bagno del piano.
Vatti a fidare degli amici …. Era la nostra stanza!
Fede sceglie il peggior albergo di tutto il sud-est asiatico. Un cesso che puzza di cesso che assomiglia ad un cesso.

La notte la passo insonne a boccheggiare come un pesce in una pozza di umidità nauseante. Le pale del ventilatore che gracchiano e arrancano nel buio, i tubi dell’acqua che emettono suoni spettrali, lo “Z Z Z” degli stormi di zanzare, il pavimento di legno che cigola sotto i passi di un fantasma Khmer, e io con la faccia incarcata, incazzata e fumante di odio a guardare Fede che dorme come un pupo con una serenità fastidiosa!
Mi troverà già sveglio, sull’uscio della tavola di legno, vestito e con le borse già pronte.
Disarmante il suo “Dove vai?”
Repentino il mio “Affanxxxx, cambiamo albergo, dai!”

Phon Penh

Phon Penh è piena di mercati dove si può trovare di tutto. Ma non è questa la cosa sorprendente, quello che lascia senza parole è l’ordine e la precisione con cui tutto è catalogato, dalle stoffe, alle teiere, finanche i pezzi dei motori sono messi in ordine con delle bancarelle dedicate solo alle frecce, oppure ai contachilomentri, una per le trecce elettriche, un’altra alle testate. Qui si ricicla tutto, non esistono gli sfasciacarrozze.

E’ d’obbligo una visita al Museo Nazionale dove in quattro bellissimi padiglioni è esposta una gigantesca collezione di statue di Arte Khmer, oltre a suppellettili, gioielli, mosaici e un’infinità di testimonianze dell’intera arte Khmer, dal periodo pre-angkoriano, a quello classico per arrivare alla loro massima espressione artistica durante l’imprero Khmer ad Angkor.

Phon Penh

Phon Penh

Phon Penh

Phon Penh

Museo del genocidio Tuol Sleng, S 21

La storia cambogiana è segnata dalle tragedie. Prima falciata dal peggior e più vigliacco dei bombardamenti da parte dell’esercito più forte del mondo, che ha sganciato sul suolo cambogiano l’equivalente di tutte le bombe sganciate nell’intera seconda guerra mondiale. Poi vittima del più silenzioso e infame dei genocidi. Perpetuato impunemente per anni, un olocausto muto che l’indignazione internazionale non ha ascoltato, o voluto ascoltare.

Tuol Sleng, o come veniva chiamato dai Khmer rossi, S 21.
Un vecchia scuola francese trasformata in un carcere di tortura. E già solo l’idea in se mette paura.
Il cortile dove prima giocavano gli alunni, le aule dove studiavano, i ballatoi dove parlavano prima delle lezioni. Mai come in questo posto ho percepito la Morte e il Terrore, la Follia umana. Assurdo, un’assurdità tangibile e mostruosa.
La cosa che mi ha colpito di più è il pavimento, a scacchi ancora macchiato con chiazze di sangue, il pavimento di quelle aule con al centro il letto su cui si torturavano senza pietà i prigionieri.

Museo del genocidio Tuol Sleing S21

Museo del genocidio Tuol Sleing S21

Museo del genocidio Tuol Sleing S21

Museo del genocidio Tuol Sleing S21

Museo del genocidio Tuol Sleing S21

Nel solo carcere di tortura S21 sono state ammazzate 17 mila persone in soli 4 anni. In tutta la Cambogia le vittime sono state quasi due milioni, circa un quarto della popolazione cambogiana. Un genocidio in cui i Khmer rossi hanno sterminato sistematicamente e ininterrottamente in maniera folle, fino ad arrivare ad ammazzarsi tra loro. Nel carcere i vecchi torturatori venivano uccisi da chi li sostituiva.

Costretta ad abbandonare le città, deportata nel suo stesso paese, incatenata e messa ai lavori forzati. Stuprata e torturata mostruosamente.
Aboliti tutti gli altri lavori, abolite le scuole, gli ospedali, abolita la religione, gli hobby, aboliti i libri, la radio, tutto. Anche la cultura era un crimine.
Si fotografavano le vittime prima e dopo essere state torturate. Tutto era registrato meticolosamente, documentato e archiviato.
Si cammina lentamente tra questi pannelli dove sono ritratti i loro visi. Le aule più grandi suddivise in piccole celle. Il filo spinato per evitare che qualcuno si suicidasse. Gli attrezzi di tortura, rudimentali di ferro e legno. I resti di crani fracassati, mazze e bastoni e scatole di acido. Non c’erano soldi per i proiettili.

Ho pianto.
Un pugno allo stomaco, di quelli che ti tolgono il fiato, che ti piegano in due fino ad inginocchiarti tra gli spasmi, che ti fanno venire i conati fino a vomitare. A sputare, a rigurgitare rabbia, orrore, e impotenza e lacrime e quasi mi vergogno di appartenere alla razza umana.

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3 Comments
  • Luigi Aronne
    Posted at 01:23h, 18 ottobre Rispondi

    Che racconto fantastico… per più di un istante ho sentito la fatica di arrancare alla cieca nel folto della giungla cambogiana ed il sollievo nel ricevere un aiuto inatteso… cazzo mi é pure venuta la voglia di una zuppa di teste di pesce!

  • moroboschi
    Posted at 15:57h, 22 ottobre Rispondi

    Ciao Luigi
    Grazie tante per i complimenti

    PS
    ahhh … la zuppa di pesce … cosa mi hai ricordato! Mammamia che avventura!

    ciao

  • Jul
    Posted at 00:35h, 16 aprile Rispondi

    Un ammasso sconquassato…ahahahaahaha….cervello di cristiano sbudellato….ahahhahahaa ragazzi io sto morendo!

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